Black Friday. La dittatura di Amazon – di Roberto Pecchioli

Le note che seguono sono probabilmente blasfeme. Infatti revocano in dubbio la religione più diffusa del nostro tempo, il Consumo, prendono di mira il suo rito più seguito, l’Acquisto, e contestano la festa liturgica più importante dell’anno, il Black Friday, il Venerdì Nero degli sconti. Come a Pasqua è obbligatorio comunicarsi e nel giorno dell’obolo di San Pietro tutte le offerte dei fedeli vanno al Santo Padre, nel Venerdì Nero si deve comprare, approfittando dei ribassi clamorosi. Il profitto va in massima parte al vero pontefice in carica, il papa universale del consumo Jeff Bezos, fondatore, gran sacerdote e maggiore azionista di Amazon, l’immenso centro commerciale virtuale globale. Chi non è connesso è scomunicato. Amazon nelle scorse settimane è stata abilissima a puntare i riflettori su se stessa, con le dichiarazioni fintamente preoccupate di un Bezos in vena di evocare un fallimento venturo della sua creatura, nonché di pronosticarle una vita non troppo lunga.

Amazon è diventato il dittatore del commercio al dettaglio a scala mondiale (adesso si deve dire retail), nei fatti il dominus di migliaia di aziende titolari dei marchi più conosciuti dal pubblico. Lo stesso Black Friday, un’istituzione sconosciuta sino a un paio di anni fa in Italia e nel resto del mondo eccetto gli Usa, è, al livello odierno, un’invenzione geniale dal gigante di Bezos. Tutto il mondo vuole vendere nel maggiore centro commerciale del mondo nella principale festa di precetto del consumo, il Natale e la Pasqua di Sua Maestà la Merce.

Provocato l’aumento della domanda, il padrone alza il livello dei requisiti perché il cliente sazi la sua ansiosa sete di consumo con la migliore esperienza di acquisto possibile. Amazon è il centro commerciale più importante del pianeta e il Black Friday – opportunamente esteso all’intera settimana- è il giorno più attrattivo e redditizio per visitarlo. Di conseguenza, l’unione tra il gigante del commercio elettronico e la giornata con il maggior numero di sconti dell’intero anno significa il controllo del consumo mondiale. Un’autentica dittatura, a cui le industrie manifatturiere non possono che piegarsi. Tutte infatti vogliono essere presenti e conquistare una buona posizione nella luccicante vetrina di massa online. Per riuscirci, il prezzo è assai elevato. Nel periodo del Black Friday, spiegano i professionisti dell e-commerce, Amazon cambia profondamente le sue condizioni di vendita, accentuando il ricatto nei confronti dei fornitori, ovvero le industrie di mezzo mondo. Sfuggono alla coercizione, guarda caso, le case editrici e le librerie, giacché non una sola offerta speciale riguarda il settore delle vendite culturali.

Quelli precedenti il Black Friday sono giorni in cui Amazon coccola con particolare enfasi i clienti finali, affinché trovino i prodotti che cercano al miglior prezzo. Proprio tutti? Assolutamente no, è Amazon a scegliere quali merci vendere, come e in quali mercati. Il dittatore californiano segnala all’industria i prodotti che saranno oggetto degli sconti. Ovvero, i fabbricanti non possono ricorrere al portale Amazon e approfittare dei ribassi per smaltire i prodotti meno richiesti. Le aziende interessate a vendere attraverso Amazon (pressoché tutte, ormai) devono calibrare le offerte al gusto del consumatore imposto da Amazon con campagne pubblicitarie mirate e la sua enorme influenza sui mezzi di comunicazione e le reti sociali. Se non lo fanno, cedono al concorrente che incombe nella successiva pagina di ricerca.

È una strategia che Amazon ovviamente non manifesta esplicitamente, ma gli esperti del settore la confermano nelle conversazioni private e nelle riunioni di settore. Un operatore che vende spazi sui cataloghi dei grandi operatori dell’e-commerce segnala che Amazon, oltre a selezionare gli sconti, propone pubblicità in maniera proattiva per questo tipo di giornate. Concede cioè privilegi in cambio di pubblicità. Amazon offre l’opzione di annunci patrocinati, ad esempio con l’indicazione “prodotti sponsorizzati” o “marchi sponsorizzati”, per ottenere un maggiore impatto sui clienti a favore di determinate merci o aziende. Gli annunci appaiono nelle prime pagine dei motori di ricerca e dei portali, indirizzando la clientela direttamente alle pagine delle informazioni di dettaglio e di vendita del prodotto. Il costo di questi annunci è molto vario. La pubblicità include variabili come il costo per ciascun clic e può andare dai 15 fino ai 50.000 euro. Tutto è valido pur di avere una presenza significativa nella vetrina più importante (Amazon) nell’occasione più opportuna (il Black Friday a misura di Bezos).

