Chi era davvero Dom Helder Câmara?

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zzzdom-Helder(su ATFP) Si è parlato molto in questi giorni di Dom Helder Câmara, il cui processo di beatificazione è stato recentemente approvato dal Vaticano. Per l’italiano medio la figura di mons. Helder Pessoa Câmara (1909-1999), vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, e poi arcivescovo metropolita di Olinda-Recife, è pressoché sconosciuta.
Chi era Dom Helder?

Una propaganda ai limiti del ridicolo

Le uniche notizie su mons. Câmara che filtrano dalla stampa nostrana provengono da fucine propagandistiche tanto sbilanciate che non ho paura a definirle ai limiti del ridicolo.

Ricordo benissimo, per esempio, la reazione della stampa all’epoca della scomparsa di Dom Helder, nell’agosto 1999. I mass media italiani gareggiarono in panegirici, conferendogli titoli altisonanti come “Profeta dei poveri”, “Santo delle favelas”, “voce del Terzo Mondo”, “San Helder d’America” e via discorrendo. Fu una sorta di canonizzazione massmediatica (1).

Questa stessa macchina propagandistica sembra essersi riattivata a proposito dell’apertura del processo di beatificazione, firmato in Vaticano lo scorso 25 febbraio. Qualche informazione in merito non nuocerebbe affatto.

Militante filo-nazista

Forse pochi lo sanno, ma Helder Câmara iniziò la sua vita pubblica come militante nella destra filo-nazista.

Egli fu, infatti, gerarca della Ação Integralista Brasileira (AIB), il movimento filo-nazista fondato da Plinio Salgado. Nel 1934, l’allora padre Câmara entrò a far parte del Consiglio Supremo dell’AIB. Due anni dopo divenne segretario personale di Salgado, e quindi Segretario nazionale dell’AIB, prendendo parte da protagonista ai raduni e alle marce paramilitari che scimmiottavano quelle dei nazisti in Germania. Le sue convinzioni filo-naziste erano così profonde, che si era fatto ordinare sacerdote portando sotto la talare la divisa delle milizie integraliste, la famigerata “camicia verde”.

Nel 1946 l’arcivescovo di Rio di Janeiro volle farlo suo vescovo ausiliare ma la Santa Sede si rifiutò a causa della sua precedente militanza filo-nazista. La nomina arrivò solo sei anni dopo. Nel frattempo, Helder Câmara aveva maturato il suo passaggio dall’integralismo filo-nazista al progressismo filo-marxista.

Quando nel 1968 lo scrittore brasiliano Otto Engel scrisse una biografia di mons. Câmara, egli ricevette “ordini sommari” dalla Curia di Olinda-Recife che lo diffidava dal pubblicarla. L’arcivescovo non voleva far conoscere il suo passato filo-nazista…

Dalla JUC al PC. L’Azione Cattolica brasiliana

Nel 1947 padre Câmara fu nominato Assistente generale dell’Azione Cattolica brasiliana che, sotto il suo influsso, iniziò a scivolare verso sinistra fino ad abbracciare, in alcuni casi, il marxismo-leninismo. La migrazione fu particolarmente evidente nella JUC (Juventude Universitária Católica), alla quale Câmara era particolarmente vicino. Scrive Luiz Alberto Gomes de Souza, già segretario della JUC: “L’azione dei militanti della JUC (…) sfociava in un impegno che, a poco a poco, si è rivelato socialista” (2).

La rivoluzione comunista a Cuba (correva l’anno 1959) fu accolta dalla JUC con entusiasmo. Secondo Haroldo Lima e Aldo Arantes, dirigenti della JUC, “la recrudescenza delle lotte popolari e il trionfo della rivoluzione cubana nel 1959 aprirono la JUC all’idea di una rivoluzione brasiliana”. La deriva a sinistra fu molto agevolata dal coinvolgimento della JUC con l’UNE (União Nacional de Estudantes), vicina al Partito comunista. “Come risultato della sua militanza nel movimento studentesco – proseguono Lima e Arantes – la JUC fu obbligata a definire un’agenda politica più ampia per i cristiani di oggi. Fu così che, nel congresso del 1960, approvò un documento (…) in cui annunciava l’adesione al socialismo democratico e all’idea di una rivoluzione brasiliana” (3).

