I cattolici senza un quotidiano laico che li rappresenti – di Cesaremaria Glori

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Lunedì scorso ho acquistato il quotidiano “Il Giornale”, come faccio ogni mattina anche se, negli ultimi tempi, con un crescente distacco e senso di insoddisfazione per il contenuto sempre più scialbo e insoddisfacente assunto dal quotidiano. Dopo aver svogliatamente scorso i titoli, mi sono soffermato su di un articolo che trattava del falso problema dell’omofobia. L’autore non mi era noto e, probabilmente, deve essere un giovane giornalista oppure una nuova firma di quel quotidiano…

di Cesaremaria Glori

 .

grncrtstrcDopo avere letto le prime righe mi sono incuriosito per l’impostazione del tutto nuova verso l’argomento. Se in precedenza la linea del quotidiano era di trattare l’argomento omofobia con un certo riserbo e senza schierarsi apertamente per il pro o per il contro, questa volta l’articolista si esprimeva con un tono che rivelava non soltanto un aperto sostegno alla tesi politicamente corretta della legittimità del disegno di legge Scalfarotto, ma giungeva a criticare, con palese disprezzo, coloro che si battono contro questo progetto.

Già da tempo la linea del giornale si faceva notare per un lento ma progressivo scivolamento verso posizioni radicali in tema di morale sposando tesi che sono patrimonio della cultura di sinistra.  Ho voluto leggere l’articolo sino in fondo, nonostante la crescente irritazione e la delusione per dover constatare che, come cattolico, sono stato tradito da questo quotidiano. Cominciai ad acquistarlo e a sostenerlo sin dalla sua apertura con Indro Montanelli e poi con i successori. Come cattolico vedevo in quel quotidiano una voce in sintonia e, in ogni caso, conciliabile con le idee di fondo e con quei principi che sarebbero stati definiti non negoziabili da Benedetto XVI.

A dire il vero, in questi ultimi tempi, il prima direttore e poi firma di prestigio Vittorio Feltri, mente decisamente brillante e dotata di una logica stringente, aveva preso un atteggiamento sempre più sarcastico verso tutto ciò che riguardava la fede cattolica e, in genere, la metafisica. Il suo materialismo ammantato da  scetticismo di maniera e da una certa aria di superiorità intellettuale, quel suo ribadire, sin quasi ad essere patetico, la sua miscredenza, o meglio il suo ateismo  e il suo olimpico distacco da tutto ciò che sa di miracolo e di religioso, mi sembravano falsi come se dovesse far sapere a qualcuno che lui era affidabile e che sapeva svolgere il compito con abilità e maestria. Chi non crede non ha bisogno di ripeterlo e sbandierarlo continuamente. Se lo fa è perché non ne è convinto oppure perché deve farlo sapere a qualcuno cui deve il successo. Comunque questo patetico aspetto del pur bravo giornalista riguardava soltanto lui e poteva essere tollerato in un giornale che, sino a qualche anno fa, poteva essere considerato la sponda di quel cattolicesimo trascurato dalla gerarchia per il suo attaccamento alla tradizione e per la sua insofferenza a ritrovarsi nelle pagine di quotidiani che, pur dichiarandosi cattolici, sono troppo sbilanciati a sinistra e troppo poco convinti a sostenere con vigore quei principi non negoziabili sui cui ha tanto insistito Benedetto XVI.

