Chiesa del martirio e Chiesa della melassa. Riflessioni sul catechismo (e non solo) – di Giovanni Zenone

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di Giovanni Zenone

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Santa Messa TridentinaUna delle cose più dolorose, nella vita della Chiesa Cattolica oggi, è aver a che fare con i buoni cattolici. Trascuro per ora il rapporto con gli eretici modernisti progressisti. Essi in realtà non fanno parte della Chiesa perché se ne sono allontanati con l’adesione all’eresia, anche se formalmente ne fanno ancora parte, e spesso ai livelli più alti, abili come sono ad occupare tutti i posti di potere e di lucro interni alla Chiesa. Metto invece a fuoco il rapporto con i cattolici migliori, quelli non di sinistra (ammesso e non concesso che si possa dire cattolica una persona che aderisca all’ideologia di sinistra), quelli che sono fedeli al Magistero, alla Tradizione, alla Verità.

Ebbene il dolore è provocato dal fatto che sono incapaci di assumere posizioni forti e determinate dalla fede nel rapporto con il foro esterno. Magari si tratta di persone devotissime, capaci di sacrifici personali e ascesi individuali durissime, ma quando si tratta di fare scelte che si discostino un pochino dal modo di vivere pubblico del mondo o del mondo ecclesiale allora dimostrano la propria debolezza. Questa riflessione mi è sorta quando qualche giorno fa ho percepito la disapprovazione da parte di un’ottima persona cattolica circa la mia scelta educativa sacramentale dei miei figli. Dopo la pessima esperienza mia personale di catechismo parrocchiale (oltre 35 anni fa), inutile e in certi casi dannosa, si è rafforzata la mia idea che spesso il catechismo parrocchiale sia un danno per la fede.

Conosco personalmente a Verona catechiste (eh sì, al femminile!, strano a dirsi…) divorziate, risposate o concubine che commettono ordinariamente il sacrilegio di fare la comunione tutte le domeniche nonostante sin trovino in stato di peccato mortale pubblico, e oltre a ciò sono benvenute dal parroco a fare catechismo ai bambini. “Eh, ce n’è proprio bisogno di brave catechiste disponibili…”. Il catechismo subìto da mia figlia maggiore era tutto tranne che catechismo. Bei discorsi sulla socialità, sulla natura (intesa come gli alberi, i fiorellini e l’aria pura), belle attività ricreative, pizze con le mamme, disegni di cartelloni… La prima comunione si è risolta in un sabba pieno di musica profana in stile New Age dove al centro di tutto c’erano i regali, i vestiti, mentre l’incontro con Gesù sacramentato era cosa marginale per chi ci credeva. Nessuna devozione, nessun momento di silenzio, nessun momento di adorazione, solo la “dimensione comunitaria” della festa. Ovviamente la comunione è stata data in mano. Risultato: poca o nessuna devozione per la Santissima e Divinissima Eucaristia.
Chiuso definitivamente col catechismo parrocchiale.

Il Catechismo lo faccio io, per quanto ne sia capace e ne abbia tempo, io che sono il primo responsabile della trasmissione della Fede ai miei figli. E lo faccio usando l’ultimo catechismo efficace per i bambini che abbia prodotto la Chiesa Cattolica universale: quello di san Pio X, insieme alla narrazione della Storia Biblica della Salvezza. La Prima Comunione i miei figli da allora la fanno senza alcuna baraonda parrocchiale in una chiesetta di montagna che contiene 30 persone, dove abitavano i miei avi, alle 8,30 del mattino della festa dell’Assunta. Canti tradizionali, preghiere in latino, Canone Romano, incenso a profusione, momenti di silenzio e preghiera, comunione in ginocchio. Niente parenti, niente regali, niente “dimensione comunitaria”, tutte cose marginali, secondarie, eccipienti. Dannose se prendono il posto, nella realtà o nella percezione dei fanciulli, dell’incontro con Gesù Eucaristia. La festa familiare si farà dopo qualche tempo, uno o due mesi dopo. Le cose marginali saranno – appunto – marginali, anche nel tempo.
Ebbene ho percepito da questa ottima persona cattolica la disapprovazione – ovviamente non espressa in modo netto, non sia mai che si dica la propria opinione in modo forte! si rischia di fare credere di avere la verità in tasca, il vero peccato mortale per i cattolici deboli – perché in questo modo sottraggo ai miei figli la strabenedetta “dimensione comunitaria”, li faccio sentire “fuori dal mondo”, “diversi”.