Durante il governo di sinistra del presidente João Goulart (1961-1964), prese forma all’interno della JUC una fazione radicale inizialmente chiamata O Grupão, il Grande Gruppo, poi trasformatasi in Ação Popular (AP) che, nel 1962, si definì socialista. Nel congresso del 1963, l’AP approvò i propri Statuti nei quali “si abbracciava il socialismo e si proponeva la socializzazione dei mezzi di produzione”. Statuti che contenevano, tra l’altro, un elogio alla rivoluzione sovietica e un riconoscimento dell’“importanza decisiva del marxismo nella teoria e nella prassi rivoluzionaria” (4).

La deriva, tuttavia, non si fermò lì. Nel congresso nazionale del 1968 Ação Popular si proclamò marxista-leninista, cambiando il nome in Ação Popular Marxista-Leninista (APML). Visto che niente più la separava dal Partito comunista, nel 1972 decise di sciogliersi e di incorporarsi al Partido Comunista do Brasil. Attraverso questa migrazione, molti militanti dell’Azione Cattolica finirono per partecipare alla lotta armata durante gli anni di piombo brasiliani.

Contro il parere di non pochi vescovi, mons. Helder Câmara fu uno dei più entusiasti e convinti difensori della migrazione a sinistra nella JUC (5).

Contro Paolo VI e altre stramberie

Nel 1968, mentre Papa Paolo VI si accingeva a pubblicare l’enciclica Humanae Vitae, mons. Helder Câmara si schierò apertamente contro il Pontefice, qualificando la sua dottrina sugli anticoncezionali “un errore destinato a torturare le spose e a turbare la pace di tanti focolari” (6).

In una poesia che fa davvero scalpore, l’arcivescovo di Olinda-Recife ironizzava pure sulle donne “vittime” della dottrina della Chiesa, costrette, secondo lui, a generare dei “mostriciattoli”: “Figli, figli, figli! Se è il coito che vuoi, devi procreare! Anche se tuo figlio ti nasce senza viscere, le gambette a stecchino, la testona a pallone, brutto da morire!”.

Helder Câmara difendeva anche il divorzio, approvando la posizione delle chiese ortodosse che “non precludono la possibilità di un nuovo matrimonio religioso a chi è stato abbandonato [dal coniuge]”. Interrogato se questo non avrebbe dato ragione ai laicisti, egli rispose: “Cosa importa che qualcuno canti vittoria, se ha ragione?”.

L’irrequieto arcivescovo chiedeva a gran voce anche l’ordinazione sacerdotale delle donne. Rivolgendosi a un gruppo di vescovi durante il Concilio Vaticano II, domandava con insistenza: “Ditemi, per favore, se trovate che ci sia qualche argomento effettivamente decisivo che impedisca alle donne l’acceso al sacerdozio, oppure si tratta di un pregiudizio maschile?”.

E che importa se il Concilio Vaticano II ha poi precluso questa possibilità. Secondo Câmara, “dobbiamo andare oltre i testi conciliari [la cui] interpretazione compete a noi”.

Ma i vagheggiamenti non finivano lì. In una conferenza tenuta di fronte ai Padri Conciliari nel 1965, egli affermava: “Credo che l’uomo creerà artificialmente la vita, arriverà alla risurrezione dei morti e (…) otterrà miracolosi risultati di rinvigorimento di pazienti maschi tramite l’innesto di ghiandole genitali di scimmia”.

Schierato con l’URSS, Cina e Cuba

Le prese di posizione concrete di Dom Helder in favore del comunismo (anche se a volte ne criticava l’ateismo) furono numerose e coerenti.