Inutile ribadire i bassi stipendi e i ritmi forsennati di lavoro imposti in tutto il mondo agli addetti Amazon negli immensi centri di distribuzione. Indipendentemente dall’esito commerciale, le aziende devono assolutamente partecipare alla giostra per collocarsi nell’algoritmo di Amazon e non perdere posizioni nell’immaginario del consumatore. Ci si deve adeguare, procurarsi un consulente, e, dopo avere tracciato il profilo delle proprie esigenze, decidere in fretta se si è interessati a investire per assicurarsi, mantenere o riconquistare un buon posto all’interno della piattaforma. I margini di profitto ovviamente ne risentono: i ricavi per unità di prodotto possono scendere da 10 a 1,5, ma il volume delle vendite si moltiplica fino a venti volte, rivela un “insider”. Per questo, la raccomandazione è sempre la stessa, essere presenti, sottostare alle condizioni di Amazon per posizionarsi e “generare dati” per la propria azienda.

E il consumatore, a cui i padroni del gioco fanno credere di essere il reuccio del sistema? Deve abbozzare, “riempire il carrello” e seguire disciplinatamente i consigli per gli acquisti che vengono dall’alto, mantenendo la convinzione di essere lui solo il decisore, il libero protagonista delle indicazioni dei persuasori, nemmeno tanto occulti. I consigli difensivi degli esperti sono banalissimi, simili all’invito a non prendere freddo per evitare l’influenza. Nel Black Friday non bisogna accontentarsi delle proposte della prima pagina del portale, leggere con attenzione le condizioni, fare confronti, utilizzare parole chiave (keywords) per la ricerca, e, udite udite, comprare i prodotti che ci sono utili! Nessun tentativo di ribellarsi alla dittatura, un dubbio o almeno un giudizio indipendente. Non conviene e poi si sa, l’homo consumens conosce un unico tipo di felicità, la soddisfazione di comperare qualcosa di nuovo, meglio se è convinto di aver fatto un affare.

Che importa se l’affare lo fanno gli uomini più ricchi del mondo, le società per azioni più capitalizzate del mercato finanziario, se migliaia di aziende raschiano il fondo del barile e milioni di addetti perdono il reddito o l’impiego nella guerra della concorrenza. Chi non compra è nemico del Mercato e della Crescita, basta con i venerdì di astinenza, perisca il mondo, ma viva il sistema se porterò a casa le ultime meraviglie del mercato con un forte sconto, esclusivo, solo per me, ammicca l’annuncio. Sono furbo, attento, informato e pago con la carta di credito, io, il Consumatore Medio Globale, schiavo felice di bonari dittatori votati alla mia felicità, Amazon, Alibaba e gli altri arcangeli del luminoso Paradiso delle Cose.

 

13 commenti su “Black Friday. La dittatura di Amazon – di Roberto Pecchioli”

  1. Bah!
    Tanto per fare un esempio, sta di fatto che le strisce reattive per il controllo della glicemia, in farmacia costano più del doppio delle stesse vendute da un collaboratore del marketplace di Amazon, una farmacia, appunto.
    Siamo sicuri che questi giganti dell’e-commerce, “Amazon, Alibaba e gli altri arcangeli del luminoso Paradiso delle Cose” non siano utili per calmierare il mercato?
    Black Friday o no.

  2. Nessuna voglia di fare polemiche,tuttavia bisogna essere chiari nelle cose per evitare di cadere nella trappola”sono buoni perché fanno prezzi ridotti”:l’esempio riportato sulle strisce reattive glicemiche è fuori luogo in quanto in Italia tali strisce sono date gratuitamente a chi è affetto sia di diabete tipo I che tipo II dal ssr,le macchinette per la misurazione regalate in farmacia,dove la maggior parte delle volte si trova un farmacista,un professionista, un laureato,iscritto all’ordine(che ha un costo),che ogni anno è OBBLIGATO a fare corsi di aggiornamento a sue spese,il quale offre la disponibilità soprattutto per le persone anziane a provare gratuitamente la glicemia ai malati di diabete che si trovano in difficoltà con la tecnologia!Questo solo per ricordare che se un farmacista chiama un tecnico per sentirsi dire che la lavatrice è rotta(cosa che aveva già constatato se no perché lo chiamava),deve sborsare 50 € solo per l’uscita,ma se il tecnico va in farmacia per “farsi leggere”gli esami per sapere se ha il diabete o è a rischio,il farmacista non vede un…

    1. Secondo me, è fuori luogo il suo esempio di tecnici e di lavatrici. Non ho il diabete ma devo sempre tenere sotto controllo la glicemia: ecco che devo pagare le strisce reattive e le lancette.
      Comunque, per “essere chiari”, devo riportarle cento altri esempi che dimostrino che “sono buoni perché fanno buoni prezzi”?

