Cattive maestre: Cristina Simonelli e le teologhe italiane (seconda parte) – di Marco Manfredini

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Il contributo femminile al disorientamento teologico / II = = = = = = = =

di Marco Manfredini

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per leggere la prima parte, pubblicata ieri, clicca qui.

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Dove anche l’Amoris Laetitia, e viene da dire ‘per sbaglio’, chiama le cose con il loro nome, la fedeltà assoluta ai dettami del politicamente corretto fa dire alla Simonelli:

Per la verità quest’ultimo aspetto è nominato con l’espressione, veramente sgradevole, di “utero in affitto”, mentre nel resto del documento si evitano espressioni crude o descrizioni genitali. […]
Ma è meglio parlare di “gravidanza o gestazione per altri”, o di “maternità surrogata” (surrogacy), che sono espressioni più rispettose del coinvolgimento globale, che riguarda la persona in tutta la sua realtà e non solo una parte.

Sì, parliamo di “gestazione per altri”, così evitiamo di dare fastidio ai ricchi progressisti che sfruttano la povera gente per loro capriccio, tipo certi cantanti o politici famosi. Ma non pensate che la teologa sia a favore della “maternità surrogata”, come ci si potrebbe legittimamente aspettare dopo tutto questo popo’ di pensieri diversamente cattolici che ha esibito. No, quella, bontà sua, sarebbe meglio evitarla, perchè

con il massimo rispetto per gli affetti che sono in gioco e soprattutto per i piccoli nati e i loro genitori, penso ugualmente che la “gravidanza per altri” sia un colpo di coda del patriarcato […], perché […] si deve ricordare che l’ottanta per cento di coloro che vi ricorrono sono coppie eterosessuali.

Ecco quindi come anche l’unica posizione scovata nel saggio che non sia in aperto contrasto col magistero di sempre, venga raggiunta tramite una serie di passaggi totalmente fuorviante: coppia eterosessuale > patriarcato > sfruttamento della donna > utero in affitto.

Per fortuna ci avviamo verso la fine. In una pubblicazione dalla quale abbiamo imparato a non stupirci di nulla, rimarremo impassibili apprendendo che in un’omelia pronunciata da Papa Francesco a Cracovia durante la giornata mondiale della gioventù, si dice:

Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei paesi come delle barriere […].

Che pare quasi la traduzione letterale di:

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope some day you’ll join us
And the world will be as one
[…]
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people living life in peace, you
[…]
A brotherhood of man
Imagine all the people sharing all the world, you

Credo tutti abbiano agevolmente riconosciuto di qual testo si tratti e dove volesse andare a parare l’autore, perciò sarà il caso di non aggiungere altro.

*  *  *

Una cattiva maestra non può che avere a sua volta insegnanti quantomeno discutibili. Tra le fonti citate nel libro, utili per individuare i principali riferimenti della teologa, troviamo i seguenti, che elenco ove possibile con un breve biglietto da visita:

