Bergoglio ed ebrei. Un rapporto equivoco – di Cristiano Lugli

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di Cristiano Lugli

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L’affettuoso abbraccio con gli ebrei prosegue. La “Anti-Defamation League” da tempo intrattiene rapporti con la Santa Sede, particolarmente intensi sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In Vaticano, il 9 febbraio scorso, Bergoglio ha ricevuto una delegazione di questa organizzazione, che si occupa di “fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla coscienza e, se necessario, rivolgendosi alla legge, la diffamazione nei confronti degli ebrei. Così si legge nello statuto di questo “gruppo di pressione” [1] (o vogliamo chiamarlo “lobby”?).

Sulle orme del documento conciliare Nostra ætate, l’incontro è stato fraterno e cordiale. Jorge Mario Bergoglio (già abituato dai tempi di Buenos Aires ad intrattenere intensi rapporti con i “fratelli maggiori”) ha infatti detto:

Già i miei predecessori san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno ricevuto delegazioni della vostra organizzazione, che intrattiene rapporti con la Santa Sede dal tempo del Concilio Vaticano II. Sono grato che questi contatti siano andati intensificandosi: come avete ben sottolineato, il nostro incontrarci è un’ulteriore testimonianza, oltre che dell’impegno comune, della forza benefica della riconciliazione, che risana e trasforma le relazioni. Per questo rendiamo grazie a Dio, che certamente si rallegra vedendo l’amicizia sincera e i sentimenti fraterni che oggi animano Ebrei e Cattolici; così con il Salmista possiamo anche noi ripetere: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! […] Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre» (Sal 133,1.3).”

E ha poi aggiunto a braccio che “certamente [Dio] si rallegra vedendo l’amicizia sincera e i sentimenti fraterni che oggi animano Ebrei e Cattolici”, continuando nella forzata ed inopportuna citazione del Salmo 133, utile a rafforzare il concetto che Ebrei e Cattolici siano fratelli, perciò tenuti a vivere nella bellezza di questa “convivenza”. Lo sproloquio è evidente dal momento che gli Ebrei negano che Gesù Cristo sia Figlio di Dio e stanno attendendo il “messia” che avrebbe ancora da venire. Nessuna “fratellanza” dunque può esistere con chi disconosce il Salvatore, ma questa è cosa nota e ben conosciuta per chi si professa veramente cattolico.

Il comune denominatore che unisce questo pontificato a quelli precedenti è invece il particolare interesse per le questioni ebraiche, unito al costante rimarcare sulla questione dell’antisemitismo. Bergoglio non manca infatti di rimandare a questo contenuto già espresso altrove, in occasione dei 50 anni di Nostra ætate:

Ribadisco che «la Chiesa cattolica si sente particolarmente in dovere di fare quanto è in suo potere, insieme ai nostri amici ebrei, per respingere le tendenze antisemite»”[2]

L’auspicio fondamentale di Bergoglio è che si arrivi ad una buona formazione, in grado di limitare la violenza promuovendo la cultura e la libertà di culto ovunque; tutte cose ovviamente già sapute e che hanno la loro origine nel Vaticano II. Si palesano così i loci communes in cui coloro che dovrebbero essere le Auctoritates della Chiesa Cattolica cadono, seguendo instancabilmente l’intellighenzia del mondo. Sul business economico ed ideologico impostato sulla Shoah è diventato impossibile porre obiezioni, e guai a chi si azzarda a citare tutti i cristiani morti ogni anno, passando per i cattolici trucidati nel corso dei secoli dai protestanti, con i quali è ora d’obbligo l’abbraccio e la lode al loro eretico fondatore.

Ancora una volta siamo davanti ai dettagli di ciò che sarà la nuova religione universale, al servizio dell’Anticristo. Proprio quella che Shimon Peres immaginò come Organizzazione Mondiale delle Religioni Unite, proponendo proprio a Bergoglio di esserne a capo [3].

