Chi parla troppo sbaglia molto. Soprattutto in chiesa

Riandando con la memoria al clima che si respirava nella Berlino degli anni ‘20 György Lukács, fine intellettuale, ebreo ungherese, ricordava: “Una parte considerevole della migliore intellighenzia tedesca ha preso alloggio presso il ‘Grand Hotel Abisso’, un bell’hotel fornito di ogni comfort, sull’orlo dell’abisso, del nulla, dell’insensato. E la visione giornaliera dell’abisso, tra produzione artistica e pasti goduti negli agi, può solo accrescere la gioia procurata da questo raffinato comfort”.

Di lì a pochi anni, il 20 gennaio 1942, per iniziativa di Göring, Reinhard Heydrich, definito il giovane dio della morte, braccio destro di Himmler, fu incaricato di convocare e coordinare una conferenza tenuta nei pressi di Berlino a Wannsee tra alti ufficiali e altri esponenti di regime per affrontare e risolvere in modo definitivo la selezione naturale degli ebrei, giustificata dall’inferiorità della razza che imponeva la necessità di individuare una soluzione finale.

I presenti firmarono, anche se qualcuno, pare, obtorto collo.

Era un copione tragico, orribile, già intuibile nel 1914. Recensendo il saggio storico molto accurato di Christopher Clark, I sonnambuli: come l’Europa arrivò alla grande guerra, Roma; Bari: GLF editori Laterza, 2013, Federico Rampini e Barbara Spinelli su ‘La Repubblica’ si esprimevano in questi termini: “Re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali: chi aveva le leve del potere era come un sonnambulo, apparentemente vigile ma non in grado di vedere, tormentato dagli incubi ma cieco di fronte alla realtà dell’orrore che stava per portare nel mondo… I (governi) sonnambuli scivolarono nella guerra presentendo il cataclisma, simulando allarmi, ma senza far nulla per scongiurarla”.

Queste tristi meditazioni vengono alla mente leggendo l’Instrumentum Laboris pubblicato dalla Segreteria del Sinodo dei Vescovi e che servirà da base per la discussione nella prossima Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica.

Persone autorevoli hanno in diversi momenti e sedi indicato i punti negativi dell’Instrumentum Laboris.

Ed è una grazia che non si deve sottacere in un mondo (ecclesiastico e non) dove la grande maggioranza rimane asserragliata e nascosta tra i discepoli di Giuseppe di Arimatea. Gli errori evedienziati rappresentano una possibile fonte di eresie e apostasia e, per lo più, da angolature e competenze diverse sono descritti, ciascuno nel proprio ordine, in modo analitico e netto e non si può che ringraziare (e molto!) chi ha avuto un tale coraggio evangelico, ma, non è possibile nascondere una dimensione che a ben guardare potrebbe risultare tragica nella scelta metodologica della linea difensiva.

Tragica innanzitutto perché oggi non ci troviamo di fronte a problematiche di finezza teologica analoghe a quelle che ad esempio presentò, ma poi ritrattò, il papa Giovanni XXII (ϯ 1334) in merito al giudizio delle anime subito dopo la morte; qui siamo di fronte alla (probabilmente voluta assenza) di un minimum che che rispetti almeno i fondamenti elementari del catechismo (perchè di questo si tratta): quello che un cristiano illetterato di un tempo aveva come dotazione genetica.

Non illudiamoci, non cerchiamo consolazioni a buon mercato ricorrendo a profezie; la partita, umanamente parlando, è persa.

Il problema con cui ci dobbiamo confrontare è la questione dell’autorità, del suo uso, ma, soprattutto, del suo fondamento. In termini spirituali si potrebbe dire: chi è al centro della Creazione?

Il nervo più scoperto è venuto alla luce negli ultimi 150 anni. Dopo la definizione del dogma dell’infallibilità (1870), per bisogno di rassicurazione, per consolazione o anche per tornaconto abbiamo schiacciato la Chiesa sulla figura del papa; oggi il sistema sta morendo per asfissia. 

