Belgio. Ancora due parole su un problema serio e ineludibile – di Carla D’Agostino Ungaretti

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… Assistiamo al trionfo totale dell’egoismo più sfrenato. Erano decenni che questo esito si preannunciava: lo abbiamo constatato con la filosofia sessantottina, ma in questi ultimi tempi “motus in fine velocior“, come ha efficacemente scritto il Prof. de Mattei, ossia il processo di distruzione del diritto naturale ha subito un’enorme accelerazione. Il V Comandamento del Decalogo ha cominciato ad appannarsi, nella morale corrente, con l’accettazione dell’aborto come diritto inalienabile della donna, anche da parte di tanti sedicenti cattolici.

di Carla D’Agostino Ungaretti

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tigreVorrei che mi fosse concesso di aggiungere ancora due parole sull’argomento a mio giudizio più sconvolgente di cui si parla in questi giorni e che è indubbiamente la possibilità concessa dal legislatore belga di uccidere i bambini e gli adolescenti inguaribilmente malati per alleviare le loro sofferenze. Il Belgio risulta così il primo paese europeo a gareggiare con la vicina Olanda in una scelta legislativa talmente drammatica che penso non possa essere liquidata in poche parole, ma debba essere ampiamente esaminata e commentata da tutti noi, perché coinvolge, oltre che la fede, anche tutte le scienze che si occupano dell’uomo e di fronte alla quale, a mio giudizio, impallidiscono tutti gli altri problemi, politici, economici, sociali che opprimono la nostra vita quotidiana.

          La mia reazione emotiva di fronte all’ipotesi che sia consentito uccidere a sangue freddo un bambino gravemente malato invece di amarlo, curarlo, stargli vicino, cercare in tutti i modi di distrarlo dalle sue sofferenze facendolo giocare e scherzare e, soprattutto (per dirla in breve) sacrificando per lui la nostra vita e la nostra libertà di adulti, è tale che mi sembra veramente di assistere alla negazione di qualunque umanità, ma piuttosto all’assimilazione del genere umano a quelle specie animali (credo soprattutto mammiferi) la cui femmina “butta via” o si rifiuta di allattare il cucciolo appena partorito, se lo percepisce malato o imperfetto, condannandolo a morte certa. Dicono gli etologi che questo comportamento animale è funzionale alla conservazione della specie di appartenenza e giova alla selezione e all’equilibrio della natura perché elimina gli individui più deboli che sarebbero di peso ai più forti. Può darsi: ma l’unico giudizio o valutazione che mi sento di esprimere su questo argomento è che la specie umana – che nel volgere dei millenni è stata capace di elaborare una morale (o, diciamo meglio, un’etica, se il termine morale dovesse suonare troppo confessionale) che proibisse l’omicidio – negli ultimi decenni ha buttato a mare ogni consapevolezza giuridica e religiosa al riguardo per scendere molti gradini della piramide biologica e avvicinarsi a quegli animali. Basti pensare al successo e al credito che riscuotono certi movimenti animalisti che ritengono gli animali pari in dignità con l’uomo se non addirittura superiori.

        Assistiamo al trionfo totale dell’egoismo più sfrenato. Erano decenni che questo esito si preannunciava: lo abbiamo constatato con la filosofia sessantottina, ma in questi ultimi tempi “motus in fine velocior“, come ha efficacemente scritto il Prof. de Mattei, ossia il processo di distruzione del diritto naturale ha subito un’enorme accelerazione. Il V Comandamento del Decalogo ha cominciato ad appannarsi, nella morale corrente, con l’accettazione dell’aborto come diritto inalienabile della donna, anche da parte di tanti sedicenti cattolici. In Italia si è passati – se non ancora alla legalizzazione dell’eutanasia – alla sua accettazione, nella considerazione comune, come diritto inalienabile del malato incurabile; poi si comincerà a pensare che anche l’infanticidio, tutto sommato, sia possibile e lecito, quando le sue motivazioni siano le stesse che avrebbero indotto la madre all’aborto e infine eccoci arrivati, in Belgio,  a consentire l’eutanasia dei bambini e degli adolescenti. Non si arriverà ancora all’omicidio dell’adulto più o meno premeditato – perché questo avrebbe un effetto destabilizzante nella compagine sociale innescando una catena di vendette – ma forse tra qualche decennio, complice la possibile abolizione dell’ergastolo e la già esistente possibilità di una forte riduzione di pena per buona condotta, si troveranno ottime ragioni per non ritenere più l’omicidio un delitto esecrabile e non sarà più condannato con troppa severità.  Il Belgio intanto fa da battistrada in Europa con il 70 per cento di cittadini che si sono dichiarati favorevoli all’eutanasia pediatrica. Che altro manca perché anche da noi si arrivi a tanto?

