Commento a Marco Tarquinio, direttore de L’Avvenire – di Luciano Pranzetti

Nelle affermazioni del direttore del quotidiano dei vescovi si palesa un’evidente e grave deriva teologico-etica verso un pensiero che ben si apparenta a quello modernista -luterano

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Alle Redazioni di:

Una Vox – Riscossa Cristiana

Corrispondenza Romana

Radio Spada

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zavvdf

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Gent. ma Redazione e carissimi lettori:

sento di dovervi trasmettere  quanto in appresso dirò in merito alla risposta che, a una mia ben precisa e motivata osservazione, il Direttore di AVVENIRE, il sig. Marco Tarquinio, ha reso pubblica, poiché da ciò che il medesimo scrive si palesano non tanto uno scantonamento logico e una mancata replica al tema da me  trattato, quanto un’evidente e grave deriva teologico-etica verso un pensiero che ben si apparenta a quello modernista -luterano, del che è prova la politica Vaticana già in tal senso iniziata da GP II – incontro di Paderborn (O. R. 24/25 1996) – e resa definitiva dal recente viaggio di Papa Bergoglio a Lund dove si è capito che Lutero “aveva ragione”.

Per comprendere appieno le chiose che io apporrò alla risposta del Direttore, è bene che renda nota la causa che mi indusse ad indirizzare la mia rimostranza (ché la mèsse di spunti avrebbe avuto necessità di un esteso approfondimento), un articolo, cioè, redatto sul medesimo foglio CEI in data 24/11/2016, e  così intitolato: “I dubbî di un medico” firmato: Marina Corradi. Ne riporto i tratti più rilevanti, quelli che giustificheranno le mie rispettive obiezioni.

È un ginecologo 62 enne, non obiettore, vice primario in un ospedale del Vicentino. Ha migliaia di aborti sulle spalle, nella sua lunga carriera. Ateo, simpatizzante dei radicali, dice di averlo fatto per i diritti delle donne, perché c’era una legge dello Stato, e qualcuno quel lavoro lo doveva fare. Non parla come un pentito, il medico intervistato ieri dal “Corriere della Sera”. Parla come uno che ha dei dubbî, della sofferenza, perfino della nausea davanti a quelle serie infinite di interventi uguali. Non è il solo, e neanche il primo. Ma ciò che colpisce è quando racconta del suo errore. Un giorno, trent’anni fa’, praticò un aborto, ma un mese più tardi si scoprì che la gravidanza di quella donna proseguiva. Lei, all’inizio, voleva denunciarlo. Pochi mesi dopo il dottore la incrociò nei corridoi della nursery: aveva un bambino in braccio, un bambino bruno attaccato al seno. La madre, ora, sorrideva. Quell’incontro deve essere rimasto indelebile nei ricordi del medico. “Quanti bambini mai nati potevano essere come quel piccolo?” racconta di essersi chiesto, turbato. “Ma – prosegue – mi rispondevo che sì, che era giusto. Lo era per le donne”. Quelle altre donne che peraltro quando, anni dopo un aborto, lo incontravano in ospedale, gli dicevano: “Dottore, io questa croce me la porterò nella tomba”. . . .La medesima evidenza che ha fatto vacillare un medico con mille aborti sulle spalle. . . C’è la militanza. . .come un soldato, se c’è la guerra, è pronto a partire. La sola speranza, è il perdono di Dio. Scrive il Papa nella sua Lettere apostolica Misericordia et misera: “Non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere”. E allarga in modo permanente la possibilità di dare l’assoluzione per un aborto a ogni sacerdote. . .”

