ANIMALISMO IDOLATRA. IL PROF. VERONESI PALADINO DELLE SCIMMIE – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

Spiacente per i nostri amici che ancora credono nella scienza e negli scienziati.

Sulla scia di quei campioni della cosiddetta comunità scientifica che, in quanto tale, avrebbe un’autorità indiscussa e ineguagliabile, i quali hanno sostenuto, come frutto di metodo rigoroso, che l’universo non avrà fine e quindi non ebbe principio, e che le specie viventi si sono evolute secondo una legge di natura, senza evenienza di regressione, d’involuzione; in questo corso, su questa passatoia sfavillante e indorata, in tanta preparazione, includente la scoperta di acqua nel sistema solare e galattico, che mostrerebbe la probabilità di combinazioni chimiche donde scaturisce – nessuna meraviglia! – la vita stessa; in tale apparato di fandonie ammiccanti e assai interessate, è entrato in scena Veronesi, professorone.

veronesiNon era la prima volta che egli ingrossava la già folta schiera dei propagandisti di teorie pseudo-scientifiche, filosofiche, politiche, desunte da studi e sperimentazioni inattendibili. Ho avuto il piacere – non lo nego, istintivo – di vederlo esporsi su un terreno franoso. Piacere ora cangiato e giustificato pensando che coloro i quali vogliono correre coi tempi, e si lasciano andare a precorrerli, hanno buone probabilità di stancarsi del cammino artificioso in cui si sono avventurati.

Le sonate animaliste sono ricorrenti alla televisione, che coglie a puntino i fatti di cronaca ove sembra pertinente la libera espressione degli amanti e difensori delle bestie. Che essi possano essere contraddizioni personificate, che il dato moralmente essenziale passi in second’ordine rispetto alla mera emotività, al vieto sentimentalismo, è normale nella prassi televisiva, e d’altronde è in sintonia con la mentalità del secolo.

L’ultimo scandalo degli scandali riguarda le scimmie destinate ai laboratori. E una televisione ha fatto scimmialargo a Veronesi, che è intervenuto da protettore carissimo dei primati, tenuti in cattività, tormentati, ridotti a cavie di esperimenti atroci, inumani. Egli ha premesso che tali esperimenti sono inutili, che la scienza medica avanzata non se ne giova affatto. Per credergli, dovremmo credere che le aziende impegnate nel trar profitto dai quadrumani gettino via i quattrini, o lavorino per scopi reconditi, delittuosi, in combutta con istituti che adoperano i risibili risultati delle loro operazioni. In definitiva, ricerche e procedimenti condotti su animali, nel vasto mondo e da secoli, sarebbero diventati uno spreco di ignoranti o un’attività di malaffare. Per fortuna, il professor Garattini si è preoccupato di perorare la causa dell’uso degli animali a vantaggio della medicina.

Infatti Veronesi si è guardato dal distinguere, dal riconoscere che i vaccini salvavita di milioni di persone e altri farmaci basilari provennero e, in parte, provengono da mammiferi bruti. Ma così doveva essere, perché la punta del suo eloquio fosse netta e sublime: l’apprezzamento tributato, dovuto, alle scimmie. Non a caso, le ha chiamate nostri fratelli primati, cioè le bestie più vicine a noi, quelle da cui l’uomo discende, nella catena dell’evoluzione delle specie.

Nessuna meraviglia che qualcuno si compiaccia di avere delle scimmie per antenati, per consanguinei, per carissimi parenti in linea collaterale: santa parentela, parentela venerabile, giacché l’animale è sempre innocente. Essi, nel loro candore, sono sprovvisti della cognizione che il problema morale riguarda soltanto noi peccatori immortali, che la nostra coscienza ci divide dalla purezza degli esseri viventi dotati di anima mortale. Essi amano svisceratamente il cane, il gatto, il canarino, la biscia, non come simboli di purità, ma per sentimento sovrano, e non francescano. Fosse francescano, conterrebbero il loro sentire e le loro idee nei confini del cattolicesimo, nella separazione dell’uomo dal resto del creato.

Come ripeto, quando uno si sbilancia, può farsi male e ravvedersi del suo malestro. Avendo davvero abbracciato la posizione assunta, a lungo andare al professorone potrà accadere ciò che avviene per ogni caduca abitudine: che gli venga a noia e ne individui l’inconsistenza. Invece, mi sorge ancora un sospetto, un forte sospetto che terrò per me…

Comunque sia, Veronesi ha approfittato d’una faccenda di animalisti, per seminare abbondantemente la pianta infesta dell’ateismo, per istillare l’incredulità in chi ancora è fedele: dal suo seggio accreditato di gran membro dell’intangibile comunità scientifica sopranazionale.

Se i quadrumani sono nostri parenti, se i nostri avi primordiali erano della razza degli orango, o degli scimpanzé, o dei macachi, o delle bertucce, o dei mandrilli, la Sacra Scrittura ha raccontato favole, oppure va riveduta profondamente nella sua interpretazione. Ne deriva che non c’è più niente di certo nella fede, nel suo prezioso oggetto, nel sacro deposito. Questo appunto, rallegra gli scientisti irreligiosi, che si cibano di errori o del loro cattivo impiego, cucinandoli a dovere per tutto il mondo.

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