ATEISMO: UN TERMINE “DESUETO”? – di P. Giovanni Cavalcoli, OP

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di P. Giovanni Cavalcoli, OP

 

LAvvenire del 17 scorso notizia che il Card. Gianfranco Ravasi, presidente del programmaIl cortile dei gentili”, dedicato ai colloqui tra credenti e non credenti, ha dichiarato che il termineateoè diventatodesueto”, per cui va sostituito col termineumanista”.

rovinaOra devo dire con tutta franchezza e rispetto per il noto Porporato che questa sua idea mi pare completamente sbagliata e controproducente, a prescindere da quella che può essere la buona intenzione di trovare negli atei quegli elementi positivi che possono permettere un contatto ed una discussione costruttiva.

Tale idea infatti mi pare in linea con una certa tendenza di celare il male o lerrore sotto termini eufemistici, senza che peraltro il male o lerrore vengano cancellati, così come è avvenuto per esempio con i terminieutanasia”, che significabuona morteointerruzione della gravidanzaper nascondere che in realtà si tratta di un omicidio.

Ammetto senzaltro che il nostro linguaggio per quanto è possibile deve evitare le crudezze o certe espressioni polemiche che possono irritare o addirittura giungere allinsulto. Ma dovere del linguaggio è anche la precisione e la franchezza, che pure costituiscono un servizio e un richiamo per chi, trovandosi nellerrore o compiendo il male, devesser reso cosciente con esattezza della sua situazione al fine di aiutarlo, se egli acconsente, a liberarsene.

Ora il termine ateismo ha una storia antica, e fortemente consolidata già presso la cultura pagana e, come è noto, per quanto riguarda la tradizione biblica, fa riferimento ai famosi versetti dei Salmi: “lo stolto pensa: non cè Dio” (14,1) e: “lo stolto pensa: Dio non esiste” (53,2).

Lateismo quindi obbiettivamente è un grave peccato di stoltezza, a prescindere dalle intenzioni intime del soggetto che ne è lautore. Il Concilio Vaticano II dedica molto spazio allesame ed alla confutazione dellateismo giudicandolouno dei fenomeni più gravi del nostro tempo”. Paolo VI, dopo il Concilio, dette alla Compagnia di Gesù come compito precipuo quello di combattere lateismo.

Del resto in tutta la storia del pensiero umano, mai come oggi abbiamo, soprattutto in Occidente, la diffusione dellateismo. Esiste in merito e giustamente una ricchissima letteratura, uninfinità di studi scientifici, corsi accademici, numerosissimi insegnamenti, soprattutto degli ultimi Papi compreso quello attuale. Esistono associazioni atee internazionali che non intendono assolutamente rinunciare alla loro professione di ateismo, ne vanno fiere e intendo convincere tutti del valore dellateismo.

Stupisce molto quindi come improvvisamente compaia un Card. Ravasi, per quanto competente in materia, a dichiarare lopportunità di sostituireateoconumanista”. Nasce da ciò un gravissimo equivoco, che va incontro esattamente allimpostura propria dellateismo, il quale nasce proprio, come è ben noto, dalla superbia e dalla stoltezza delluomo che pretende di sostituire se stesso a Dio, come già diceva Marx: “luomo è Dio per luomo”.

Come sanno bene gli storici della filosofia, lateismo moderno non è che il frutto estremo dellantropocentrismo rinascimentale, dellesaltazione sperticata della dignità umana, partendo pretestuosamente, come già fece Pico della Mirandola alla fine del sec.XV, dal fatto che la stessa Bibbia dice che luomo è creatoad immagine e somiglianza di Dio”. Ma poi gradatamente dalla somiglianza si è passati allidentità e alluguaglianza (panteismo) e infine alla sostituzione, con tutte le tragiche conseguenze nichilistiche e criminali del secolo scorso, note a tutti, e che vorremmo mai più si ripetessero. Ma se poniamo ancora una volta le premesse, non meravigliamoci poi se sorgono le conseguenze.

Il guaio è che stiamo sottovalutando la gravità del fenomeno ateistico. Cè la tendenza anche in campo cattolico a considerare lateismo come una semplice opinione dotata di qualche ragionevolezza. Oppure crediamo con Rahner che in fondo gli atei non esistano, perché tutti aprioricamente e necessariamente, anche se inconsciamente ed implicitamente tendono a Dio e sono in grazia, anche coloro che negano Dio a parole, i cosiddettiatei”.

Facciamo fatica a vedere dove sta lastoltezzadellateismo e quindi a considerare lateo come uno stolto o una persona che non sa ragionare in materia, nel timore, in linea di principio fondato ma non in questo caso, di lanciargli un insulto. Se il medico a ragion veduta dice al paziente che ha un cancro, non si può dire che linsulta, ma che semplicemente che gli dice le cose come stanno.

Il problema quindi non è quello di sminuire la gravità del male per un malinteso rispetto della persona o della sua suscettibilità, ma di dire la cosa nel modo o nella forma o nel tempo dovuti, appunto per evitare il più possibile reazioni controproducenti. Certo in alcuni casi sarà meglio tacere e rinunciare al dialogo, come riconosce lo stesso Ravasi nei confronti di certi atei arroganti e spavaldi che ricorrono allo scherno o allinsulto.

