Cosa Significa per noi la “Resurrezione”? – di Carla d’Agostino Ungaretti

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In questi nostri giorni così confusi si tende a dubitare tanto della realtà storica della Resurrezione corporale di Gesù, quanto della realtà escatologica della resurrezione anche nostra, e cioè dei nostri corpi, quale ci è stata promessa. A volte viene spontaneo domandarci perché non sia stato concesso anche a noi, come a Tommaso, di mettere il dito nel segno dei chiodi e la mano nel torace squarciato del Signore così da diventare dei veri credenti da dubbiosi che siamo (Gv 20, 27). Non è stata questa la volontà di Dio e allora dobbiamo fidarci di ciò che hanno gridato al mondo quei testimoni oculari che hanno avuto la fortuna di vedere, toccare, sentire il Risorto (e a me piace pensare che abbiano avuto anche la fortuna di abbracciarlo, stringendoselo al loro cuore) prima di cadere ai Suoi piedi per adorare in Lui il Dio Vivente. È sconvolgente pensare che quei discepoli hanno avuto la grazia di vivere in anticipo ciò che vivremo tutti alla fine dei tempi: essi hanno visto Dio “faccia a faccia” e hanno poi affidato questa testimonianza alle generazioni successive molte delle quali, pur non essendo state presenti al momento dell’incontro con Lui, ci hanno lasciato un esempio altrettanto sconvolgente, perché sono stati capaci di affrontare anche la morte pur di essere fedeli a ciò che avevano creduto.

Tuttavia è inevitabile che il dubbio e il sospetto di fronte a ciò che contrasta tanto palesemente con la legge di natura che tutti conosciamo possano permanere più o meno latenti nella coscienza umana e sfociare nello scetticismo e nella diffidenza. È quanto accadde agli stessi apostoli che erano pure stati testimoni oculari di tanti “segni”: dalla guarigione dei lebbrosi, alla resurrezione di Lazzaro, a Gesù che veniva loro incontro camminando sulle acque. Il Maestro li aveva più volte rimproverati chiamandoli “uomini di poca fede” (Mt 6, 30; 8, 26; 14, 31; 16, 8; 17, 20). Ma quei segni, per volontà di Dio, erano appunto “segni”, cioè indizi, non prove materiali, proprio perché i discepoli fossero liberi di aderire o no a quella fede che veniva loro proposta. E infatti, inizialmente, al momento della Passione essi fuggirono e lo stesso Simon Pietro, quello stesso che aveva detto a Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente” (Mt 16, 16) e: “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte” (Lc 22, 33) alla fine, per debolezza e umanissima paura, arrivò a rinnegarlo (Mt 26, 69 ss).

Alla scoperta della tomba vuota le stesse autorità giudaiche, che l’avevano fatta sigillare, dovettero escogitare la spiegazione più logica che potesse soddisfare il popolo e allora diffusero la diceria che il cadavere era stato trafugato (Mt 28, 11 – 15). Quando gli undici discepoli andarono in Galilea all’appuntamento che Gesù aveva dato loro, si prostrarono dinanzi al Risorto, “alcuni però dubitavano” (Mt 28, 17)[1]. I discepoli di Emmaus fecero un lungo percorso di strada con un viaggiatore a loro sconosciuto prima di capire che era proprio Gesù risorto (Lc 24, 36 – 37). Gli apostoli “quando Gesù in persona stette in mezzo a loro”, “sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma” (Lc 24, 36 – 37); allora Gesù si fece toccare e mangiò addirittura del pesce arrosto con loro ma “essi per la gioia non credevano ancora”.  Maria di Màgdala vide chiaramente Gesù risorto, ma non lo riconobbe e lo scambiò addirittura per il custode del giardino (Gv 20, 14 ss). Durante l’apparizione sul lago di Tiberiade “nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?” perché sapevano bene che era il Signore” (Gv 21, 12). Gli Atti degli Apostoli (9, 1 – 19; 22, 6 – 16) narrano che Saulo di Tarso, in viaggio verso Damasco, ebbe la visione del Risorto ma in quello stesso momento fu colpito da cecità e solo dopo l’incontro con Anania riacquistò la vista, ora divenuta simbolo della sua avvenuta capacità di riconoscere e accettare il Signore che finalmente ora poteva “vedere”.

Insomma, gli esempi di diffidenza umana di fronte a ciò che trascende la nostra limitata intelligenza sono molti, perché il miracolo che ci è stato testimoniato è talmente inaudito e umanamente inimmaginabile che i tre sensi corporei della vista, dell’udito e del tatto non sono capaci di afferrare questa superiore realtà. È necessario qualcos’altro: non per nulla nella vita quotidiana, quando giunge la notizia che un evento fino ad allora ritenuto impossibile si è verificato, la saggezza popolare ha coniato la frase: “Non ci creo neanche se lo vedo”.

