Care donne, avete in casa un maschio, bianco, eterosessuale, eccetera? Dategli un bacio

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Maschio, bianco, eterosessuale, creazionista, cattolico e per giunta armato. Cacciatore. Praticamente l’abisso dell’abiezione secondo i canoni della pseudocultura occidentale. Questo sono diventato. Non avessi combinato altro nella vita, ne andrei comunque fiero. Solo il fatto di sopravvivere, di esserci, è l’eterna sconfitta della povera ideologia di questi isterici funestati da disordine mentale. A rigor di logica, dovrebbero sopprimerci, temo, ma probabilmente non ne avranno gli attributi, per non parlare della logica.

Interessante questa abiezione. Una definizione dice “Stato di vergognosa degradazione”. Credo colga bene il disprezzo morale che ci investe, maschi, bianchi, creazionisti, cattolici e per giunta armati. Considerati, nella valutazione più benevola, potenzialmente stupratori seriali, femminicidi o giù di li. Degradati morali, sicuro. In realtà la definizione è una metonimia (azione per l’effetto), l’etimologia della parola indica essere gettati fuori (ab-iacere) dalla comunità, in discarica, una specie di geenna immanente, riservata ai maschi, bianchi eccetera, retrogradi e inquinatori del creato, pardon, della Madre Terra inclusiva, pacifista e pachamamista.

Meno male che mia nonna è passata all’altro mondo già da qualche anno, altrimenti avrebbe probabilmente dato fuoco alle polveri e aperto le ostilità. Le sue ultime parole, prima di guardare fuori dalla finestra per dire in dialetto “sto morendo”, furono un’intemerata sul prossimo castigo di Dio per la nostra condotta immorale, unitamente alla considerazione che noi, viziati rammolliti, non supereremo i disagi della fame e della guerra, come seppero fare loro da piccini.

L’abiezione è quello stato in cui certi teologi vorrebbero gettare la Chiesa di Cristo, trasformandola in una vacca zuccherosa buona alla bisogna, che consoli a rovescio: che, anziché parole di vita eterna, professi un deismo nichilista e materialista, un paradosso teologico di chiesa, nella quale ai missionari è proibito convertire, alle claustrali la clausura. Una chiesa misericordiosa che addolcisca la morte con l’eutanasia, benedica la sterilità nella vita sodomitica, falsifichi i dogmi, scimmiotti i sacramenti in un folle teatro antimetafisico, banalizzi il giudizio di Dio sottoponendolo alla maggioranza popolare non qualificata. Una chiesa libera da Dio in uno stato libero dalla chiesa. Non ce la faranno. Vorrebbero spingerci alla disperazione, ci teniamo la nostra fede.

Nessuno è costretto a partecipare a questo teatrino. Nessuno di quanti si alzeranno i piedi. Potremo essere falciati dal Diocleziano di turno. Ma non si arriverà fin lì. Per essere Diocleziano serve una certa dose di intelligenza. Per un certo periodo, alla mancanza di intelletto si può sopperire con la crudeltà, certo, col terrore, ma il diavolo aiuta i suoi adepti solo per venire a prenderseli presto.

Scenderemo nelle catacombe per celebrare la nostra Messa. Saremo nuovi giapponesi. Scenderemo nell’abiezione delle carceri. E allora? Diffidate da quello che si vede nei film, è tutta roba buona per l’immaginazione del pubblico, come dice Raymond Chandler: “Un buon carcere è uno dei luoghi più tranquilli del mondo”. Avremo tempo per pensare, sempre che si riesca a pensare qualcosa che non sia peggio del non pensare affatto.

Un’altra accezione dice dell’abiezione: “Nella pratica ascetica, atteggiamento di umiltà eroica per cui si rinuncia alla propria personalità o dignità, ricercando uno stato abituale di vita ritenuto spregevole dall’opinione comune”. Uno stato abituale di vita ritenuto spregevole. Ebbene sì, al netto della pratica ascetica, oggi essere maschi, bianchi, eterosessuali, creazionisti, cattolici, inquinatori seriali, armati, rischia di essere, in habitus, niente meno che un atteggiamento di umiltà eroica. Mica poco.

Ora, dato che avrei voluto parlar di caccia, ma ho parlato d’altro, mi rivolgo alle mamme, alle mogli, alle donne insomma. Guardatevi attorno con circospezione, state attente, potreste sempre accorgervi di avere un abietto in casa. Dategli un bacio.

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4 commenti su “Care donne, avete in casa un maschio, bianco, eterosessuale, eccetera? Dategli un bacio”

  1. Da ben oltre quarant’anni io ne ho uno in casa. Disarmato, però. E da abietta sua pari gli darò un bacio al di là dell’invito che qui si fa.
    Perché mi piace e ci tengo a questa “anormalità” di vita e ringrazio il Padreterno per aiutarci passo dopo passo a rimanere così.
    Fino a quando Lui vorrà.

  2. Grazie per questo bellissimo articolo ,oggi siamo i più odiati soprattutto per la nostra passione venatoria appena ha la possibilità parli di caccia troverà sicuramente le parole giuste per far conoscere chi veramente siamo ,certamente come in tutte le categorie abbiamo i nostri maleducati ma non siamo criminali,che immenso potere hanno i giornalisti possono distruggere gli onesti e innalzare i criminali ,non ascoltiamo più le parole del vangelo ma è sacro ciò che ci dicono i media che misera fine

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