Interessante invece, avviandoci verso la conclusione, è chiarire bene cosa sia e chi siano i componenti di questa lobby ebraica ricevuta a Roma undici giorni fa e già in rapporto con la Santa Sede. La “Anti-Defamation League”, conosciuta pure sotto l’acronimo di ADL, è stata fondata negli USA nel lontano 1913, dalla potente massoneria ebraica B’nai B’rith, i “figli dell’alleanza”. Nonostante lo scopo proposto pubblicamente sia quello di fare beneficenza verso i poveri, l’azione di questa potente lobby è sempre stata quella di essere essenziale motore per la sovversione della società attraverso un’instancabile e guerra, più o meno palese, alla Chiesa Cattolica. Due illustri membri di questa lobby furono nientepopodimeno che Sigmund Freud ed Albert Einstein.

ADL dispone, per le attività di contrasto alla discriminazione antisemita, di un budget annuale (solo in America) che ammonta a più di 50 milioni di dollari.

Forse il pioniere della “Chiesa povera per i poveri”, che di questo ovviamente non ha parlato, non si è neppure chiesto da dove provenga un tale fiume di danaro e per quali enormi attività “no-profit” sia utilizzato.

È utile pure ricordare che in Germania la Gran Loggia B’nai B’rith – dalla cui costola, lo ricordiamo, nasce la “Anti-Defamation League”- si organizzò in modo forte già dal 1885. Nello stato in cui nacque e proliferò il germe antisemita erano già presenti i “Fratelli dell’Aurora Crescente“, apripista della Massoneria Nazionale di Germania dal 1874, con l’ondata che portò parecchi massoni tedeschi a stampo razzista ed antisemita ad abbandonare l’istituzione madre per fondare nuovi modelli di Massonerie Nazionalistiche, le quali hanno a loro volta contribuito alla nascita dell’NSDAP (Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori Tedeschi) di Adolfo Hitler. Non a caso quest’ultimo, poi divenuto dittatore della Germania, ordinò di lasciar stare B’nai B’rith, nonostante la sua radice giudaico-massonica. Ciò dovrebbe invitare i più a riflettere ulteriormente sul processo che ha condotto allo sterminio di sei milioni di ebrei.

Bisognerebbe a questo proposito chiedere a Jorge Mario Bergoglio, così dedito all’intercomunione, se è davvero convinto e sicuro che gli amici ospitati in casa siano trasparenti paladini della lotta all’antisemitismo.

Una cosa è certa: essi sono tra i massimi burattinai della piega presa dalla Chiesa con il Concilio Ecumenico Vaticano II. E non solo, anche se le cose sono di per sé correlate: odiano Cristo, la Sua Chiesa e hanno fatto di tutto per ridurla in questo stato di crisi interna senza precedenti.

Forse, in effetti, questo è già sufficiente per essere accolti a braccia aperte in Vaticano, con tanto di benedizione finale:

Sul comune impegno e sul nostro cammino di amicizia e di fiducia fraterna invoco la benedizione dell’Onnipotente: nella sua bontà ci accompagni e ci aiuti a portare frutti di bene. Shalom alechem!”. [4]

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[1] http://www.adl.org/about-adl/

[2] http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/relations-jews-docs/rc_pc_chrstuni_doc_20151210_ebraismo-nostra-aetate_it.html

[3]http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/04/news/peres_dal_papa_facciamo_l_onu_delle_religioni-95018011/

[4] http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/speeches/2017/february/documents/papa-francesco_20170209_anti-defamation-league.html

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15 commenti su “Bergoglio ed ebrei. Un rapporto equivoco – di Cristiano Lugli”

  1. Si parla tanto del Corano, ma nessuno che si sia presa la briga di almeno tentare qualche parola sul conto del Talmud e delle tante disposizioni nei confronti dei cristiani. Roba da far rizzare i capelli.

    1. Acchiappaladri

      Argomento interessante ma molto difficile: da citazioni e commenti che negli anni ho occasionalmente letto e sentito, sembra che in quell’enorme malloppone di tradizioni e arzigogolati ragionamenti siano contenute anche gravi e gratuite offese al cristianesimo. Ho però anche letto che qualche rabbino contemporaneo ne propone interpretazioni alternative e non più offensive per NSGC, la BVM e il cristianesimo in generale.

      Anche per i non specialisti di ebraismo penso che sarebbe utile, avendo tempo e voglia, andarsi a dare una letta di persona ai passi “critici” del Talmud per farsi, con prudenza e umiltà, un’idea diretta: oltre alla difficoltà in generale della interpretazione di quanto è scritto nel Talmud, per noi italiani c’è il problema della lingua.