  3. Così, giusto per provocare e far riflettere: il black friday (ovviamente “loro” lo scrivono maiuscolo) e altri inferi vomiti american-consumistici voluti dalle aziende “politically correct”, “gay-friendly”, finanziatrici di ogni istanza “liberal”, mi fa venire voglia di una bella vittoria dei musulmani, dell’instaurazione di un regime teocratico musulmano che spazzi via questi fluidi di fogna (assieme a X-factor, il grande fratello, il femminismo, l’ideologia omosessualista e genderista e innumerevoli altre perversioni oggi dominanti). Poi, ovviamente, rinsavisco: penso a Poitiers, a Lepanto, a Vienna. Penso a Dante, a Giotto, alla Cappella Sistina. Penso alla grande civiltà europea, ai difensori di Berlino, di Budapest, di Praga.
    E vedere questi milioni di miserabili che, in tutto il mondo occidentale, si spintonano e si scazzottano per acquistare un inutilissimo gadget elettronico con qualche euro di sconto, mi fa venire in mente Blondet che scrisse un bel libro “Selvaggi con il telefonino”. E Spengler, che descriveva i “barbari esterni” e i “barbari interni”…

      1. Il “maschilismo”è un’invenzione del “femminismo”: un’invenzione del sinistrismo.
        Un conto la donna”quella Creatura divina che, opposta all’uomo, è ad esso congruente; altro è la “femmina” quella creatura satanica che si oppone in tutto e per tutto all’uomo con la pretesa di annullarne la valenza.

        1. Il maschilismo è storia, non invenzione. Si informi presso gli anziani della sua famiglia.
          Le nostre nonne non potevano né studiare, né lavorare, né votare, né avere un conto in banca senza la controfirma di un maschio. Se venivano picchiate dovevano tenersele perché nessun parroco o maresciallo si sognava di difenderle. Si dubitava perfino che le donne avessero un’anima.
          Ancora in certi paesini dell’India uccidono le neonate femmine e le giovani vedove sopravvissute al compagno.
          Senza il becero secolare maschilismo non si sarebbe avuto il femminismo con le sue degenerazioni.

          1. Se dobbiamo andare a cercare nel passato, le faccio presente che sono esistite civiltà in cui vigeva il matriarcato.
            La contrapposizione ideologica maschio-femmina, nella seconda metà del ‘900, si è intensificata proprio per l’ intervento della sinistra, volta a creare proseliti in seno al “Partito” (comunista).
            D’altro canto, se ci sono stati (e tuttora ci sono) prevaricazioni da parte di alcuni uomini (ignoranti) nei confronti delle donne, queste non giustificano gli abusi perpetrati da parte di “femministe” pervertite (tanto per tornare a bomba) appellatesi “femen”. Femmine, appunto, non donne.

          2. I comunisti sono stati bravi a intercettare il malcontento femminile sotto l’ingiustizia. Solo che ti liberano a modo loro, riempiendoti di odio verso il padrone, verso il marito, verso i figli eccetera. La matriarca che godeva di rispetto nel suo clan non aveva il potere di ottenere leggi civili quali il voto, la laurea ed altre conquiste. Io poi non mi sono riferita all’età neolitica ma all’epoca delle mie nonne e delle vicine e parenti. Io ho 70 anni e non ho potuto fare tante cose che le mie nipotine manco si sognano di non fare. Se facevi la maestra dovevi ringraziare Dio. A Medicina, al Sud, le fanciulle venivano bullizzate dai compagni, da qualche professore
            e da qualche parroco zelante. Il santo don Orione si oppose all’insegnamento femminile nei licei.
            Il femminismo era un percorso necessario e mi dispiace che se ne siano impadroniti le sinistre per la stupidità delle destre. Ora, per esempio, a destra fior di intellettuali temono di femminilizzare “sindaco o ministro” anche se quel lavoro è svolto con prerogative femminili.

  4. Il consumerismo sfrenato é sbagliato, ma una parte di gente compra in giornate di riduzione di prezzi, che esse si chiamino saldi o black friday o ventes privées, per un normale consumo che sarebbe troppo oneroso a prezzi pieni, quindi per risparmiare. Ho tre figli e spesso compro i vestiti durante i saldi (ma li accetto anche da amiche che hanno figli). Non é iperconsumerismo ma attenzione al portafoglio. Non mi piace il concetto del b.f. orientato a , mi pare, pochi prodotti selezionati; ma per esempio aspetto i saldi per i vestiti salvo se ci sono urgenze. Per alcuni o molti questo rappresenta un accesso al mercato per condurre una vita normale. Senza giornate di promozione di cibo, vestiti, e qualche strumento o mobile necessario non si potrebbe accedere a certi beni materiali. Che restano materiali, certo, non sono il fine della vita, su questo sono daccordo.

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