Catechismo. Un ottimo cattivo esempio

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Leggere per credere: insieme all’immancabile “cammino”, si propone, con una certa coerenza, un “percorso”, guidato da persone che hanno fatto, testuale, “una qualche esperienza di Cristo vivo”. Tra scempio della sintassi e confusione, si parla di insegnamento della Dottrina? Ovviamente no…

Redazione

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zzzzrlDalla sempre vivace città di Padova ci arriva il pieghevole (vedi in calce), distribuito alle famiglie di alcune parrocchie, con cui si invitano i genitori a iscrivere i figli al catechismo.

Leggere per credere. Nel fronte troviamo subito l’immancabile “cammino”. Questo popolo in cammino, che ci viene continuamente propinato, dove mai è diretto? Considerando che da anni sentiamo parlare di “cammino”, questi camminatori dovrebbero averne già fatta di strada e, di questo passo, essendo la Terra sferica, torneranno al punto di partenza. Glissons.

Comunque si invitano ragazzi e genitori a fare “un cammino con altri cristiani verso una nuova scoperta di Gesù”. Questo comporta che ci sia stata anche una “vecchia scoperta”, visto che se ne deve fare una nuova…

E con chi si farà questo cammino? Con “volontari e volontarie”, il che è bello e istruttivo, perché il linguaggio politicamente corretto obbliga a citare entrambi i sessi (pardon: generi!) e non ad affidarsi al più semplice e sbrigativo plurale maschile che si è sempre usato per indicare un “insieme”. Si sa che la neochiesa valorizza molto le donne e per ora, in attesa di diaconesse, sacerdotesse, vescovesse e papesse, accontentiamoci delle volontarie

Ma non vogliamo fare i pignoli, suvvia. Ci basta che questi “volontari e volontarie” conoscano la Dottrina e siano in grado di insegnarla ai ragazzi.

E qui viene il bello, perché questi ardimentosi hanno fatto “una qualche esperienza di Cristo vivo”. C’è scritto proprio così. Se qualcuno sa spiegare questa frase, promettiamo ricchi premi.

Forti di questa solida esperienza e cultura religiosa, che fanno? Insegnano? No, con “semplicità” (almeno c’è la garanzia che non sono complicati) “provano a ‘contagiare’ anche altri”.

Scopriamo così che la missione della Chiesa non è tanto “fare proseliti” (orrore; del resto dal Kommandantur ci hanno fatto sapere da tempo che il proselitismo è una solenne sciocchezza), bensì “raccontare di Cristo”. Una chiesa che non conosce più il latino, mostra di allontanarsi anche dall’italiano. E il fine di questo “raccontare di Cristo” è che le cavie, pardon, gli allievi, possano scegliere Cristo e “aderirvi liberamente e personalmente”. È confortante sapere che l’adesione deve essere fatta “personalmente” e non è prevista l’adesione a mezzo delega…

Se qui si parla di catechismo e non di un guazzabuglio difficilmente definibile, dovrebbe esserci almeno un rigo in cui compaia la frase “insegnamento della Dottrina cattolica”, o qualcosa del genere. Macché. Però, attenzione, come scritto sul modulo di iscrizione, non stiamo parlando di catechismo, bensì di “iniziazione cristiana”. “Iniziazione”. Fascinoso e vagamente esoterico.

Insomma, leggere per credere. Partendo da queste solide basi, da persone che hanno fatto “una qualche esperienza di Cristo vivo”, non è difficile immaginare ciò che seguirà.

Il tutto è firmato dal Parroco e dalla “Equipe”, un nuovo soggetto nella gerarchia ecclesiastica, che finora ci era sfuggito.

Pazzesco, direte voi. E avete ragione. Di sicuro è utile conoscere queste scellerataggini per capire la necessità di sottrarre i nostri ragazzi allo scempio e darsi da fare per impartir loro un vero insegnamento della Dottrina.

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zzzzctchsm1

zzzzchicca padovana

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20 commenti su “Catechismo. Un ottimo cattivo esempio”

  1. luciano pranzetti

    Aggiungiamo le periferie, gli ospedali campestri, i ponti, l’accoglienza. Una pomposa verbosità ecosostenibile con consumo di carta e di pennarelli. Ecco il neocatechismo di fronte al quale anche quello famigerato, che fu l’olandese, impallidisce di invidia.