In conclusione, giunto al termine dell’articolo, ho detto: Basta, questo giornale non fa più per me. La misura è colma e ho cestinato immediatamente quei fogli destinandoli al cassonetto della carta. Sono dispiaciuto per non poter più seguire le belle interviste di Lorenzetto o i sapidi commenti giornalieri di Paolo Granzotto o la rubrica “Santi del giorno” di Rino Cammilleri.  Il Giornale ha sposato la deriva morale di questo Occidente impazzito che sta suicidandosi. Non posso accettare di sostenere un giornale che sposa una campagna mediatica che equivale ad una scandalosa propaganda intesa a legittimare e a diffondere un vizio che grida vendetta al cospetto di Dio. Se “Il Giornale” vuole fare da stampella a questa scandalosa campagna lo farà senza di me e, spero e mi auguro, senza il sostegno di tanti cattolici che guardano con orrore a ciò che si sta consumando contro le nuove generazioni. Resteremo senza quotidiano nazionale ma si può vivere egualmente. Lo sostituiremo con i giornali locali per seguire le vicende a noi più vicine. Per i temi più importanti ci sono, fortunatamente, gli strumenti offertici dal progresso, cioè il Web. Ciò non deve però farci arrendere.

Se tutti i veri cattolici che si sentono orfani de “Il Giornale” scriveranno una lettera di protesta alla Direzione, lamentando la deriva radicaleggiante assunta dalla redazione, forse qualcosa potrà cambiare e tornare ad essere accettabile. Ma affinché ciò accada, la protesta deve poter contare su un numero elevato di firme.  E’ ben vero che ci sono altri quotidiani che, similmente a Il Giornale, sono stati considerati accettabili dai cattolici tutti d’un pezzo. E siamo tanti! Questi giornali ( “Il Giornale”, Libero, Il Tempo e pochi altri che non sto qui ad elencare) sanno che la perdita di un bacino di lettori ( ed elettori) come quello dei cattolici non di sinistra può costituire la loro condanna sul piano economico. Ma se non glielo facciamo comprendere continueranno nella deriva morale su cui si sono indirizzati e allora sarà troppo tardi. Le elezioni, forse, non sono lontane e certe avvisaglie farebbero correre ai ripari e ad abbandonare le avventure progressiste di certe persone e di certe redazioni.

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8 commenti su “I cattolici senza un quotidiano laico che li rappresenti – di Cesaremaria Glori”

  1. Antonino Allegretti

    Articolo ottimo ma con un neo, non viene citato il titolo dell’articolo de Il Giornale. Consiglio inoltre il webmaster a creare un form ove inserendo nome, cognome e indirizzo e-mail si possa inviare in automatico una protesta alla casella postale de Il Giornale.

  2. E’ il problema dei moderati: sono “progressisti” ma più lenti.
    Se i veri, duri e puri progressisti vogliono la distruzione della cultura cristiana occidentale “tutta e subito”, i moderati l’accettano ma a piccole dosi, lentamente. Il risultato finale è lo stesso, ma è il processo che è differente.
    A me Feltri non mi è mai piaciuto, nè umanamente nè come giornalista, e comunque non possiamo continuare a “sperare” che a difendere le “nostre” ragioni (cioè dei cattolici) sia chi non crede in niente…
    Del resto daccordo con tutto l’articolo e gli interventi dei lettori.

  3. Propongo che “Riscossa Crist9iana” avvii súbito una raccolta di firme di protesta per questo “corso” de IL GIORNALE da inviare alla Direzione del quotidiano in questione.
    Primo Siena, scrittore
    Santiago del Cile

  4. normanno Malaguti

    Purtroppo, non esistono neppure giornali cattolici che rappresentino sino in fondo la difesa della Chiesa, una, Santa, Cattolica, Apostolica.
    Si protestiamo con “il Giornale”, ma anche con le altre, poche, testate che si qualificano come cattoliche e sono altra cosa. Normanno

  5. Sono perfettamente d’accordo, dott. Glori. Facciamoglielo sapere a questi giornali che il politicamente corretto non fa per noi! E se non ci ascolteranno, non leggiamoli mai più. Teniamoci soltanto “IL Settimanale di P.Pio” e almeno la nostra anima ne troverà giovamento.

  6. Chiarastella Delle Foglie

    Fra gli ancora leggibili aggiungo anche “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, che pubblica anche gli articoli dei fantastici Gnocchi e Palmaro!

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