A siffatto servizio, nel giorno 26 novembre c. a. mi permisi inviare al Direttore sig. Tarquinio, e all’attenzione della signora Corradi, questa mia critica osservazione:

Gentile Direttore, pietoso, veramente pietoso e “commovente” il ginecologo che sente la sofferenza del crimine di aborto. Un tipo alla “chiagne e fotte”, come direbbero a Napoli. Se davvero sente il peso dei plurimi omicidî commessi, perché non smette? Troppo comodo dichiararsi oppresso, di sentirsi la croce addosso per tutta la vita – abietta espressione quel citare la Croce abbinata al crimine – e poi continuare “obbedendo prima agli uomini che a Dio”. Vorrei dire a Marina Corradi, che ne ha scritto il 24 novembre 2016, che costui aggrava  davanti a Dio e all’umanità la sua posizione. Ma, da come si legge nel suo articolo, sembra quasi che esprimendo un rammarico senza lagrime il ginecologo omicida si senta a posto con la coscienza, giusta lettera papale Misericordia et misera. Siffatti articoli che lei pubblica, direttore, glielo dico senza remore o velamenti lessicali, sono un’esortazione a continuare la strage perché al lettore, tipi come quello descritto da Marina Corradi, ispireranno pietà facendo passare in terzo, quarto, millesimo piano, il delitto che compiono ogni volta che macellano un feto”.

Il Direttore risponde, in data 26 (?) novembre 2016 a un lettore e a me, con i complimenti al primo che si lascia andare a un espansivo panegirico sul corso pastorale dell’attuale pontificato riservando, invece, a me la seguente ramanzina in tipica “lingua di legno”, di cui riporto i due stralci più “significativi”, ove nulla argomentazione galleggia a quanto ho obiettato:

1– “Le dico subito, gentile signor (. . .), un franco “grazie” per l’apprezzamento e la libera condivisione del nostro lavoro. E a lei, signor Pranzetti, dico un altrettanto franco “mi dispiace” per come riesce a distorcere sia la parola di misericordia del Papa e della Chiesa. Non serve a un bel nulla la pura affermazione dei cosiddetti “valori non negoziabili”: vita umana, famiglia fondata sul matrimonio, libertà di educare, di pensare e di credere. Non serve perché una simile “difesa” tradirebbe e in effetti – quando è stata fatta – ha tradito la stessa intenzione che, da un punto di vista umano e cristiano, dovrebbe muoverla”.

Tarquinio, invece di elogiarmi per aver sottolineato, nel caso del ginecologo “sofferente”, la necessità per questi del ravvedimento, coniugato alla ferma volontà di non cadere più in quell’efferato peccato di infanticidio, mi risponde – me indegno del “gentile” diversamente dall’altro lettore  – sparando alle farfalle e accusandomi di distorcere le parole del Papa e della Chiesa. Deve, allora, star bene attento, perché in tal caso egli sta bacchettando anche Nostro Signore che, alla prostituta, concessole il perdono, intimò: “Va’ e d’ora in poi non peccare più!” (Gv. 8, 11); deve stare ancora attento perché, secondo il suo parere, anche il povero Zaccheo, pentendosi ma proponendosi di riparare, avrebbe distorto la volontà di Cristo col dire: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quatto volte tanto”.(Lc. 19, 8). Insomma, stare alla sequela del Vangelo, spendersi per la difesa della vita mana, della famiglia naturale, della libertà ecc, “valori non negoziabili” – tra virgolette come se fossero estraneità curiose e miserande – è, per Tarquinio, non solo tempo perduto ma controproducente, addirittura un tradimento.

Nel mio definire quel tal ginecologo un tipo alla partenopea “chiagne e fotte”, mettevo in mostra l’ambiguità, in termini morali, di una persona che, pur sentendosi rammaricato per quanto abietto commesso, non se ne pente, anzi continua a delinquere convinto, forse, che siffatta compunzione emotiva e verbale sia più che sufficiente a mettere in quiete la coscienza. E proprio su  questo tema si appuntava la mia riprovazione quando citavo la Misericordia et misera. Sì, la coscienza.

Forse, a beneficio di Tarquinio, avrei dovuto far cenno a quella funesta, devastante intervista rilasciata da Papa Bergoglio al dottor Eugenio Scalfari (24 settembre 2013), perché è da quello sproloquio che ha preso maggior vigore la mala pianta del soggettivismo etico, lo stesso che traspare dalle parole del ginecologo. Eh sì, perché alla domanda del laico giornalista, pertinente il concetto di Bene e di male, Jorge Mario Bergoglio, il Papa del “buonasera” risponde: “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male(maiuscolo!). Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene. . . e qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il male come lui li concepisce”.