  • Amnesty International Italia.
    ONG paladina dei diritti, soprattutto quelli “nuovi” come aborto, prostituzione e omosessualismo.
  • Papa Francesco (Amoris Laetitia).
    “C’è chi ritiene che molti problemi attuali si siano verificati a partire dall’emancipazione femminile. Ma questo argomento non è valido, ‘è una falsità, non è vero. E’ una forma di maschilismo’”. Da notare la triplice negazione di un’affermazione evidentemente vera.
  • Francesco Remotti (Contro natura. Una lettera al Papa).
    L’antropologo nemico delle culture identitarie che afferma “il cristianesimo è una cultura particolarmente ricca di aspetti ‘contro-naturali’ (dalle pratiche di mortificazione del corpo al celibato dei preti e delle suore)”.
  • Michela Marzano (Mamma, papà e gender).
    Filosofa, saggista e politica. Sostenitrice della bontà degli studi sul gender e dell’innocuità di tali teorie; eletta alla Camera nel PD, ne esce in polemica perché nella legge sulle unioni civili non viene compresa esplicitamente la possibilità di adottare.
  • Luisa Muraro (Il Dio delle donne).
    Femminista “della seconda ondata”, si legge su Wikipedia che “Dal 1976 vive a Milano, coabita inizialmente con Daniela Pellegrini nella sua comune di donne”.
  • Erri De Luca (La faccia delle nuvole).
    Scrittore ex Lotta Continua, mai pentito. Da buon non credente, parla e scrive continuamente di religione, passando indifferentemente dal Manifesto ad Avvenire a La Repubblica. Non che ci sia gran differenza. Trascorre il tempo libero sabotando cantieri.
  • Alberto Melloni (Amore senza fine, amore senza fini. Appunti di storia su chiese, matrimoni e famiglie).
    Storico (leggermente di parte) del Concilio Vaticano II, titolare della Cattedra Unesco sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna. Ebbene sì, esiste anche questo tipo di cattedra, e ce l’ha lui.
  • Brogliato/Migliorini (L’amore omosessuale. Saggi di psicoanalisi, teologia e pastorale. In dialogo per una nuova sintesi).
    “Crediamo che la Chiesa sia pronta per un cambio di passo, ma si deve interrogare – noi ci abbiamo provato – sulle ragioni profonde e umane che spingono a un riconoscimento giuridico e sacramentale di tale amore; si tratta di chiedersi quali siano la forma e i presupposti teologici per vivere una vera fraternità con i fratelli omosessuali”
  • Schussler Fiorenza (In memoria di lei. Una ricostruzione femminista delle origini cristiane).
    Teologa, femminista e cattolica pure lei.
  • Green (Cristianesimo e violenza contro le donne).
    “Elizabeth E. Green propone un’analisi delle Scritture e della dottrina delle chiese per comprendere come e quanto il cristianesimo abbia contribuito all’affermarsi di tale cultura violenta per affrontare la questione nell’ottica di un radicale e concreto percorso di cambiamento che veda impegnate in prima linea – insieme a donne, uomini, famiglie e comunità – le stesse chiese”.
  • Chiara Saraceno (Coppie e famiglie. Non è questione di natura).
    “Non vi è nulla di meno naturale della famiglia. Famiglia e coppia sono tra le istituzioni sociali più oggetto di regolazione che ci siano. E’ la società che di volta in volta definisce quali dei rapporti di coppia e di generazione siano legittimi e riconosciuti come famiglia e quindi abbiano rilevanza sociale e giuridica”.
  • Vantini (Il respiro di Maria, aria di libertà per tutte?).
    Scrive che “Non c’è la Maria solo del sì, ma anche la Maria del sì/no” (sic) e poi che “interessa soprattutto far notare come questo [Il Magnificat] sia un canto sovversivo, perché in primo luogo è parola femminile che racconta la storia della salvezza e, soprattutto, è parola femminile politica che colloca questa storia nella concretezza del mondo”.
  • Nassim Nicholas Taleb ( Prosperare nel disordine).
    Citato autorevolmente in quanto “esperto di ‘scienze dell’incertezza’”. Proprio ciò di cui c’è bisogno di questi tempi, vero?
  • Taurino (Due papà, due mamme. Sfatare i pregiudizi).
    “Perché a livello sociale e culturale sembra persistere e resistere una visione di omogenitorialità come contesto disadattivo e deviante per la crescita dei bambini e delle bambine?” Mah, chissà perché.
  • Segoloni (Tutta colpa del Vangelo. Se i cristiani si scoprono femministi).
    Teologa, di lei scrivono: “Poiché troppi stereotipi inquinano la vita della Chiesa, l’autrice interroga il Vangelo sulle donne e indica alcune derive della tradizione cristiana, che spesso ha pensato la natura della donna come altra o inferiore a quella dell’uomo”.
  • Marc Augé (Per una antropologia della mobilità).
  • Rivista Concilium (La trasgressione delle frontiere. Inizio di nuove identità?)
  • Rita Torti (Mamma, perché Dio è maschio? Educazione e differenza di genere, e anche Una Chiesa ‘timida’ con le donne).
    Esperta e divulgatrice delle teorie gender in ambito ecclesiale, scrive “[…] a partire dagli anni ’70 del XX secolo, i gender studies (studi di genere) hanno riletto le acquisizioni consolidate fino a quel momento nei vari campi del sapere, aprendo inaspettate possibilità di comprensione del passato e di trasformazione del presente.”

