Chi sono e cosa rappresentano i nove giudici della Corte Suprema USA  –  di Carlo Manetti

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Il motto del parlamentarismo britannico del XVIII secolo era: «Il Parlamento britannico può tutto, salvo cambiare l’uomo in una donna». Puro buon senso. Ma la pazzia supera agilmente anche il più ovvio buon senso  = = = = = = =

di Carlo Manetti

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zzzzcrtsprmVenerdì scorso, mentre il mondo subiva una delle giornate in cui maggiormente si diffondeva a livello planetario (dalla Francia alla Tunisia, dalla Somalia al Kuwait, fino alla cittadina curda siriana di Kobane) la violenza del terrorismo islamico, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha sentenziato che nessuno Stato dell’Unione potrà, d’ora innanzi, rifiutarsi di riconoscere a coloro che hanno celebrato il cosiddetto “matrimonio” omosessuale i medesimi diritti di cui godono le persone regolarmente sposate. A favore di questa decisione hanno votato i quattro giudici notoriamente liberal (Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan), ai quali si è aggiunto, a sorpresa (ma non troppo), Anthony Kennedy, considerato un “conservatore”; contro hanno votato, invece, il presidente della Corte, John Glover Roberts, ed i giudici Antonin Gregory Scalia, Clarence Thomas e Samuel Alito, i quali, tutti e quattro, hanno redatto congiuntamente un parere in dissenso, per rimarcare quanto, a loro avviso, questa decisione rappresentasse un abuso ed un eccesso di potere da parte della Corte stessa.

Ruth Bader Ginsburg, nata a Brooklyn il 15 marzo 1933, rappresenta uno dei vertici dell’ideologia liberal in magistratura. Ha collaborato, come volontaria, con l’ACLU (American Civil Liberties Union, Unione Americana per le Libertà Civili), potente organizzazione non governativa tesa ad indurre i giudici e, più in generale, l’opinione pubblica a dare una interpretazione libertaria e laicista della Costituzione statunitense; le sue battaglie vanno dalla difesa della libertà di espressione (anche e soprattutto nelle sue forme più estreme) al tentativo di eliminare ogni simbolo religioso nella sfera pubblica; dalla lotta a favore dell’aborto a quella per la strenua difesa dell’ideologia gender; dalla liberalizzazione di ogni tipo di sostanza stupefacente all’immigrazionismo più estremo… Fu nominata alla Corte Suprema da Bill Clinton e prestò giuramento il 10 agosto 1993, come primo Giudice da lui scelto.

Stephen Breyer, nato a San Francisco il 15 agosto 1938, è uno dei più compiuti teorici dello sfruttamento a fini politici del diritto, che va sotto il nome di «pragmatismo giuridico»; nel suo libro «Libertà attiva: interpretare la nostra Costituzione democratica», attribuisce alla magistratura (ed a quella della Corte Suprema, in modo particolare) un ruolo attivo, oltre il dettato stesso delle norme. In questa visione, i padri costituenti non hanno lasciato tanto un insieme di norme e/o di principi, quanto un regime democratico, che i giudici hanno il compito di preservare ed incrementare, in una logica di progressiva attuazione dell’ideologia liberal. I suoi testi rappresentano il grimaldello giuridico per scardinare quel poco che resta di società naturale. Ha svolto una brillante carriera, tanto forense, quanto giudiziaria, nel corso della quale è stato anche procuratore speciale nel caso Watergate nel 1973. È stato scelto come Giudice della Corte Suprema da Bill Clinton ed ha prestato giuramento il 3 agosto 1994.