E allora qui, se c’è uno che distorce l’Etica e i 10 Comandamenti, è proprio il Papa che, eleggendo la coscienza individuale a giudice unico in foro esterno/interno, dà modo al singolo di legittimare anche le peggiori azioni con il grimaldello della “buona fede”. Il principio primo del soggettivismo etico. È ciò che, infatti, pensava Stalin – o Lutero, Castro, Mao, Hitler, fate voi –  ogni volta che si accingeva a decretare massicce purghe e deportazioni, funzionali alla purificazione e alla libertà dell’uomo.

Forse, a beneficio di Tarquinio, avrei dovuto giustificare quel ginecologo che, nutrendo serî dubbî sullo sporco lavoro svolto, si colloca nella configurazione del cristiano adulto, caro a Papa Bergoglio, il cristiano che dubita, che deve dubitare fortemente e metodicamente, anche su chi è Via, Verità e Vita. Figuratevi che càpita anche a lui, Vescovo di Roma, dubitare. . .

E allora, qui, se c’è uno che distorce la Parola del Verbo di Dio – “Non essere incredulo ma credente” (Gv. 20,27) – non sono io ma è addirittura il Sommo Pastore, colui che è inconsapevolmente il Vicario di Cristo.

Se indicare nella famiglia naturale, quella istituita da Dio e fondata sull’unione uomo/donna (Gen.2, 24 /Mt. 19, 4-6/Conc. Trento, sess. XXIV, 1), il pilastro primo della società non serve a un bel nulla in quanto pura affermazione di principio, io sento di trovarmi  – absit injuria verbis! – buona compagnìa dal momento che è “El Papa” medesimo a dire la egual cosa quando, in Santa Marta, se ne uscì, con intento magisteriale, rivelandoci che “in passato la Chiesa ha presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto” (Franca Giansoldati – Il Messaggero.it, 27 ottobre 2016). E non è occasione nuova ché il sostegno a questa aberrante sciocchezza, vera eresìa, se l’era già premunito quando sentenziò che “a livello educativo le coppie gay pongono sfide nuove che per noi, a volte, sono persino difficile da comprendere” (Il Messaggero, 4 gennaio 2014), non tacendo dell’esortazione alla convivenza, preferibile esperienza prematrimoniale quale periodo di necessario rodaggio alle future responsabilità, in pratica promuovendo il peccato contro il sesto comandamento (Convegno Diocesi di Roma 18 giugno  2016).

Chiedo, pertanto, al Direttore Tarquinio, chi sia il soggetto che distorce la perenne dottrina della Chiesa e se in queste eversive e sovvertitrici parole del Pontefice, e non mie, non ravvisi  gravissima offesa al Signore che, quanto ai sodomiti, è noto il trattamento che riservò in quel di Gomorra e dintorni.

2– “Non a caso Benedetto XVI amava definirli più propriamente “principî irrinunciabili”. Principio è una parola che ha in sé l’idea di origine, di inizio. È ciò che avvìa un processo e gli dà senso, come direbbe Papa Francesco. Ma anche valore – lo sappiamo – è una bellissima parola, che non ha neppure bisogno di essere spiegata. L’una e l’altra sono parole di cammino e però possono essere fatte deragliare nel significato e capovolte nella direzione. Insomma, sono vere solo se non diventano il coperchio parolaio” – cioè formale, astratto, moralistico – di una “pentola del niente” dal punto di vista della vita concreta”.

