BISTRATTARE LA PROPRIA LINGUA OFFENDE LA PATRIA – di Piero Nicola

di Piero Nicola

 

 

mfA proposito della ministra Fornero e del suo choosy = schizzinoso.

Ci sono nozioni che furono pacifiche e ora sono obliate tanto da assumere quasi il vigore della scoperta. Sembrerebbe ovvio che la nostra lingua sia quella di Dante, di Manzoni e di molte altre patrie glorie che, con lo stesso loro modo di esprimersi, illustrarono la nostra grande personalità artistica e civile, lo storico retaggio che ci ha formati. Eppure occorre ricordarlo per spogliare certi fenomeni di malcostume della loro apparente rispettabilità.

Non esiste Europa o mondo globale che abbiano diritto di prevalere sulla lingua dei padri. Adottare parole straniere che hanno un equivalente italiano significa rinnegare se stessi, è una ignobile esterofilia.

pdE quanti termini inglesi, attinenti allo sviluppo tecnologico, avrebbero potuto essere volti in bell’italiano. Ma nessuno se ne è presa la briga. Che questa neghittosità denunci una rinuncia non c’è dubbio, e vien voglia di rimpiangere lo spirito di salvaguardia del nostro linguaggio; siamo stimolati a rivalutare un D’Annunzio immaginifico, il quale trovava parole nuove arricchendo il patrimonio lessicale. La parola, il divino dono del verbo, che esprime le realtà, ha un’importanza irrinunciabile, manifesta e perfeziona l’anima, il pensiero e il sentimento comuni, distinguendo l’uomo dal bruto.

L’esterofilia domestica non è purtroppo inedita. Ci fu un tempo, segnatamente nello scorcio dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, in cui era il francese ad allettare chi scriveva o parlava. Costoro però avevano un’attenuante: il dizionario francese – occorre ammetterlo – annoverava e annovera un maggior numero di vocaboli. Tuttavia allora i buoni compilatori di dizionari segnalavano i francesismi, quelli accettati, essendo entrati nell’uso, e quelli di cui non si sentiva il bisogno, essendo egregiamente sostituibili. I linguisti distinguevano il vocabolo bello da quello brutto: barbarico, dialettale o gergale che fosse. Essi rendevano un prezioso servizio. Il significato dei termini è oggetto d’una convenzione, ma si comprende come la loro bellezza, l’eleganza, l’esattezza anche delle accezioni, la sostanza etimologica non possano essere tralasciate.

Oggi impera l’uso, anche quello viziato da imprecisione o da volgarità: ogni uso viene accolto nei repertori dei termini quasi indifferentemente. La terminologia di importazione ci assoggetta.

Non mi perdo a esaminare lo sfigato, l’impatto, il velocizzare, il trend, il web, la location, il cult, ecc. ecc. Passo all’attualità.

La ministra Fornero ha rafforzato la sua sgridatina ai giovani schizzinosi verso le offerte di lavoro poco gratificanti e poco remunerative, pronunciando choosy tranquillamente. Tranquillamente i notiziari hanno ripetuto questo sinonimo di schifiltoso, difficile a contentarsi, con cui ella ha ottenuto di fare impressione sulla gente ignorante e di mettere in riga i più istruiti, ricordando che l’inglese è diventato l’esperanto obbligatorio, la lingua dell’Europa e la lingua mondiale, la lingua sovranazionale.

Speriamo che non pochi ne abbiano provato un sentito disgusto.

Nel frattempo, in una conferenza stampa, Monti diceva con inglese arguzia: “Please, relax”, invitando i giornalisti austriaci a tranquillizzarsi sul sistema democratico italiano…

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