Per esempio, è rimasto tristemente notorio il suo intervento del 27 gennaio 1969 a New York, nel corso della VI Conferenza annuale del Programma Cattolico di Cooperazione interamericana. Intervento in tal modo schierato col comunismo internazionale, che gli valse l’epiteto di “Arcivescovo rosso”, appellativo indissolubilmente poi legato al suo nome.

Dopo aver duramente rimproverato agli USA la loro politica anti-sovietica, Dom Helder propose un drastico taglio delle forze armate statunitensi, mentre invece chiedeva all’URSS di mantenere le proprie capacità belliche per poter far fronte all’“imperialismo”. Conscio delle conseguenze di tale strategia, egli si difese a priori: “Non ditemi che tale approccio metterebbe il mondo nelle mani del comunismo!”.

Dall’attacco agli Stati Uniti, Helder Câmara passò a tessere il panegirico della Cina di Mao Tse-Tung, allora in piena “rivoluzione culturale”, che provocò milioni di morti. L’Arcivescovo Rosso chiese formalmente l’ammissione della Cina comunista all’ONU, con la conseguente espulsione di Taiwan. E finì il suo intervento con un appello in favore del dittatore cubano Fidel Castro, all’epoca impegnato a favorire sanguinose guerriglie in America Latina. Chiese anche che Cuba fosse riammessa nell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani), dalla quale era stata espulsa nel 1962.

Questo intervento, così sfacciatamente pro-comunista e anti-occidentale, fu denunciato dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel manifesto «L’Arcivescovo rosso apre le porte dell’America e del mondo al comunismo»: “Le dichiarazioni contenute nel discorso di Dom Helder tratteggiano una politica di resa incondizionata del mondo al comunismo. Siamo di fronte a una realtà sconvolgente: un vescovo di Santa Romana Chiesa impegna il prestigio derivante dalla sua dignità di successore degli Apostoli per demolire i bastioni della difesa militare e strategica del mondo libero di fronte al comunismo. Il comunismo, cioè il più radicale, implacabile, crudele e insidioso nemico che mai si sia scagliato contro la Chiesa e la civiltà cristiana” (7).

Un progetto di rivoluzione comunista per l’America Latina

Ma forse l’episodio che destò più stupore è stato il cosiddetto “affaire Comblin”.

Nel giugno 1968 trapelò alla stampa brasiliana un documento-bomba preparato sotto l’egida di mons. Helder Câmara dal sacerdote belga Joseph Comblin, professore presso l’Istituto Teologico (Seminario) di Recife. Il documento proponeva, senza veli, un piano eversivo per smantellare lo Stato e stabilire una “dittatura popolare” di matrice comunista. Eccone alcuni punti:

Contro la proprietà. Nel documento, Comblin difende una triplice riforma – agraria, urbana e aziendale – partendo dal presupposto che la proprietà privata e, quindi, il capitale siano intrinsecamente ingiusti. Qualsiasi uso privato del capitale dovrebbe essere vietato dalla legge.

Uguaglianza totale. L’obiettivo, afferma Comblin, è stabilire l’uguaglianza totale. Ogni gerarchia, sia nel campo politico-sociale sia in quello ecclesiastico, va quindi abolita.

Rivoluzione politico-sociale. In campo politico-sociale, questa rivoluzione ugualitaria propugna la distruzione dello Stato per mano di “gruppi di pressione” radicali i quali, una volta preso il potere, dovranno stabilire una ferrea “dittatura popolare” per imbavagliare la maggioranza, ritenuta “indolente”.

Rivoluzione nella Chiesa. Per consentire a questa minoranza radicale di governare senza intralci, il documento propone il virtuale annullamento dell’autorità dei vescovi, che sarebbero soggetti al potere di un organo composto solo da estremisti, una sorta di “Politburo” ecclesiastico.

Abolizione delle Forze Armate. Le Forze Armate vanno sciolte e le loro armi distribuite al popolo.

Censura di stampa, radio e TV. Finché il popolo non avrà raggiunto un accettabile livello di “coscienza rivoluzionaria”, la stampa, radio e TV vanno strettamente controllati. Le élite che non siano d’accordo devono abbandonare il Paese.