Caro Tarquinio, non è davvero l’emerito Papa cardinal Ratzinger il puntello, il fulcro su cui lei deve far leva perché in quanto ai principi irrinunciabili, o ai valori non negoziabili e alla loro difesa, non è lui il soggetto che possa esserne additato quale paladino. Parlò di relativismo, indicandolo come il germe perverso della scristianizzazione dell’Occidente, e poi organizzò Assisi 2011, andando a far comunella irenistica con confessioni false e bugiarde; parlò di restauro della liturgìa, e poi lasciò che chitarre, bongos, balletti fossero corredo urlante della Santa Messa: parlò di santità dei sacramenti, e poi si fece “segnare” la fronte, con una tintura terrosa, da uno sciamano; parlò a Ratisbona di fede e di primato della Chiesa, e poi chiese scusa all’Islam e sostò a pregare nella Moschea Azzurra di Istanbul; chiese, al momento della sua elezione, preghiere perché non fuggisse davanti ai lupi, e poi, causa una “ingravescente aetate” – latino di comodo! – abbandonò la barca di Pietro al primo guaito di qualche bòtolo; commentò il Credo affermando la verità di Dio Creatore, e poi nominò patrono dell’Università Lateranense ( Luteranense?) il fraudolento paleontologo,  gesuita, darwinista, massone ed eretico Pierre Teilhard de Chardin, caldamente consigliandone lo studio (J. Ratzinger: Introduzione al Cristianesimo – ed. Queriniana 2005, pag. 77, 226, 294, 309). E non diciamo di quella vetrina vip, patinata e radicaleggiante, il famoso quanto sterile “Cortile dei Gentili” di cui si cercano ancora resti, esiti, tracce di conversioni che, semmai, vista l’escursione turistico-pagana del cardinal Gianfranco Ravasi danzante sileno in onore di Pacha Mama – la Grande Madre inca – in quel delle Ande cilene (Novembre 2014), raccontano qualcosa di contrario.

Principî o valori, parole di cammino:  capziosa e vacua definizione cara ai modernisti liberalmassoni,  per dire che i siffatti termini sono di tipo evolutivo, che seguono e si adattano al mutar dei tempi umani seco mutando i dogmi; discorso bizantino che sfuma ed elude il tema che io ho posto con la mia obiezione. Ma il Direttore, con fare e dire di chi la sa lunga, conclude la sua lezioncina riportando,: [la risposta data nel marzo 2014 da Papa Francesco a una domanda di Ferruccio de Bortoli, allora direttore del “Corriere della Sera”: “Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia uno meno utile di un altro. Per cui non capisco in che senso vi possano essere valori negoziabili”. Ce ne vuole, signor Pranzetti, per pensare che si tratti di una resa, e non di una chiamata a non fare a pezzi la vita propria e degli altri e non fare una difesa della vita a pezzi].

Intanto ‘valore’ è termine che indica e copre varie categorìe sicché abbiamo i valori bollati, i valori monetarî, i valori immobili, i valori sociali, familiari, culturali…  potendo, quindi, parlare di “sistemi di valori” e di “scala di valori”, con che si ammette in alcuni un pregio maggiore che in altri. In quanto “valore” (valor- oris lat. tardo, der. di valere), esso contiene la connotazione della valutazione, del confronto, della negoziabilità, del baratto, dello scambio alla pari o al conguaglio. Nel caso nostro in questione, la Chiesa fino a ieri dichiarava “valori non negoziabili” quelli che posseggono un’intrinseca e universale importanza così alta, intangibile, unica e preziosa – come, nella fattispecie, la dignità della persona fin dalla sua iniziale formazione (Sal. 138, 13) – da non poter mai esser immessi sul mercato delle dottrine e dei comportamenti.

Ora, che il Papa dichiari di non aver mai compreso l’espressione ‘valori non negoziabili’, come e qualmente quella dei ‘valori negoziabili’, dimostra che, nella sua visione della realtà i valori, se esistono, sono tutti neutri di cui alcuni più neutri degli altri. Ed allora non si spiega – anzi, sì – perché se ne stia lontano dalle manifestazioni Pro Vita – Pro Familia, preferendo la pastorale compagnìa dell’abortomane Emma Bonino, dell’ateo Scalfari Eugenio, del comunista Evo Morales, nel gaudio dell’applauso della B’naï B’erith, del Davos Forum, del GOI, del complesso LGBT, cioè di tutta quella parte dell’umanità che tira verso le cose di quaggiù, “quelle di lassù” (Col. 3, 2) essendo toppo lontane. La verità è che, per lui, esistono valori e valori e, disgraziatamente per la Cattolicità di cui è capo, quelli sopra citati sono gli unici che riconosce, alla faccia de teorema: “i valori sono valori e basta”.

