Chi vuole uccidere la memoria scomoda del Beato Rolando Rivi? – di Mario Bozzi Sentieri

di Mario Bozzi Sentieri

 

RolandoRiviLa scuola elementare di Rio Saliceto (Reggio Emilia)  ha sospeso le visite programmate alla mostra sul beato Rolando Rivi, organizzata nei locali della parrocchia. Secondo quanto riferisce il quotidiano Prima Pagina, in un articolo a firma di Andrea Zambrano, alcuni genitori non avrebbero gradito uno dei pannelli della mostra, in cui viene spiegato l’epilogo della tragica storia del seminarista, ucciso da alcuni partigiani comunisti per il solo fatto di essere cristiano. Il pannello incriminato è quello intitolato “Domani un prete in meno”. Qualche genitore si sarebbe scandalizzato, temendo che la mostra possa infangare la memoria della Resistenza. Il parroco don Carlo Castellini ha resistito alle pressioni esercitate per fargli togliere il pannello incriminato: un tentativo di censura che il religioso non ha accettato.

Da parte sua la preside della scuola elementare  dopo avere visionato la mostra ha emesso un  giudizio inquietante: “La visita alla mostra viene annullata per ragioni didattiche per l’impossibilità di contestualizzare dal punto di vista storico e didattico la mostra”. “Contestualizzare”: parola magica  dietro cui nascondere  l’ennesima discriminazione post mortem di una figura  evidentemente “imbarazzante” per la vulgata antifascista.

Chi era infatti il Beato Rivi ? Nato il 7 gennaio 1931 a San Valentino di Castellarano, Rolando Rivi a undici anni, subito dopo la Cresima, sentì  improvvisa la chiamata del Signore: “Voglio farmi prete per salvare tante anime. Poi partirò  missionario per fare conoscere Gesù  lontano”, disse ai genitori che assecondarono la sua vocazione e all’inizio del 1942 lo mandarono nel Seminario di Marola, a Carpineti, in provincia di Reggio Emilia, per frequentare le scuole medie e per iniziare gli studi che un giorno lo avrebbero fatto diventare prete.

In seminario indossò  con orgoglio l’abito talare, considerandolo il segno dell’appartenenza alla Chiesa e non se ne separò  sino alla morte, portandolo anche quando l’Italia era divisa da un odio fratricida, diffuso dai comunisti che consideravano i sacerdoti nemici da uccidere. Il suo sogno di diventare prete si spezzò nel 1944 quando i tedeschi occuparono il seminario di Marola e tutti i ragazzi dovettero tornare nelle loro case e continuare gli studi da soli.

Rolando Rivi rientrò  a San Valentino ma continuò  a indossare la talare. “Studio da prete e la tonaca è il segno che io sono di Gesù ”, rispondeva con determinazione, dividendosi sempre tra la chiesa, la casa e un boschetto dove andava a studiare. Fece così  anche il 10 aprile 1945, ma quel giorno non tornò  a casa. E quando, non vedendolo arrivare, i genitori andarono a cercarlo, trovarono a terra i libri e un biglietto: “Non cercatelo, viene un momento con noi partigiani”.

Si misero a cercarlo dovunque. Quattro giorni dopo un partigiano che aveva assistito alle ultime ore di vita del ragazzo, tentando di opporsi alla sua fine, confessò  che cosa era accaduto: Rolando Rivi era stato sequestrato, torturato e ucciso a Piana di Monchio, sull’Appennino modenese. Era successo il 13 aprile 1945, fu ritrovato, su indicazione del partigiano comunista pentito, il giorno dopo da suo padre e da quel momento divenne il simbolo dell’amore per Dio.

Questi i fatti, indiscutibili, che hanno portato la Chiesa a beatificare Rivi, riconoscendo il martirio di quell’adolescente ucciso perché la talare che indossava lo faceva considerare un “nemico”.

A  quasi   settant’anni di distanza da quelle terribili vicende, scandalizzarsi  per una mostra a Lui dedicata è un po’ come ucciderlo una seconda volta.

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Sul Beato Rolando Rivi vedi anche: “Rolando Rivi, seminarista martire per la talare” e la “Lettera del Vescovo alla Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla” 

8 commenti su “Chi vuole uccidere la memoria scomoda del Beato Rolando Rivi? – di Mario Bozzi Sentieri”

  1. Il “mio” carissimo Rolandino Rivi a cui devo anche una grossa grazia, incarna una vicenda di santità troppo scomoda e chi ne parla è politicamente scorretto, anzi scorrettissimo. Niente da meravigliarsi che una preside, adducendo ragioni didattiche ridicole, si tiri indietro e annulli visite ed eventuali conseguenti chiarimenti e spiegazioni in classe. Quanto ai genitori scandalizzati, si scandalizzassero di ben altre situazioni che si verificano a scuola e dei pericoli che sovrastano quotidianamente i loro figli fra testi ispirati al pensiero unico e professori che ad esso, purtroppo, fanno sempre più spesso riferimento.