Prima che in Dio, abbiamo posto la fede negli uomini. I papi, come tutti, hanno fragilità e questo, anche a motivo delle contingenze storiche in cui si è dibattuto il cattolicesimo dopo il Concilio Vaticano I, si è colto con chiarezza. Tra coloro che hanno avuto autorità nella Chiesa insieme ad azioni lodevoli, alcuni hanno commesso errori fatali contro il corpo della Chiesa, fino ad arrivare alla situazione attuale in cui il depositum fidei è manipolato come una proprietà personale. Aveva ben ragione Giovanni XXIII (ϯ 1963) quando sosteneva che occorresse far entrare aria fresca, peccato però che abbia aperto, forse per orgoglio, le finestre sbagliate e ora siamo, tutti, ammalati assai gravemente.
Alla fede coraggiosa di un Dante che senza timore aveva il coraggio di scaraventare i papi all’inferno per indicarne il comportamento indegno abbiamo contrapposto un sussiego (comodo) nei confronti dell’autorità costituita.

È stato detto, giustamente, che l’Instrumentum Laboris è portatore di mantra; uno di questi è l’espressione: luogo teologico. Se proprio la disperazione è così tanta che non riuscendo più a trovare Dio abbiamo necessità di rassicurarci trovando un ‘luogo teologico’, non è necessario andare fino in Amazzonia, viaggio che a partire dai presupposti si presenta fin d’ora con contorni assai sinistri.

Sarebbe sufficiente riandare a Roma il giorno dopo la conclusione della Giornata Mondiale della Gioventù dell’anno 2000: quello è un luogo teologico!

E, poiché è vicino, s’inquina anche meno. Nel day after gli addetti alla pulizia trovarono croci abbandonate e una significativa distesa di preservativi, simbolo simpatico, ma efficace della patologia dell’anima del cattolico curato con i principi del Vaticano II.

Ciò che era disseminato lì era il risultato del riduzionismo della fede, della golosità spirituale del tutto e subito, del vuoto, del ’santo subito’. Non prendiamocela con nessuno, guardiamo a noi stessi e alla nostra incapacità di affrontare la notte della fede a mani nude invece di ricorrere agli idoli.

La città di Dio è assediata e sta bruciando, come Gerusalemme nel 70 d.C., ma, meno fortunati di quegli ebrei, noi non abbiamo un nemico identificabile di fronte a noi. Il nostro nemico è la cecità spirituale riguardo all’impostura religiosa che rode la nostra anima. Pur stando sempre di fronte gli uni agli altri, come ha voluto la nuova liturgia, non riusciamo più a riconoscerci perché, lentamente, abbiamo voltato le spalle a Dio. La nuova messa ombelicale scaturita nel post concilio rappresenta con estrema efficacia il monumento al nostro essere incentrati sulla sensibilità (carnalità avrebbe detto san Paolo).

Stiamo danzando sull’orlo dell’abisso! Questa pericolosità attrae i nostri sensi, ma non è il cammino cristiano; insegnava san Giovanni della Croce (Notte Oscura, cap. 11,4) “La porta angusta è questa notte del senso del quale, per entrarvi, l’anima si spoglia e si denuda, stringendosi strettamente alla fede che nulla ha a che vedere con i sensi, per poi camminare attraverso lo stretto cammino, che è l’altra notte dello spirito, in cui l’anima entra in un secondo tempo per andare a Dio in pura fede, la quale è il mezzo con cui essa s’unisce a Dio. Essendo questo secondo cammino strettissimo, buio e terribile (da non esserci possibilità di confronto fra la notte del senso e l’oscurità e le pene di quella dello spirito), molti di meno ancora sono coloro che lo percorrono.”

Si evidenzia un ulteriore strumento mortifico quando si tenta di mettere in guardia dagli errori dell’Instrumentum Laboris con il ricorso, come principio di autorità, a quella modalità di documentazione ecclesiastica che, in larga parte, ha contribuito a determinare proprio quegli errori.

Nel Medioevo il proliferare delle ‘bolle papali’ rese la Chiesa un mercato, ma con il senno di poi sono ben da rimpiangere quei tempi in cui i papi, tutti, nonostante il governo dello Stato della Chiesa e di ogni sorta di benefici e le tentazioni del potere, mantennero un atteggiamento di sacra riverenza e difesa verso il depositum fidei loro affidato che sempre fu considerato, a differenza di oggi, come un bene non disponibile. Ciò ha conservato la fede e ha preservato la Chiesa dagli errori.