E se alto è il valore della vita che riveste la persona umana, infinitamente alto è il ‘valore’ della dignità divina di Cristo. Eppure, eppure, il Papa ci ha fatto capire che anche questo è, in fondo un valore e basta, né negoziabile né non-negoziabile. Tanto è vero che il 16 giugno 2016, durante il Convegno Ecclesiale Romano, commentando l’episodio evangelico dell’adultera (Gv. 8, 13), producendosi a braccio, è riuscito a dire che “Gesù non era pulito. . .ha mancato la morale. . .fa un po’ lo scemo”. Che non è il massimo del rispetto per la Seconda Persona della Santissima Trinità. Tanto per dire che Cristo è un valore come tanti.

Ce ne vuole, Direttore, per non pensare che si tratti di cialtroneria blasfema e di vergogna. Sicché, prima di stilare sciocchezze, quali quelle che quotidianamente galleggiano e pullulano su AVVENIRE, si dia una ripassata ai fondamenti della logica prima e della dottrina cattolica poi. O viceversa.

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Santa Marinella, 29 novembre 2016.                                                   In Christo et Maria Matre ejus.

Prof. Luciano Pranzetti

28 commenti su “Commento a Marco Tarquinio, direttore de L’Avvenire – di Luciano Pranzetti”

  1. Meraviglioso articolo, se l’è proprio meritata, quel tal Tarquinio (erede di Tarquinio il superbo?). Grazie dal profondo del cuore, carissimo professor Panzetti, m associo al 100% al suo pensiero, alla sua fedeltà indistruttibile alla Chiesa Cattolica, che è cosa ben diversa da questa combriccola che sta occupando tutte le sedi disponibili. Ricordo sempre le parole di S. Atanasio “Cosa è meglio, occupare tutte le sedi o conservare la fede? ovviamente conservare la fede”; e questo dico perché è chiaro come il sole che loro, dico LORO, non hanno più la fede da un bel pezzo, l’hanno rimpiazzata con folli ideologie mortifere, che se non le abbandonano .li faranno finire all’inferno, e se lo saranno cercato. Che Dio li salvi, se può. Laudetur Jesus Christus !

  2. Caro Pranzetti,
    ammiro la pazienza, lo zelo e la tenacia con cui affronta gli adepti della neo -chiesa bergogliana. Come lei saprà nelle organizzazioni politiche sinistrorse vige la regola gerarchica, Il leader decide, i quadri obbediscono e i commilitoni di partito eseguono e ripetono a pappagallo. L’errore suo, caro professore, è di non voler accettare che si sta scontrando con un gruppo politico “mistico” new age che con la Chiesa non ha nulla a che fare.
    Non è meglio “non ti curar di lor, ma guarda e passa…”? Io SONO CONVINTA che i veri cristiani certi giornali non li leggano più per non farsi il sangue amaro. Oramai questi personaggi hanno preso la strada lunga e larga. Ci vuole tempo e l’intervento di CHI tutto può.

  3. Caro Professore, ha ragioni da vendere. E Avvenire è diventato davvero nauseante. Quanto a quel suo “viceversa” finale, beh, lo ritengo azzeccato perché, a ben pensarci, nei fondamenti della dottrina cattolica sono naturalmente insiti anche quelli della logica.
    Gradisca tutta la mia stima.

  4. Caro prof. Pranzetti,
    La ringrazio, per il Suo articolo, commossa perchè ne filtra, oltre l’ovvia indignazione, un profondo dolore che trascende Tarquinio perchè è dolore del cuore e dell’anima per la terribile situazione che si è venuta a creare nella Chiesa (ora chiesa) e nel mondo: dolore nel constatare in uomini pubblici e comuni mortali l’abbandono di Dio, il rinnegamento del Sacrificio di Gesù Cristo, l’orribile ed eretica blasfemia papale e del suo entourage cardinalizio, vescovile, parrocchiale. E ben altro, oltre quel che abbiamo fin qui visto e sentito, ci aspetta! Ma noi, piccolo gregge di amanti di Gesù, cerchiamo a tutti i costi di combattere la buona battaglia…