Sonia Sotomayor, nata a New York il 25 giugno 1954 da una famiglia portoricana di umili origini, superando non poche difficoltà, compì una brillante carriera giudiziaria. Questi suoi successi personali, la sua origine etnica ed i problemi, soprattutto di carattere economico, superati, uniti all’adesione all’ideologia liberal, le hanno dato una visione dell’uomo ai limiti del determinismo social-razziale; ripeteva spesso, anche in occasioni ufficiali ed in consessi universitari la frase che l’ha resa celebre: «Spero che una saggia donna latina, con la ricchezza delle sue esperienze, sia in grado, più spesso che no, di raggiungere una conclusione migliore rispetto a un uomo bianco che non ha vissuto quella vita»; questa è divenuta la sintesi della sua filosofia giuridica e di vita, con conseguenze anche molto pesanti sulla sua attività di giudice, fino a farle emettere pronunce, a dir poco, discutibili, come quella del caso Ricci v. De Stefano, in cui annullò un esame per la promozione ad ufficiale di un certo numero di pompieri perché i vincitori del concorso erano tutti bianchi o ispanici e, tra loro, non c’era nessun nero. Barack Obama l’ha nominata Giudice della Corte Suprema ed ella ha giurato il 9 agosto 2009.

Elena Kagan, nata a New York il 28 aprile 1960, a parte un generico orientamento di sinistra, non si segnala ideologicamente per nulla di specifico (ha anche al suo attivo poche pubblicazioni), fatta eccezione che sul tema dell’omosessualismo. Come preside della facoltà di giurisprudenza di Harvard, ha sempre escluso dall’Università i reclutatori militari, ritenendoli intrisi di una cultura contraria all’omosessualismo[1]; ha anche sostenuto una causa contro l’«emendamento Solomon», la legge che vietava i finanziamenti federali alle facoltà che discriminavano i reclutatori militari. Barack Obama l’ha elevata al rango di Giudice della Corte Suprema ed ella ha giurato il 7 agosto 2010.

Discorso diverso rispetto a tutti i precedenti vale, invece, nei confronti di Anthony Kennedy, nato a Sacramento, in California, il 23 luglio 1936. Gran parte della sua carriera di avvocato si è svolta nel suo Stato natale, dove ha potuto conoscere Ronald Reagan e collaborare con lui, quando questi era Governatore, all’emanazione di una tassa statale. Le sue posizioni, in campo giudiziario, non sono mai state conservatrici, anche se, in alcuni casi, ha rifuggito alcuni eccessi liberal; ha sempre mantenuto un atteggiamento sostanzialmente progressista; si pensi, a titolo di esempio, alla sua posizione sull’aborto: è favorevole al riconoscimento di tale pratica criminale come diritto soggettivo della donna, salvo poi essere contrario al cosiddetto «aborto a nascita parziale»[2]. Sulle questioni più specificamente riguardanti il tema dell’omosessualismo, la sua posizione è sempre stata fortemente liberal: ha inquadrato il problema unicamente sotto la dimensione della privacy personale, non ha riconosciuto la benché minima rilevanza sociale al problema e, quindi, ha sempre rifiutato di considerare un qualunque riferimento all’oggettiva natura umana. Quando, il 30 novembre 1987, Ronald Reagan lo ha nominato Giudice della Corte Suprema, il Presidente usciva da un momento difficile: il suo primo candidato, Robert Bork, era stato respinto dal Senato ed il suo secondo, Douglas Ginsburg, aveva dovuto rinunciare, dopo aver ammesso l’uso giovanile di marijuana; ecco che, politicamente, la scelta di un progressista moderato avrebbe potuto rafforzare la Presidenza, ricucendo lo strappo con il Senato, che, infatti, approvò, il 3 febbraio 1988, Kennedy con 97 voti a 0. Egli giurò il 18 febbraio del medesimo anno. Ecco che la sua decisione di votare a favore dell’imposizione del cosiddetto “matrimonio” omosessuale risulta molto meno sorprendente di quanto svariati commentatori, soprattutto europei, abbiano voluto rappresentare.