Tribunali popolari. Accusando il Potere Giudiziario di essere “corrotto dalla borghesia”, Comblin propone l’istituzione di “tribunali popolari straordinari” per applicare il rito sommario contro chiunque si opponga a questo vento rivoluzionario.

Violenza. Nel caso in cui non fosse stato possibile attuare questo piano eversivo con mezzi normali, il professore del seminario di Recife considerava legittimo il ricorso alle armi per stabilire, manu militari, il regime da lui teorizzato (8).

L’appoggio di Helder Câmara

Il “Documento Comblin” ebbe in Brasile l’effetto d’una bomba atomica. In mezzo all’accesa polemica che ne seguì, il padre Comblin non negò l’autenticità del documento, ma disse trattarsi “soltanto di una bozza” (sic!). Da parte sua, la Curia di Olinda-Recife ammise che esso proveniva sì dal seminario diocesano, precisando però che “non è un documento ufficiale” (ancora sic!).

Interpretando la legittima indignazione del popolo brasiliano, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira scrisse allora una lettera aperta a mons. Helder Câmara, pubblicata in 25 giornali. Leggiamo nella lettera: “Sono sicuro di interpretare il sentimento di milioni di brasiliani chiedendo a Sua Eccellenza che espella dall’Istituto Teologico di Recife e dall’Archidiocesi l’agitatore che approfitta del sacerdozio per pugnalare la Chiesa, e abusa dell’ospitalità brasiliana per predicare il comunismo, la dittatura e la violenza in Brasile”.

Helder Câmara rispose evasivamente: “Tutti hanno il diritto di dissentire. Io semplicemente sento tutte le opinioni”. Ma, allo stesso tempo, confermò padre Comblin nella carica di professore del Seminario, spalleggiandolo con la sua autorità episcopale. Alla fine, il governo brasiliano revocò il permesso di soggiorno del prete belga, che dovette quindi lasciare il Paese.

Teologia della liberazione

Mons. Helder Câmara è anche ricordato come uno dei paladini della cosiddetta “Teologia della liberazione”, condannata dal Vaticano nel 1984.

Due dichiarazioni sintetizzano questa teologia. La prima, del connazionale di Dom Helder, Leonardo Boff:“Ciò che proponiamo è marxismo, materialismo storico, nella teologia” (9). La seconda, del peruviano Gustavo Gutiérrez, padre fondatore della corrente: “Ciò che intendiamo qui per teologia della liberazione è il coinvolgimento nel processo politico rivoluzionario” (10). Gutiérrez ci spiega anche il senso di tale coinvolgimento: “Solo andando oltre una società divisa in classi. (…) Solo eliminando la proprietà privata della ricchezza creata dal lavoro umano, saremo in grado di porre le basi per una società più giusta. È per questo che gli sforzi per proiettare una nuova società in America Latina si stanno orientando sempre di più verso il socialismo” (11).

Proprio a questo tema è stato dedicato un libro recentemente pubblicato in Italia dalla Cantagalli«Teologia della liberazione: un salvagente di piombo per i poveri» (12).

Amico dei poveri e della libertà?

Ma forse la più grande frottola su Helder Câmara è quella di presentarlo come amico dei poveri e difensore della libertà.

Il titolo di difensore della libertà si addice molto male a uno che ha inneggiato ad alcune delle dittature più sanguinarie che hanno costellato il secolo XX, prima il nazismo, e poi il comunismo in tutte le sue varianti: sovietica, cubana, cinese…

Soprattutto, però, il titolo di amico dei poveri non si addice proprio a uno che sosteneva regimi che hanno causato una povertà così spaventosa da essere stati qualificati dall’allora cardinale Joseph Ratzinger “vergogna del nostro tempo” (13).

Un’analisi attenta dell’America Latina — paese per paese — mostra chiaramente che, laddove sono state applicate le politiche proposte da Dom Helder il risultato è stato un notevole aumento della povertà e del malcontento popolare. Laddove, invece, sono state applicate le politiche opposte, il risultato è stato un generale incremento del benessere.