L’inflazione dei documenti nasce nel 1800 quando l’attacco alla Chiesa iniziò ad essere feroce e si ritenne di dover rispondere con gli stessi strumenti con cui si veniva attaccati. Il comprime lingua: che comporta penitenza, silenzio, preghiera e meditazione sono stati ben presto dimenticati a favore della piazza mediatica; la situazione è nettamente peggiorata dalla fine dell’800 ed è diventata tragica con Giovanni Paolo II sotto il cui pontificato la ‘gerarchia delle fonti’ dei documenti ecclesiastici è del tutto uscita fuori controllo a causa di un autentico fiume di parole che ha invaso la Chiesa.

Oggi, però, se abbiamo dato un valore (fuori luogo) ad ogni virgola espressa dai papi recenti, perché ci dovremmo rifiutare di darla all’attuale papa? Perché sarebbe contro la Tradizione? E chi lo dice? Prima sedes a nemine iudicatur! (recita il canone 1404 del Codice di Diritto Canonico 1983).

Appare ambivalente, e infine pericoloso, il tentativo di controbattere gli errori dell’Instrumentum Laboris attraverso l’autorità del catechismo della chiesa cattolica. Alla luce delle ultime vicissitudini di quel testo (e sembra solo l’inizio) qualche dubbio in merito in merito al suo valore effettivo è tollerabile… Abbiamo visto recentemente che con un colpo di penna l’odierno pastore supremo ha cambiato una determinazione carica di secoli. Si è del tutto capovolto il senso antico e tradizionale dell’intervento papale che non ‘iniziava un processo’, ma ne sanzionava, dopo attento esame, una conclusione frutto dell’intervento di Dio nella fede della Chiesa (e questo fatto è iniziato assai prima del 2013).

Diventa anche una delicata questione di coscienza, forse amara e dolorosa per molti, toccare questo argomento; facciamo due esempi:

  1. 22° assioma del Dictatus Papæ (s. Gregorio VII, 1075): “Che la Chiesa Romana non ha mai errato; né, secondo la testimonianza delle Scritture, mai errerà per l’eternità”.
  2. Catechismo maggiore di Pio X che molti, a buon diritto, considerano sicuro e degno di fede:

“art. 197. Può errare il Papa nell’ammaestrare la Chiesa?

Il Papa non può errare, ossia è infallibile nelle definizioni che riguardano la fede e i costumi.

198. Per qual motivo il Papa è infallibile?

Il Papa è infallibile per la promessa di Gesù Cristo e per la continua assistenza dello Spirito Santo.

199. Quando è che il Papa è infallibile?

Il Papa è infallibile allora soltanto che nella sua qualità di Pastore e Maestro di tutti i cristiani, in virtù della suprema sua apostolica autorità, definisce una dottrina intorno alla fede o ai costumi da tenersi da tutta la Chiesa.”

È sotto gli occhi di tutti che, oggi, le cose non stanno in questi termini. Si può disquisire che i vari documenti e pronunciamenti dell’attuale papa non hanno la precisione formale richiesta dalle definizioni dogmatiche e appaiono contrari alla Tradizione e quindi…

È un argomento debole; neppure quelli dei predecessori a cui si sta ricorrendo li possedevano in pienezza.

O meglio: tutta la vicenda pone in evidenza che la Chiesa ha senso che parli, e poco, e solo per definizioni dogmatiche, il resto può cadere facilmente sotto l’opera del demonio.

La realtà con cui ci stiamo scontrando ci rimanda a un nodo cruciale che non può essere risolto contrapponendo documenti papali ad altri documenti papali. Si è eroso il senso dell’autorità che, via via, è diventato un uso arbitrario del potere (nella Chiesa) e non più servizio umile (servus servorum Dei) all’unico potere, quello di Dio, e infatti attraverso i tanti discorsi, pronunciamenti, interviste nasce il dubbio se il bisogno di tanto parlare non nasconda l’incapacità, la paura, la cecità, o, quale convitato di pietra, il vuoto, rispetto all’unica e semplice parola necessaria che ci si aspetta: “Rispose Simon Pietro: ”Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). 

È stato un fatto evidente fin dai documenti applicativi del concilio vaticano II. Il cancro conciliarista della pastoralità, cioè l’illusione dell’efficacia pastorale dell’operazione di ridurre Dio alle esigenze umane, invece di spingere l’uomo ad innalzarsi a Dio ha minimizzato la presenza della fede nel cuore dei fedeli e tenta oggi, da ultimo con questo sinodo, di intaccare i baluardi residui della presenza del divino nell’uomo.

