COME SALVAGUARDARE I VALORI FONDAMENTALI DELL’AMORE E DELLA COMUNIONE NELLA FAMIGLIA CRISTIANA? – di Carla D’Agostino Ungaretti

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E’ POSSIBILE, OGGI E NELLA GENERALE CRISI DI QUESTA CELLULA FONDAMENTALE DELLA SOCIETA?

di Carla D’Agostino Ungaretti

 

matrimonio

Arduo è trovare una risposta esauriente a questa domanda, in un mondo come il nostro permeato di edonismo e di egoistico individualismo, in cui sembra che all’umanità prema soltanto la realizzazione del proprio ego. Si abortisce, nella maggior parte dei casi (diciamo la verità) perché un nuovo nato ostacolerebbe l’assoluta libertà della donna; si auspica l’eutanasia perché una vita, privata delle fondamentali soddisfazioni umane, non è più ritenuta degna di essere vissuta; si ricorre disperatamente alle innaturali e costose tecniche di procreazione assistita, sopprimendo gli embrioni inutili o indesiderati, dimenticando che si ha a che fare con vite umane e che Dio o, diciamo (più laicamente) la natura, hanno imposto alla donna un ben preciso orologio biologico; allora, se in questi casi non si esita a sopprimere delle vite umane per realizzare un proprio presunto tornaconto, come stupirsi se, all’insorgere di una qualunque difficoltà nella vita a due, molti matrimoni vadano in pezzi nell’indifferenza, quando non addirittura con l’approvazione, della società? Non riconoscendo più l’esistenza di una Verità, sia essa etica, o religiosa, o antropologica cui fare riferimento, l’umanità del XXI secolo si considera esclusivamente autoreferenziale, all’insegna dello slogan sessantottino “proibito proibire”.

E’ evidente che il matrimonio cristiano non gode più di molto credito, soprattutto perché si è annacquata la percezione della morale familiare proposta dalla Chiesa cattolica. Alcuni “peccati” riguardanti il matrimonio e l’ambito familiare, come il divorzio e la contraccezione effettuata con mezzi non naturali, non sono più percepiti come tali né, a detta di molti sacerdoti, vengono più accusati dai penitenti in Confessione. Oggigiorno episodi molto meno gravi dell’adulterio (che nessuno nega essere causa di un vulnus difficile da rimarginare e da perdonare) sono sufficienti a rompere un legame contratto il più delle volte davanti a Dio, senza alcun senso di colpa, anzi con l’incoraggiamento e l’approvazione sociale. Infatti è opinione generale che anche le più banali divergenze caratteriali successivamente insorte siano cause più che legittime per la separazione dei coniugi, per il successivo divorzio e per la ricerca di una nuova esperienza coniugale. I mass media dal canto loro (dai giornali, al cinema, alla televisione) fanno con notevole successo la loro parte in questo gioco demolitorio della famiglia. Recentemente anche un illustre oncologo come il prof. Umberto Veronesi ha assestato un altro colpo al matrimonio tradizionale esaltando l’amore omosessuale, ritenuto “più puro” di quello eterosessuale, perché non finalizzato a uno scopo secondario come la procreazione.

Qual è, in questo clima, il compito dei cattolici che, a quanto pare, sono rimasti gli unici paladini della sacralità dell’istituto matrimoniale monogamico, eterosessuale e indissolubile? E’ evidente, in primo luogo, la responsabilità dei governi italiani che negli ultimi 50 anni sono stati solo capaci di emanare leggi come quella del divorzio o dell’aborto o di tentare di emanarne altre, come quella sulle convivenze di fatto, che non contribuiscono certo alla promozione della famiglia ma alla sua distruzione. Lasciando da parte in questa sede la richiesta, sia pure importantissima, di aiuti concreti in materia sociale e volendo invece occuparci dell’aspetto umano e morale del problema, dovremmo dire allora che il primo passo verso una rigenerazione dell’istituto familiare deve necessariamente passare attraverso l’educazione e l’esempio che ciascun cristiano deve essere in grado di offrire ai suoi fratelli, se vuole veramente attuare il dettato del suo Maestro.

Sarebbe necessaria, quindi, un’alleanza tra famiglie cristiane, parrocchie e scuole per offrire alle giovani generazioni esempi alti e forti, densi di contenuto e di identità cristiani. Ma, se riflettiamo, quanto credito si può riconoscere a certe scuole che, prima della pronuncia definitiva del Giudice europeo, non avrebbero esitato a eliminare il Crocifisso dalle aule, cancellando anche il Natale, per non “offendere” gli scolari non cristiani? Infatti l’educazione è tale solo quando ha grandi proposte ideali da presentare alla sensibilità delle giovani generazioni, quelle proposte che Papa Giovanni Paolo II ha chiamato “misura alta della vita”. Questo “pensiero forte” della Chiesa, che il dilagante “pensiero debole” laicista le imputa come una colpa o una volontà egemonica, è l’unico che possa aprire la mente e il cuore dei giovani verso ideali superiori, tra i quali rientra la sacralità del matrimonio cristiano.

Perciò le coppie cristiane hanno un grande compito in questo contesto: quello di testimoniare che l’equilibrio interiore e la serenità familiare non sono acquisiti una volta per tutte al momento della cerimonia nuziale, ma vanno costruiti con buona volontà fin dal primo giorno di quella meravigliosa avventura d’amore, senza creare un’utopia della felicità, perché solo il consolidamento della coniugalità porta alla costruzione dell’identità della “coppia felice”, che riesce ad essere “una carne sola” rispettando la diversità dell’altro, accontentandosi di ciò che ha, accettandosi reciprocamente, dando maggiore importanza ai pregi dell’altro dimenticandone i difetti, che molto spesso rispecchiano i nostri. La “coppia felice”, trascinante e propositiva, costantemente pronta al reciproco perdono, può veramente contribuire a cambiare questa società, fatta molto spesso di scontrose solitudini, ma per raggiungere questo scopo bisogna saper vedere Dio nell’incontro con l’altro perché la fedeltà, l’oblatività, l’appartenenza oltre il tempo non si ottengono con le sole forze umane, ma sono frutto della grazia santificante effusa dal Sacramento del Matrimonio e dall’azione dello Spirito il cui intervento deve incessantemente e instancabilmente essere invocato, come ha raccomandato Cristo.

Questa è la testimonianza educativa che viene richiesta ai cattolici nel presente momento storico, se non vogliono vedere tanti loro fratelli – secondo un ossimoro divenuto di moda, ma perfettamente calzante – “sazi e disperati”.

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