Un esempio per tutti: la riforma agraria, della quale Dom Helder fu il principale promotore e che, invece, si è dimostrata “il peggiore fallimento della politica pubblica nel nostro Paese”, nelle parole non sospette di Francisco Graziano Neto, presidente dell’INCRA (Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária), cioè il dicastero preposto per implementare la riforma agraria (14).

Il lettore interessato ad approfondire il tema, con tanto di dati statistici rilevanti, può fare riferimento al libro sopra menzionato (15).

Aveva ragione Indro Montanelli quando diceva: “La sinistra ama tanto i poveri che ogni volta va al potere ne aumenta il numero”.

 .

Note

  1. Cfr. Julio LOREDO,L’altro volto di Dom Helder, “Tradizione Famiglia Proprietà”, novembre 1999, pp. 4-5.
  2. Luiz Alberto GOMES DE SOUZA,A JUC. Os estudantes católicos e a política, Editora Vozes, Petrópolis 1984, p. 156.
  3. Haroldo LIMA e Aldo ARANTES,História da Ação Popular. Da JUC ao PC do B, Editora Alfa-Omega, São Paulo 1984, p. 27-28.
  4. Ibid., p. 37.
  5. Si veda, per esempio, Scott MAINWARING,The Catholic Church and Politics in Brazil, 1916-1985, Stanford University Press, 1986, p. 71.
  6. Cfr. Helder PESSOA CÂMARA,Obras Completas, Editora Universitária, Instituto Dom Helder Câmara, Recife, 2004. Cfr. Massimo INTROVIGNE,Una battaglia nella notte, Sugarco Edizioni, Milano 2008.
  7. Plinio CORRÊA DE OLIVEIRA,O Arcebispo vermelho abre as portas da América e do mundo para o comunismo, “Catolicismo” Nº 218, febbraio 1969. È interessante confrontare – per rilevarne le numerose somiglianze – il discorso di Dom Helder con quello tenuto da Ernesto “Che” Guevara all’ONU il 12 dicembre 1964.
  8. Si veda Plinio CORRÊA DE OLIVEIRA,TFP pede medidas contra padre subversivo, “Catolicismo”, Nº 211, luglio 1968.
  9. Leonardo BOFF,Marxismo na Teologia, in “Jornal do Brasil”, 6 aprile 1980.
  10. Gustavo GUTIÉRREZ,Praxis de libertação e fé cristã, Appendice a Id.,Teologia da libertação, Editora Vozes, Petrópolis 1975, p. 267, p. 268.
  11. Gustavo GUTIÉRREZ,Liberation Praxis and Christian Faith, in Lay Ministry Handbook, Diocese of Brownsville, Texas 1984, p. 22.
  12. Julio LOREDO,Teologia della liberazione: un salvagente di piombo per i poveri, Cantagalli, Siena 2014.
  13. SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE,Istruzione Libertatis Nuntius, XI, 10.
  14. Francisco GRAZIANO NETO,Reforma Agraria de qualidade, in “O Estado de S. Paulo”, 17 aprile 2012.
  15. Julio LOREDO,Teologia della liberazione: un salvagente di piombo per i poveri, pp. 315-338. Il libro può essere richiesto online ainfo@atfp.it

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fonte: Corrispondenza Romana   

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12 commenti su “Chi era davvero Dom Helder Câmara?”

  1. Inutile commentare questo blasfemo “Vescovo”; c’è da chiedersi, piuttosto, perchè rimase al suo posto nonostante la sua evidente acattolicità: quanti papi hanno preferito il quieto vivere al loro DOVERE?
    Ciò che è più comico pensare è che gli pseudocattolici conservatori, se Bergoglio dovesse dichiararlo Santo, considereranno VERAMENTE Santo quel cialtrone travestito da vescovo!
    Non credo che sia neppure lecito considerarlo vescovo: Gesù ha distinto bene i LUPI dai PASTORI!

