Cari preti, ma cosa vi ha fatto di male Gesù Cristo?

Partire, lasciare tutto: per andare a Tenerife? No, per andare a Roma in bicicletta. È l’ultima trovata di un prete bergamasco per protestare contro le restrizioni covid del governo tecnocratico. Confesso che anche io un pensierino a Tenerife lo avevo fatto prima del parroco, ma di andarci in bicicletta nemmeno per sogno.

Il mio cellulare è preso d’assalto da qualche giorno a causa del video del sacerdote in tenuta sportiva, o da operatore ecologico, non si capisce, che si è inventato una protesta ciclistica o podistica, neanche questo è definitivo, contro le ingiustizie che si vengono perpetrando con la scusa del covid. Così, prima che sia partita la corsa è partita la polemica furibonda sui media, di cui poco mi frega, e sul mio telefono, cosa già più importante.

Quindi, questo mio breve pezzo è per rispondere a tutte le pie donne e le aspiranti perpetue che mi hanno scritto persino “sei un’anima persa” e mi chiedono come mi permetto di giudicare il loro amato parroco. Dunque: il sacerdote in questione, in linea di principio, dice cose giuste. Ma c’è un problema.

La Chiesa, e la chiesa di Bergamo nella fattispecie, ha chiuso le porte in faccia ai moribondi, mandando al Creatore centinaia di figlioli senza conforto spirituale né assoluzione. Si è rifiutata di amministrare i sacramenti e celebrare le Messe durante il lockdown in obbedienza al potere temporale di turno, neanche fossero stati a Mosul. E ora, qua e là, qualcuno si sveglia con trovate estemporanee per svegliare le pecorelle che prima ha narcotizzato. Direi anche no. Continuate a restare barricati in parrocchia come atei spaventati dal potere e dalla morte.

Non è il ruolo del prete fare le biciclettate di protesta, né green, né arcobaleno, né trasparenti. Assecondarlo significherebbe fare il suo male, incoraggiandolo nell’errore. Questo sacerdote, che magari sarà un sant’uomo, io non lo conosco, sta facendo una cosa dai contenuti anche condivisibili, ma sta sbagliando nella questione fondamentale: non è il suo compito. Il suo ruolo è quello di stare con il gregge affidatogli, battezzare, evangelizzare e celebrare Messe e funerali. Salvare anime. Esistono i laici per le battaglie del mondo. Se non ne ha formati negli anni del suo mandato, è solamente un demerito in più, e un motivo maggiore per starsene in parrocchia.

Cari sacerdoti, volete una buona volta ricominciare a parlare di Dio, occuparvi delle battaglie spirituali, della trascendenza, delle anime, della vita eterna? Io vorrei disperatamente chiedere, innanzitutto al clero di Bergamo, nella speranza non retorica che qualche consacrato mi risponda: ma cosa vi ha fatto di male Gesù Cristo?

Nella mia vita di cattolico praticante, di ex catechista, fra parrocchia e collegio, ho conosciuto decine di preti. Col senno del poi, dell’adulto che fa un bilancio, sono giunto a questa conclusione: la maggior parte sembrava avere personalità problematiche, esistenze non serene, qualcuno disturbi psicotici. Ho conosciuto missionari che non vogliono andare in missione perché, dicono “la missione è qui”: e allora perché ti sei fatto missionario? Ho conosciuto preti diocesani che a cinquant’anni hanno avuto il ghiribizzo improvviso di andare in missione perché “i veri cattolici sono in Africa e qui siamo tutti viziati”: ma il discernimento lo hai fatto dopo vent’anni di sacerdozio? Certamente, entrambe le scelte, in ordine all’oggetto e al bene, non sono condannabili, ma sono il metodo e il percorso a lasciare basiti riguardo alla serietà e alla qualità dei pastori cui affidiamo le cure del popolo di Dio.

Tralasciando le vicende patetiche del sacerdote che ha messo incinta la catechista in un paese vicino, dell’arciprete indagato, di quello che pare avere la fidanzata da una vita, lo sanno tutti e pazienza. Ma sorvoliamo, ciò che importa è che,a sessant’anni dal Concilio più bello del Mondo, o vi svegliate o sarete cancellati dalla faccia della terra. E poco ci manca.

Cari sacerdoti, abbandonate una buona volta tutte queste maledette “scoperte”, liturgiche e pastorali: non hanno fatto altro che allontanare il popolo, soffocare la fede nei più piccoli e ridicolizzare l’abito che dovreste portare e il vostro sacerdozio sacramentale. Tornate a Cristo! Fonte di acqua viva, via verità e vita. Le pseudoverità mondane, termine che usa il vostro cardinale di riferimento, che propinate ogni domenica a supplizio dei gonzi che ancora vi seguono sono parole morte, sono causa di morte spirituale, motivo di depressione per voi e per i vostri fedeli.