Ecchè diamine! Ma è proprio quello che voglio!!! Fuori dal mondo, fuori dalla mentalità mondana, diversi da essa anche se essa fosse – come è – una caratteristica ecclesiale, caratteristica viziosa però. Non voglio nessuna “dimensione comunitaria”, nessuna comunione sociologica con gente che non crede, che non vive, che non ama quello che si deve andare a credere, vivere ed amare quando si va in Chiesa, cioè Gesù.
– Ma così si sentiranno diversi dagli altri…
Meglio! Chi mai l’ha detto che dobbiamo essere come tutti? Chi mai ha detto che dobbiamo essere amici di tutti? Forse Cristo? Certamente no. Lui mi ha detto che a causa Sua si metterà madre contro figlia e viceversa, che saremo causa di contraddizione, scandalo e divisione non solo fra i miscredenti ma soprattutto fra i credenti. I farisei molto attenti alla “dimensione comunitaria”, vale a dire a quello che pensano gli altri, loro che credevano di essere figli di Abramo, Gesù li apostrofa dando loro dei figli del demonio. La stessa cosa è oggi nella Chiesa.
– Ma allora si rischia di far chiudere i nostri figli in una campana di vetro e farli credere meglio degli altri, cosa che Gesù non vuole perché è un peccato di superbia…

Preferisco il rischio dell’orgoglio di appartenere al popolo eletto e fedele che il rischio dell’omologazione alla mentalità ecclesiastico-mondana, ben più pervasiva e sociologicamente vincente, cioè dannosa. Si chiama “rischio educativo”. Senza questo rischio, che comprende cioè la verità unita alla libertà, non c’è vera educazione, né umana né cristiana.
Ai miei figli e a tutti quelli che incontro propongo una Fede fatta di scelte forti, di posizioni forti, non comode, non conformi alla mentalità comune, foss’anche la mentalità del cristiano comune. Questa Fede è quella per cui vale la pena di vivere, vale la pena di soffrire, e soffrire spesso in questi tempi per l’incomprensione e persecuzione dovuta innanzitutto ai fratelli nella Fede e poi ai nemici della Fede (che spesso si identificano o fanno comunella negli atti). Questa è la Fede stupenda per cui si può morire, e morire per mano di uomini di Chiesa, come avvenne nel martirio quotidiano che subì Padre Pio ad opera dei suoi confratelli, del Padre Gemelli, di Papa Giovanni XXIII… L’altra, la brodaglia o melassa dolciastra della “dimensione comunitaria”, della “comunione ecclesiale” relativista e spersonalizzata, dell’incapacità di prendere decisioni o posizioni forti, la lascio – perdonate la superbia – agli scartini. Nella Fede, come nella briscola, valgono le figure, non i numeri, per quanto grandi.

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7 commenti su “Chiesa del martirio e Chiesa della melassa. Riflessioni sul catechismo (e non solo) – di Giovanni Zenone”