Se vale un documento di Montini, Wojtyła, vale anche quello di Bergoglio e, se siamo sconcertati, qui , probabilmente, bisognerebbe avere il coraggio della domanda vera: ci troviamo nell’epoca di un papa ‘non-papa’? Allora, però, occorre avere il coraggio di dirlo, oppure gli articoli sul ruolo del papa nella chiesa, sopra citati dal catechismo di Pio X, che riprendono gli insegnamenti del Concilio Vaticano I e fin su nei secoli a Gregorio VII, sono errati, ma se lo sono (essendo nati in un contesto formale sicuro e privo di ambiguità), potrebbero esserlo anche altre verità di fede (espresse con gli stessi criteri), perché una mela, se è marcia in un punto, non è più sana.

La posta in gioco oggi è molto elevata e tocca il cuore della Fede. E’ in pericolo il Mistero della fede che ha fondato la speranza dei cristiani per 2000 anni: Morte, Risurrezione e Ascensione al cielo di Gesù Cristo, da mistero escatologico di salvezza dell’anima sta per essere trasformato nel passato di un’illusione!

San Benedetto nel cap. 2,2 della Regola scrive a proposito dell’abate: Christi enim agere vices in monasterio creditur (si crede che in monastero [l’abate] tenga il posto di Cristo); è un versetto celebre, già vivo nella Tradizione e che ha segnato la spiritualità dell’Occidente latino.

Dalla rivoluzione francese in poi abbiamo visto quello che l’uomo è capace di fare a se stesso e agli altri, questo ci ha fatto perdere, probabilmente in modo definitivo, la possibilità di affidarci gli uni agli altri come figli a padri, ci ha fatto estinguere quasi interamente la possibilità di essere capax Dei.

Siamo più soli perché ognuno di noi deve vegliare affinchè l’ultimo guizzo di fede rimasta nella lucerna non venga spazzato via, proprio dal vento che giunge dall’interno della chiesa.

È l’ora delle tenebre permesse da Dio perché nuovamente il corpo mistico di Suo Figlio è attentato?

Ricordiamo però: non avresti potere alcuno sopra di me, se non ti fosse stato dato dall’alto (Gv 19,11). Il Mistero che noi, ormai incentrati e sostenuti dalla spiritualità dell’I-Phone, non siamo più in grado di cogliere, continua ad interpellarci: è già un gran traguardo se aequam servamus mentem.

Siamo spettatori e partecipi di uno show infernale di cui il prossimo sinodo non è altro che l’ultimo cartellone esposto. Cosa possiamo fare dunque?

Quella parte della chiesa che in questi ultimi anni ha raggiunto il potere per asservire la Chiesa al mondo assumendone l’atteggiamento mentale radical chic non ha scrupolo per nulla (e per nessuno, neppure per i migranti! Ultima tragica ferita a un continente tanto massacrato).

In questa chiesa non si può che vivere come apolidi; come pensare di poter diventare ‘quel tipo’ di cristiano che ci vorrebbero indurre ad essere?

Possiamo assicurarci un’esistenza degna di un cristiano solo rimanendone ai margini e qui è la nostra identità e la nostra forza: non possiamo, non dobbiamo, come vorrebbero costoro, essere in uscita, per liquidare ogni cosa.

Non potremo giustificarci dicendo di non essere stati informati, ma che, comunque, eravamo alla messa vespertina del sabato e in prima linea ad accogliere “gli sconfitti con gli onori di un vincitore”.

Non dimentichiamo la lezione della storia: durante l’ultima guerra esistevano campi di sterminio in numero consistente e tanti si sono giustificati, dopo, dicendo che non sapevano perchè erano persone comuni, ordinary people. Soprattutto non dimentichiamo che la maggior parte degli ebrei tedeschi, per lo più colti, ricchi e assimilati, non riuscì ad accettare, e in fondo appare un fatto ben scusabile, di poter essere annientati proprio nel paese di Goethe e Schiller: che non debba capitare anche a noi, cattolici!

Coloro che oggi, finalmente raggiunto il potere, sono ai primi posti (cfr Mc 12,39) hanno ormai trasformato la chiesa nel ‘Grand Hotel Abisso’, un bell’hotel fornito di ogni comfort, sull’orlo dell’abisso, del nulla, dell’insensato. Costoro sembrano sprigionare un incantesimo, tipico di tutto ciò che inganna, e l’inganno è la creazione di una fede nuova a immagine e somiglianza del mondo, la propria.

