Attenti al lupo. E all’esperto

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Al capolinea della follia e dell’orrore, l’Italia trova ora i bambini sottratti alla loro famiglia per ordine del giudice e “affidati” in comodato gratuito, cioè consegnati per uso personale anche alla nota sensibilità omosessuale. I bambini come bottino finale di una guerra alla famiglia che viene da lontano. Una guerra cominciata con le ubriacature libertarie e libertine di una modernità che vide in questo nucleo spontaneo naturalmente ordinato e imprescindibile di ogni società umana il primo ostacolo posto all’individuo nuovo votato alla libertà, all’autosufficienza e all’autodeterminazione.

La letteratura illuminata confezionò con disinvoltura eroi senza famiglia come l’Emilio o i Paolo e Virginia e li mise al centro di una filosofia nuova. Tuttavia le teorie filosofiche, come è noto, il più delle volte fanno a pugni con le esigenze concrete dell’uomo, della storia e della politica. L’eliminazione del padre e della famiglia non giovava, allora come sempre, alla fondazione della Repubblica e alla tenuta della nazione. La famiglia fu presto riabilitata in tutte le sue componenti anche se dovette lottare ancora contro altre ideologie rivoluzionarie.

Ma una guerra senza precedenti, poderosa e condotta su più fronti è stata riaperta contro la famiglia sul declinare del novecento, ancora una volta in nome della libertà che non tollera impegni morali, limiti etici, e giuramenti di fedeltà. In nome della libertà la famiglia viene minata fino a sopravvivere solo nella sottospecie cosiddetta “tradizionale”.

Per attaccare di nuovo il padre, e con lui la madre e quindi la famiglia, è stata armata la mano della femmina contro il maschio, e valorizzata l’indistinzione sessuale. Da lontano è arrivato anche da noi il “genere”, l’idea demenziale da inoculare nei più piccoli “prima che sia troppo tardi” cioè prima che riescano a scoprire la trappola micidiale delle parole, apparecchiata per distruggere la loro identità. Non per nulla si era già allargato su tutto lo spettro dell’impero globale che per alimentarsi ha bisogno di annientare ogni identità e autonomia, individuale, famigliare, etnica e nazionale.

L’impero globale a trazione finanziaria vuole sudditi geneticamente modificati come i pomodori olandesi, senza il bagaglio culturale trasmesso dai consanguinei, senza la storia legata alla terra, senza il supporto morale della tradizione religiosa, senza neppure una identità sessuale ed etnica. 

La guerra alle identità umane, e anzitutto alla famiglia che tutte le comprende in sé, è stata dunque allestita anzitutto in campo aperto, attraverso una nuova “cultura” capace di formare il gregge indifferenziato e decerebrato, senza Dio, senza patria e senza famiglia, che serve all’impero globale al comando dei nuovi eletti.

Ma accanto alle degenerazioni culturali indotte nelle masse, ai danni della famiglia, in parallelo era cominciato da lungo tempo un altro tipo di guerra contro di essa. Quella sferrata a domicilio, cioè condotta casa per casa, contro le famiglie concrete, che comporta cioè la distruzione mirata delle singole famiglie, da scomporre una ad una, secondo protocolli codificati, e per definizione “umanitari”. Secondo i motivi umanitari che impongono la sottrazione dei figli alle famiglie giudicate “inadeguate” per motivi contingenti, perlopiù di ordine economico o magari “morale”. E questo in una società che è stata impoverita ad arte, destrutturata ad hoc dal punto di vista etico e religioso, culturalmente depressa attraverso la barbarie televisiva e dal deperimento della scuola.

Le armi per questa operazione militare sono le leggi stesse che attribuiscono i poteri necessari ad un esercito debitamente arruolato e ben remunerato, composto dalle falangi dei pedopsicoanaliticoesperti in tuttologia umana applicata, forti di pochi studi ma di ragguardevoli titoli in discipline nelle quali eccelle chi non è troppo appesantito da una esperienza scolastica e culturale di qualche significato, e agli ordini di una magistratura all’altezza dei sottoposti.

A tutti costoro è stato affidato il potere discrezionale di decidere nientemeno che dei destini dei più indifesi e delle loro famiglie, sempre secondo una funzione altamente umanitaria. Ad essi è stato concesso di impossessarsi impunemente delle vite altrui, per rapinarle del presente e del futuro. E poiché nei cervelli deboli si insinua facilmente la lusinga della onnipotenza, accade che questa declini altrettanto facilmente nella tentazione sadica di disporre a piacimento della sofferenza altrui.