      Lo scorso anno ho scoperto che da anni è in corso al CNR un grande progetto culturale di traduzione assistita da strumenti informatici del Talmud Babilonese in un’accurata e commentata traduzione in italiano: il primo volume c’è già.

  2. La potente massoneria ebraica B’nai B’rith non è nuova a manovrare i fili anche in Vaticano: sintomatico che Montini-Paolo VI portasse al collo l’Ephod (cfr. mensile ChiesaViva).
    Non c’è da stupirsi, Bergoglio ha ricevuto i suoi “compagni (e non solo) di merende”! …e, anche stavolta, ha palesato con le ovvietà e con il NON detto.

    1. Acchiappaladri

      Modesta proposta:
      nei pastori e pecorelle della Chiesa Cattolica di confusione e problemi di fede oggettivi e gravi da affrontare e cercare di risolvere con l’aiuto della provvidenza ne abbiamo così tanti che mi sembra utile non aggiungere critiche un po’ imprecise a guai che non sono gravi per la nostra salvezza o che, fortunatamente, proprio non esistono.

      Nella tradizione cristiana a maggior gloria di Dio per quanto ne so io i sacerdoti (della Nuova Israele) da sempre hanno proseguito alcune sante tradizioni dell’antico sacerdozio ebraico: abbiamo qualche cosa anche nei paramenti sacri (che oramai purtroppo nella prassi della neo.chiesa sono in via di estinzione).

      Papa Paolo VI però di sicuro NON ha mai portato al collo un “ephod”, anche perché ormai nessuno sa più come era fatto esattamente: comunque sembra che fosse un qualche tipo di grembiule o tunica da indossare sulle spalle. Quindi in quella rivista si son sbagliati.

      Ricordo invece anch’io di aver visto Paolo VI indossare una cosa che hai tempi mi sembrava una strana collana e che poi ho scoperto essere un…

    2. Acchiappaladri

      … (continua) … “hoshèn” (ho preso questo nome ebraico da Wikipedia), il pettorale con 12 gemme che era indossato dal Grande Sacerdote dell’Altissimo.

      Considerato che per noi il vero sacerdozio continua solamente nella Chiesa di Gesù e che se Paolo VI era validamente eletto e regnante come nostro papa era anche il massimo sacerdote della chiesa militante, il pettorale da grande sacerdote era per lui appropriato. Probabilmente ci saranno stati dei rabbini offesi e arrabbiati per l’uso papale dell’ “hoshèn”. Sarei curioso di sapere che reazioni ci furono fra gli ebrei religiosi.

      Vado a memoria: mi sembra che anche Giovanni Paolo II abbia a volte indossato il pettorale da grande sacerdote.

  3. silvia masetti

    Padre Amort dichiarò che dentro il Vaticano esiste la massoneria. In mezzo a Piazza San Pietro c’è un “obelisco”. Come può riconoscersi il Vaticano come la casa di Dio Padre? Il Vaticano è un agglomerato di interessi economici e politici, di sacerdoti in carriera. La Chiesa Romana non ha niente a che vedere con il Cristianesimo che predicava Gesù. Il Vaticano è un posto difficile. Il Sudamerica non conosce il Vaticano, non ci vive dentro, è stato facile ingannarli, perchè dalla colonizzazione delle Americhe e l’estinzione degli indios da parte europea, ci fu indottrinamento, forse seguono una Chiesa che ha profanato Gesù mancando alla verità e alla Parola. Quando Gesù parlava, c’erano gli ebrei. Lo uccisero, non credettero alla sua Parola, i Romani lo assassinarono nella Croce, Ponzio Pilato si lavò le mani. La Chiesa Cattolica Apostolica Romana per certi popoli , forse, ha sostituito la parola di Gesù per un altra cosa

    1. Acchiappaladri

      Riguardo all’obelisco in Piazza San Pietro, è un bel monumento storico: gli obelischi fanno parte dell’arredamento urbano di Roma da tempi della Tarda Repubblica. E in Egitto ed Etiopia sono monumenti tradizionali da millenni quando ancora la Massoneria era sono un lontano progetto futuro di Satana.

      L’obelisco è solamente uno dei tanti simboli saccheggiati e reinterpretati dalla Massoneria a tradizioni diverse e precedenti.

      Ad esempio, io il grembiulino continuo ad usarlo sempre quando cucino anche se lo usano i massoni.