5 commenti su “Cari preti, ma cosa vi ha fatto di male Gesù Cristo?”

  1. Don Ettore Barbieri

    Caro Matteo Donadoni, viviamo in un mondo di pazzi, clero compreso. Fare le cose “normali” è troppo “facile”; bisogna inventarsi sempre qualcosa di nuovo per rompere le palle ai confratelli e ai fedeli. Ma non ne usciamo mica, senza un intervento dall’alto, che spazzi via la non-Chiesa che ha preso il posto della Chiesa.

  2. Antonio Spinola

    Mi pare evidente che abbiamo un problema oggi con ciò che è proprio di un prete.
    Scrive Gianfranco Brunelli su “il Regno” del 15 gennaio 2021 sotto il titolo “Chiesa e pandemia: l’opzione Sinodo”:
    “Dopo un primo tempo di smarrimento… Si è recuperata progressivamente la dimensione di vicinanza ai malati attraverso un certo sviluppo della ministerialità del popolo di Dio…”. Dunque, se capisco bene, la pandemia è diventata strategica per dare una certa direzione al “cammino sinodale” del popolo di Dio delle chiese locali.
    E qui rivolgo un’accorata preghiera alla redazione (e per suo tramite a Donadoni e a Gnocchi): diteci qualcosa di cattolico sul “popolo di Dio”…in cammino.
    Grazie

  3. Caro Matteo, mi congratulo con te per il brio che percorre tutto il tuo scritto, ma in particolare per aver posto l’attenzione su un problema davvero reale e preoccupante. Anche io condivido con te una lunga militanza in parrocchia e prima ancora in seminario per alcuni anni. Per cui ho alcuni amici preti che fanno i parroci. Proprio uno di questi ha celebrato messa con alcuni fedeli durante il primo lockdown: visita dei carabinieri e il giorno dopo la doccia fredda del vescovo.
    Ma che cosa ha trasformato in questi decenni dei ministri scelti da Dio, per lo più e ad essere generosi, in buoni burocrati, presi da mille impegni, da distrazioni, da turbe spirituali, … Mi parlerai di secolarismo, di modernismo, di laicismo …
    Ma secondo me una prima causa sta nella nuova messa di Paolo vi: in questo rito il prete non è più il ministro che agisce in persona Christi, ma il presidente della assemblea, perdendo così la ragione prima del suo essere sacerdote. Reputo poi molto negativo lo “stipendio” fine mese. Il loro non è un lavoro come gli altri, ma una missione. Dovrebbero vivere con le offerte dei fedeli!!! E poi che formazione hanno avuto in seminario? Ricordo che nel 1968 serpeggiava l’idea che una volta preti ci si poteva sposare… Che fallimenti ho visto! Credo però che il popolo cristiano, al posto di lamentarsi dei propri preti, dovrebbe pregare incessantemente per loro… Del resto sono un dono di Dio, che va chiesto e meritato.

  4. E proprio grazie per questo articolo, che condivido pienamente. Sono un sacerdote diocesano, non italiano e non in Italia, che peró cambiato dopo quasi 20 anni del suo ministero. Come lei dice nelarticolo sul sacerdote attorno al cinquanta, eccomi!, che immprovsamente vuole andare in Africa. Io non ho voluto andare in Africa, ma per grazia di Dio ho conosciuto la Tradizione e mi sono “convertito” alla liturgia “tradizionale”. Fino a quel punto un sacerdote che non ha mai causato nessun problema, anzi sempre ho fatto il meglio in quanto vice-parroco, parroco e perfine anche dgia di una grande parrocchia. Oltre questo docente della teologia dogmatica alla facolta teologica. Dopo la mia “immpovisa conversione” sono stato tolto progressivamente dall´insegnamento prima, dalla cura pastorale dopo. E dopo il funesto 16 luglio 2021 sono confinato nella mia cappella privata con la spada di Damocle sopra di me per le ragioni ovvie, in quanto non voglio rinuciare alla celebrazione esclusiva nel rito antico, e per me ormai unico veramente cattolico. E cosí, come posso amministrare i sacramenti? Come posso predicare la parola di Dio? Come posso annunciare il Nostro Signore Gesú Cristo e il suo Vangelo Eterno? Lo faccio, dalla mia cappella, credendo che tutto ha il suo senso e sopratutto valore negli occhi di Dio. Quindi le sue parole mi sono piaciute, ma anche nella parte che il ruolo del sacerdote é stare con la sua gente, amministrare i sacramnenti, … ho sentito la tristezza di non poterlo fare. Peró volendolo, eccome!

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