  1. Cesaremaria Glori

    Caro professor Giovanni,
    leggo nelle tue righe un senso di smarrimento per quel che ci circonda e in cui ci tocca convivere, ma leggo anche la volontà di andare contro corrente. Contro corrente l’ha detto anche Papa Francesco, onde se qualcuno ti farà lo stesso rimprovero di quella persona che si preoccupa che i tuoi figli siano isolati e non vivano comunitariamente, potrai replicare che vai contro corrente, come suggerito dal Papa. Già, la comunità! Ma come vivevano i primi cristiani? Si mischiavano nella comunità che si dilettava di cose pagane o si isolavano e per questo venivano anche aspramente criticati sino ad essere inquisiti come accadde a Pomponia Grecina? MI rendo sempre più conto che siamo malvisti. Ho percepito la diffidenza, quasi un sussiegoso distacco di molti preti per il mio modo di vivere la fede, anche se non lo esprimono con parole e concetti più dettagliati. Ma il distacco c’è e lo sento, come lo senti tu e la tua famiglia. Ora sta per arrivare la persecuzione con un parlamento nostrano che renderà punibile penalmente anche il semplice richiamarsi alla legge naturale, con un’Europa che vuole distruggere la famiglia tradizionale e naturale, con l’ONU che attacca la Chiesa per ammorbidirla sui principi non negoziabili, con un Islam sempre più aggressivo e che lo diventerà sempre più quando sarà consapevole di aver carta bianca nell’aggressione alla chiesa cattolica. Anzi saranno proprio i nostri fratelli vittime dei mussulmani che potranno far suscitare la reazione delle masse popolari di fronte alla licenza di uccidere che l’occidente postcristiano sta legittimando all’Islam con la sua indifferenza. Il martirio di molti segnerà l’inizio del riscatto con il risvegliare la coscienza di chi si sentirà complice se non reagirà. In ogni caso andiamo incontro ad una persecuzione di nuovo tipo. Attraverso il codice penale ci obbligheranno a rientrare nelle catacombe. La nostra diversità sarà la prova della nostra colpa. Non sacrificheremo agli dei, cioè agli idoli della modernità che tu ben conosci e questa sarà la colpa maggiore, forse l’unica. Tu hai i tuoi giovani figli e hai un grande destino davanti a te anche se circondato da pericoli. La fede ti proteggerà e con te anche la tua famiglia. Io appartengo alla generazione in partenza ma vorrei vivere per testimoniare come te e come i tuoi. Soltanto per questo.

  2. Una catechista in guerra

    Carissimo,
    Sono una catechista in guerra col mio nuovo parroco che con poche e semplici frasi ha azzerato il mio paziente e faticoso lavoro di anni con i miei bambini. Li ho accuditi nella loro crescita spirituale come fossero miei figli, con amore e dedizione, con gioia e passione. Ma lui permette loro di fare la comunione in stato di peccato mortale (ma che peccati avrai mai fatto? Non avrai mica ammazzato qualcuno….) ed anzi elargisce compiaciuto la comunione a conviventi impenitenti (perché Gesù e’ venuto proprio per i peccatori, anzi….loro ne hanno più bisogno di tutti!). Non elenco tutte le sue amenità compresa l’omelia pronunciata da una donna al suo posto, il digiuno eucaristico quando non ha voglia di celebrare la santa messa e molto altro ancora….
    Eccomi qua col mio parroco catto-comunista bello, preparato, accativante, colto, simpatico e che piace proprio a tutti…tranne che a me.
    Prego per lui, e per i miei bambini affidandoli al Signore, ho fede nella vittoria di Gesù nonostante tutto. Come vede anche la vita della catechista a volte e’ non proprio semplice.
    Con stima
    Una catechista in guerra

    1. Questa del digiuno eucaristico mi è nuova, sicuramente avrà anche sostituito l’Eucarestia ai non degni con una crocetta in fronte, come fosse la stessa cosa.

  3. Nella fede valgono le figure, gentile Prof., ma fino a quando a queste figure sarà permesso di esistere? Per non dire di no al mio parroco, ho accettato di fare la catechista ad uno sparuto numero di cresimandi; ma lo faccio controvoglia, sia per la mia inadeguatezza, sia perché sono assolutamente convinta che questo compito spetti ad un sacerdote. Mi barcameno fra il catechismo di S.Pio X e conversazioni sulla morale, ma i ragazzi, che pure hanno fatto la Prima Comunione, sono così vuoti di dottrina, così ignari di ciò che significa essere cristiani e cattolici, così disinteressati e superficiali che più passa il tempo e più mi chiedo: -Ma perché sono io qui e non il mio parroco? Quale autorità è la mia? E se ho fatto l’insegnante, non ero di Religione. Sono solo una persona alla ricerca,questo sì, ma sono talmente bisognosa di Verità che quel poco che so, come trasmetterlo efficacemente a dei giovani così? Perché, mi domando perché questi benedetti sacerdoti che magari in quell’ora non hanno niente da fare, si scrollano di dosso questa grossa responsabilità educativa, affidandola a una persona qualunque? I catechisti non sono preparati. Ancora ricordo con orrore un incontro tenuto dal prete responsabile della catechesi diocesana dove tutti erano impegnatissimi a prendere appunti su direttive catechistiche che di tutto sapevano, meno che di dottrina cristiana, dove sentii pronunciargli queste parole: “… se ci sono ancora dei fessacchioni a cui piace la Messa in latino…” Uscii sconvolta e nauseata sentendomi del tutto un pesce fuor d’acqua. Ma sono qui e che fare? Cosa suggerire ad un parroco svogliato e oltre tutto nelle decisioni abbastanza “donabbondiesco”?