  5. Giovanni Battista Vargiu

    Ma insomma la critica sul lato della misericordia nei confronti di chi non si pente la condivido ma non è accettabile che un Teilhard de Chardin venga definito eretico, massone, fraudolento paleontologo o che vengano rivolte critiche così radicali nei confronti di Papa Ratzinger. Anche Papa Bergoglio meriterebbe un atteggiamento più rispettoso nonostante le perplessità che suscitano le Sue uscite in stile peronista sudamericano. Tutto quanto detto dell’aborto, vero e proprio crimine di massa ma legalizzato da una legge che parrebbe ispirarsi ad una ideologia nazista e razzista, lo trovo del tutto condivisibile. Per concludere, va bene esprimere le proprie opinioni alla luce della tradizione evangelica e della Santa, Romana, Chiesa, Cattolica e Apostolica ma rispettiamo i successori di Pietro anche quando legittimamente dissentiamo; altrimenti non saremmo più cattolici ma protestanti. Già Erasmo da Rotterdam lo disse: la differenza tra i protestanti e i cattolici sta nel fatto che i primi credono tutti di essere Papi, mentre per i secondi il Papa è uno solo.

    1. Vargiu e Giorgio, quelli che voi considerati insulti al Papa non sono tali; perdonate la mia recidivs rudezza, ma semmai sono insulti rivolti a QUELLO vestito da Papa! Pensateci bene, il vero insopportabile insulto è il modo in cui questo signore argentino considera i cattolici! Infine, il mio plauso al Prof. L.P., la Buona Battaglia si fa anche con la penna e l’ostinazione.

    2. Teilhard de Chardin era certamente “eretico, massone, fraudolento paleontologo”. Esiste una vasta letteratura che lo comprova. Bergoglio è fin troppo rispettato visto lo sprezzante attegiamento and virulenza anticasttolica che esterna a ritmo vertiginoso (ma basterebbe pensare al documento Amoris Laetitia e le divisioni che sta creando con clero, gerarchia e fedeli per le eresie ivi contenute ) che tradisce il suo disprezzo – da anti cattolico doc – sopra tutto per la carica a lui conferita grazie alla lunga preparazione da parte della c.d. “mafiaclub” (come viene chiamata dal cardinale belga Danneels nella sua biografia) a cui facevano parte illustri prelati rigorosamente modernisti. Il tutto già nota da tempo. Allego un link fra i tanti da fonti attendibili:
      http://www.unavox.it/ArtDive/DIV1309_Tosatti_Francesco_elezione_preparata.htm/DIV1309_Tosatti_Francesco_elezione_preparata.html

  6. Argomentare con queste persone è totalmente inutile, non risponderanno mai a queste giuste osservazioni, perchè a loro non interessa minimamente la ricerca della Verità, così come non interessa più Gesù Cristo. A loro preme solo di rimanere sul carro del vincitore. La maggior parte delle persone, oggi, sopratutto nella “chiesa” (volutamente scritto in minuscolo), sono guidate solo da interessi personali.

  7. Ottimo articolo prof. Pranzetti, una vera e propria lezione per il direttore del quotidiano dei vescovi, che naturalmente non servirà a nulla , perchè quando si è impegnati in uno degli sport più diffusi nel cattolicesimo odierno ossia quello di arrampicatore;….. che poi sia di specchi o sociale , o tutti e due poco importa, l’ importante è arrivare all’obbiettivo, tutto il resto e relativo o funzionale. Peccatto che poi così si perde di vista quello che dovrebbe essere il vero obbiettivo di chi è al servizio di Nostro Signore, e cioè quello di testimoniare nei momenti” opportuni e non opportuni” come direbbe l’apostolo,…… La Verità.

  8. Egr. prof. Pranzetti, lei ha ragione da vendere sui valori indisponibili, non negoziabili, non svendibili o comunque li si voglia chiamare.
    Purtroppo però, per i personaggi più-papisti-del-papa-in-carica, quei valori son diventati cimeli da museo.
    Ora van per la maggiore la lacrima a pie’ di ciglio, il dubitar-senza-pentirsi, il soffrir & provar nausea ma… all’ideologia guai a rinunciare. “C’è la militanza. . .come soldati, se c’è la guerra son pronti a partire”, soprattutto se la guerra riguarda I DIRITTI DELLE DONNE.
    E dei diritti di quell’altro essere umano, quello piccolino, umano al pari della donna per i diritti della quale costoro lacrimano e dubitano, si battono altrettanto? Ma no, quelli sono diritti ormai archiviati e tombati, appunto.