Tutti e quattro i Giudici che hanno votato contro l’imposizione del cosiddetto “matrimonio” omosessuale sono membri (salvo il Presidente John Roberts, la cui appartenenza è dubbia, ma la cui vicinanze ideale è certa) della Società Federalista di Diritto e Politiche Pubbliche Studi, più nota semplicemente come Società Federalista. Nata, nel 1982, come associazione di studenti, che non si riconoscevano nel taglio fortemente liberal della maggioranza delle università di giurisprudenza statunitensi, fonda tutta la sua dottrina giuridica sul principio secondo il quale il giudice deve applicare la legge e non le sue preferenze personali: tra l’ideologia del giudice e la volontà del legislatore, nelle sentenze, deve sempre prevalere la seconda sulla prima; è l’interpretazione diametralmente opposta a quella liberal, che vede, invece, nel diritto unicamente uno strumento tecnico per l’affermazione e la realizzazione delle proprie idee politiche.

John Glover Roberts, nato a Buffalo il 27 gennaio 1955, è un giudice di orientamento conservatore, vicino, se non affiliato, alla Società Federalista, che, però, non ha mancato di difendere, come avvocato, attivisti omosessualisti. Ha svolto gran parte della sua carriera giudiziaria in collaborazione con Presidenti repubblicani. È stato nominato Presidente della Corte Suprema, in sostituzione del defunto William Rehnquist (1924-2005), per molti versi suo maestro e con cui ha collaborato, dal Presidente Bush figlio ed ha giurato il 29 settembre 2005.

Antonin Gregory Scalia, nato a Trenton l’11 marzo 1936, è considerato, dopo la morte del giudice Rehnquist, l’anima dei giudici conservatori, anche se ha una posizione più favorevole ad un forte potere federale rispetto al sentimento generale degli ambienti conservatori statunitensi. Il suo punto di riferimento politico è Alexander Hamilton (1755-1804), guida ideale del Partito Federalista, di cui George Washington (1732-1799) è stato l’esponente più in vista; Hamilton era favorevole ad un forte potere centrale (federale, appunto) e ad una Banca centrale pubblica, perno di un sistema monetario unificato, contro le posizioni di Thomas Jefferson (1743-1826). Scalia è cattolico, ha nove figli, di cui uno sacerdote, ed è acerrimo nemico di ogni venatura libertaria all’interno del conservatorismo statunitense; è sempre stato contrario all’aborto ed all’omosessualismo, sotto qualunque forma. Ronald Reagan lo ha chiamato alla Corte Suprema, dove ha giurato il 26 settembre 1986.

Clarence Thomas, nato a Pin Point il 23 giugno 1948, è un giudice conservatore, anche se non ha la granitica coerenza di Scalia. In tema di aborto, ad esempio, ritiene che la Costituzione non se ne occupi e che, quindi, la legislazione debba essere rimessa ai singoli Stati; in tema di omosessualismo, la sua posizione è analoga. Il suo voto contrario, quindi, non è tanto dettato dal fatto che il cosiddetto “matrimonio” omosessuale violi la Costituzione, quanto dal fatto che l’argomento, non essendo trattato, deve essere rimessa alla competenza dei singoli Stati e che, dunque, la pronuncia di venerdì della Corte viola i diritti degli Stati stessi. Ritiene che il diritto naturale sia una sorta di background della Costituzione, senza, però, una sua diretta applicabilità. È stato chiamato alla corte suprema da Bush padre ed ha giurato il 23 ottobre 1991.

Samuel Alito, nato a Trenton il 1° aprile 1950, ha svolto una brillante carriera come magistrato e come avvocato; in quest’ultima qualità ha lavorato, per buona parte degli anni ‘80, al servizio del governo federale. È contrario all’aborto ed all’omosessualismo, in forza tanto dell’interpretazione non ideologica della Costituzione, quanto della sua Fede cattolica. È stato chiamato alla corte suprema da Bush figlio ed ha giurato il 31 gennaio 2006.