Tra i punti di riferimento troviamo anche cantanti che nulla hanno a che vedere con il cristianesimo, tantomeno con la teologia cattolica:

  • Luciano Ligabue.
    Ricordiamo il di lui brano “Libera nos a malo” in cui veniva parodiata la preghiera del Padre Nostro, ai fini di giustificare il libero esercizio dell’amore carnale, finanche omosessuale.
  • Gianna Nannini.
    Dichiaratasi “polisessuale” (!?), orgogliosa di aver avuto “anche otto uomini contemporaneamente” e aver partorito, non si sa bene come, una figlia a 56 anni, rivendicando il diritto di fare quel cavolo che vuole (libera sintesi del suo pensiero, del resto non molto più articolato).
  • Lucio Dalla.
    Lasciamolo riposare in pace, visto che almeno non esibiva i suoi problemi in pubblico.
  • Infine, e non poteva mancare in questa squadra di pessimi docenti, Fabrizio de André, l’autore più presuntuosamente snob su cui l’armata di cantautori anticristiani ha potuto contare nell’ultimo secolo, almeno in Italia.

Ma nel libro si attingono allegramente frammenti di saggezza anche da siti web multicolori come:

  • https://gaycristiani.wordpress.com/appuntamenti/
    Sito del “gruppo di riflessione su fede e omosessualità di Milano” denominato “Il Guado”, che se riflettessero in base agli insegnamenti di Gesù e della sua Chiesa, per carità. Solo che criticano la legge Cirinnà perché “è ancora monca e incompiuta”, mancandovi la parte di doveri che occorre per equiparare il loro “matrimonio” a quello normale, credono che la “fantomatica teoria del gender” non sia altro “che l’ennesima invenzione lessicale dell’estremismo cattolico”, sostengono che “il rosa è il colore più bello del mondo”, e osteggiavano Benedetto XVI perché aveva “una visione parziale e distorta dell’omosessualità”.
  • nuovapropostaroma.it
    Sito di “donne e uomini omosessuali cristiani” che navigano “Verso una nuova Gerusalemme. Cristiani LGBT per una Chiesa che apre le porte e condivide le differenze”, facendo “percorsi esperienziali” che comprendono “incontri con profili di counseling”, mettendo “cristiani LGBT a confronto, offrendo “solidarietà all’UNAR” per le ultime scandalose vicende, incontrandosi con Don Franco Barbero per discettare di benedizioni alle coppie LGBT all’interno del network “Rainbow Catholics”, senza mancare di partecipare all’Europride 2011 come “cristiani LGBT”, organizzando convegni coi radicali, eccetera eccetera.
  • maschileplurale.it
    Si tratta nientemeno che della “Associazione Nazionale a servizio della Rete per il cambiamento dei modelli sessisti, misogini e patriarcali”. Nell’apposita sezione LGBTQ di queste pagine si legge che “Se i genitori sono due mamme si tratta allora di approfondire e accompagnare cambiamenti culturali importanti che riguardano la vita di ogni giorno, i nostri corpi, le relazioni, il rifiuto del dominio patriarcale, insomma la costruzione di un mondo nuovo”.

Qualcuno c’è rimasto male per l’inserimento in questo lungo elenco di “cattivi maestri” dell’esortazione papale? Me ne rammarico, ma di fatto la Simoncelli utilizza il documento di magistero, alla pari di tutte le altre fonti, per perseguire il suo obiettivo di discostarsi il più possibile dal magistero stesso, e nessuno ha mai fatto alcunché per impedirne questo utilizzo, anzi. Vogliamo continuare a dire che “lo interpreta male”? Suvvia.

La teologia del “poliedro” non aspettava altro, da un “magistero prismatico”, che un documento come l’A.L. quale piattaforma esposta per lanciarsi in ardite fughe verso l’accettazione delle perversioni più degradanti per la dignità dell’uomo e l’offesa di Dio.

Non pare vero ai teologi, e in questo caso alle teologhe moderne, di poter contare oggi su uno strumento così avanzato verso la conclusiva omologazione e annullamento della chiesa nel mondo, da loro tanto auspicata.

Ma il finale, grazie a Dio, non sarà questo.

* * *

Come se il dibattito sulla famiglia potesse permettersi ulteriori disgrazie, già dalla seconda di copertina si leggeva che

La presidente delle teologhe italiane entra nel dibattito sulla famiglia […].
Il dibattito è aperto, secondo Cristina Simonelli, che in queste pagine riprende e scardina gli argomenti più spinosi dei due sinodi sulla famiglia e le relative conclusioni dell’Esortazione Apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia.

Se si potesse parafrasare quanto sopra in modo più attinente alla realtà, dopo aver letto il libro, diremmo più scorrettamente ma a scanso di equivoci:

L’autrice riprende e scardina venti secoli di insegnamento cristiano sulla famiglia, facendo leva sulle volute ambiguità presenti nell’Amoris Laetitia, un documento che sembra un trampolino di lancio grazie al quale le più assurde pretese di modernizzare le immutabili leggi di Dio si possono lanciare verso nuovi, pericolosissimi traguardi dissolutori.