  4. Giorgio Rapanelli

    Il mago inglese Aleister Crowley aveva fondato una nuova religione chiamata “Thelema” che aveva un nuovo comandamento “Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge”.
    D’altra parte, per Crowley non esisteva altro dio che l’Uomo. Gli attuali nemici dell’Uomo sono ragionevoli: il problema esiste – dicono – e quindi dobbiamo risolverlo. Di conseguenza, esistevano le mammane per l’aborto? facciamo l’aborto sicuro in ospedale; le coppie si separavano? permettiamo il divorzio legale; gli omosessuali vogliono formare una coppiariconosciuta? facciamo sposare e facciamo loro adottare dei bambini, se lo vogliono. Manca l’eutanasia e chiudiamo il cerchio per distruggere la Chiesa Cattolica. Sì, perchè l’obiettivo è solo questo: distruggere la Chiesa Cattolica, in modo subdolo, ragionevole, democratico; infiltrando altre religioni nemiche, stabilendo il diritto di tutti di fare ciò che piace loro…
    La gravità della situazione non deriva da tutto ciò, ma dal fatto che la Chiesa Cattolica è spaccata al suo interno in rivoli di opinioni e in sette ecclesiali. Peggio ancora: perfino i vescovi vanno dove li porta la razionalità inconscia: non sanno nulla degli effetti dei Sacramenti, dei Sacramentali, dei riti. Li considerano sorpassati e inutili. Dovrebbero andare in giro con l’Olio Santo per gli ammalati, onde ristabilizzare la carica eterica del corpo, resa instabile dal peccato e da altre cause esterne, che soprattutto causano malattie mentali, evitando così di farli andare da psicologi e psichiatri. La confusione c’è stata sempre e la gente ed il clero sempre peccavanoMa c’era una Fede reale e concreta in tutta la società medievale… E’ indicativo che per fare “analizzare” Padre Pio andò padre Agostino Gemelli: un medico della mente che doveva valutare un mistico dotato di poteri eccezionali… Da dove ripartire? Ma certamente dallo spirito della Regola di San Benedetto, scritta questa mattina, in cui la parte fisica si unice alla parte spirituale, all’interno del disegno divino. Abbiamo l’Eucaristia, esiste lo Spirito Santo… Facciamoci passare la paura e combattiamo.

    1. Lei ha ragione ma avremo l’Eucarestia fino a quando i giovani saranno in grado di scoprire ed accettare la loro vocazione sacerdotale. La maggior parte dei preti è over 65 e ben che vada in parrocchia sono riusciti a suscitare un/una ministro straordinario (anch’egli/ella over 65)! Mancano i sacerdoti!!!
      Soprattutto quelli preparati nella dottrina, nella liturgia e innamorati di Cristo!
      Del resto condivido e sottoscrivo ogni parola del dott. Zenone che pur non conoscendo personalmente stimo e apprezzo.
      Penso che farò lo stesso con i miei figli…sperando che almeno uno di loro diventi sacerdote!

  5. Patrizia Stella

    Sempre molto deciso e coraggioso il nostro editore cattolico, Giovanni Zenone, forse l’unico, se non uno dei pochi rimasti a combattere le giuste battaglie in difesa di Gesù Cristo e della vera Chiesa! Purtroppo il cedimento di molte persone, anche cattoliche, su tutti i fronti è dovuto a una mancanza di formazione religiosa cattolica da bambini, quella dottrina cristiana che si insegnava molto bene ai nostri tempi e che ora non si trasmette più. Quella bella, entusiasmante e consolante dottrina cristiana che è sempre stata il sale della vita, la luce del mondo… e che ritornerà ad esserlo prima o poi, dobbiamo esserne certi. Dio non perde battaglie.

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