Ma se noi chiamiamoumanistalateo, abbiamo già ceduto in partenza le armi al nemico, siamo già sconfitti concedendogli proprio quello che lui vuole: esser lui il vero sostenitore e difensore delluomo contro la bigotteria e la stupidità di noi credenti. Ma, allora che cosa ci ricaviamo? Vogliamo farci atei anche noi per sostenere la dignità e la libertà umane? Sarebbe questa la testimonianza cristiana? Sarebbe questa lanuova evangelizzazione”? Sarebbe questo il dialogo con i noncredenti?

Il punto centrale del problema dellateismo sta proprio qui: lateismo costruisce o non costruisce luomo? Eragionevole o è irrazionale? Se la ragione dimostra, come dimostra, lesistenza di Dio in modo inconfutabile, come può poi esser altrettanto ragionevole oscientificolateismo? Per questo, se ci facciamo caso, coloro che non sanno difendersi contro lateismo o che lo considerano una forma diumanesimo”, sono gli stessi che non sono capaci di dimostrare razionalmente lesistenza di Dio o dichiarano impossibile o inutile la cosa perché a loro dire quella convinzione nasce dallafedee non dalla ragione.

Ma questo atteggiamento è proprio quello che scalza le basi razionali della fede trasformandola daossequio ragionevole”, per dirla con S.Paolo, in vera e propria bigotteria, superstizione, fanatismo, fondamentalismo, fideismo e via discorrendo, che nulla hanno a che fare con la vera fede cattolica.

Evero che cè un nesso stretto fra il problema delluomo e il problema di Dio. A seconda che Dio esista o non esista, il destino delluomo cambia completamente: se Dio esiste, luomo certamente gli deve obbedienza, deve accettare per amore suo sacrifici e rinunce, però sa di avere in cielo su Signore buono e onnipotente che lo protegge, la salva, lo consola e gli dona una vita eterna dopo la morte. Ma se Dio non esiste, luomo certo può stabilire il bene e il male come gli pare e piace, tuttavia deve arrangiarsi da solo in tutte le circostanze della vita e resta completamente indifeso nella tragedie dellesistenza, con la prospettiva del nulla dopo la morte.

Tuttavia la questione dellateismo devesser posta in termini più radicali. Lateismo è un nemico così forte dellintelligenza e della morale, che può esser vinto solo con un atteggiamento radicale e con una forte energia della ragione e della volontà. In particolare occorre ricostruire oggi, come lha detto anche Benedetto XVI, le basi stesse della ragione, della conoscenza e della morale: occorre recuperare lattitudine realistica della conoscenza contro visioni relativistiche e soggettivistiche, bisogna ritrovare il senso dei valorinon negoziabili”, recuperare lamore per il vero e lodio per il falso, lamore per il bene e lodio per il male, ed infine ritrovare lautentico senso dellessere ovverosia una buona metafisica che trova in S.Tommaso dAquino il suo grande maestro, superando altre proposte metafisiche contemporanee, come per esempio lontologia dellarelazione”, lontologia dell’“amore”, o la cosiddettaontologia trinitaria”, le quali se possono contenere dei valori non sono assolutamente allaltezza di contrastare efficacemente la tendenza ateistica, che dipende da una metafisica che contamina lessere con il nonessere.

Infatti lateismo pone il problema radicale, che è appunto quello dellessere negando lessere divino, per cui rispondere con valori secondari, seppure elevati, non è una risposta decisiva e quindi non porta ad una sicura affermazione dellesistenza di Dio.

Occorre allora viceversa ordinare tutte tutti questi valori secondari, ossia le proprietà trascendentali dellessere, attorno a quello che S.Tommaso chiama lIpsum Esse per Se subsistens, che è quel Nome di Dio che lAquinate ricava dalla Rivelazione che Dio fa di a Mosè (Es 3,14). Soltanto così lEssere divino, ovvero lesistenza di Dio può contrastare inconfutabilmente la sua negazione che viene dallateismo o certe posizioni compromissorie, come quella hegeliana che abbina lessere al nonessere e che in qualche modo ricompare nella visione dellessere che Romeo Castellucci ci ha recentemente riproposta nelle sue dichiarazioni relative al suo ormai ben noto spettacolo teatrale.

Pertanto, se mi è permesso di dare un suggerimento allEm.mo Card. Ravasi, direi che la soluzione del problema dellateismo non sta nellabolire la parola per sostituirla col termineumanismo”, ma sta nel prendere di petto la questione riallacciandosi ai poderosi studi sullargomento dei quali siamo già a disposizione, come per esempio lopera magistrale del P. Cornelio Fabro Storia dellateismo moderno o i suggerimenti che ci vengono dal teologo domenicano, il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP, il quale nel secolo scorso sperimentò sulla sua stessa carne nella sua Patria Cecoslovacca gli effetti terribili dellateismo tradotto nei fatti.

Egiusto e doveroso accordarsi con gli atei circa quelle istanze umanistiche che accomunano noi credenti con loro, ma poi è compito sacrosanto di noi credenti proporre ad essi la vera soluzione con spirito di carità nella vera sapienza cristiana che attinge alle fonti perenni della Parola di Dio e della Tradizione ecclesiale.



Bologna, 22 febbraio 2012

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