Antifascismo d’abord: l’incandescente e perpetua insurrezione dell’on. Laura Boldrini – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

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Boldrini, tanto nomini nullum par elogium. Donna di di sguardo vasto, retto e penetrante, oltre che di acuta, aperta, leggiadra e progressiva intelligenza, l’onorevole Laura Boldrini, classe 1961, dismesso l’arcaico titolo di dottoressa gode, con ragione inconcussa, del titolo di Democratica inflessibile oltre che della applaudita e illuminata fama, conquistata dalla sua attempata ma ruggente biografia.

Ella è specialmente apprezzata e quasi venerata per la esibizione della inconcussa fede antifascista e per le illuminate, intrepide, penetranti e folgoranti incursioni nella grammatica rivoluzionaria, nel vocabolario politicante corretto e nella storiografia aggiornata dal propriamente detto.

Solamente Giorgio Napoletano ha osato mettere (cautamente) in dubbio alcune ragioni a monte dei pensieri in uscita torrentizia dall’aurea bocca della presidenta/presidente.

In ogni lingua parlata nella babelica e progressiva democrazia scrosciano invece devoti applausi e squillano consensi, che comandano ed esigono tassativamente la ligia declinazione (flessione) degli italici lombi al cospetto della illustre Presidenta.

Ella è (secondo la grammatica progressiva, galoppante nei pensieri a due e più piste e nelle suggestioni bisessuali) un Lui sovrano.

Condiviso un tale verdetto, si rivela intollerabile la resistenza reazionaria all’imperativo formulato e fulminato dalla/dal Boldrini, un comando inteso a silenziare la voce avventizia e incauta dei ragazzi cripto fascisti, bestemmianti contro la Sacra, non elettrica ma fulminante e perpetuamente scintillante Resistenza al male assoluto, incarnato (appunto) dagli eredi del truce/duce.

Non è lecito dissentire da una sentenza emanata dalla Storia in Persona ed illuminata dalla inconcussa verità intorno al Bene partigiano, in lotta strenua e vittoriosa contro il diabolico freno fascista (in senso ufficiale e scientifico trattasi della illuminata guerra contro il tenebroso ostacolo, che tenta di attraversare il sacrosanto e illuminato cammino del Progresso).

Illuminata dagli aurei pensieri di sapienti del calibro filosofico di Gemisto Moranino, Livia Turco, Niki Vendola, Giuseppe Vacca, Luigi Longo, Walter Veltroni, Matteo Renzi ecc., la democrazia progressiva non si discute, anzi costituisce (nei giorni deputati) termine di obbligate, patriottiche genuflessioni. E sventolamenti di gloriose, fulgide e gaie bandiere.

Senonché gli umiliati e dolenti cittadini, ai quali è autorevolmente suggerita la genuflessione democratica, indirizzano i loro segreti pensieri alla memoria della Resistenza, che ha diviso gli italiani in buoni (i democratici precursori dalla presidente Laura Boldrini da Macerata) e cattivi, (i nostalgici dell’innominabile, mostruoso tiranno di Predappio).

Vivi o morti, i buoni sono pertanto arruolati nell’aurea banda che suona la lode della Boldrini, i malvagi respinti (con disonore) nello s-pensiero degli innominabili eneri critici della presidenta.

Onde l’immagine di un’Italia estenuata e stremata dal galoppo istituzionalenelle sterminate praterie del dualismo progressista.

La storia che si insegna nelle scuole della repubblica italiana discende, di fatto, dalla drastica dicotomia, che illumina il pensiero e ispira la politica della onorevole Boldrini, ovvero dalla separazione metafisica del Bene resistenziale dal tenebroso nulla fascista.

Il pensiero democratico, dietro indicazione della illustre Presidenta, congeda le verità tradizionali, ripudia la tradizione aristotelico-tomista, nega le verità della teologia cattolica, annienta il male in camicia nera, e fa regredire la politica italiana a un dualismo di vago stampo manicheo.

Se non che la teologia dualista di Mani fu confutata e frantumata dal reazionario Sant’Agostino da Ippona. I pensieri manichei sono infine in circolazione imperiosa e squillante negli ambulacri frequentati dai devoti credenti nel progressismo irreale – che sopravvive nella commedia antifascista ispirata dal teatro ibseniano (Quando noi morti ci ridestiamo).

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fonte: Blog dell’Autore

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8 commenti su “Antifascismo d’abord: l’incandescente e perpetua insurrezione dell’on. Laura Boldrini – di Piero Vassallo”

  1. Ora che comanda la democrazia boldrinesca stiamo certamente meglio, infatti a girar tra la gente comune non si sente che discorsi di elogi del nostro governo e risate di gioia per la meravigliosa condizione in cui questi filantropi hanno messo il loro amato popolo sovrano. Ci derubano, ci strozzano con le tasse, ci fanno invadere, ci svendono ai padroni del mondo, alle case farmaceutiche ai Bill Gates e Soros del momento, ci soffocano con le loro leggi inique, ci hanno rubato lavoro e dignità, vogliono comandare sul nostro corpo, derubarci l’intelligenza e insozzare le anime, ci riempiono di menzogne oltre tutto si autoeleggono e non ci mandano a votare e quella li si straccia le vesti a sentir parlare di fascismo? Ogni tanto guardandosi allo specchio non si accorge dei baffetti neri che gli sono nati sotto al naso? Vien da allungare la mano e così salutare: Heil Boldrini!

    1. Marina Alberghini

      Ci insegnato perfino a parlare:presidenta, avvocata, ministra…a quando giornalisto?Non se ne può piùùùù…quando si vota per spazzare via i deficenti presuntuosi?

  2. È di lei entusiasta anche il grandissimo e celebratissimo Scrittore Walter Veltroni, accademico in pectore sebbene aureolato dal prestigioso e sonante diploma di cinematografia. Grandissimo ed eccellentissimo fra i diplomati post “68.

    1. Marina Alberghini

      Altra bufala sesquipedale il Walter, noto per aver copiato l’I Care degli americani, meno noto per aver lasciato 2 miliardi di debiti al Comune di Roma.

  3. Come sempre caustico e impeccabile, carissimo Prof. Vassallo. Nessuno sentirà la mancanza di questo squallido personaggio quando, dopo l’ennesima farsa democraticista elettorale, di costei nessuno si ricorderà il nome. È il destino “cinico e baro” di coloro che osano confrontarsi con un brevissimo periodo storico, sempre affiorante e preso dal cilindro quando c’è da richiamare all’ordine per manifeste incapacità amministrative e governative. Piaccia o meno, di quel ventennio tutti, ancora oggi, si interessano; della Presidenta nessuno rimembrerà il suo nome.

  4. AH! AH! AH! Mai letto niente di più ferocemente esilarante. E di più appropriato. E’ proprio vero: “uccide più la penna che la spada”
    Complimenti dott. Vassallo, spero di rileggerlo ancora in questo stile.

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