BILANCIO DELLO STATO. LA TRAPPOLA DEGLI “INTERESSI PASSIVI” – di Giovanni Lazzaretti

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San Martino in Rio, 31 luglio 2012, Sant’Ignazio di Loyola

 

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Caro Direttore,

il bilancio dello Stato è una cosa molto complessa, ma sta all’interno di uno schema relativamente semplice.

Ecco i dati del 2010 (il 2011 non è ancora disponibile sul sito della Ragioneria dello Stato): entrate 504 miliardi di euro (circa l’88% sono costituite da entrate tributarie), uscite 450 miliardi, utile primario 54 miliardi, interessi passivi 69 miliardi, perdita finale 15 miliardi. Passività finanziarie 2.280 miliardi di euro a fine 2010.

Da quanto tempo dura questo schema? Nella variabilità delle cifre, dura da circa 25 anni: entrate superiori alle uscite, utile primario, interessi passivi che trasformano l’utile primario in una perdita.

Perché occorre fare questa valutazione dell’utile primario, con successiva indicazione a parte degli interessi passivi? Perché gli interessi passivi sono una spesa particolare, con 4 caratteristiche che la rendono unica.

1) Gli interessi passivi sono una spesa inutile. Le spese dello Stato sono gonfiate da errori, sprechi e corruzione; ma nessuno dice che sanità, istruzione, istituzioni,… sono una spesa inutile. Viceversa, se gli interessi passivi sparissero da un giorno all’altro, nessuno ne sentirebbe la mancanza.

2) Gli interessi passivi sono una spesa fuori dal controllo dello Stato. Lo Stato definisce le entrate e le uscite, e cerca di combattere abusi, frodi e reati che riducono le entrate e gonfiano le uscite. Sugli interessi passivi invece non può far nulla, se non subirli.

3) Gli interessi passivi sono l’unica spesa che ha la funzione di impoverire i poveri (che pagano le imposte anche per pagare gli interessi passivi) e arricchire i ricchi (che incassano gli interessi passivi come interessi attivi)

4) Tutte le spese tendenzialmente alimentano il debito. Gli interessi passivi sono l’unica spesa che nasce dal debito e contemporaneamente alimenta il debito.

La dinamica “debito –> interessi passivi –> nuovo debito” ricorda molto la definizione di tumore che si trova su Wikipedia «una massa abnormale di tessuto che cresce in eccesso e in modo scoordinato rispetto ai tessuti normali, e persiste in questo stato dopo la cessazione degli stimoli che hanno indotto il processo». Già. Non c’è più bisogno di nuovo debito per creare interessi passivi: da anni lo Stato incassa più di quanto spende, ma questa forma di virtù, l’utile primario, non gli serve a nulla: ci pensano gli interessi passivi ad autoalimentare il debito.

Poiché gli interessi passivi costituiscono una specie di tassa aggiuntiva pari al 14% delle entrate, è necessario intervenire in maniera diretta su di essi.

1) Sono una spesa inutile, e quindi va tagliata; sarebbe la voce più importante della “spending review”.

2) Sono fuori dal controllo dello Stato, e quindi vanno riportati sotto controllo dello Stato.

3) Sono un travaso dai poveri ai ricchi, e quindi va ripristinata la giustizia.

4) Hanno un doppio legame col debito (se ne nutrono e lo alimentano), e quindi questo legame va reciso.

Abbiamo un governo molto deciso ad agire con tagli e tasse, con conseguente depressione dell’economia e disperazione di tante famiglie. Lo vediamo invece totalmente imbelle sugli interessi passivi.

E’ possibile agire? Certamente. Ad esempio lo Stato potrebbe cominciare a pagare in euro finché ne ha a disposizione, e a pagare con titoli di Stato quando non ha più euro a disposizione, tagliando così il legame tra debito e mercati. Questi titoli di Stato sarebbero a tasso zero, recidendo così il legame debito –> interessi passivi. Questi titoli di Stato sarebbero “commerciabili”, ossia utilizzabili per pagare delle spese.

Vi sembra strano usare dei crediti per pagare delle spese? Ma è ciò che facciamo ogni giorno. A noi infatti da soddisfazione dire che “abbiamo soldi in banca”: in realtà in banca non abbiamo nulla (se tutti andassimo a ritirare, torneremmo a casa con circa il 2% del versato), abbiamo invece un credito nei confronti della banca. E questo credito lo usiamo abitualmente (bonifici, addebiti, carte di credito,…) per pagare delle spese.

Lo Stato potrebbe creare tranquillamente questo circuito dei “titoli di Stato commerciabili”: gli strumenti informatici sono già a disposizione e sono quasi banali. La mole dei dati da gestire sembra enorme, ma è invece piuttosto modesta se si pensa che lo Stato già ora è pronto per incamerare i dati di tutte le fatture d’Italia e di tutti i nostri movimenti bancari.

Temete che l’utilizzo da parte dello Stato di titoli di Stato come mezzo di pagamento faccia schizzare il debito in alto? Impossibile, perché c’è sempre il vincolo europeo del rapporto debito/PIL. Temete l’inflazione? L’inflazione calerà, perché non saremo più vessati da quella tassa aggiuntiva che va dai poveri verso i ricchi. E i ricchi, non ricevendo più interessi dallo Stato, ricomincerebbero forse a usare i soldi per finanziare l’economia reale.

Cordiali saluti


Giovanni Lazzaretti

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