Non lasciamoci sedurre: “Deus non irridetur. Quae enim seminaverit homo, haec et metet” (Dio non s’irride. Quello che l’uomo semina, raccoglierà, Gal 6,7).

Quando Dio ci interrogherà nell’ultimo giorno saremmo scusati se diremo che non sapevamo?

Speriamo che gli empi non abbiano a dominarci perché correremmo un grande pericolo. Sia nostra la preghiera del salmo (18, 13-14) “Gli errori chi li conosce? Purificami da quelli che mi sono occulti e tieni lontano il tuo servo da quelli degli altri. Se questi non mi domineranno, sarò senza macchia e sarò mondato ‘a delicto maximo’ ”. Il delitto massimo, cioè il peccato più grande, è l’apostasia!

15 commenti su “Chi parla troppo sbaglia molto. Soprattutto in chiesa”

  1. Cruciale è la domanda “costui è Papa? ” , mi risulta questa l’unica domanda lecita ad un fedele, mi si corregga dove sbaglio. La risposta è ” se è Papa deve confermare nella fede i fratelli”. La domanda successiva collegata alla prima è: “conferma i fratelli?”. Risposta “no”. Conclusione “non è Papa, io lo posso giudicare, anzi devo fare il possibile per cacciarlo”. Non so forse come sia stato possibile, posso arguirlo, comunque io non lo ubbidisco perché non conferma nel Vangelo, che è la Porta: “chi non entra dalla Porta è ladro o brigante”. Tanto mi basta. Starò ai margini di questa chiesa antichiesa tornata al paganesimo, “cani tornati al loro vomito” perché son state date “perle ai porci”, La Salette disse. Preghiamo il ss Rosario con Maria e Giuseppe che lo hanno vissuto. Combattiamo la dovuta santa battaglia, sappiamo che Dio lo vuole. Ma stiamo in pace: siamo servi inutili, Lui ha vinto.

  2. Allora riepiloghiamo: Dio permette in tale misura il male nel mondo al punto di lasciare che si insinui anche dentro la chiesa e che determini errori tali ( Concilio Vaticano 2 e tendenze pastorali ) da indurre anche i papi al limite dell’eresia. Se tutto questo rientra nel mistero dell’iniquità, si può capire ed accettare quanto la chiesa degli ultimi cinquant’anni sia stata vessata dal maligno, ma ciò confligge con il dogma della infallibilità di Chiesa e Papa . Possibile che Dio permetta l’azione iniqua del male al punto di sconvolgere il dogma e le sue certezze assolute ? Ci possiamo spiegare molte cose con il mistero dell’iniquità, ma ciò che ciò che è successo nel Concilio Vaticano 2 e nei comportamenti degli ultimi papi ( Giovanni- Paolo-Gian Paolo- Benedetto che ha anche favorito Enzo Bianchi ) è inspiegabile: dov’era lo Spirito Santo ? Dov’era la infallibilità dogmatica ? Non parlavano essi ex cathedra? Finché mi si dice che Bergoglio sbaglia perché non è il vero papa, posso capire, ma i suoi predecessori erano papa veri …

  3. “Quando Dio ci interrogherà nell’ultimo giorno saremo scusati se diremo che non sapevamo?”
    Sono pochi, purtroppo, quelli che si rendono conto e poi non è che questi pochi navighino tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Siamo sballottati in un mare in continua tempesta e quand’anche ritenessimo di stare nel giusto, magari stiamo nell’errore. Sono del parere che si sta consumando un dramma di proporzioni immense e con rare vie d’uscita appunto perché non esistono più sulla terra punti fermi a cui aggrapparsi. Se si pensa alla preparazione che ricevono i bambini in attesa della prima Comunione, si può forse dire che è quella giusta per crescere dei buoni cattolici? Mi viene da sorridere pensando al nulla di cui sono infarciti i manualetti di catechismo. E non è questione di questi ultimi anni, ma di decenni, tanto che i genitori di questi poveri bimbi sono nelle loro stesse condizioni, al digiuno di ogni fondamento. Gli è stato detto che Gesù è buono, che è un amico e perdona tutti e che aspetta tutti la domenica per farsi ricevere -sulle mani- fra suoni e canti di gioia. E questo gli basta. Punto. Sparito tutto il resto, tranne che nella memoria di noi più anziani a cui la “dottrina” il curato la spiegava per bene e la faceva pure imparare a memoria; come faceva imparare le preghiere, cioè le famose “formule” che irritano tanto i preti moderni forse perché loro stessi non le conoscono più.
    Sì, viviamo beatamente nel grand’hotel Abisso, prezzi modici e perdizione compresa.
    Auguriamoci che non si spengano gli ultimi lumicini e che non avvenga che Lei, l’Auxilium Christianorum, non giunga a stancarsi di noi.

