Colao, o dell’uomo wireless

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La montagna non ha partorito neanche il topolino. La task force di Vittorio Colao, chiamata a dare il proprio parere sulla Fase 2, non dirà né quando né come in Italia si riaprirà. Ce lo comunica il Corriere – cioè la testata pro Colao, ex uomo RCS (anche) – di domenica 19 aprile, riferendo della videoconferenza tra Conte e Colao, cioè tra il capo del governo ufficiale e il capo del governo ombra, o (forse) tra il premier di oggi e quello venturo. In pratica, ci viene detto che la task force “per la ricostruzione” (è bene specificare quale task force, perché le task force sono diventate di moda e ormai tutti se ne fanno una) nel concreto non serve a una cippa. Se non a farci digerire il suo capo, un carneade per il quivis de populo, come nuova figura di riferimento nel nome del Sacro Progresso Tecnologico.

Ce lo spiega apertis verbis proprio il principale quotidiano nazionale: il Presidente del Consiglio dei ministri, cioè una figura istituzionale di vertice prevista dal nostro ordinamento costituzionale, deve interpellare il capo della task force, una “cosa” che non si sa da dove venga, a che titolo operi, con quale legittimazione si esprima, talmente fittizia che nemmeno si definisce in lingua italiana.

È il sottotesto di articoli come questo – dove il testo non dà alcuna notizia, se non quella di un mesto fallimento – ad essere importante. Anche le non-azioni di Colao vanno riportate sui giornali, perché non si deve muovere foglia che Colao non voglia. Il messaggio, neanche tanto subliminale, è solo questo.

L’AFFARE D’ORO DI UNA SFOLGORANTE CARRIERA Perché l’ex supermanager che nel 2013 vendette le quote di Verizon Wireless per 130 miliardi (all’epoca una delle operazioni finanziarie più grandi di sempre) non è messo lì per la riapertura dell’Italia: quella continuerà a esserci sventolata come un miraggio che dipende da una agognata immunità, di cui però nessuno sa niente. Sono altre le imprese che Colao, l’amico di Bill Gates, deve concludere in Italia con urgenza, approfittando della magica congiuntura. Tipo: il 5G; il tracciamento delle persone; le smart cities totalitarie; la digitalizzazione totale del contante (espressa bene in questo video: https://youtu.be/PEJuxSyntGU).

L’affare supermiliardario di cui sopra, a firma del Nostro, rende bene l’idea di chi Mattarella, ultimamente non troppo loquace, abbia imposto come decisore dei destini di una Nazione paralizzata da un virus sfuggito a chissà chi. Quello che per l’uomo della strada fino a ieri era un illustre sconosciuto, per il sottomondo manageriale globalista è un mito: «an exemplary leader and strategic visionary», «un leader esemplare e un visionario strategico», lo definiscono nel suo ambiente.

In sostanza, «I consigli di amministrazione di Vodafone e Verizon hanno approvato l’operazione, che dovrebbe chiudersi nel primo trimestre 2014. La transazione concederà a Verizon il 100% di Verizon Wireless». Per capirci: Verizon – che è la futura azienda di Colao, nel senso che egli la dirigerà a partire dal 2018 – si compra da Vodafone – che nel 2013 è l’azienda di Colao, nel senso che ne è l’amministratore delegato fino al 2018 – la joint-venture Verizon Wireless, che era al 45% di Vodafone. La quale Vodafone (Colao), nell’operazione si porta a casa 130 miliardi. Il bonus di Colao non siamo riusciti a capire quanto sia, ma di sicuro qualche bruscolino lo avrà intascato anche lui.