Così, in questa follia legalizzata, c’è chi «giudica e manda secondo che avvinghia», chi manipola le vite e le anime, distrugge l’infanzia nella cornice beffarda dell’intervento umanitario, quello stesso che in questo nostro mondo allucinato e allucinante, può assumere la forma della guerra, del bombardamento di popolazioni inermi, della tratta di africani tramite navi negriere, della soppressione degli ammalati scomodi, dell’espianto e del commercio di organi o di feti abortiti. Ovvio dunque che sia umanitario anche l’affido del bambino strappato alla famiglia, alla sensibilità superiore e indiscutibile del sessualmente diverso.

In tutto questo sono immerse le raccapriccianti vicende salite finalmente alla conoscenza comune, da Reggio Emilia alla Valdelsa, ma che hanno dietro di sé le nefandezze del Forteto e rispecchiano una realtà presente su tutto il territorio nazionale.

Una storia di arbitrio legalizzato, di arroganza, di dolore e distruzione gratuitamente inflitti, ma anche di surreale e allibita impotenza. Una storia in cui si rispecchia il volto feroce di un tempo in cui ogni esperienza distruttiva e sacrilega, ogni gesto indecente veste grottescamente i panni della legalità e della cura. Una storia che dovrebbe allontanare, finalmente e per sempre dalla scena pubblica, quella genia di bempensanti umanitari che sproloquiando da ogni tolda mediatica hanno intossicato il sentire e il pensiero e il buon senso comune e indotto il silenzio e la rassegnazione davanti ad ogni sopruso diversamente “democratico”.

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6 commenti su “Attenti al lupo. E all’esperto”

  1. Domingo Gianasso

    Esprimo piena condivisione ed apprezzamento del Suo articolo.
    L’impegno di cui Ella dà prova aiuta a conservare fedeltà e fortezza nella lotta contro la grande menzogna. Domingo Gianasso

  2. Nuccio Viglietti

    Siamo letteralmente massacrati…animo e corpo…da legioni di esperti competenti intenditori specialisti…si salvi chi può…!

  3. Negli ultimi anni del mio insegnamento nella scuola media ne ho conosciuti anch’io di esperti egregiamente qualificati per sostenere “adeguatamente” lo sviluppo sessuale dei fanciulli. La nostra esimia preside, dall’alto della sua indiscussa autorevolezza confezionò ( non senza l’assenso delle famiglie) un pacchetto con intervento di esperti qualificati per educare sessualmente gli alunni in maniera corretta. Assistei al primo incontro e capii che non si trattava altro che di istruire i giovani (massimo 13 anni) al corretto uso di accorgimenti in caso di rapporti sessuali. Ne parlai sdegnata in collegio docenti, ma ci mancò poco alla derisione, non uno che mi avesse sostenuto. Salvo poi il giorno dopo, qualche ridicola ipocrita frase del tipo “la penso anch’io come te” che a distanza di anni ancora mi fa sorridere. E ora rifletto che il potere occulto non solo si è impossessato dei giovani, ma ha reso cieche le famiglie sollevandole, con loro soddisfazione, dal compito più importante e delicato per la crescita dei loro figli. E di fronte allo sfacelo vorticoso in atto,
    sorrido anche di me stessa e del mio sforzo quotidiano di avvicinare i ragazzi al bene come se fossi stata la loro madre. Con che risultato non lo so, tuttavia di tutto ciò che ho fatto e detto (sicuramente poco e inadeguato) non me ne pentirò mai.

    1. Marco Signori

      C’è poco da sorridere… Lei non ha fatto abbastanza. Nella scuola bisogna lottare e protestare oltre che tirare i genitori dalla propria parte.

  4. Oswald Penguin Cobblepot

    Io, per mia fortuna ed a lode di Dio, ho due figli: Valentina (9 anni), e Giorgio (6, ma 7 ad agosto). Sono spaventato e furioso. Sono spaventato, perché mi rendo conto che quello che è successo in Emilia potrebbe succedere a chiunque, quindi anche a me ed a mia moglie. Ma un’altra cosa, mi spaventa di più: la mia possibile reazione furibonda se qualcuno avesse la pessima idea di toccare i miei due cuccioli. LJC da Gotham, il Pinguino.

    1. jb Mirabile-caruso

      il Pinguino: “Ma un’altra cosa , mi spaventa di più: la mia possibile
      …………………….reazione furibonda se qualcuno avesse la pessima idea
      …………………….di toccare i miei due cuccioli”.

      Possiamo ciecamente confidare nella certezza che Dio NON chiamerà nessuno di noi Suoi figli a prove superiori alle nostre individuali, inerenti capacità. E tuttavia questa rassicurazione ci lascia con il pericolo di una nostra possibilissima ‘sotto-reazione’. La prova del ‘vaglio’ a cui siamo tutti chiamati rimane, quindi, difficile e potenzialmente pericolosa! Che lo Spirito Santo ci assista nel momento cruciale delle nostre reazioni!

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