Carlotta Guareschi ci lasciato. È passata dalla vita alla Vita  –  di Giovanni  Lugaresi

di Giovanni Lugaresi

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zzzzcrlttAnche la terza pagina del “Corrierino delle famiglie” si è staccata, e leggera come una piuma ha raggiunto in Paradiso le altre due. Carlotta Guareschi non è più fra noi. Stroncata da un male incurabile che ne aveva attaccato la robusta tempra pochi mesi fa e che improvvisamente ha fatto precipitare la situazione, è mancata nell’ospedale di Fidenza domenica 25 ottobre poco prima delle 11: serenamente è passata dalla vita alla Vita…

Così, la famosa Pasionaria (impertinente, originale, indimenticabile personaggio del “Corrierino delle famiglie”, appunto), è andata a raggiungere Giovannino e Margherita (al secolo Ennia Pallini), gli amatissimi genitori protagonisti a loro volta di quelle cronache domestiche, e lasciando solo il fratello Albertino, pure amatissimo.

Carlotta era nata il 13 novembre 1943, quando il padre era già nei lager nazisti, internato militare (per avere mantenuto fede al giuramento fatto al “suo Re”) dopo l’8 Settembre. Già fra i reticolati di Polonia e di Germania, nelle pagine che scriveva per poi leggere nelle baracche e tenere alto il morale dei commilitoni, appare la “signorina Carlotta”, o “Carlottina”, descritta con accenti gioiosi, delicati, originali. Poi, rientrato dalla prigionia, Guareschi ebbe modo di ispirarsi a lei, ad Alberto e alla moglie per le sue cronache familiari, fra quotidianità e fantasia, fra umorismo e sentimento.

zzzzgrschfmglCarlotta, felicemente sposata con tre figli, e poi felicemente nonna più volte, è stata sempre legatissima alla memoria dei genitori e insieme al fratello Alberto aveva promosso iniziative per tenere viva l’opera paterna. La ristampa di libri, il realizzarne di nuovi con pagine mai raccolte in volume quando Giovannino era in vita, la costituzione del Club dei 23 in Roncole Verdi, la partecipazione generosa a incontri, convegni, organizzati in Italia e all’estero, ai quali veniva invitata, hanno scandito la sua vita: in nome e per amore del babbo.

Colpivano in lei, come nel fratello Alberto del resto, la semplicità, la cordialità nei rapporti umani, la serietà nella condotta di vita, l’affetto coltivato e manifestato sia per la famiglia, sia nei confronti degli amici, nonché la fede: una fede profonda, intimamente vissuta, come può testimoniare chi le è stato vicino, per anni, a incominciare dal marito Giovanni Annoni, dai figli Michele (Michelone), Elena, Camilla, e naturalmente da Albertino, a suo tempo “vittima” delle battute, se non degli scherzi di quella sorellina senza peli sulla lingua, spavalda e acuta, che al posto di io metteva me, come si legge nei dialoghi del “Corrierino”, ad ogni inizio di dialogo…

Ma una pagina particolarmente delicata, affettuosa, con tocchi di poesia, è quella che Giovannino scrisse nel lager di Beniaminowo nel 1944, pensando a quella bimba nata nella Bassa, lui lontanissimo, fra i reticolati, che immaginava così…

zzzzfglgrsch“Io penso al giorno in cui uscirò da casa mia conducendo un Albertino quasi nuovo per la mano e recando in braccio una nuovissima signorina.

Ci penso spesso, ma è un giorno distante milleduecento chilometri di mondo in guerra e mi par quasi impossibile arrivarci. E allora mi chiedo: ti vedrò signorina Carlotta? E se non potessi? Non importa, signorina Carlotta. Non importa perché – nonostante il mio vecchio professore di fisica abbia tentato di confondermi le idee – io conosco perfettamente la faccenda delle parole. Le parole nascono ma non muoiono. Non muore niente, a questo mondo. Le parole nascono, e poi essendo più leggere dell’aria, salgono in su e arrivano fino al punto in cui il cielo finisce e comincia l’eternità. E lì ristanno.  Come se si liberassero in una stanza cento palloncini: arrivati al soffitto si fermerebbero. Così le parole nel cielo. Lassù ci sono tutte le parole del mondo: dal grido minaccioso di Caino, all’ultimo discorso di Farinacci, dalla cantilena dello straccivendolo, al canto dell’innamorato. Verba volant. Le parole volano, non si volatizzano.

Questo è importante, signorina Carlotta: perché, se il buon Dio mi metterà le alucce sulle spalle prima che io ti veda, andrò a sedermi sulla stella che sta proprio sopra la tua casa e, mano a mano che saliranno al cielo le tue paroline corte corte come semibiscrome, io le coglierò al volo e le rinchiuderò tutte dentro un sacchetto di seta.

 E, ogni tanto, ne trarrò fuori un pizzico e le scuoterò come un mazzetto di campanellini e mi divertirò a sentirle tintinnare.