    E quanto ai personaggi più-papisti-del-papa-in-persona, non dubitiamo di loro e della loro indefettibilità.
    Appena defunto questo papa, si adegueranno immediantosto-subitpresto agli ordini di scuderia del nuovo pontefice, magari del tutto opposti a quelli del suo predecessore.

  9. Concordo con Isia: con queste persone è inutile discutere. Un tempo si diceva che “hanno venduto il cervello all’ammasso” . È proprio così. Non sono interessati alla verità, ma solo a ripetere vieti slogan, come pappagalli. Ho chiuso qualche anno fa l’abbonamento a Avvenire, indignato della linea del giornale (e c’era ancora Ratzinger). Ora viene il voltastomaco solo a vederlo nella rassegna stampa. Un mesr fa (circa) mi hanno telefonato a casa per regalarmi sei mesi di abbonamento ! “No. Grazie” ho risposto !
    L’articolo è ottimo e condivisibile. Ma, concordo con Vargiu, qualche insulto al Papa è di troppo. Come persona magari meriterebbe di peggio, ma noi che vogliamo esser veri cristiani, e non come loro, per costoro pregheremo ! Per sconfiggere il male con il bene! Affinché si convertano ! Comunque ancora complimenti al professore. Giorgio

  10. Povero Direttore è attentissimo, direi costretto a dire solo ed esclusivamente le cose in linea con il nuovo corso. Per non fare la fine di Boffo.

  11. Non ho mai letto un articolo più stomachevole di quello della Corradi, che pur, un tempo, quando i pensieri di molti cuori non erano ancora stati svelati, ritenevo una brava giornalista.
    Ben ha fatto il professore a evidenziare la menzogna e lo squallore della sua “testimonianza”!

    Probabilmente- mi dico- o questo ginecologo non ha il senso della realtà, è folle, oppure il Signore sta bussando al suo cuore, spingendolo a convertirsi e a votarsi alla causa della Vita e non della morte.
    Peccato (nel vero senso del termine) che l’accondiscendenza con il peccato e chi lo compie ostacoli la Grazia! Questa sarebbe la misericordia!
    Speriamo trovi qualcuno che lo metta davanti al suo peccato, ricordandogli che sta compiendo il più abominevole dei delitti (dopo la profanazione dell’Eucaristia.)
    Lo ricorderò nelle mie povere preghiere, perché posi presto gli insanguinati e maledetti ferri del mestieri, prima che sia troppo tardi, per tanti bambini innocenti e anche per la sua anima, altrimenti destinata all’inferno per direttissima.

  12. Ha fatto bene il Prof. Pranzetti a cantargliele. E anche a dire al Sig. Bergoglio quello che merita. Non vuole deliberatamente essere Capo della Santa Chiesa Cattolica, cioè Papa, quindi non merita il doveroso e direi sacro rispetto che noi cattolici dobbiamo al Vicario di Cristo. Anzi, senza vergogna, si comporta da acerrimo nemico della Santa Tradizione istigando legioni a fare di conseguenza. In altri tempi, non “ammollati” da 60 anni di terapie, il popolo cattolico sarebbe insorto, guidato da preti e Vescovi gridando allo scandalo. Guardiamo invece adesso come siamo ridotti. Viene in mente il brano di Apocalisse di 20 gg fa in cui il fumo del Drago che emerge dal mare confonde le coscienze di quasi tutti che confidando nella sua definitiva vittoria abbandonano la Vergine vestita di sole. Poveretti . Chiedo al Signore per me e per tutti coloro che si stanno impegnando nella Fedeltà di perseverare fino alla fine. E per loro pietà al Signore perchè davvero “non sanno quel che fanno”. Sia lodato NSGC. Giuseppe

