CATASTROFI NATURALI COME “PUNIZIONE DIVINA”? NON E’ UNA TESI PEREGRINA – di Giuseppe Brienza

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di Giuseppe Brienza (*)

 

Che le catastrofi naturali rappresentino anche un rimedio per ottenere un ridimensionamento della Ybris umana non è una “tesi” propria solo al cattolicesimo ma, per esempio, degli antichi  filosofi greci. Anche la ragione naturale, infatti, sa riconoscere “la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna” (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 324).

E’ quindi utile, da questo punto di vista, tornare sulla polemica relativa alla recente trasmissione del prof. Roberto de Mattei, vicepresidente del CNR, su Radio Maria, artatamente creata e subito chiusa velocemente dai media, colpevolmente compresi quelli cattolici (ad eccezione di Riscossa Cristiana e, fra i giornali diocesani, quasi in solitudine solo quello di Trieste, “Vita Nuova”, nel cui ultimo numero invece compare un ottimo editoriale sull’argomento scritto dal direttore, il prof. Stefano Fontana, cfr. http://www.vitanuovatrieste.it/).maremoto

Allora che dire? Innanzitutto occorre identificare la radice ideologica delle, non nuove, accuse: lo scientismo. Gli scientisti, non gli scienziati, che recentemente hanno dileggiato le affermazioni del prof. de Mattei, hanno dimostrato di ignorare la intelligenza metastorica presente non solo nella visione cristiana della vicenda umana, diretta SEMPRE (anche se a volte per vie a noi incomprensibili) dalla Provvidenza, ma anche nella visione scientifica non ideologica propria del prof.de Mattei come di molti altri studiosi, abituati come sono ad un materialismo “storico”, che li induce a vedere ed interpretare ogni evento umano e della natura materiale nel chiuso cerchio dell’esistenza inframondana. Invece, come ha lasciato scritto Giovanni Paolo II, nell’ultimo suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, firmato il 22 febbraio 2005, ma pubblicato dalla Sala Stampa della Santa Sede il 15 aprile 2005, Cristo, è “centro non solo della storia della Chiesa, ma anche della storia dell’umanità”. E’ è anche questa una ottica nella quale vedere le catastrofi: l’opportunità fornita agli uomini di essere “missionari”, cioè di riscoprire la solidarietà nell’apportare aiuti, materiali e spirituali, al suo prossimo.

Scriveva a questo proposito il prossimo Papa beato: “Nella nostra epoca la società umana -sembra avvolta da folte tenebre, mentre è scossa da drammatici eventi e sconvolta da catastrofici disastri naturali. Ma, come “nella notte in cui veniva tradito” (1 Cor 11,23), anche oggi Gesù “spezza il pane” (cfr Mt 26,26) per noi e nelle Celebrazioni eucaristiche offre Se stesso sotto il segno sacramentale del suo amore per tutti. Per questo… “l’Eucaristia non è solo espressione di comunione nella vita della Chiesa; essa è anche progetto di solidarietà per l’intera umanità” (Giovanni Paolo II, Messaggio cit., n. 2).

In questo senso, quindi, penso che l’errore dei vari commentatori è di ignorare totalmente l’eterogenesi dei fini cui il terremoto che ha colpito il Giappone conduce nell’opera quotidiana dei soccorritori e di coloro che, indirettamente colpiti, sanno offrire a Dio il dolore della perdita di loro cari o beni. Il riconoscimento della piccolezza dell’uomo che le catastrofi naturali spesso comportano, inoltre, presto o tardi, potrebbe condurre effetti benefici in termini di “conversione” di intere comunità o società che, soprattutto dal punto di vista politico, sono da tempo scristianizzate e stanno facendo molto del male soprattutto in termini di attentato alla vita umana innocente.


(*) Dottore di ricerca – università di Roma “La Sapienza”

 

5 aprile 2011

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