  4. Possiamo anche dire che il mistero della iniquità agisce anche a livello delle sacre scritture? Che dire delle traduzioni letterali di Mauro Biglino che volgono sulla scrittura una luce gnostica e immanentistica ? Non è forse il mistero della iniquità che agisce tentando nella scrittura ? E allora resistere alla tentazione significa non deflettere dal magistero e affermare sempre la tradizione. Oggi come allora chi deve resistere al mistero della iniquità viene chiamato alla prova.

  5. Don Ettore Barbieri

    Caro Balbo, io a Tor Vergata c’ero e le assicuro che la possibilità di avere migliaia di rapporti sessuali era materialmente impossibile, perché a stento ci si poteva sdraiare. Avrebbe significato fare l’amore a un centimetro dal vicino. Quella della distesa dei preservativi è una gran balla inventata dai laicisti per corroborare le loro tesi. Ciò non toglie che i partecipanti magari facessero le stesse cose a casa propria.

    1. Io conosco personalmente una persona che ormai ha una trentina di anni che a causa degli acidi assunti durante la giornata mondiale della gioventù di Madrid nel 2011 ha rischiato la vita ed è rimasto severamente ritardato. Gli amici che lo accompagnavano hanno riferito ai genitori che le droghe erano diffusissime e che anche loro ne avevano fatto uso. Questi ragazzi erano stati invitati al viaggio dalla loro parrocchia che ha pagato per loro tutte le spese di viaggio, la droga pare invece che dovessero pagarla di tasca propria come extra, anche se poi da recenti notizie di cronaca i ragazzi a volte hanno regimi di droghe molto più controllati dei preti che li portano in gita che collassano in overdose di coca.

      Ad ogni modo quà il punto non è se alle GMG girano piu droga che preserva, quà il punto è: ma questi raduni oceanici di masse accalcate che senso hanno? Un tempo la Chiesa invitava ai pellegrinaggi e alle penitenze, mica ai rave con tanto di epilessie episcopali al grido di francisco francisco: https://youtu.be/XY8uq-0s5Wg

      Lei Don Barbieri è andato anche a Rio a ballare la franciscata o preferisce la sua Albenga, (diocesi già ampiamente nota nota alle cronache per scandali contro la morale e non solo, ovviamente sono le solite palle laiciste e ci mancherebbe).

      Un avviso però lo do alla redazione: occhio che quando gente come magari un direttore di Istituto Superiore di Scienze Religiose fa capolino vuol dire che si è attenzionati dalla gang modernista che propaga eresie negli appositi istituti quando non hanno impegni di rave GMG party.

      Se volete censurare no problem, ma fate attenzione che è gente pericolosa.

      1. Don Ettore Barbieri

        Mi aspettavo una risposta come la sua. Io a Rio non sono andato, non ho mai ballato né fatto uso di droghe, non sono modernista.

        1. Don Ettore Barbieri

          Le faccio anche notare che mentre lei può sapere chi sono io perché ci metto nome e cognome, io non posso sapere chi è lei, perché, come tanti leoncini da tastiera, si nasconde dietro ad uno dei migliaia di Mattei esistenti in Italia.

    2. I preservativi li hanno trovati pure in oratorio nelle settimane in cui dormivano pure lì a stretto contatto nelle settimane pe ri giovani moderni in canonica.

  6. Io ripeto per l’ennesima volta: ma nessuno di voi ha sentito o letto di ciò che avverrà e avviene negli ultimi tempi?????????
    Nessuno di voi ha letto della profezia evangelica della GRANDE APOSTASIA che ci sarà negli ultimi tempi?????
    E questi sono appunto gli ULTIMI TEMPI!!!!!!
    Preghiamo con fede che CRISTO ritorni al più presto!!!!!!