    1. Me lo chiedo anch’io, caro Diego: come può essere accaduto che questo
      Vescovo sia rimasto sempre nella sua carica?
      Leonardo Boff fu scomunicato, se non sbaglio.
      Però una cosa addirittura incredibile è che sia stato promosso il processo
      di beatificazione!!!!
      Ma non c’è nessuno che si voglia opporre?

  2. Massimo Scalfati

    In passato ho mosso critiche asprissime alla Chiesa latino-americana per le sue posizioni filo-marxiste. In un mondo diviso in due blocchi USA e URSS, quest’ultima ci pareva l’impero del male. E per molti aspetti lo era davvero (si pensi all’ateismo di Stato). Ma oggi in un mondo globalizzato secondo il modello unico del capitalismo angloamericano (finanziario soprattutto) che sta sfruttando i popoli ed impoverendo il ceto medio europeo, mi domando: sbagliavano i preti latino-americani a contrastare quel sistema economico-politico-sociale? Forse avevano ragione. Sbagliavano, invece, a vedere nel marxismo l’alternativa possibile. Il rimedio era eguale al male che si voleva combattere. Sarebbe stato necessario, invece, cercare una “terza via”, comunitaria e solidale, ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa ed a quelle esperienze politiche europee dell’anteguerra (il corporativismo, ad esempio) o al Peronismo argentino. D’altronde Camara, proveniva da una concezione corporativista, ostile al…

  3. Chi delinea questo quadro di mons. Camara è il sito “pliniano”, cioè realizzato da seguaci del prof. Correa de Oliveira, “Tradizione, Famiglia e Proprietà”.
    Hanno scritto qualcosa di male? Si tratta di un semplice resoconto di fatti della vita di questo Vescovo.
    Ripeto ciò che dicevo sotto l’articolo sul card. Burke: non vedo proprio di cosa si possa accusare il “dottor Plinio”, né i suoi continuatori, ai quali invece dobbiamo molto.

    P.S. Non sapevo nulla del programma per la Rivoluzione cattocomunista del teologo Comblin. Teologo belga (card. Suenens, il teologo domenicano Schillebeeckx), in azione nel 1968 (….), nel Brasile allora completamente cattolico, e scarsamente influenzato dalla Massoneria, a differenza dell’ Argentina, del Messico, dell’ Ecuador…

  4. Maria Teresa

    Lei ha giustamente puntualizzato e sintetizzato in poche righe parte del disastro ideologico che ha contribuito a rovinare (paese per paese, come è vero) l’America Latina. Io non vorrei porre l’accento tanto sulla base filosofica e politica del soggetto in questione, forse perché ho dovuto studiare dette teorie e la storia di questi paesi anche fino alla nausea. Mi preme, invece, sottolineare un aspetto nascosto tra le righe. Un proverbio napoletano recita che l’inferno è pieno di tonache nere (leggasi cattivi preti). Ora ciò che è scandaloso è il volere beatificare certi personaggi, che (non spetta a me il giudizio, ovviamente) in altri tempi sarebbero stati scomunicati: Alcuni in buona fede non conoscono la storia di questo “santo a furor di popolo” e/o non colgono la contraddizione delle sue teorie con il magistero della chiesa, altri, invece, sanno benissimo che tipo di “beato” (“beato” che Il sommo vate avrebbe collocato nella prima cantica) deve essere proposto oggi agli ingenui e…

  5. Maria Teresa

    (segue) e faciloni fedeli. Qui siamo in piena deriva e in grande malafede.
    Grazie per questo articolo e speriamo apra gli occhi a qualcuno di questi fedeli….

    1. A mio parere i fedeli sono ben poco ingenui, e riconoscono la voce del Pastore da quella del mercenario.
      Il solo vero “Santo a furor di popolo” dei nostri anni è San Pio da Pietrelcina (famoso, fra l’altro, per aver mandato a quel paese molti che cercavano la sua assoluzione senza cercare di fare la volontà di Dio).

