Brevi note sul Comunicato della Casa Generalizia della FSSPX, dopo le “concessioni” da Roma sulle celebrazione dei matrimoni – di Cristiano Lugli

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Le chiare parole di Mons. Marcel Lefebvre sono cadute nell’oblio

di Cristiano Lugli

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Come noto, pochi giorni fa, in occasione della “concessione” circa il Sacramento del Matrimonio voluta direttamente da Bergoglio come gesto di “benevolenza” nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e dei fedeli che ad essa si appoggiano, ha fatto seguito il Comunicato proveniente dalla Casa Generalizia di Menzingen, datato 4 Aprile 2017 [1]; su quest’ultimo appare opportuno un breve esame critico.

Anzitutto questo Comunicato può aver lasciato nello sgomento chiunque lo abbia letto: dai fedeli ai sacerdoti senza distinzione, pur con maggior impatto – questo è certo – i consacrati facenti parte della Fraternità. Ovviamente ciò vale solo per chi non considera la sede vacante, poiché chi la ritenesse tale non dovrebbe porsi alcun tipo di problema, se non gioire parlando di “altro timbro in attesa del timbrone” – e purtroppo non con tutti i torti. La delusione di questa questione non deve nemmeno far sì che si voglia dar ragione ad un certo sedevacantismo, per il semplice fatto che non sarebbe questo l’argomento essenziale per cambiar rotta; anzi, chi lo facesse o volesse dar ragione al sedevacantismo per queste ragioni, si dimostrerebbe incoerente nonché incapace di affrontare la questione con disposizioni teologiche.

Fatta questa premessa, entriamo nei contenuti espressi dalla Casa Generalizia per voce del suo Superiore; quei contenuti che, come dicevamo, lasciano abbastanza sgomenti.

Nel testo, oltre alla copiatura di alcuni passaggi presenti nella lettera della Commissione Ecclesia Dei rivolta alla Fraternità ed ai fedeli, possiamo trovare il seguente passaggio:

“La Fraternità San Pio X ringrazia profondamente il Santo Padre per la sua sollecitudine pastorale, così com’è espressa attraverso la lettera della Commissione Ecclesia Dei, al fine di togliere la «incertezza circa la validità del sacramento del matrimonio». Il Papa Francesco vuole chiaramente che, come per le confessioni, tutti i fedeli che desiderano sposarsi in presenza di un sacerdote della Fraternità San Pio X, possano farlo senza alcuna inquietudine riguardo alla validità del sacramento. C’è da augurarsi che tutti i Vescovi condividano la stessa sollecitudine pastorale”.

I ringraziamenti non erano mancati nemmeno in occasione del “giubileo della misericordia” quando Bergoglio, nella lettera indirizzata a Mons. Fisichella, concedeva a tutti i fedeli legati alla San Pio X di accostarsi al Sacramento della Confessione ricevendo validamente e lecitamente l’assoluzione.

Menzingen rispose [2] in data 1º settembre 2015 – ovvero lo stesso giorno in cui fu pubblicata la lettera. Eppure i contenuti parevano comunque un minimo diversi dagli ultimi del più recente comunicato:

“Nel ministero del sacramento della penitenza, essa [la Fraternità Sacerdotale San Pio X – ndrsi è sempre appoggiata, con assoluta certezza, sulla giurisdizione straordinaria che conferiscono le Normae generales del Codice di Diritto Canonico.”

La notevole differenza tra il Comunicato del 2015 e quello del 2017 si riscontra proprio in questo fatto, per cui si può rimanere totalmente senza parole rispetto alla gravità dell’omissione. Da Menzingen viene ribadito addirittura che Papa Francesco vuole far stare tranquilli tutti i fedeli legati alla Fraternità, cosicché possano sposarsi senza dubbi alcuni. Questo è quel che viene ribadito dai vertici dell’opera fondata da Mons. Lefebvre!

Nemmeno una parola di precisazione circa il fatto che, visto il clamoroso stato di necessità in cui ci si è venuti a trovare dopo il Concilio, i Matrimoni tutti venivano celebrati validamente, pur senza il permesso dell’Ordinario del luogo. Si ringrazia, si sottolinea ciò che Bergoglio ha voluto concedere, ma non si fa alcuna precisazione circa la validità con cui i sacerdoti della FSSPX hanno sempre raccolto i consensi degli sposi.

A dirla tutta il suddetto comunicato pare voglia dire questo, in parole povere: ringraziamo il Santo Padre per aver reso valido e lecito ciò che in effetti prima non sapevamo se fosse tale. Lo abbiamo detto, è vero, circa per quarant’anni, eppure meglio che sia arrivato il permesso del Papa, così ci togliamo qualche dubbio anche noi.