  13. luciano pranzetti

    All’amico G.B. Vargiu una precisazione su P. T. de Chardin. Che la sua teoria fosse di indirizzo e di contenuto gnostico/eretica è dato dal famoso Monitum del S. Uffizio – 30 giugno 1962 – (. . .opere che presentano ambiguità e persino errori gravi in materia filosofica e teologica tali da offendere la dottrina cattolica) peraltro mai abrogato, sicché il Papa emerito card. J. Ratzinger avrebbe dovuto cassarlo prima di riabilitare la memoria del gesuita. In quanto alla massoneria, contigua allo stesso, è da dire che il “palentologo” non nascondeva una sua simpatia verso il GADU tanto è vero che il massone M. Lepage – Loggia di Parigi – affermò che “non penso che i teologi possano riconoscere il padre Teilhard de Chardin come uno di loro; ma è certo che tutti i massoni, bene addentro alla loro arte, lo possano salutare come loro fratello in spirito e verità e il comunismo, un loro alleato” (Forts dans la Foi Le Spiritualisme, maggio 1962). In quanto alla paleontologìa la vicenda truffaldina del “sinanthropus” dimostra la caratura della sua supponente scienza. Pro veritate.

  14. Carla D'Agostino Ungaretti

    Ha ragione, gentile Professore! Lo dico piangendo perché mi aspetto che da un momento all’altro ci venga detto che i grandi Santi Martiri che hanno fatto fiorire la Chiesa testimoniando Cristo usque ad sanguinem avrebbero fatto meglio a “negoziare” i loro valori salvando la pelle. Quanto a Tarquinio, la vita mi ha reso abbastanza cinica da capire che lui non vuole scontentare il “padrone” per non perdere il posto. E’ umano, ma certo non onorevole e questo pensiero accresce il dramma spirituale che io sto vivendo.

  15. Complimenti per l’articolo veramente chiarificatore, professor Pranzetti. In fondo esistono anche per loro valori non negoziabili, che a parole negano o dicono di non comprendere: purtroppo per loro ( ed anche per noi che ci capita di ascoltarli ) sono quei principi del relativismo etico che li ispira. E sui quali non transigono! Anche a costo di usare espressioni blasfeme nei confronti di Nostro Signore! Sono i loro frutti!! ….e poi questa ipocrisia da donnette di bassa lega che ha dato origine alla querelle…non se ne può più!

  16. Con vero dolore debbo consentire, con quanto afferma in modo così chiaro e così coerente il prof. Pranzetti.
    Viviamo momenti tragici, con la morte nel cuore.
    Attendiamo fidenti, anche se, forse non potremo vederlo, l’intervento risolutore, ancorchè terribile,
    del Cielo.

  17. Che tristezza! Ricordo Tarquinio che in altri tempi teneva testa a quel cialtrone di Augias in tv. Quello che più mi angoscia è la responsabilità di questi “neo-cattolici” nei confronti degli increduli. È nostro dovere (opera di misericordia – perdonate: uso la parola nel senso originario non in quello che so che anche ad altri causa ormai notevoli problemi di orticaria) insegnare agli ignoranti, rammentare loro che se si muore in peccato mortale si va all’inferno, che è eterno e niente affatto vuoto. Mi angoscia terribilmente sapere quanto tutta questa fuffa che si va vendendo da decenni ed è in super saldo dal 2013 abbia conseguenze sulla salvezza delle anime. Per colpa di battezzati.

  18. Questi falsari non dureranno per sempre. Io aspetto. Ma fremo quando vedo queste cose e soprattutto vedere che lo sbandamento viene da coloro che invece dovrebbero raddrizzare le strade.

    1. Ma questi, caro Franco, non sono affatto “coloro che invece dovrebbero raddrizzare le strade”, bensì degli impostori, degli usurpatori, defgli occuoanti abusivi di sedi e titoli che non spettano loro, poiché eretici, apostati e traditri di NSGC. Ma le ha lette le rivelazioni di mons. Cesare Baronio sulle persecuzioni inflitte da decenni dalle gerarchie moderniste (papi inclusi) ai sacerdoti non disposti ad accettare supinamente rd acriticamente tutte le eresie imposte dai rivoluzionari modernisti? (in calce all’articolo di Alessandro Gnocchi di questa settimana). Ecco, oggi il clero è composto quasi totalmente da genet simile, i pochi dissenzienti tacciono terrorizzati.

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