Per avere una vaga percezione degli ordini di grandezza esistenti su quei pianeti, basta sfogliare Il Sole 24 ore, che nel maggio 2018 celebra l’addio di Colao alla Vodafone con un panegirico a tutto tondo, nel quale affronta anche il “problema” dei suoi emolumenti: «nel 2011 il manager guadagnò circa 17 milioni di euro». E continua riferendo dell’imbarazzo del malcapitato: «Colao non si sottrasse alle critiche e raccontò in un’intervista al Telegraph di averci riflettuto», con il seguente risultato: «Non posso negare che 17 milioni di euro siano una cifra enorme. Non è facile, per me, trovare la risposta. La cosa fondamentale è capire di essere un privilegiato ed essere certo che i tuoi familiari e gli amici, a loro volta, sappiano che ne sei consapevole».

Commossi dalla magnanimità dimostrata dal manager, ci viene solo da sommessamente suggerirgli che magari potrebbe mettere qualcosa del suo patrimonio a disposizione degli italiani (invece potremmo supporre che siano gli incolpevoli italiani a pagarlo per la sua consulenza non richiesta).

IL SENSO DI COLAO Colao insomma è l’uomo wireless, cioè – letteralmente – l’uomo senza fili, epperò pieno di fili collegati ai gangli vitali del mondo etereo della tecnofinanza globale. Il suo motto è «Trace, Test, Treat»: traccia, testa, tratta. Lavora nella segretezza (ricordiamo che la sua accolita ha firmato l’impegno di non far trapelare nulla di quanto viene discusso e deciso al suo interno, come da Chatham house rule in voga anche alle riunioni del Bilderberg) e nella pretesa dell’immunità civile e penale: una pretesa non si sa quanto velleitaria nonostante l’istituto della immunità sia coperto dalla riserva di legge, poiché già abbiamo visto come la legge marziale possa travolgere senza colpo ferire qualsiasi prerogativa dello Stato di diritto.

LA RIVOLUZIONE PAN-CIBERNETICA DEL 5G Esattamente un anno fa, all’Università di Verona, il futuro taskforzista capo parlava a ruota libera della base di tutta la società a venire, ovvero il famigerato 5G. https://youtu.be/ucALdRQj3_I?t=2627

«Sul tema del 5G prima bisogna fare chiarezza nel dire che cosa permetterà di fare il 5G rispetto ad oggi (…) che è sostanzialmente avere molta più velocità, molta più banda, quindi poter trasmettere più dati più rapidamente».

«Questo nei fatti vuol dire che si potrà collegare oggetti, si potrà collegare robot, si potrà collegare tutto, e avere una remotizzazione di tutti i controlli, dalle serrature delle porte che diventeranno elettriche, alle macchine che leggeranno ovviamente chi attraversa la strada, se posso girare o no…».

Non è mancato nemmeno un riferimento prodromico al tema del momento, la salute globale, e alla sua rilevazione ai tempi della peste, laddove il relatore auspicava «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente».

Tutto, insomma, nella proiezione e nei desideri di Colao, sarà travolto dalla rivoluzione digitale. Uomini e oggetti, case e fabbriche, comportamenti e automobili: «ovviamente ci saranno delle trasformazioni profonde, le fabbriche cambieranno completamente, il sistema di trasporti cambierà completamente, il sistema di gestione degli edifici cambierà completamente».

La pan-cibernetica del mondo, in tempo reale, con scarti di controllo infinitesimali, genererà la robotizzazione delle attività umane. L’uomo diverrà, letteralmente, un terminale. La rete replicherà le sue maglie nel mondo reale, come nella grezza eccitazione del primo Casaleggio, inventore della formula di Internet of Things, l’«Internet delle cose».

NUOVO ORDINE COMUNALE Il programma di riforma digitale integrale della realtà, di cui Colao discetta e di cui il 5G è solo una parte, da vari anni porta un nome bonario ed invitante: smart cities. Che significa informatizzare i parcheggi, la rilevazione della qualità dell’aria, la gestione del traffico urbano, i lampioni “intelligenti” e le telecamere di sorveglianza dotate di computer vision.