  4. Tertio Stonato

    “Sul comune impegno e sul nostro cammino di amicizia e di fiducia fraterna invoco la benedizione dell’Onnipotente: nella sua bontà ci accompagni e ci aiuti a portare frutti di bene. Shalom alechem!”…
    … e la folla urlò Barabbaaa!

    1. Proprio così Tertio. Ricordiamoci sempre che si tratta del popolo che rifiutò la nuova alleanza, promessa da Nostro Signore quando venne “prima di tutto per i figli della casa d’Israele”. Essi però caddero vittima del diavolo, che li portò a rifiutare Cristo, condannandolo a morte; perciò stesso, divennero dannati, almeno finché Lui si manifesterà nella Parusia. Come infatti dice l’Apocalisse, essi si convertiranno solo negli ultimi tempi, tornando finalmente al *vero* Israele, che è quello della *vera* Chiesa di Cristo (e non, si badi bene, di quella che sta costruendo l’attuale antipapa).

  5. Purtroppo, di J.M. Bergoglio ormai si fa prima a dire cosa c’è di NON EQUIVOCO nella sua persona, vista la lista sempre più lunga delle sue ambiguità e ambivalenze oscure. Quanto ai rappresentanti della religione ebraica, è urgente chiedere loro di SCONFESSARE IL TALMUD, dichiarandolo UN REPERTO DEL PASSATO. A meno di questo, intrattenere ‘cammini di amicizia e di fiducia fraterna’ con essi significa essere loro complici (=Intelligenza col nemico).

    E sulla denuncia di di questa ‘delegazione’, per “fermare la diffamazione nei confronti degli ebrei per mezzo di appelli a………………e, se necessario, rivolgendosi alla legge”, diciamolo una volta per tutte:

    di questo piagnisteo da vittimisti e vittimoni incarnati non se ne può veramente più.
    Comincino ad ammettere, per cominciare, quanto viene perpetrato dal loro Stato nei territori occupati (ho sentito con le mie orecchie, n Israele, il fragore delle bombe israeliane che facevano saltare case palestinesi per poter avanzare nell’occupazione in territorio non loro).
    Occorre aggiungere altro?

  6. “guai a chi si azzarda a citare tutti i cristiani morti ogni anno”. Ebbene nel recentissimo incontro interconfessionale per la giornata del dialogo ebraico-cristiano, nella sinagoga della mia città ho sentito il giovane rabbino cercare di sensibilizzare i cristiani presenti proprio sui cristiani ammazzati e perseguitati nel mondo. Egli si accalorava invano: l’uditorio cattolico presente aveva cuore solo per le vittime islamiche, particolarmente quelle palestinesi. Il fatto si commenta da solo. Gino Bortolan

    1. Acchiappaladri

      Bravo!
      Anch’io sono a conoscenza di casi di sdegno e denuncia per persecuzioni di cristiani fatte da persone di buona volontà ma NON cristiane mentre ecclesiastici o laici cristiani “adulti” stavano zitti o addirittura si dimostravano infastiditi di queste dimostrazioni di solidarietà.
      Ciò è motivo di grande dolore e vergogna per noi che apparteniamo alla Chiesa.

      Ribadito senza alcuna polemica ma con amichevole franchezza che gli ebrei religiosi (che mi sembrano essere una minoranza del popolo ebraico sparso per il mondo) seguono purtroppo una religione falsa, trovo utile che ci ricordiamo che nel popolo ebraico c’è di tutto, perseguitati e persecutori, ricchi e poveri, galantuomini e imbroglioni, saggi e ignoranti prepotenti, con in più il problema della commistione di sionismo, massoneria, interessi economici, religione talmudica, ecc.
      Ho l’impressione che in Vaticano stia peggiorando anche l’abilità diplomatica nei rapporti con i diversi interessi del mondo ebraico.

  7. Le tendenze anticattoliche chi le fermerà invece, qualche rabbino? Visto che il Papa nemmeno se lo sogna di difendere i cattolici perseguitati, anzi, che dico, è lui il primo che ci perseguita.

  8. Non opporsi all’errore significa approvarlo.Non difendere la Verità equivale a negarla. S. Tommaso
    Noi,da questo magnifico sito che è RC che altro possiamo fare?
    a volte mi sento come una goccia in mezzo all’oceano!

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