“Chiesa povera per i poveri”. Ma che vuol dire?  –  di Giovanni Lugaresi

Se la Chiesa non ha beni, non ha soldi, come potrebbe aiutare i poveri, aiuto peraltro dato da sempre, nel tempo e dovunque?… ma innanzitutto deve esserci l’annuncio ai poveri medesimi della buona novella, del Regno di Dio, che va cercato primieramente, e il resto ci sarà dato…

di Giovanni Lugaresi

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zzqstCi sono concetti poco comprensibili, forse perché male espressi, forse perché è colpa nostra non capirli, fatto si è che possono creare un po’ di confusione, almeno in menti semplici.

Per esempio, a noi sfugge il significato di una espressione come questa: “una Chiesa povera per i poveri”. Che cosa vuol dire?

Secondo la logica corrente, per la quale due più due fa quattro, ci verrebbe da obiettare: come farebbe una Chiesa povera ad occuparsi dei poveri? Se la Chiesa non ha beni, non ha soldi, come potrebbe aiutare i poveri, aiuto peraltro dato da sempre, nel tempo e dovunque?

L’offerta che io faccio, piccola o grande che sia, insieme a tantissime altre offerte, anch’esse piccole o grandi che siano, possono dare ricchezza alla Chiesa e la medesima può  di conseguenza ridistribuire fra chi ha bisogno, dovunque ai quattro angoli della Terra.

Ma una Chiesa povera, priva di beni, che cosa può dare ai poveri?

Certo, può, anzi deve, dare prima di tutto l’annuncio del Regno (che non è di questo mondo), ma volendo aiutarli sul piano economico, questi poveri? Zero, zero, e ancora zero.

Sempre seguendo un ragionamento a base di buonsenso, che ci permettiamo di invocare sempre, anche a livello ecclesiale, appunto, non sarebbe meglio dire: “preti poveri”? Eh, sì… Perché non è infrequente imbattersi in sacerdoti benestanti, a volte ricchi, ben pasciuti, attaccati ai beni di questo mondo, ben preoccupati del dio denaro, invece di considerare il Dio Uno e Trino!!!

Preti dei quali veniamo a sapere dalle cronache quando accadono certi episodi spiacevoli, se non scandalosi, dove l’auto nuova, che pure serve per il ministero, non è una semplice utilitaria, bensì (addirittura) un Suv. E c’è bisogno di un macchinone costoso e vistoso per svolgere la missione sacerdotale? Occorre che qualcuno lo dica a quel tale parroco di Casalborsetti del quale si sono recentemente occupate le cronache, in quanto, piuttosto alticcio, era finito nottetempo in acqua al volante del suddetto macchinone – tanto per fare un esempio.

Ancora: si è letto in passato di preti passati nel mondo dei più, la cui eredità consisteva in qualche miliardo di lire, eredità disputata fra perpetua e parenti del defunto con tanto di ricorso ai tribunali. Non ci sono parole, se non quelle della pena, dell’amarezza.

Ecco, questo, secondo noi, poveri vecchi cattolici, andrebbe detto, andrebbe annunciato, e denunciato, dai sacri palazzi, fosse pure dall’umile residenza di Santa Marta.

Chiesa ricca e preti poveri… per i poveri!

Ma innanzitutto, l’annuncio ai poveri medesimi della buona novella, del Regno di Dio, che va cercato primieramente, e il resto ci sarà dato…

Quanto ci piacerebbe sentirlo dire da alte cattedre.

7 commenti su ““Chiesa povera per i poveri”. Ma che vuol dire?  –  di Giovanni Lugaresi”

  1. E’ esattamente quello che ho sempre pensato anche io immediatamente dopo aver ascoltato quella famosa frase. Del resto, il ragionamento è consequenziale: se la Chiesa è povera (lasciamo stare per un attimo i preti con i suv ecc..), come può aiutare i poveri? Io la metto proprio sul piano materiale! Perchè è materiale, concreto, il fatto che grazie alla Chiesa sono sorti Ospedali, Università, Scuole, Istituti di accoglienza ecc… E c’è una dimensione escatologica, spirituale, in tutto ciò, che distingue (credo sia importante, viste altre noote frasi … “a rischio”) la Chiesa da una onlus o dall’opera di un filantropo, magari pure massone: gli Ospedali, le Scuole, Università ecc… sono in funzione della Vita Eterna, sono strumenti a beneficio della salvezza (intendo proprio la “salus”, quella totale) umana a 360 gradi, devono “indicare” – direttamente o indirettamente – Cristo! Saluti.

  2. vorrei che la Chiesa fosse ancora più ricca di quel che è, per una serie di motivi: 1° così non deve chiedere aiuto ne’ alle banche ( ci sono parrocchie che sono piene di debiti con le banche, per aver chiesto mutui per le ristrutturazioni delle chiese ) ne’ ad altri enti. ” 2° Per essere liberi da dipendenze statali e consimili. 3° ,Per poter costruire le chiese sempre più belle ed adornare gli altari di ogni cosa sempre più bella e regale. Però vorrei che i ministri di Gesù, fossero poveri, ma di quella povertà che parlava Gesù . Che dessero meno la caccia al ” quatrino ” e si fidassero della Provvidenza, e poi vorrei che i laici aiutassero di più la chiesa.

  3. Normanno Malaguti

    Sono convinto di ciò che dice Maria, commento quanto mai sensato.
    Non ho null’altro da aggiungere
    Vive cordialità

  4. Concordo con ogni parola! Sarebbe come dire una Chiesa ammalata per aiutare gli ammalati… Come si può? Lo diceva anche N.S. Gesù: “può un cieco guidare un altro cieco? Non finiranno entrambi in un fosso?”.

  5. Una volta si diceva: “Il convento deve essere ricco, i frati devono essere poveri”: era lo stesso buon senso che lei invoca. Ma oggi, anche negli uomini di Chiesa, il buon senso ha lasciato il posto alle vuote frasi fatte. Dimenticavo: l’ “opzione preferenziale per i poveri”, locuzione che sembra tratta da un regolamento burocratico e di cui ci si riempie la bocca. Nessun prete spiega che i “poveri” di cui si parla nel Vecchio e nel Nuovo Testamento non sono soltanto i privi di beni, ma soprattutto i privi del Bene, cioè i privi di Dio. Per il resto, l’ unica “opzione preferenziale” che trovo nel Vangelo è quella per il prossimo.

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