Sfido chiunque a non sentirsi in diritto di interpretare in questo modo. Però a questo punto giunge spontanea una domanda: ma questo stato di necessità, c’è o non c’è? C’era e adesso è finito? Si è interrotto sotto Bergoglio ma poi riprenderà? Ce lo siamo inventati? Reggeva poco come scusa?

Per rimuovere ogni dubbio è bene aver la pazienza di rileggere parte dell’omelia che Mons. Marcel Lefebvre pronunciò il 30 giugno 1988, ad Êcone, in occasione della consacrazione episcopale dei quattro Vescovi:

“Noi ci troviamo di fronte ad uno stato di necessità. Abbiamo fatto di tutto per provare che Roma comprendesse che bisognava ritornare a quest’attitudine del venerato Pio XII e di tutti i suoi predecessori. Abbiamo scritto, siamo andati a Roma, abbiamo parlato, abbiamo inviato delle lettere – Mons. De Castro Mayer e io stesso – diverse volte a Roma; abbiamo provato con questi colloqui, con questi mezzi, di giungere a far comprendere a Roma che a partire dal Concilio, questo aggiornamento, questo cambiamento che s’è prodotto nella Chiesa non è cattolico, non è conforme alla dottrina di sempre della Chiesa. Questo ecumenismo e tutti questi errori, questa collegialità, tutto questo è contrario alla Fede della Chiesa, è in procinto di distruggere la Chiesa. 

È per questo che siamo convinti che facendo oggi queste consacrazioni, noi obbediamo all’appello di questi papi e, di conseguenza, all’appello di Dio, perché esso ripresenta Nostro Signore Gesù Cristo nella Chiesa. 

E perché, Monsignore, avete bloccato questi colloqui che tuttavia sembravano avere un certo successo? Precisamente perché, mentre apponevo la mia firma sul protocollo, nello stesso minuto l’inviato del cardinale Ratzinger che mi portava questo protocollo da firmare, mi consegnava una lettera nella quale mi si diceva di chiedere perdono per gli errori che facevo. Se io sono nell’errore, se insegno degli errori, è chiaro che mi si deve riportare alla verità. Allo spirito di quelli che mi inviavano questo foglio da firmare perché riconoscessi i miei errori, cioè: 

«Se voi riconoscete i vostri errori, noi vi aiuteremo a ritornare nella verità». 

 E qual è questa verità se non la verità del Vaticano II? Se non la verità di questa Chiesa conciliare? È chiaro! Di conseguenza, è chiaro che per il Vaticano la sola verità che oggi esista è la verità conciliare, è lo spirito del concilio, è lo spirito d’Assisi. Ecco la verità di oggi. E questa noi non la vogliamo per niente al mondo, per niente al mondo! Ecco perché, constatando questa ferma volontà delle attuali autorità romane di ridurre a niente la Tradizione e di condurre tutti in questo spirito del Vaticano II e in questo spirito d’Assisi, noi abbiamo preferito ritirarci, evidentemente, e dire: Non possiamo, è impossibile. Non è possibile porci sotto un’autorità, poiché evidentemente ci saremmo posti sotto l’autorità del cardinale Ratzinger, Presidente di questa commissione romana che doveva dirigerci. Ci mettiamo in queste mani e, quindi, nelle mani di coloro che vogliono condurci allo spirito del concilio e allo spirito d’Assisi. 

Questo non è possibile.”

.

Non occorrono ulteriori parole, giacché tutto è stato detto nelle poche righe sopra riportate, a memoria di ciò che fu il più grande atto di Monsignore. Atto di amore verso la Chiesa, ovviamente.

Orbene, pare proprio che a distanza di quasi trent’anni da quelle consacrazioni, qualcuno si sia dimenticato di dire a Bergoglio che tutti i sacramenti conferiti dai sacerdoti della FSSPX sono validi in ragione ed in forza di questo gravissimo stato di necessità, da lui e dai suoi predecessori creato e peggiorato giorno dopo giorno.

A questo punto la questione diventa indifendibile anche da coloro i quali hanno sempre fatto di tutto per difenderla. Davanti a tali omissioni e a tale superficialità non si può che sventolare una triste bandiera bianca.
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[1] http://www.sanpiox.it/attualita/1956-comunicato-della-casa-generalizia-4-aprile-2017

[2] http://www.sanpiox.it/comunicati/1644-comunicato-della-casa-generalizia-1-settembre-2015

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11 commenti su “Brevi note sul Comunicato della Casa Generalizia della FSSPX, dopo le “concessioni” da Roma sulle celebrazione dei matrimoni – di Cristiano Lugli”

