CHE COSA CREDERE DEGLI SCANDALI – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

Come dar credito alla notizia di un fattaccio per il quale si sono mossi poliziotti e pubblico ministero, ma di cui non siamo stati testimoni, né abbiamo le prove? Bisognerebbe aspettare il processo e la sentenza. Sempre che la giustizia riesca a fare chiarezza. Intanto, lo scandalo, soltanto prospettato pubblicamente produce già il danno d’una parte a vantaggio di un’altra, produce l’effetto desiderato da quest’ultima.

Dovremmo rassegnarci, restare scettici e indifferenti, senza approfondire?

giudiceAndandoci di mezzo interessi notevoli: un grande profitto per gli uni, un forte scapito per gli altri, entrambi in competizione, mettiamo politica, non basta nemmeno restare in dubbio, conviene sospettare: non di coloro su cui può ricadere l’incriminazione, ma dei loro avversari. Sicché il giudizio appare nientemeno che ribaltato.

Ragionevole chiedersi: questo putiferio a chi conviene? e prevedere che i senza scrupoli stiano attivi nei partiti, o presso quanti si occupano dei partiti più o meno nascostamente, e presumere che i primi si servano dei mezzi più ingegnosi e diabolici, all’insaputa di molti loro compagni.

Inutile parlare di dietrologia gratuita, di supposizioni mai accertate. Perché negare l’esistenza di un lato segreto, di disegni occultati, quando sono possibili, e molto probabili come mezzi efficaci alla portata di mani esperte e disoneste? Il corso, anche recente, della vita pubblica di vari paesi è disseminato di ricatti, assassini e altre ignobiltà delittuose almeno verosimili, alcune provate, nonostante si sia fatto di tutto per confondere le acque, insabbiare le indagini, vanificare i processi, alterare la storia.

La filmografia americana rappresentò corruzioni, violenze e ricatti (vedi Viale Flamingo 1949, Tempesta su Washington 1962 e altri) in vicende di comitati elettorali, elezioni di governatori e di presidenti, il cui lieto fine riparatore restava una mera possibilità.

In guerra ci sono spie e traditori. In pace, operano gli infiltrati della polizia e, per contro, vari uomini dello stato sono venduti, ricattati, minacciati di morte dalle società della malavita. Nel privato, gli artifici sofisticati messi in atto da singoli assassini, sono usciti dalle pagine dei libri gialli per comparire nella cronaca nera. La classe politica non è vagliata che da sé stessa, o da qualche benestare esterno poco chiaro, sfuggente alle responsabilità (lobby, poteri forti, sette); i suoi quadri, le sue fila si formano quasi spontaneamente, e sono permeabili ad agenti d’ogni sorta, servitori di gruppi svariati. Perciò sembra inevitabile che gli interessi partitici suscitino complotti. Affibbiare la taccia di complottismo, indossare gli occhiali rosa di chiaroveggenti, giova solo ai macchinatori.

Così ribadisco che si va oltre il sospetto, essendovi la probabilità; e che sia probabilità viene dal ragionamento, dalla logica. Nessun allievo di Machiavelli rinuncia alle peggiori diavolerie; nessuna garanzia, che i fanatici de Il principe vengano tenuti fuori dalla competizione.

Le ultime nuove di Margherita e Lega portano sulla scena i responsabili delle casse rispettive, i quali mettono in pessima luce i due movimenti e i loro capi.

Come accadeva per gli scandali previsti e gonfiati, per i provvedimenti giudiziari e le udienze processuali a carico di Berlusconi, singolarmente concomitanti e di svizzera puntualità ai suoi danni nei momenti cruciali della vita pubblica, del pari, adesso, le bordate scandalistiche sparate a disalberare i vascelli dei suddetti partiti e dirigenti.

Squillato l’avvertimento dell’esperienza, delle manovre multiple anti-berlusconiane, dei presunti altarini scoperti a questo o a quel ministro, a politici di rilievo, a uomini di grandi affari, suonata sveglia di una magistratura in agguato, appare strano che un leader si esponga all’evenienza d’essere scoperto con le mani nel barattolo della marmellata, e che, casomai, non si metta al riparo in prossimità delle elezioni, denunciando il sospettabile amministratore prima che prenda l’iniziativa il magistrato.

Certamente quel leader combinò pasticci e ne ha lasciato combinare or non è molto, ma c’è un limite alla sprovvedutezza. D’altronde, l’imprevidenza dà adito al raggiro subìto, alla subdola manovra passata liscia.

E ciò che vale per la Lega può valere per la Margherita. Inoltre, i più onesti hanno uno scheletro nell’armadio, sono ricattabili, non possono andare assolti dai loro trascorsi come si fa recando i peccati al confessionale.  Un tempo, nel mondo del potere credo vigesse una tal quale tacita convenzione per cui non ci si attaccava sul terreno delle corruzioni personali o delle proprie organizzazioni. Gli scandali di questo genere erano rari. Oggi la guerra ha preso l’aire dei colpi proibiti. Chi ha più filo fa più tela. Chi ha maggiori appoggi e forze per spuntarla ne approfitta, accettando la rappresaglia. Però si presenta un panorama desolante. E il controllo potrebbe essere sfuggito di mano a quelli che temono lo sprezzo, se non la rivolta, dei cittadini.


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