  7. Marco Signori lei pone un quesito basilare. Sui Papi precedenti si deve far luce a partire dal 1958, quel conclave, e successivi, è da rivedere. Gli antipapi sono sempre esistiti e sono stati dichiarati tali subito oppure post mortem, direi che la dichiarazione di anatema post mortem non lo fa dichiarare antipapa avendo ormai agito ed essendo stato riconosciuto in vita come Papa ma tale resta pure quello. Non si pongono problemi però in quanto il Papa vero successore sistema il tutto su eventuali errori. Sui dogmi dobbiamo stare rigidi se non vogliamo mutare religione senza accorgercene. Sulla fede pure. La Sacra Scrittura è ispirata dallo Spirito Santo e ci credo, perché ho fatto un piccolo studio sulla Genesi e ne ho tratto tante di quelle verità che sono gioielli ed un grido di lode all’Ispiratore. Pure sono state manipolate dagli uomini ed è la stessa Bibbia a testificarlo nell’Apocalisse “se qualcuno cambierà una parola sarà cancellato…”. Le guerre, le persecuzioni, gli esili, le traduzioni, hanno portato alla distruzione del testo originale. Al ritorno dall’esilio di Babilonia i Sacerdoti del Tempio hanno messo per scritto i racconti (al polo venivano solo letti e spiegati) tanto che ci sono nella sola Genesi racconti di una linea , o dell’altra. Prova ne è che ci sono 2 racconti della Creazione e 2 racconti del Diluvio, nello stesso Vangelo ci sono 2 discendenze per Gesù e non coincidono alla lettera eppure sono veri . L’uomo scrive secondo quanto si propone in quel momento di raccontare, quindi il primo racconto della creazione è mirato all’origine del Creato, il secondo è mirato al racconto del peccato originale. Lo Spirito Santo, ottimo Pedagogo , sa ispirare in modo meraviglioso, sa cosa è giusto in un tempo o in un altro. Ad esempio oggi la Genesi, ed anche il caos attuale, diviene comprensibile con le visioni di don Guido Bortoluzzi e con l’acquisizione di conoscenze scientifiche che un tempo non erano nel popolo (i Sacerdoti sapevano). Una falsa scienza infatti onde negare Dio nega il peccato originale con l’evoluzionismo ma è scritto “Dio non fa nulla senza rivelarlo ai Suoi servi, i profeti”, nel caso di don Guido e don Gobbi, erano pure Sacerdoti santi. Involuzione che spiega i resti fossili. Cap.6 Genesi.

  8. Don Ettore Barbieri

    Sarei curioso di sapere se lei o Matteo vi siete mai occupati giovani. Io sto riportando in questo momento 80 ragazzi tra i 16 e i 18 anni da Lourdes che hanno fatto servizio con i malati. Alcuni sono praticanti, altri meno, qualcuno per nulla. Purtroppo, la loro vita sessuale non è quasi mai conforme all’insegnamento della Chiesa. Ma direi che il problema principale è che non hanno una vita cristiana stabile. Sono condizionati d all’ateismo pratico che respirano dappertutto. Io come altri cerchiamo di fare quel che possiamo. Quello che lascia amareggiati è l’astio e la sicumera con cui alcuni cosiddetti tradizionalisti sono subito pronti a bollare gli altri. Io parlo per me: mi sono occupato di centinaia di giovani e preservativi non ne ho mai visti (anche se magari li usavano a casa loro). I raduni oceanici di Giovanni Paolo II hanno avuto pregi e difetti, come molte altre iniziative di quegli anni. La situazione attuale la conosciamo. Sta di fatto che chi non fa nulla non sbaglia mai.

    1. Magari non aveste fatto nulla… staremmo molto ma molto meglio, invece avete fatto… e sbagliato tutto. Invece di andare girando a vuoto, i malati nel corpo lasciateli accudire da infermieri e medici anzichè da adolescenti in gita gratuita e pensate a curare le anime, magari restando in parrocchia a dare esempio di virtù, facendovi trovare nei confessionali quando serve e chiarendo che l’insegnamento della Chiesa è quello che vuole la castità secondo il proprio stato e non la comunione a divorziati risposati, o le mogli per i preti o le divinità pagane a fare catechesi.

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