        Nella mia precedente riflessione su questo argomento mi domandavo  a quale dei genitori sarebbe spettata la decisione finale in caso di loro disaccordo e propendevo, con molta tristezza, per la posizione più conforme a quanto consentito dalla legge. Poi ho riflettuto che in questo caso quella famigerata legge favorirà anche l’insanabile disaccordo tra i coniugi e quindi la distruzione del matrimonio e della famiglia. Infatti  io, che sono donna, moglie e madre (oltre che cattolica “bambina”), mi domando come potrebbe una madre perdonare suo marito, o comunque il padre di suo figlio, la cui volontà eutanasica fosse prevalsa in quanto protetta dalla legge. Penso che in un simile atroce caso il demonio, dopo aver ispirato quella scelta al padre del bambino, si impadronirebbe anche della madre, inoculando nell’anima di lei un odio talmente viscerale verso il suo uomo da richiedere un lungo cammino di conversione prima di arrivare al perdono cristiano, ammesso che ella ci possa arrivare. Anzi, senza l’aiuto di Dio non ci potrebbe arrivare affatto.

       Eppure, i più accreditati “maîtres à penser” glissano elegantemente su questo aspetto del problema. Corrado Augias, per esempio, respinge ogni confronto con i progetti eugenetici del nazismo e reputa l’eutanasia infantile un “gesto misericordioso” ingiustamente contrastato dalla nostra legislazione ancora di impronta medievale, “in un paese in cui l’eutanasia sui bambini nella pratica ospedaliera già avviene e, se si vuole, ipocritamente[1], quindi vale ampiamente la pena di legittimarla.

       Il buon Augias tocca, a questo punto, un argomento fondamentale in qualunque discussione. Se tutti osservano un certo tipo di comportamento comunemente ritenuto illecito, questo diventa automaticamente lecito? Se tutti rubano, possiamo approvare e giustificare il furto? Se tutti gli automobilisti indisciplinati passano col semaforo rosso, siamo autorizzati a farlo anche noi, se abbiamo fretta? Non è accaduto proprio questo con l’emanazione della legge sull’aborto? Visto che tante donne abortivano illegalmente sui tavoli di cucina ricorrendo alle “mammane“, non valeva la pena di rendere legittimo l’aborto per salvare la vita della donna? Tanto, di quella dell’infelice bambino non importa nulla a nessuno. A questo ci ha fatto scivolare il piano inclinato sul quale ci siamo collocati.

         Non credo però che Augias giustificherebbe quei comportamenti incivili se ne fosse vittima lui, perché sarebbero lesivi dei suoi interessi personali; come credo che se egli fosse il padre o il nonno di un disgraziato bambino malato incurabile si affretterebbe a scrollarsi dalle spalle quel pesante fardello (per lui è inutile parlare di Croce) adottando la soluzione, a suo giudizio, più semplice e sbrigativa: quella dell’eutanasia, contrabbandandola come  “gesto misericordioso” per tacitarsi la coscienza.

          Sono cattiva a pensare questo? Dio mi perdoni, ma sono sincera: questo è quello che penso dei sostenitori dell’eutanasia, adulta o infantile.

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[1] Cfr. LA REPUBBLICA, 19.2.2014, pag. 40.

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4 commenti su “Belgio. Ancora due parole su un problema serio e ineludibile – di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Signora, non è cattiva a pensare così di Augias. Ė realista. Sarebbe invece cattivo pensare: mannaggia, ma perché le disgrazie non accadono qualche volta pure ai distruttori, giusto per vedere come si comporterebbero? Magari si convertirebbero…

  2. Come sa giocare con le parole il maligno! Un omicidio, un aborto, un’eutanasia diventano “un gesto misericordioso”. E tanti altri esempi si potrebbero fare.

  3. Se lei è cattiva allora lo sono anche io, e molte altre persone che conosco. Forse noi cattolici “non adulti” dobbiamo imparare a non avere più sensi di colpa nel giudicare gli atteggiamenti che sono oggettivamente malvagi. Forse è proprio questo il nostro punto più debole. Non è stato forse Nostro Signore Gesù Cristo dirci di parlare Si Si No No? Lei non fa altro che seguire i comandi del nostro Divin Maestro. Magari ci fossero più cattolici come lei.

  4. Il Belgio e’ sempre il primo a promuovere i crimini. Del resto e’ la sede della setta diabolica, non dobbiamo stupirci di cio’ che continuera’ ad approvare ed imporre. Il suo pensiero e’ condiviso da molti ma pochi hanno coraggio di parlare. Come gia’ suggerito in risposta ad altro articolo pubblicato sul sito, consiglio vivamente la lettura del libro “genesi biblica” di Don Guido Bortoluzzi (sacerdote bellunese) file scaricabile dal sito http://www.genesibiblica.EU
    Evviva la sua sincerita’.

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