CARLA E LA MARCIA PER LA VITA – di Carla D’Agostino Ungaretti

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di Carla D’Agostino Ungaretti

 

mpv

 

La vostra amica Carla , cattolica “bambina”, pur essendo romana e vivendo a Roma, non ha potuto, con suo grande dispiacere, partecipare alla marcia per la vita del 13 maggio scorso. A volte certi inconvenienti, nel suo caso di carattere “artrosico”, hanno il sopravvento sulle intenzioni più sincere e le sue ginocchia, che da vari giorni facevano i capricci, si sono rifiutate di farle coprire a piedi il lungo percorso dal Colosseo a Castel S. Angelo.

Però la vostra amica non è rimasta indifferente: mentre era in corso la marcia ella partecipava alla S. Messa nella sua parrocchia e alla “Preghiera dei fedeli” ha invitato i suoi amici parrocchiani a pregare per il successo della manifestazione, il cui esito dovrebbe essere considerato importantissimo da tutti i cristiani e non solo dai cattolici “bambini”. Dalle moltissime fotografie ricevute in seguito da RISCOSSA CRISTIANA, ella ha potuto constatare che il Signore aveva ascoltato quell’umile preghiera.

Ma la vostra amica ha anche notato con dispiacere che i mass media non hanno dato molto risalto a questo evento, mentre invece in passato ci hanno ampiamente ragguagliato, e con dovizia di particolari, su altri eventi come le stupide marce del Gay Pride e soprattutto di quella tenutasi nel 2000, anno del Grande Giubileo, proprio a Roma e con grande battage pubblicitario per fare un dispetto al Papa. Questa volta molti movimenti erano assenti, molti parroci romani non hanno neppure fatto parola della marcia né, tanto meno, hanno invitato i loro parrocchiani a parteciparvi. Molti politici cattolici si sono defilati, alcuni hanno addirittura detto (chiaramente parlando a vanvera) che questo evento aveva carattere “nazista” (ma certi commentatori si rendono conto delle sciocchezze che dicono?), altri ancora (che pure si professano cattolici) hanno giudicato inopportuno questo evento. si domanda la vostra amica, <<è insensato, è inopportuno, è “nazista” gridare a gran voce che “il re è nudo” e cioè che l’aborto e l’eutanasia sono omicidi aggravati dalla premeditazione?>> Se sono tali, non è giusto chiedere l’abrogazione della legge che consente la soppressione del bambino non ancora nato e  opporsi con ogni mezzo democratico a che venga consentita l’eutanasia?  Non ce lo ha raccomandato Cristo di gridare dai tetti ciò che rappresenta la più profonda convinzione del nostro cuore?

Gli interrogativi che si affollano alla mente della vostra amica sono innumerevoli. Anzitutto vorrebbe capire perché tanti cattolici  sono rimasti indifferenti e l’unica risposta che le viene in mente è: perché hanno paura che professare apertamente idee contrarie al pensiero dominante nuoccia loro in qualche modo, per esempio screditandoli socialmente e allora le torna in mente l’atteggiamento del filosofo Vittorino di cui parla S. Agostino nelle Confessioni. Non dimentichiamo che la famigerata legge 194 fu firmata nel 1978 da un Capo dello Stato e controfirmata da un Presidente del Consiglio che si proclamavano cattolici. Ma non dimentichiamo neppure che in Belgio ci fu un Re profondamente cattolico (Baldovino I) che si autosospese per un certo tempo dalle sue funzioni di Capo dello Stato per non firmare la legge che autorizzava l’aborto. Probabilmente questo espediente fu una sorta di forzatura giuridica, perché la legge fu emanata ugualmente e il Re fu poi reintegrato nelle sue funzioni, ma intanto Baldovino aveva rischiato il trono dando una testimonianza forte della sua fede; quanti dei nostri politici ha mai fatto altrettanto? Quale di loro sarebbe stato capace, nel 1978, di mettere a repentaglio la propria carriera politica per un’analoga forte testimonianza? Forse De Gasperi e La Pira lo avrebbero fatto, ma erano altri tempi e gli italiani erano ancora cattolici “bambini”.

Ma forse c’è anche un’altra risposta all’indifferenza di tanti cattolici: i comportamenti (moralmente giusti o sbagliati che siano) una volta riconosciuti come legittimi dall’ordinamento giuridico creano nel popolo assuefazione, convinzione latente della loro legittimità e nessun cattolico si scandalizza più, come invece dovrebbe, alla notizia che una donna ha abortito volontariamente. Basti pensare a quante volte si è sentito, in certi talk show televisivi, qualcuno dichiarare candidamente: “si è deciso di non far nascere il bambino“, usando quella gentile perifrasi capace di presentare l’evento abortivo come accettabile o addirittura necessario al pari dell’estrazione di un dente cariato o dell’asportazione di un calcolo alla cistifellea.

Questo è, a giudizio della vostra amica, l’aspetto più doloroso del problema: il pericolo che i cattolici si abituino all’ineluttabilità della liceità dell’aborto e allora non basta l’opera di persuasione delle donne a non abortire, mai e in nessuna circostanza, neppure in caso di violenza carnale o di malattia del nascituro. Bisogna chiedere, e con forza, l’abrogazione della legge 194 perché la vita umana è il bene più prezioso. Evviva le marce, allora! Cento, mille, milioni di marce!

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