Comunione & Prostrazione. Ovvero, fenomenologia del trinaricielluto

Il grande Giovannino Guareschi, dietro quei baffoni arguti, si sarebbe scompisciato dalle risa nel riscontrare l’apoteosi del trinariciutismo in quella epica standing ovation tributata a Mario Draghi al Meeting di Comunione e Liberazione. Ho pensato, interpretando il suo spirito, che avrebbe potuto coniare, a tal proposito, come era solito fare, una nuova ironica espressione: i “trinaricielluti”.
Per chi non avesse dimestichezza con il termine “trinariciuto” inventato da Guareschi e apparso circa 70 anni fa sulla rivista “Candido”, esso alludeva a chi versava il cervello all’ammasso e, all’uopo, con l’ausilio di un “succhiello omaggio” si procurava maldestramente una terza narice, attraverso la quale scaricava quel poco di materia cerebrale grigia rimasta nel cranio.
Solamente questa figura del trinariciuto dei suoi tempi, degenerata nel trinaricielluto dei nostri tempi, dovrebbe porre a debita distanza l’enorme figura spirituale e culturale di Guareschi dagli pseudo-eredi (Vittadini e cielloti vari) della fiera riminese di CL. Mi sono permesso di immaginare, rispettando con umiltà il valore incommensurabile di Guareschi, come avrebbe reagito il grande Giovannino dinanzi a tale riprovevole manifestazione di trinariciellutismo, che ha raggiunto il suo apice dinanzi alla divinità draghiana.

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Il leader maximo, il Rispettabilissimo, il premier premierissimo, il vero e unico Salvatore (della Patria) Mario Draghi è stato accolto con un frenetico battito di mani, con cori e grida inneggianti alla Sua statura politica, civile e morale in quella kermesse festante e contagiosa di Comunione e Liberazione. Mario Draghi, Colui che non ride mai, ma che tutt’al più abbozza un sorriso a tutti i potentati della terra, Colui che non piange mai anche dinanzi ai drammi più terribili, Colui che non si commuove nemmeno davanti ai disastri procurati dalla pandemia, dalle politiche neo-liberiste, dall’invio di armi (pacifiche) all’Ucraina, ebbene, sì, dinanzi al tripudio della massa cielloide riminese, si è commosso.

Nemmeno Lui, il Divino Economo, il Riparatore dei Debiti, il Sommo Profeta prestato alla politica ha saputo resistere a tale omaggio sincero e popolare. Il Suo incedere leggero e dignitoso fino al palcoscenico era visibilmente scosso da tale incomparabile sostegno, da tale tappeto di fragorosi applausi, dai gridolini orgiastici di un’incontenibile e prorompente gioia fino alle urla osannanti del popolo in festa, che strillava a squarciagola il “Draghi-bis”, “Tu sei l’Unico”, “Mario, Uno di noi”.

Nemmeno Lui, l’Impenetrabile, l’Incorruttibile, Colui che non si diverte mai neanche quando ride, ha saputo sottrarsi alla presa suadente dell’universo ciellino. Il degno tributo a Lui riservato, allo Statista degli statisti, è stato condensato da alcune parole di Giorgio Vittadini, rappresentante aulico del popolo ciellino: “Questo è il riconoscimento a chi ha governato e fatto il bene del Paese. Farlo cadere è stata una cretinata”.

Nemmeno Fazio e la sua celeberrima fascinosa faziosità avrebbe potuto raggiungere tale lusinghiero livello; nemmeno il “Porta a porta” dell’inossidabile, imperituro e valoroso Bruno Vespa avrebbe potuto arrivare a tanto. Imparate Voi, Fazio, Vespa e altre piccole star, cosa significhi stare vicini alla Vera Stella, cosa significhi amare il proprio Signore, Colui che soccorre, l’Unico, l’Imprescindibile Sostegno, l’Autentico Soccorritore.

Persino il povero Alberto Capitanio, presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo l’ha capito, come riportava il “Corriere della sera”, il giornale più venduto d’Italia: “Al di là del rapporto storico che abbiamo con Draghi, siamo dispiaciuti per la brusca interruzione alla sua esperienza. Stava portando avanti una grande progettualità e aveva ridato credibilità internazionale al Paese”.

E infine il guanto di sfida lanciato a chi superbamente intralcia la via al Dragone, come il buon Capitanio (“O Capitanio, portami via perché mi sento di morir”) osserva: “A chi si propone in alternativa diciamo che staremo attenti alle promesse facili”. Non poteva mancare l’osservazione acuta e il sincero omaggio del presidente del Meeting, Bernard Scholz: “L’Italia grazie a lei ha conquistato una posizione internazionale meritata e preziosa. Le siamo molto grati”. Tra selfie, flash abbaglianti, scroscianti applausi ricompariva la figura di Mario, il Sublime, sommerso dall’onda ciellina del meritato consenso.

Ad ogni cenno della Sua mano il popolo dei trinaricielluti si genufletteva, in adorazione della Sua Presenza; ad ogni leggera scossa del Suo Divino Capo si alzavano i decibel dell’applausometro in un incontenibile, irrefrenabile gaudio. Dinanzi all’Incomparabile Evento, al Maestoso Presidente dei presidenti, si sentiva già bisbigliare, tra un flash rubato e una strattonata alla Sua Divina Giacca, un eccitato “c’ero anch’io quella volta” da raccontare ai propri figli e nipoti dinanzi a un caminetto trinaricielluto.

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