Antispecisti e queer: un patto per “normalizzare” la devianza  –  di Rodolfo de Mattei

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di Rodolfo de Mattei

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Antispecisti e queer rinsaldano la loro alleanza con un nuovo incontro, intitolato Corpi che non contano – Prospettive antispeciste e queer, in programma il prossimo 28 marzo 2017 alle ore 17 presso l’Aula 5 della Palazzina Einaudi dell’Università degli Studi di Torino.

Come si legge sulla locandina dell’evento:

“L’incontro propone una riflessione sulla liberazione animale e il transfemminismo queer da un punto di vista intersezionale. Intendiamo introdurre il pubblico alle questioni relative ai punti di contatto e di frizione esistenti nell’intersezione tra la critica antispecista e la teoria queer, e le prospettive future relative alle politiche che scaturiscono dalle alleanze anziché dall’identità dei soggetti resistenti”.

A discutere riguardo le possibili convergenze di vedute tra critica antispecista e teoria queer sono stati chiamati i principali ideologi di tale connubio d’interesseFederico Zappino, filosofo, traduttore e attivista transfemminista queer, Marco Reggio, attivista antispecista, componente dell’associazione Oltre La Specie e redattore della rivista Liberazioni e Massimo Filippi, militante antispecista, autore di saggi sulla questione animale.

IL MANIFESTO QUEER-VEGAN

Testo di riferimento del sodalizio animalista-omosessualista è il “Manifesto Queer Vegan” del giovane attivista canadese Rasmus Rahbek Simonsen, apparso in Italia nel numero 14 della rivista antispecista “Liberazioni”, in cui l’autore espone i numerosi punti di contatto tra le filosofie queer e vegan, partendo dalla seguente domanda:

“Che cosa significa per una persona dichiarare di essere vegana? In che modo il passaggio da una dieta carnivora a una vegana influisce sul senso della propria identità?” [1].

Simonsen effettua dunque un parallelo tra l’insolita “dichiarazione di veganesimo” e il “coming out” delle persone omosessuali e transessuali, sottolineandone il minimo comune denominatore: il rifiuto della norma stabilita.

Così come il vegano dice no alla “norma carnivora”, allo stesso modo, il soggetto LGBTQ rivendica la propria identità sessuale controcorrente all’interno di una società dominata dalla cosiddetta “eteronormatività”. Ad unire l’uno e l’altro è la celebrazione della devianza, intensa come totale dissenso dalla norma.

OMOFOBIA & VEGEFOBIA

In tale prospettiva, secondo l’attivista canadese, alla pari degli omosessuali vittime di “omofobia“, anche le persone vegane sarebbero perseguitate socialmente e vittime di “vegefobia“:

“i maschi vegani sono generalmente stigmatizzati a livello sociale nella misura in cui essi vengono meno all’adempimento del mandato eteronormativo a mangiare in un determinato modo”[3].

NORMALIZZAZIONE DELLA DEVIANZA

Quella tra antispecismo e movimento LGBTQ è oramai un patto ideologico di ferro fondato sulla comune negazione della natura umana e sulla degradazione dell’uomo al livello delle bestie.

Gli antispecisti negano l’esistenza di differenze di specie, parlando di “animali umani”, i teorici queer, da parte loro, negano l’esistenza di una natura umana maschile e femminile, rivendicando l’illimitata libertà di dare sfogo ad ogni tipo di pulsione e istinto sessuale, ad di là del proprio sesso biologico.

OBIETTIVO: LA SOCIETA’ DEL CAOS

L’assunto filosofico è il medesimo: “liberare” l’uomo da ogni catena e oppressione esterna,  passando così dalla “liberazione animale” alla “liberazione sessuale”. Obiettivo dichiarato dell’alleanza queer-vegan è quello di “perturbare” e scardinare l’ordine costituito per ricreare una nuova folle società capovolta, costituita all’opposto sul disordine, che eleva a sua unica norma la devianza.

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fonte: Osservatorio Gender – Famiglia Domani

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15 commenti su “Antispecisti e queer: un patto per “normalizzare” la devianza  –  di Rodolfo de Mattei”

  1. Se tutto questo accade nella società italiana di oggi, lo si deve a Basaglia ed alla sua legge che ha fatto chiudere i manicomi, lasciando liberi di fare danni a se stessi ed agli altri dei soggetti che, invece, andavano isolati e curati anche contro la loro volontà.

    1. Capitan Harlock

      Perdonami Antonio, ma in questo caso la follia non c’entra. Qui vi è una consapevole e volontaria sovversione dell’ordine naturale, così come predisposto dal Creatore. Questi sono responsabili – e per loro stessa ammissione (“normalizzare la devianza”) – di rifiuto della volontà di Dio che ha costituito l’uomo quale custode della creazione, conservandone per Se’ la Signoria. Neppure il mostruoso peccato dei progenitori ha convinto Dio a correggere questo Suo precetto. Questa gentaglia sta bestemmiando contro il volere divino.

  2. Mostruoso. Mi fa solo un po’ ridere tutto questo sproloquio sul “mandato eteronormativo”…ma dove? Siamo già stretti nella morsa ” l’uomo è una bestia come le altre ” e ” non c’è maschio o femmina “.
    Il mandato è già da molto tempo orientato al caos, in modo più sottile: e non certo da ieri, basta guardare la solerzia con cui nei programmi ministeriali si inculca ai pargoli di terza elementare l’ideologia darwinista, ormai scientificamente stra-demolita, ma ancora e pervicacemente presentata come fosse una teoria seria, anzi La Teoria.
    E quando dici agli insegnanti che tu insegnerai a tuo figlio sempre e solo la verità, ti dicono “lo so lei ha ragione sono d’accordo anch’io cerco di spiegare che è solo una teoria, ma non posso non insegnarla”… e ti ritrovi con la prole che alla ricreazione “litiga” coi compagnucci perché si rifiuta di accettare che l’uomo discenda dalla scimmia… insomma, piccoli eroi che combattono contro i futuri antispecisti…siamo messi così, che Iddio ci aiuti.

  3. Capitan Harlock

    Siamo al delirio totale. Bisognerebbe chiedere a questi che cosa ne pensano del castoro. Che cosa c’entra? Semplice: non solo è monogamo ed eterosessuale (ahi!) ma è onnivoro (quindi si ciba anche di altri animali, come alcuni insetti, ohibò!). Per portare il cervello all’ammasso, occorre averne uno, sed Deus dementat quod vult perdere.

  4. Qui l’intelligenza non è più “in pericolo di morte” come annunziato da Marcel la Corte nel suo eccellente saggio. Qui è In putrefazione.

  5. Follia. Ho avuto modo, ahimè, di appurare in poi di un’occasione che I primi ad essere intolleranti sono proprio vegani, quali avanguardisti della tirannia che presto governerà il mondo alla luce del sole e senza più infingimenti o bisogno di celarsi dietro i paramenti cangianti dell’accoglienza, della Misericordia o della non violenza verso la madre terra e tutte le bestie.

  6. La cosa più carina che si può dire a questi soggetti è che sono scemi.
    Non scemi normali ma, come diciamo a Roma, scemi col botto!

  7. Signore che su questi siti da Te benedetti vedi riuniti i Tuoi figli di Buona volontà, ti invochiamo vieni a liberarci. Maranatha Maranatha!

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