Tutto, attraverso la connettività a spettro completo degli ambienti urbani, guidata da reti 5G, dove gli esseri umani potranno operare e sopravvivere soltanto diventando più “robotici”, cioè prevedibili, ubbidienti, aderenti macchinalmente al sistema.

Più controllo, meno libertà: è lo scambio necessario di cui Colao parla nel suo famoso manifesto sul Corriere, che abbiamo preso in esame su Ricognizioni qualche giorno fa.

Il cittadino e il suo habitat saranno capillarmente controllati, senza più alcuno spazio di libertà: negli spostamenti, nei consumi, nello stato di salute, negli umori, persino nei pensieri, pure quelli che non ancora compiuti: le Intelligenze Artificiali, infatti, servono proprio a quello, a eseguire predizioni.

Nessun metro quadro dello spazio umano sarà libero da registrazione e processamento dei dati. L’ambiente totalmente sensorizzato guiderà la creazione di algoritmi e prodotti di analisi sempre più sofisticati da parte delle grandi multinazionali che vogliono incassare la nuova frontiera del potere più penetrante e invasivo che si possa immaginare.

Ci viene detto che le smart cities – e tutto il totalitarismo elettronico in arrivo – renderanno le nostre vite più sicure, ma queste entità macchinali, alla fine, prenderanno le decisioni per noi: e così diventeremo uomini terminali, nel senso letterale di terminazioni di un sistema.

VADE RETRO BIG DATA Invitiamo alla lettura del monito accorato e autorevole di Stefania Maurizi, una giornalista ex Espresso ora Repubblica con trascorsi di collaborazione con Julian Assange e la sua Wikileaks. Il coronavirus è il pretesto ideale per realizzare il sistema di tracciamento e sorveglianza globale in cui potremo improvvisamente precipitare a causa della distrazione e disperazione generali. «I dati sanitari in mano alle aziende telefoniche – mette in guardia la reporter – rappresentano l’ultima frontiera della distruzione delle libertà individuali e della distruzione del Sistema Sanitario Pubblico». «Il povero politico non è che un fuscello, di fronte a manager che in un minuto possono sapere tutta la tua vita: morte, miracoli, salute di tutti noi. Politici inclusi».

Chi di Colao ferisce, si potrebbe dire, di Colao perisce. Siamo stati in gabbia, buoni, con guinzaglio e museruola. Abbiamo obbedito agli ordini, convinti di soffrire di un sacrificio necessario per il bene nostro e della collettività. Abbiamo tollerato il balletto indecente dei notabili dell’epidemia, banderuole incompetenti e confuse, ma depositarie per decreto di una verità mutevole capace di escludere ogni pensiero difforme. Ma non è possibile non vedere, oggi, come il potere – ammesso per ipotesi che sia estraneo alla diffusione del contagio – abbia approfittato dell’emergenza per impadronirsi materialmente delle nostre vite, speculando sulla paura. C’è da sperare che il popolo italiano, fiaccato da una quarantena di propaganda e di terrore, abbia ancora la forza fisica e morale di ribellarsi al panopticon digitale che vorrebbero imporgli i pupazzi senz’anima del padrone del mondo. Altro che wireless, altro che senza fili.

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2 commenti su “Colao, o dell’uomo wireless”

  1. Temo che la forza fisica e morale non l’avessimo neanche prima, figuriamoci ora. Di fatto, siamo tutti complici dell’instaurazione del regime: vuoi per interesse, vuoi per superficialità. Se Gesù ci restituirà i Sacramenti, almeno per un po’ di tempo, cerchiamo di approfittarne. Dopodiché l’anticristo finirà il suo lavoro, ma forse, a quel punto, saremo pronti.

    1. Chi non l’ha voluto capire finora non.ha neppure voglia di.leggere questi articoli chiari e.molto ben scritti da Elisabetta Frezza, e si troverà al guinzaglio.prima ancora di vederlo.

      Io.ho perfino difficoltà a diffonderli tra i miei famigliari…

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