  1. “ferma volontà delle attuali autorità romane di ridurre a niente la Tradizione e di condurre tutti in questo spirito del Vaticano II e in questo spirito d’Assisi,” . parole sante, quelle del Fondatore, il santo mons. Léfèbvre (lui sì, sicuramente santo, su quelli canonizzati dai modernisti non scommetterei un centesimo !). Caro Mons. Fellay, non faccia il “fellone”, negando implicitamente che questa ferma volontà di Roma sussista ancor oggi, altrimenti condurrà al suicidio la FSSPX, ed è proprio quello che vogliono Bergoglio (papa?) e i suoi sicari. Se lei non resisterà, sicuramente perderà molti dei suoi, almeno io lo spero vivamente (e prego per questo) ed anche molti fedeli laici simpatizzanti (io per primo). Forse resteremo in 4 gatti ad opporci al Male che regna in Vaticano, in attesa che i modernisti vengano sconfitti e cacciati dalle sedi che occupano ingiustamente (cfr S. Aranasio) dal trionof del Cuore Immacolato di Maria SS.ma, ma bisogna che qualcuno resista, costi quel che costi. Amen

  2. Lei caro Lugli ha ragione, non è questo comunicato che rende vacante la sede, bensi l’eresia pubblica dell’impostore sudamericano.

    Se fino a ieri la Fraternità poteva tacere, adesso dovrebbe parlare e invece prima parlava e adesso tace. Siamo all’assurdo.

  3. Caro Lugli, non serve rammaricarsi. Nostro Signore sceglie sempre “gli scarti degli scarti” per stare nel mondo ed è da tempo evidente che la FSSPX non amava più la “solitudine” ma aveva a cuore il “successo” della sua azione. Gesù Cristo è incompatibile con chi ragiona così. Anzi . Ama l’opposto. Basti vedere la testimonianza dei preti perseguitati, l'”espulsione” di Mons. Williamson , il bavaglio a Sr Lucia nell’88, ect. Bene così invece per noi le dico, caro Lugli, perchè “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti”(San Luca 6,26).
    Giuseppe

  4. Quando si parla di Fraternità ricordiamoci sempre dei tanti buoni sacerdoti che non aspirano per nulla al successo (al massimo potrebbero sognare solo un po’ di riposo), ma corrono a destra e a manca per dare ai fedeli dispersi in diversi luoghi, i sacramenti e la dottrina. Nessuno che abbia compreso la crisi si è mai posto il problema se i sacramenti amministrati dalla FSSPX fossero validi. Dispiace constatare che si creano dubbi nei fedeli che prima non c’erano, ora veramente il dubbio è che all’interno della FSSPX ci sia qualcuno che non crede più allo stato di necessità, oggi peggiorato visibilmente. Cosa deve pensare ora un fedele, che tutte le confessioni fatte e i matrimoni non siano validi e che Bergoglio è il nostro salvatore? Fortunatamente abbiamo occhi per vedere, orecchie per udire ed intelligenza per dire che lo stato di necessità c’è e Mons Lefebvre aveva ragione, mentre purtroppo oggi la paglia si è fatta pesante e c’è chi omette e tace quando dovrebbe gridare dai tetti. Che Dio ci salvi dagli amici e dai nemici!

  5. Pare che ai vertici della Fraternità ci siamo messi a ragionare come Papa Bergoglio: “non parliamo più dei valori inviolabili, se ne già parlato tanto, lo sappiamo già che l’aborto è un male, che non ci si può divorziare etcc, parliamo d’altro, siamo misericordiosi e pastorali, la dottrina si conosce già, perchè parlarne ed essere petulanti? guardiamo a ciò che unisce e non a ciò che divide!”. Uguale mi pare questo insistente silenzio su ciò che ci divide dai modernisti, pare si pensi che i fedeli lo sanno già che siamo in uno stato di necessità e dunque non c’è bisogno di ribadire che fino ad ora i sacramenti sono stati dati comunque validamente, ma non è così, i fedeli fanno presto a dimenticarselo e basta mettere un dubbio da nulla, creato da semplici silenzi (non dichiarazioni, ma silenzi) e si può fare un disastro, si può far crolare certezze granitiche. Nelle cappelle della Fraternità arrivano sempre nuovi fedeli, pertanto non diamo per scontato che tutti siano preparati e forti, non bisogna smettere di essere chiari.

  6. E pensare…che mi ero quasi convinto che il mio matrimonio celebrato 32anni fa in pieno spirito conciliare assisiano non fosse del tutto valido ma fossero validi solo quelli celebrati dalla Fraternitá San PioX.

    Forse la Chiesa Cattolica rimarrà solo in Mons.Williamson????

    1. Per adesso sembra di sì, salvo qualche raro sacerdote dell’attuale Chiesa 2.0, non più “una cum” con l’usurpatore italoargentino del soglio petrino (vedasi don Minutella, don Pusceddu, il vice parroco di Montesilvano, ecc.). Preghiamo affinché sempre più sacerdoti si ribellino a Bergoglio, confluendo magari nell’Unione Sacerdotale Marcèl Léfèbve, assieme ai cd “resistenti” della FSSPX (vedasi ad ex don Petrucci) … e Dio salvi Mons. Williamson !

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