  2. Irma T.Marzuoli

    Tragicamente esilarante, però vedo che mantengono ancora la dicitura “madre” e “padre”…in questa Chiesa, non è poco!

  3. La domanda sorge spontanea, anche se, politicamente s-corretta.
    Ma non sarà quel famoso “Il Cammino”, di un certo chitarrista?.

  4. Sono rimasti il padre e la madre che, come dice la signora Marzuoli, non mi sarei sinceramente aspettato, visto il resto del miserrimo testo. Per fortuna su questa terra siamo di passaggio, che pena per i figli e i nipoti che lasceremo. Speriamo che il Signore li sostenga.

  5. Piero Vassallo

    ritmare gli incontri, sembra un rovescio di bizzarra teologia su una canzonetta del compianto Alberto Sordi

  6. ero anch’io catechista: a forza di cammini, percorsi, contagi, sperimentazioni varie – che poi sono deviazioni, contaminazioni, veleni di mondo modaioli propinati senza reazione – ho abbandonato “parrocchia e burattini” vari. Altri mi hanno seguito. Ho ripreso da zero il catechismo di S.Pio X, ho letto l’Opera di Maria Valtorta grazie a cui non ho perso la fede, ho recuperato quanto possibile di Tradizione e di vite dei Santi (fino a S.Padre Pio) poi ho insegnato secondo i riti antichi ai miei figli, i quali – dopo le esperienze nefaste delle scuole “cattoliche” che obbligano a frequentare le pseudo-messe parrocchiali dove hanno rischiato di perdere la fede – ora mi ringraziano. Una figlia è ora catechista e insegna in famiglia ad altri bambini più piccoli, sogna una scuola parentale, unica strada per non essere contagiati/avvelenati dalla buona scuola del gender. Punto fisso non negoziabile: la S.Messa in rito romano antico, voluta, cercata e mai più abbandonata, a qualsiasi sacrificio. Con Dio si…

  7. Sono abbastanza vecchio per ricordare come era organizzato il catechismo alla fine degli anni ’40 e primi ’50 del secolo scorso. Si studiavano a memoria le risposte alle domande incluse nel libretto del catechismo (modellato su quello storico di Pio X). Naturalmente di quella formazione rimaneva poco o nulla. Non vedo che cosa ci sia di pericoloso nella dizione “iniziazione cristiana”. Parlare dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, battesimo, confermazione, comunione, fa parte del linguaggio della Chiesa, e rende meglio conto del fatto che la catechesi non è soltanto insegnamento scolastico, ma la via per diventare cristiani. Credo, anche per esperienza personale come catechista, che le forme di catechesi esperienziale, avviate in alcune parrocchie, che coinvolgono decisamente le famiglie, genitori e figli, con percorsi distinti ed esperienze comuni di tipo liturgico e caritativo, siano espressioni di fede viva, mirando a introdurre i ragazzi nella vita cristiana, che continua anche dopo la…

    1. chiedo scusa Sig. Mario, ma si vede che è moltissimo che non frequenta le “iniziazioni” e le compagnie di “iniziati” vari, io al solo ricordo mi sento male… lei dice che di quella formazione non rimaneva poco o nulla: meglio poco ma vero, meglio nulla (ma la memoria e l’anima conservano e ricordano eccome) ma senza danni, dove almeno lasciare terreno ancora vergine e fertile, non inquinato da dottrine false e ambiguità spacciate per cattoliche, dove poter ancora seminare.

      1. Gentile Sig. Emanuel, a me premeva solo mettere in evidenza che la catechesi è non solo apprendimento cognitivo (è anche questo), ma è soprattutto fin dai primordi della Chiesa una progressiva introduzione alla VITA cristiana. Non mettevo l’accento sull’espressione “Iniziazio
        ne cristiana”, entrata nel linguaggio della Chiesa nel IV-V secolo. Se non gradisce l’espressione “i sacramentei dell’iniziazione cristiana” (il titolo di un intero
        capitolo del Catechismo della Chiesa Cattolica) non importa. E’ in fondo la stessa idea antica di un “catecumenato”. Come catechista degli adulti in un percorso di catechesi esperienziale, in cui i ragazzi sono gradualmente introdotti alla vita cristiana, in questo senso, insieme ai loro genitori, mi permetto di sottolineare semplicemente la positività di questa esperienza. Metterei da parte la polemica, e vedrei con fiducia l’impegno positivo per l’evangelizzazione.

