Bibbiano e la strategia del silenzio

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Come previsto, il potere sta facendo quadrato nel tentativo di imbavagliare l’informazione e guadagnare il silenzio sui fatti di Bibbiano. Ma non sarà facile fare in modo che nessuno ricordi. La magnitudine dello scandalo, che ha travolto le vite di adulti e di bambini con la furia distruttiva della vis maior cui resisti non potest, ha fatto sì che subito ne siano emerse le connessioni, soggettive e oggettive, con altre storie agghiaccianti del passato sulle quali, incredibilmente, i riflettori si erano abbassati anzitempo. Sopra i fatti di Vicchio, Sagliano, Massa Finalese, Mirandola, Rignano Flaminio, e chissà quanti e quali altri abissi di male e dolore gratuito si è voluto mettere il tappo dell’oblio.

Uguale era la spinta ideologica, uguale in parte l’identità dei responsabili, blasonati esponenti di quello sociopsicomondo sovrappopolato di “esperti” di vite altrui, il cui potere di segnare i destini di gente incolpevole, estratta a sorte nella folle lotteria dei “servizi sociali”, si rivela essere direttamente proporzionale alla propensione congenita al fanatismo.

C’è un filo rosso, dunque, che unisce a ritroso vicende terribili coperte da una precoce amnesia collettiva, e non certo casuale. Ma questo filo è solo una minima parte di una grande matassa. Abbiamo capito come ci sia un sistema profondo, radicato, ipertrofico che, in modo istituzionalmente strutturato, si alimenta di esseri umani: li ruba, li tortura e li distrugge. Insieme ai singoli, distrugge il loro habitat naturale, famiglie e famiglie disintegrate per decreto, per l’avidità di furfanti senza scrupoli e in omaggio a un paradigma ideologico che punta a screditare e scardinare l’istituzione famigliare. Per far girare la supergirandola c’è bisogno di immettere continuamente carburante. E la materia prima dell’industria degli affidi sono i bambini. Caccia grossa ai cuccioli d’uomo, quindi, e bando a ogni pietà.

C’è pure tutt’un mondo politico in crisi di consensi che ha ingaggiato una lotta di sopravvivenza sulla scia della indignazione morale e che annaspa nel tentativo di stare a galla. È il mondo politico che si nutre alle mangiatoie delle cooperative sociali, collaboranti con operatori socio-sanitari, consulenti, magistrati, giornalisti, una fittissima rete generatrice di incarichi, di soldi e naturalmente di voti. Il meccanismo è oliato a dovere, ciascuno fa la propria parte e tutto è tenuto insieme grazie al silenzio dei suoi diretti o indiretti beneficiari. Gli attori e le comparse di quel sistema e di quel mondo, vuoi per interesse personale, vuoi per contiguità politica, vuoi per chissà quali altri inconfessabili motivi, vogliono che l’Italia dimentichi.

Strano nervosismo quello di Mentana, anchorman simbolo del giornalista collettivo che, prendendo le mosse da un pretesto fittizio, perde il controllo delle proprie esternazioni e, previa una plateale excusatio non petita, si espone spontaneamente al pubblico ludibrio rivolgendosi a quanti chiedono che si continui a parlare della vicenda come a «mandrie di haters e troll, di avvelenatori di pozzi» e, non pago dell’inopinata esibizione, perpetua la polemica commentando i suoi commentatori. Non molla. Al diavolo la popolarità, l’emergenza impone di gettare la maschera. Ma è normale tutto questo?

D’altra parte, le testate mainstream sono già al lavoro insieme agli inquirenti per smorzare le responsabilità degli indagati di Bibbiano e precostituire loro, se non proprio una causa di giustificazione, per lo meno un’attenuante che lenisca agli occhi del pubblico i connotati di disumanità che emergono dall’inchiesta. «Orchi, forse. Ma anche vittime» sentenzia il Corriere per la platea mediatica, in fiduciosa attesa di decisione giudiziaria conforme.

Non si negano gli addebiti, a quanto pare non c’è margine, ma si ricostruisce il profilo degli accusati sulla falsariga di quello delle vittime: quasi tutti avrebbero vissuto a loro volta esperienze traumatiche simili durante l’infanzia. Morale: poveretti, se si accaniscono su altre piccole vittime bisogna capirli.

Manco a dirlo, il trauma prevalente che sarebbe emerso dagli interrogatori è quello del padre violento e magari anche alcolizzato, e così si salva il salvabile del teorema di Bibbiano incentrato sulla denigrazione della cultura patriarcale. Così almeno si cerca di tenere in piedi il sistema dopo la buriana che ne ha travolto le pedine. Come se non bastasse, il “Corriere” aggiunge che, a parziale discolpa degli accusati, occorre anche considerare la loro «convinta adesione al metodo alternativo» applicato. Come dire: per giudicare la condotta degli squilibrati muniti del certificato di “esperti”, che hanno studiato e si sono impegnati, si applica un metro di misura personalizzato. Certe ossessioni, in fondo, sono da ascriversi alla figura professionale degli imputati.

Secondo il “Corriere”, i giudici – evidentemente scoperta una vocazione tardiva da difensori –  giungerebbero alla conclusione secondo cui «è piuttosto ragionevole considerare come le motivazioni promananti dal proprio vissuto personale e dalla propria storia familiare, li abbiano condizionati rendendoli arrendevoli al pregiudizio sul considerare aprioristicamente sussistenti gli “abusi” sospettati su ogni minore». Dal che sarebbe scaturito il fatto di essere «estremamente zelanti nella ricerca incessante della dimostrazione della ipotesi preconizzata, fino a voler alterare coscientemente la formazione del convincimento giudiziario». Indubbiamente, c’è del metodo in questa follia. Ed è bene conoscerlo.

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2 commenti su “Bibbiano e la strategia del silenzio”

  1. Imbavagliare l’informazione, deviare l’attenzione su questioni fatte diventare rilevanti, quali gli ipotetici (e inesistenti) finanziamenti russi alla Lega e trucchetti similari, tutto fa parte di una bene architettata strategia per indirizzare i pensieri dei nullapensanti verso i desiderata dei loro manipolatori (sconosciuti o conosciuti). Nell’impero dell’inganno e del male, normale che addirittura si sviluppino giustificazioni di azioni abominevoli come quelle su poveri bimbi innocenti; roba da macina al collo e relativo salto nel profondo mare, peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, imperdonabili. Delle tesi dei giornaloni, nessuna meraviglia, né ci si può più meravigliare che siano questi i quotidiani preferiti dal moderno clero. Corriere e Avvenire sistematicamente comprati insieme allietano ogni giorno dicanoniche e conventi. È l’aria che tira e tirerà ancora peggio, visto l’andazzo. A meno che non ci metta mano il Padreterno.

  2. Carlo Maria Tropea Barcelloni Corte

    Siamo in sintonia io,
    architetto Carlo Maria
    con l’Amica
    avvocato Elisabetta .
    Chi crede in
    Cristo Gesù
    può vincere sul male .

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