Antonio Sulfaro: un italiano che volle la pacificazione – di Luciano Garibaldi

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L’Associazione Nazionale Volontari di Guerra (ANVG) ha perso colui che per molti anni è stato il suo presidente e ha lavorato come pochi per la pacificazione nazionale, dopo le tristi pagine della guerra civile 1944-45. Parliamo dell’avvocato Antonio Sulfàro, mancato, all’età di 92 anni, a San Francesco di Pélago, in provincia di Firenze, dove si era stabilito in casa dell’amata figlia Paola, dopo avere esercitato per oltre sessant’anni la professione forense presso il Tribunale di Genova.

di Luciano Garibaldi

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L'avv. Antonio SulfàroSulfàro è stato un grande italiano, un patriota esemplare, un vero Alpino. Il fatale 8 settembre 1943, che vide l’Italia spezzarsi in  due, lo colse al Nord, dove svolgeva il servizio militare come giovane ufficiale con la penna sul cappello. Proseguì la sua missione senza cedimenti di sorta verso gli occupanti stranieri che cercavano di imporre con la forza la loro superiorità. E fu protagonista di una coraggiosa impresa, da lui raccontata su “Italia Volontaria” (il periodico dell’Associazione da lui fondato e diretto) con il titolo: «Come fu che rubai un treno». Accadde ad Aosta nel giugno 1944, quando 400 alpini del 4° Reggimento della RSI (in parte volontari, in parte di leva) furono fatti prigionieri dalle Waffen SS tedesche, ma riuscirono a porsi in salvo, senza colpo ferire, grazie all’audacia e all’intraprendenza di «Pedro» (questo il suo nome da Alpino con il quale era da tutti conosciuto).

Antonio Sulfàro aveva una valida tradizione patriottica alle spalle. Suo padre (che portava il suo stesso nome, Antonio) era stato uno dei protagonisti dell’impresa di Gabriele D’Annunzio a Fiume, nel 1919. Nato a Genova nel marzo 1881, da famiglia di origini siciliane, il capitano di lungo corso Antonio Sulfàro ebbe una vita avventurosa, degna di un romanzo di Salgari. Imbarcato sulla regia nave da battaglia «Marco Polo», aveva partecipato, come «osservatore», alla guerra russo-giapponese del 1905. Durante la guerra di Libia (1911-12), Sulfàro senior aveva preso parte all’occupazione di Misurata e allo sbarco a Rodi. Tenente di vascello nella Prima guerra mondiale, aveva partecipato a vari fatti d’arme venendo decorato con la Croce di guerra. Ma la sua impresa più clamorosa consistette nel «rapimento» del piroscafo «Persia», carico di armi, che venne dirottato a Fiume, per rifornire i volontari che, agli ordini di D’Annunzio, avevano occupato la città affinché non fosse sottratta all’Italia. La storica impresa sarà raccontata da Antonio jr. nel libro «L’ultimo corsaro del Mediterraneo», pubblicato da Roberto Chiaramonte editore. Dopo l’impresa di Fiume, il comandante Sulfàro tornò alla sua attività di capitano di lungo corso. Durante la seconda guerra mondiale, richiamato in servizio, diresse il bacino di carenaggio della Darsena del porto di Genova, prodigandosi per difendere il personale e gli impianti dai bombardamenti nemici.

L’avvocato Sulfàro lascia un grande vuoto in quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato per le sue doti professionali, ma soprattutto umane, e per la sua opera di pacificazione il cui scopo è stato sempre di porre sullo stesso piano, e dunque di tributare ad entrambi la riconoscenza del Paese, sia coloro che si batterono con onestà, senso del dovere e umanità dalla parte perdente, sia coloro che, con le stesse caratteristiche, furono i vincitori.

Antonio Sulfaro riposa nel cimitero di San Francesco di Pélago, in provincia di Firenze.

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1 commento su “Antonio Sulfaro: un italiano che volle la pacificazione – di Luciano Garibaldi”

  1. Bell’esempio di uomo di coraggio !
    Ma, non capisco ,negli iniziali accenni sintetici della biografia, cosa s’intende per “occupanti stranieri” !
    Inglesi ? partigiani comunisti ? tedeschi ?
    Poi: “…4° reggimento della RSI…” Repubblica Sociale Italiana ?
    Ma ,negli alpini, non era la divisione Monterosa, quella della RSI ?
    Mi risulta che ad Aosta la Scuola Militare fosse stata sciolta, quindi ?
    Gradirei spiegazioni in merito

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