      2. Anch’io ho studiato in quegli anni e ricordo perfettamente le domande e le risposte del catechismo. Il coinvolgimento dei genitori nell’interminabile percorso che si usa oggi penso che è una lenta tortura. Esperienziale e iniziatico sono aggettivi alla moda, diciamo così, abbastanza ingenui nel contesto di cui si parla; male non fanno, se non altro fanno sentire i catechisti very cool. Scherzi a parte, mi risulta che della catechesi modernista per lo più non resta nulla, perché,come è noto, la maggioranza dopo la cresima abbandona la Chiesa. Chi ritorna alla pratica lo fa in età matura dopo le batoste della vita (quelle sì esperienziali) e sovente ricerca la liturgia latina, le buone letture, e magari questo blog.

  8. Mia figlia frequenta l’ultimo anno della scuola materna. Oggi ho avuto la malaugurata idea di chiederle che cosa le insegnano al catechismo; mi ha risposto che “giochiamo con la sabbia e le palline”. Allora le ho chiesto se almeno le avevano insegnato le preghiere: “No, non preghiamo mai”.

      1. Se mi chiede una data esatta, non gliela so dire; il Concordato lo prevede, ed infatti la bambina ricorda che anche negli anni precedenti vi era il catechismo. Io stesso ricordo che alla mia scuola materna (non pubblica, ma delle suore: metà anni ’70) vi era l’ora di religione. Ovviamente, in quella si insegnava Gesù.

  9. Forse “la qualche esperienza di Cristo vivo” fa riferimento ad “avevo fame….ero carcerato….” Vorrei sperare che faccia anche riferimento al Cristo vivo Eucaristico, al Quale ormai, a me pare, poche persone credono. Nella mia Parrocchia siamo solo in due ad inginocchiarci al momento della consacrazione, io che ho 76 anni e un giovane. Il Cristo vivo difronte al quale anche il sacerdote si inginocchia lo si vede il giovedì santo alla lavanda dei piedi. Quel sacerdote mi ha detto che sono un “fondamentalista” ! Maria, prega per noi.

  10. Sinceramente mi sembra che esageriate. Non si può ogni volta spaccare il capello in 4.
    La diocesi di Padova si è distinta per gli autogol, OK; però qui bisognerebbe vedere quali sono le attività svolte e le persone che le portano avanti; mi sembra almeno ingeneroso giudicare in base alla lettera che, francamente, non mi sembra nemmeno fuori posto.
    Perdonate la franchezza, ma ho l’impressione che talvolta si voglia criticare a tutti i costi.
    Buon lavoro.

  11. Non Metuens Verbum

    Donna Antonia de la Incarnacion, messicana, (quindi, latinoamericana di lingua spagnola !) , verso il primo Settecento, vedendo il termine di una lunga vita di eccezionale ed eroica pietà, “Chiese con lagrime e tenerezza di cuore che le leggessero tutto il CATECHISMO e la interrogassero sul contenuto per veder se avesse mancato a qualche principio di fede o dubitato di qualche misteroa cui la fede stessa obbliga a credere. Dopo… rese grazia alla Maestà Divina, poiché le sembrava di non avere mai mancato né dubitato, in tutta la sua vita, a ciò che la fede cattolica CI insegna”.
    Il Catechismo come regola della fede, e la fede come regola della vita: vale ancor oggi ? Con i catechismi di oggi, con le catechiste di oggi, con i bambini e ragazzi di oggi ? Con il cristianesimo “sudamericano” di oggi ? Mah. . .

  12. non si tratta di spaccare il capello in 4, ma di prendere spunto dalla lettura di questo testo pe fare giusti rilievi sulla catechesi di oggi. Comunque gli errori di sintassi sono delle aggravanti.

  13. Fra tanto orrore demoniaco dò la bella notizia che nella mia parrocchia (L’Aquila-Abruzzo) ha preso il via la messa domenicale serale in latino V.O. Sia lodato NSGC!

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