Quando ci si mettono d’impegno, solo le donne, grazie alla loro intelligenza, riescono a fare peggio degli uomini. Solo le teologhe potevano far rimpiangere i loro colleghi maschi.

Titolo e sottotitolo del libro e titolo dell’autrice non promettevano niente di buono.

Promessa mantenuta oltre ogni aspettativa.

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(fine – per leggere la prima parte clicca qui)

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7 commenti su “Cattive maestre: Cristina Simonelli e le teologhe italiane (seconda parte) – di Marco Manfredini”

  1. Maria Teresa

    Si figuri, caro Manfredini, che ho buttato vari libri nel bidone. Testi innocui (si fa per dire) come. ad esempio,il Candido di Voltaire.
    Di certo non andiamo dalle Paoline a colmare i vuoti della libreria. Meglio i 3 porcellini e cappuccetto rosso che siffatte pubblicazioni.
    Ha fatto molto bene a citare le fonti…… tra cui l’Amoris Laetitia (una enciclica o una delle novelle del Boccaccio?)
    Mentre questi “teologhi” delirano il mondo sta cadendo a pezzi.
    Che sfacelo!

    1. Attenzione Signora, che di Cappuccetto Rosso ormai sono più le versioni porno che circolano che quella tradizionale (non ne metto il link per non farla disgustare), ne hanno fatto anche un film: non è escluso che le “Paoline”, che sono molto attente ad essere “al corrente coi tempi”, ma anche altrove, siano queste che tengono nei loro scaffali.
      Non è una battuta, è un avvertimento serio.

  2. giorgio rapanelli

    Per i cattolici, a cominciare dal Papa, vale ciò che scrive sull’argomento San Paolo. A meno che i cattolici e il Papa stesso non si sentano superiori a San Paolo

  3. Evviva le claustrali nel silenzio operoso. Combattenti indomite della santità, solo scopo della nostra vita.
    Vergogna per chi pretende di fare un discorso su Dio, Uno e Trino, rimasticandosi le sue interiora.

  4. Ovviamente quella “teologa” non si pone neppure il problema più grave riguardante l’utero in affitto, ovvero che si tratta di una PRATICA OMICIDA (oltre 10 OMICIDI per ogni bambino fatto nascere) e che tutti coloro che la praticano commettono un peccato mostruoso e gravissimo.
    Io (e lo dico con MOLTO piacere ad una simile femminista) preferirei 1000 volte essere amico di uno stupratore, piuttosto che di chi ha FAVORITO o PRATICATO anche un solo aborto (chimico, chirurgico o con la barbara ed oscena pratica dell’utero in affitto, compresa la “madre” surrogata): entrambi hanno peccato in modo mortale ed entrambi, POVERINI, sono “persone ferite” che hanno tanto bisogno di misericordia (che verrà solo se ci sarà una Confessione sacramentale, un sincero pentimento e un sincero proponimento di cambiare vita) ma l’omicidio è molto più grave dello stupro (nel caso la “teologa” lo avesse dimenticato, esso è uno dei 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio…ma quella “teologa” sa che cos’è il peccato e quali sono le sue conseguenze? Sembra proprio di NO)!

  5. Marco Boggia

    Un tale condensato di nefandezze viene pubblicato da Piemme, dalla cattolica Piemme. La ciliegina sulla torta, casomai ve ne fosse bisogno. Grazie, Riscossa Cristiana: ci aiutate a non affogare in questo spaventoso liquame.

  6. Non penso ne verremo fuori tanto facilmente. La notte durerà a lungo: le forze oscure sono quantitativamente ingenti e godono di sostegni economici e politici ragguardevoli. Quel che più fa soffrire è la constatazione dell’odio che la Chiesa Cattolica coltiva -dall’interno- contro se stessa e che si manifesta con lo spregio per l’immenso tesoro affidatole dal Figlio per mandato del Padre, affinché lo custodisca e lo trasmetta, con Fede e fedeltà attraverso la storia. Il catarro dello storicismo dialettico-immanentista e dell’ermeneutica compiacente e ruffiana, ha talmente ridotto la capacità polmonare della gerarchia che questa non riesce più ad accogliere il respiro dell’Eterno entro il respiro del tempo. Soffriamo come chi ha Speranza; quanto ancora lo sa solo Dio.

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