      Oggi siamo all’acme della dittatura clericale, nel senso della casta delle “Guide della Rivoluzione”. Come tutte le “Guide delle Terre Promesse”, sanno loro ciò che il popolo (pueblo, povo) desidera – o meglio, NON desidera ma DOVREBBE desiderare

  6. giorgio rapanelli

    Quando ero da quella parte apprezzavo Helder Camara… Per noi comunisti servivano fiori all’occhiello, tanto per dimostrare apertura mentale e senso democratico. Poi, però, questi fiorellini, o si adeguavano, oppure una volta raggiunto l’obiettivo, venivano messi a tacere. Vedi Filippo d’Orleans, detto “égalité”, ghigliottinato. Che Camara sia passato dal nazismo al marxismo è comprensibile: oggi alcuni miei conoscenti nazifascisti hanno riscoperto Marx e lo studiano. Ciò che è strano è che non sia stato scomunicato immediatamente. Oggi stiamo parlando della chiesa dei poveri, che la Chiesa dovrebbe privarsi delle ricchezze, eccetera. Una sciocchezza: con quali soldi si sosterrebbero le missioni? con quali soldi si aiuterebbero le chiese cristiane in medio oriente? e la solidarietà locale? Con ciò che i fedeli danno? Suvvia, non facciamo ridere… Sto meditando da tempo sulla politica della Chiesa nei secoli, sulle terre avute o conquistate, sulla ricchezza, sugli eserciti… Se fossimo rimasti…

  7. Ciò che m’inquieta – e non poco – è venire a sapere che la Santa Sede abbia consentito l’apertura del processo canonico per la beatificazione di un così squallido personaggio.
    Anni fa lessi (mi pare su un notiziario dell’associazione “Una Voce”) d’una messa – in realtà si trattò d’una parodia della messa o meglio ancora d’una cerimonia sacrilega cui i celebranti vollero dar nome di messa – celebrata da Camara con altri vescovi latino americani, non ricordo i nomi ma inquietanti al pari di lui, in cui si esibirono ballerini e ballerine e tutti seminudi – i.e. a torso nudo! – e, peggio ancora, furono invocate le deità del paganesimo precolombiano e di quelle superstizioni afro-americane tipo woodoo (credo che si scriva così) ed altre diavolerie …
    E ora un personaggio così ce lo vorrebbero proporre come esempio da seguire e farci credere che sia in Paradiso, al cospetto dell’Onnipotente e dell’Immacolata, ad intercedere per noi? Ma le Autorità romane dove voglion portarci? A non credere più a…

    1. L’intera “Teologia della Liberazione” (che comprende anche l’idea che gli Amerindi stavano benissimo con i culti pagani, e in particolare con il sottostante panteismo) è in fase di galoppante riesumazione da parte delle “Autorità Romane”. In realtà, da parte di quella suprema Autorità Romana che dovrebbe agire per Cristo e per il Suo Corpo Mistico.

      L’impostazione è “Riprendiamo il filo interrotto” (qualcosa di analogo alla famosa “rivoluzione italiana incompiuta” del 1945, dopo quella del 1920-’21, quella del 1870, quella del 1848, ecc.). L’esatto opposto dell’impostazione di San Giovanni Paolo II e del card. Ratzinger: “Interrompiamo il filo ereticale della Teologia della Liberazione, perché il Sudamerica possa conoscere Cristo e non i demagoghi gnostici”

    2. Caro Lotario, sembra proprio che le Autorità romane voglian portarci all’INFERNO (Sinodo, omelie, interviste, ecc.) e scelgono gli esempi adatti…se imiteremo Dom Helder Câmara all’Inferno ci finiremo di sicuro!
      Io spero per lui che si sia pentito all’ultimo…me se ce lo propongono come santo è la sua vita e le sue idee che ci propongono da imitare!
      E già mi immagino gli strilli dei conservatori…”se il Papa lo canonizza, voi siete VINCOLATI ad accettarlo come Santo!”…lo accettino LORO come “santo”, se si sono fatti così acefali da non saper più distinguere la realtà!

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