  2. Luigi Maria Ventola

    La cosiddetta “resistenza” ha infangato da sola la propria memoria con orribili delitti dalla ferocia inaudita e oramai solo i soliti gonzi credono alla loro vulgata “eroica”. Vergogna eterna.

  3. Annarosa Berselli

    B. Rolando, tu che sei così vicino a Cristo che hai testimoniato usque ad effusionem sanguinis, prega per noi
    e per chi contesta la mostra su di te!

  4. Ahhh, che meraviglia!!! Che meraviglia!!! Che meraviglia sentire uscire dalla bocca di un sacerdote parole d’amore e di apprezzamento per l’abito talare. Che meraviglia!!! Infatti, l’abito è vero segno di identità e di appartenenza!!! Finalmente! Diciamolo! Gridiamolo! Facciamo di tutto per farlo capire ai nostri sacerdoti, che invece lo nascondono come se fosse una vergogna! Quale balsamo per il cuore, quale pace, quale grazia e quale gloria per Dio è il sentire un sacerdote affermare: “Studio da prete e la tonaca è il segno che io sono di Gesù ”. Capite? “…è il segno che sono di Gesù”. Ahhh, queste parole mi commuovono, che meraviglia!!! Oggi è per me un sabato felice! Un prete che dicesse così col cuore sarebbe in grado di guarire le ferite di migliaia di anime d’un sol colpo, si guarirebbero interi paesi!. Come vorrei che questo articolo lo leggessero tutti i nostri sacerdoti, tutti, tutti, anche Bergoglio.

  5. Recentemente ho sentito un monsignore di quelle parti, intervistato da Telepace in merito alla beatificazione di Rivi, che con un sorrisino di sufficienza snobbava l’evento, precisando che loro non sono usi a trattare casi del genere, ma solo quelli d’impegno sociale.
    Insomma, se lo sono tovato fra i piedi controvoglia…

  6. E’ vero, un po’ come ucciderlo una seconda volta. La storia di Rolando Rivi è semplicemente quella di un ragazzo che già aveva raggiunto la piena maturità in Cristo. a quell’età il coraggio della testimonianza è veramente grande, quando gli anni passano è difficile avere la stessa determinazione e nella Chiesa questo non è l’unico esempio di giovane martire. Ci sia di incoraggiamento e di stimolo a testimoniare la nostra appartenenza a Cristo in un mondo che sta conoscendo una apostasia di massa. Ci aiuti dal cielo perché un giorno possiamo – davanti al Giudice – esser trovati degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Quanto poi a scandalizzarci per questa mostra….c’è ben altro di cui doverci scandalizzare e che mette a serio pericolo la salute psicologica e spirituale dei nostri figli.

  7. un altro episodio della storia intitolata alla “memoria negata” (rubo il titolo del bel libro di Pucci Cipriani). il comunismo è l’aids dello spirito: chi lo conosce lo evita – bisogna insistere nella difficile impresa di far conoscere la proibita storia del xx secolo – grazie all’amico Mario Bozzi Sentieri, che ha fatto circolare una notizia che, altrimenti, sarebbe stata coperta e nascosta dal giornalismo mafioso!

  8. che a reggio emilia dove ancora oggi si inneggia a stalin e lenin, venisse boicottata la Verità, tutto ciò è nella loro normalità. Il giornao che la Verità potesse esplodere da quelle tombe stalin lenin e i falsi bugiardi assassini chiamati pseudopartigiani verrebbero presi a bastonate fino a farli scomparire anche nel ricordo.
    siamo stati allevati a pane e bugie, abbiamo sopportato ingiustizie bestiali, 35000 uccisi e seviziati nei due anni del dopoguerra da questi sedicenti partigiani razziatori e ladri, che hanno goduto di amnistia e sono stati premiati con posti pubblici. Mafia? roba da ridere. ancora oggi vige questo mercanteggiare di posti pubblici ai figli dei figli e dei cugini di detta razza, da queste parti, e nessun giudice, allevato a pane e Partito Comunista Combattente muove un dito. Ma se si accertasse qui la Verità, un plotone di giudici lavorerebbe incessantemente per altri sessant anni e troverebbe nientemeno che… IL DEBITO PUBBLICO PER INTERO!!!!

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