Così: do, re, mi, fa, sol, la, sì…”.

Ma ci fu anche una canzone per Carlotta scritta dal padre, e messa in musica dall’amico e compagno di sventura, pure lui internato militare italiano, Arturo Coppola.

Una dolce musica, musica dell’anima, della fede, e poi nelle parole sulla Signorina Carlotta che si leggono nel postumo “Ritorno alla base”; musica gioiosa e di speranza, nel grigiore del lager nazista, anno 1944, nelle note di Coppola.

Le ricordano i vecchi lettori di Guareschi – parole e musica – e noi con loro…

Signorina Carlotta, addio!

16 commenti su “Carlotta Guareschi ci lasciato. È passata dalla vita alla Vita  –  di Giovanni  Lugaresi”

  1. Accidenti quanta luce nelle parole del padre lontano alla “signorina” di un anno!

    E dice il vero: ogni parola rimane. Di ciascuna renderemo conto a Dio

  2. Quanto mi mancate tutti, signori Guareschi, come la mia famiglia raccolta nell’unica stanza riscaldata dalla stufa, della mia così povera ma cara casa.
    Un altro pezzo di me se ne è andato da un’altra parte.
    Ma sono così contento di sapere che un giorno rivedrò insieme a Carlotta anche il suo carissimo padre.
    Sarà uno spasso senza fine.

  3. Caro Giovannino,
    quella Carlotta che temevi di non conoscere quaggiù sulla terra e di cui immaginavi (se mai) di ascoltare le paroline seduto sopra una stella, eccola ancora con te: non in un abbraccio passeggero qui sulla terra, ma in un canto d’amore per l’eternità.

  4. Cesaremaria Glori

    Il padre le ha risparmiato il seguito di questi eventi degli ultimi giorni. Carlotta credeva nella famiglia come ci credeva suo padre e famiglia vuol dire matrimonio indissolubile e stretta coesione dei membri, nel bene e nella mala sorte.

  5. Che commozione. Da tanto volevo portare la mia famiglia a conoscere i luoghi ed i figli di Giovannino in quella “fettaccia di terra tra il fiume e il monte…dove il sole picchia martellate in testa alla gente” e dove ho avuto la fortuna di conoscere circa venti anni fa Albertino. Cominciai ad amare Guareschi sin da piccolo con i film di Don Camillo. In tanti anni di frequentazione -purtroppo solo metaforica- della famiglia Guareschi mi sono fatto una discreta biblioteca guareschiana e di essa ho fatto partecipe la mia famiglia. Ancora oggi, quando andiamo in vacanza, nello zaino non manca mai un libro di Giovannino da leggere la sera prima di addormentarsi, con i figli -ormai grandicelli- che, ad ogni fine storia, dicono “ancora un’altra”, specie dopo aver letto le vicende spassosissime della Pasionaria. “Papà leggine un’altra con la Pasionaria….”. Ci mancherai Pasionaria, “aggrappata alla scopa” con la caramella succhiata e l’orsacchiotto per il babbo che “ha paura a dormire solo”.

  6. “Da che lo conosco io non dorme mai solo, ma sempre con sua moglie. Quindi si vede che ha paura a dormire da solo, e adesso, svegliandosi e non trovandomi più, potrebbe spaventarsi”. Allora collocò sul cuscino vicino alla testa del padre, Pippo l’orsacchiotto e gli disse “Stagli attento tu”. Poi trasse dal taschino del pigiama una caramella e la mise tra l’orsacchiotto e il padre: “Se piange dagliela. Bada che non la mandi giù: caso mai battigli sulla schiena con la zampa”. Si allontanò, ma sulla porta ebbe un dubbio e, ritornata, tolse dalla carta colorata la caramella, la leccò un pochettino, la riavvolse e la rimise a posto. “E’ una caramella straordinaria” pensò. Arrivata in cucina, la bambina si aggrappò alla scopa e fece un po’ di pulizia…..”. Ritengo sia la pagina più bella, di tante bellissime, sulla Pasionaria. Che meraviglia, poi, quell’incipit sull’amore e la fedeltà coniugale tanto cari a Guareschi. Continueremo a leggerti nei libri e a sognare con te, cara Pasionaria. L’eterno riposo

  7. Conobbi la signorina Carlotta dalle pagine della mia antologia di scuola Media.
    Anni dopo conobbi il padre dalle mille pagine dei suoi meravigliosi libri.
    Infine ebbi l’onore di stringerle la mano a Roncole.
    Come mi mancherà….

  8. è volata in cielo una delle ultime Donne degne del nome italiano
    a Dio Signora Carlotta
    nella preghiera si ricordi di noi, abitanti nel deserto

  9. Mi mancherai,e molto, Pasionaria, ma rimarrà indelebile in me la t ha bontà e gentilezza. Grazie per l’amicizia che mi hai Donato e della quale sono grato ed onorato. Ciao Signorina Carlotta.

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