Il processo di degiuridicizzazione, che, negli ultimi decenni, ha coinvolto tutto l’Occidente, segna, con questa sentenza, un suo acme: la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, nello scontro tra chi vuole far prevalere la propria ideologia sulla legge e chi, invece, ritiene la Costituzione al di sopra delle ideologie individuali dei giudici, ha fatto prevalere i primi. Poiché questo significa, come era facilmente prevedibile, la prevalenza dell’ideologia sulla natura e sulla realtà oggettiva di fatto, l’arbitrio dell’ideologia dominante diviene, concettualmente, senza limiti. Il delirio liberale oggi rifiuta, coerentemente con le sue stesse premesse, anche i limiti di natura che, almeno alle sue origini pareva riconoscere. Il motto del parlamentarismo britannico del XVIII secolo era: «Il Parlamento britannico può tutto, salvo cambiare l’uomo in una donna»; la Corte Suprema degli Stati Uniti si arroga il diritto di fare anche questo.

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[1] Nelle forze armate all’epoca (primi anni 2000) vigeva ancora la cosiddetta politica «don’t ask, don’t tell» («non chiedere, non dire»), secondo la quale, poiché gli omosessuali, per legge, dovevano essere espulsi dalle forze armate, ma, per questioni politiche, questo sarebbe risultato “inopportuno”, i comandi superiori non si informavano sulla vita privata e sulle tendenze dei militari, se questi evitavano ogni atteggiamento di ostentazione delle loro eventuali tendenze contro natura. Tale politica di compromesso era, agli occhi di Elena Kagan, non sufficientemente favorevole agli omosessuali e, soprattutto, all’omosessualismo.

[2] È, forse, la più impressionante e barbara forma di aborto: consiste nel decapitare il bambino non ancora completamente nato.

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8 commenti su “Chi sono e cosa rappresentano i nove giudici della Corte Suprema USA  –  di Carlo Manetti”

  1. 5 servitori del principe di questo mondo, contribuiscono a rovinare il mondo intero, vista l’influenza che hanno gli Stati Uniti sulle tendenze culturali, e anche giuridiche, del resto del mondo. In Italia, patria del diritto romano (che fu), la parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, unione di due parole latine, “mater”, cioè: madre, genitrice e “munus”, ovvero: compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un “compito della madre”, intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il “compito del padre” di provvedere al sostentamento della famiglia.
    Non si capisce, come si possa solo accostare la parola “matrimonio”, ad un legame di natura affettiva (e di contro-natura sostanziale) tra persone che in maniera naturale (Lex Dei…) non possono procreare. Lo si chiami: gaymonio, lesbomonio, o simile… ma gli invidiosi non si accontentano, vogliono equiparare, per rovinare il progetto di Dio.

  2. Avete dimenticato di sottolineare che i giudici Kagan e Ginsburg sono oltretutto pure di razza ebraica… E poi sono sempre queste donne a combinare guai, quando invece potrebbero starsene a casa a rammendare calze davanti al camino, come diceva il buon Carlo Beraldo nel 1940 su “Civiltà Cattolica”…

    1. E gli altri sei sono cattolici, anche Kennedy e Sotomayor ( come i 4 di minoranza) vengono qualificati cattolici anche se poi votano queste follie.

  3. Applicazione dei diritti americani: DIO: sui dollari; PATRIA: tutela dei loro diritti nel mondo; FAMIGLIA: matrimonio omosessuale

  4. Ecco il paese più avanzato del mondo… Una corte suprema fatta di ebrei, portoricani e negri… E uno di loro, quando era rettore, ha impedito ai reclutatori militari di andare nella propria università a fare propaganda per le forze armate… E chi ci va poi a combattere contro i terroristi??? I gay???

  5. Gli USA ormai non sono più quelli di una volta, mi pare chiaro. Non sono più quelli in cui i neri e gli invertiti venivano presi a calci. Ormai oggi a New York ci sono più finocchi che ospedali. E la situazione peggiorerà.

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