Da queste riflessioni credo di poter trarre la conclusione che, tutto sommato, la nostra condizione di discepoli del Signore del XXI secolo non è poi tanto diversa da quella dei testimoni oculari della Resurrezione. Infatti, riflettendoci bene, non è stato lo stesso Gesù risorto a dire: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”? (Gv 20, 29). Tutto ciò significa che il sicuro cammino della fede  non è quello che si affida ai sensi corporei, ma quello che si abbandona totalmente alla forza della Parola. Nei racconti delle apparizioni del Risorto l’ascolto della Parola è la condizione sine qua non per il sorgere della Fede. Quando Pietro e il discepolo amato giunsero al sepolcro dovettero riconoscere che Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo – povere donne che gli uomini ritenevano inclini al “vaneggiamento” come tutte le donne (Lc 24, 11) –  non si erano affatto sbagliate: la salma non era più nella tomba ed essi stessi videro che le bende che l’avevano avvolta ora si trovavano “per terra”, mentre il sudario era “piegato in un luogo a parte” (Gv 20, 6 – 7). L’evangelista dice che, a questo punto, il discepolo amato “vide e credette” aggiungendo che essi “non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”. Le circostanze materiali, quelle cioè percepibili con i sensi – come la tomba vuota che da secoli ha formato oggetto di innumerevoli congetture da parte dei commentatori antichi e moderni – sono solo indizi il cui significato risulterà chiaro solo quando si “comprende” la Scrittura nella quale è annunciato il Mistero della Resurrezione.

Ai discepoli di Emmaus, lo sconosciuto compagno di viaggio “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui”, poi spezzò addirittura il pane per loro, aggiungendo quindi anche un segno tangibile del suo essere vivo (Lc 24, 39 – 43) fino a che essi si sentirono “ardere il cuore nel petto”. L’evento della Resurrezione è quindi “compreso”, accolto e accettato solo quando è visto come la realizzazione della promessa divina attestata dalle Scritture.

Ma il Risorto non si limita a spiegare le Scritture: nel suo amore per i suoi discepoli, Egli compie anche gesti concreti nei loro confronti, segno che è Dio, il Vivente, a cercare l’uomo, è Lui che gli si rivela e non lo lascia mai solo nel suo faticoso cammino verso la fede. Gesù risorto “venne incontro” alle donne le quali, lasciato il sepolcro, stavano andando dai discepoli per riferire dell’apparizione dell’angelo. Ed esse “si avvicinarono e gli abbracciarono i piedi” come gesto sia di adorazione sia di gratitudine per essere andato Lui stesso verso di loro (Mt 28, 9). Il viandante (ancora sconosciuto) si “avvicina” ai discepoli di Emmaus e “cammina” con loro (Lc 24, 15). Al momento dell’Ascensione Gesù risorto “li condusse fuori verso Betania” precedendo e guidando i discepoli (Lc 24, 50). Quando, dopo il dramma della crocifissione, i discepoli si erano chiusi in casa “per timore dei giudei”, fu Gesù risorto a “venire” per incontrare i suoi. (Gv 20, 19).

Ma i primi ad avere la visione del Risorto non furono i discepoli, ma le donne. Furono esse ad avere la visione degli angeli che annunciavano la Resurrezione e le prime a incontrare e riconoscere Gesù. Gli esegeti spiegano questo particolare alla luce della famosa frase del Maestro: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11, 25). Questa interpretazione è sicuramente esatta ma all’umile cattolica “bambina” viene spontaneo pensare: “Che splendida lezione hanno ricevuto quei presuntuosi discepoli pronti a ritenere “vaneggiamento” la testimonianza delle donne, solo perché giuridicamente e socialmente essa non aveva alcun valore! Non erano fuggiti essi al momento dell’arresto di Gesù e non erano rimaste solo le donne e il discepolo amato ai piedi del morente?”. È vero che alcuni degli Apostoli erano andati al sepolcro ma, a differenza delle donne, non videro il Signore risorto (Lc 24, 24). Questa è la conferma che spesso i tempi di maturazione della Fede sono lenti e faticosi per tutti, ma alla fine la visita del Risorto nel cuore di ciascuno di noi è foriera di quella pace che solo Dio può dare e non certo il “mondo”.

“La sera di quello stesso giorno” Gesù si mostrò ai suoi con tutti i segni della Passione, ma senza alcuna parola di rimprovero o di condanna per averlo abbandonato. Egli ha per loro solo parole di pace e di amore, le sole parole capaci di perdonare, guarire e rigenerare la vita.

Poi li “invia”, come aveva già inviato le donne, ad annunciare il “kerygma” a tutto il mondo, quell’annuncio di salvezza che è la Pasqua, “opera del Signore , una meraviglia ai nostri occhi” (Sal 118, 23).

[1] La traduzione CEI del 1971, sulla quale io studio, è la versione letterale della vulgata di S. Girolamo (“quidam autem dubitaverunt”). Invece la traduzione del 2008 (“Essi però dubitarono”) è più fedele all’originale greco. Quindi sembra che Matteo attribuisca il dubbio non soltanto a qualcuno dei presenti, ma all’intero gruppo degli Apostoli.

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11 commenti su “Cosa Significa per noi la “Resurrezione”? – di Carla d’Agostino Ungaretti”

  1. Cara Carla grazie dell’articolo.
    Mi chiedo ma Lazzaro fu il primo resuscitato della storia ? il Signore Gesu’ e’ l’unico risorto giusto? Puo’ spiegare la differenza tra le 2 fattispecie?
    Grazie Emanuele

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Caro amico Emanuele, anche io mi sono posta questo interrogativo e le posso rispondere con la spiegazione che mi dette il mio parroco. Il “vero” risorto è solo Gesù – “primizia”, come lo chiama S. Paolo – perché la Sua Resurrezione, in carne e ossa, lo ha condotto alla vita eterna e gloriosa, ossia non più soggetta alle leggi materiali del tempo e dello spazio, come è stato promesso che avverrà anche per noi. Nulla ci vieta di pensare che gli altri “resuscitati” – come Lazzaro, la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain – non fossero davvero “morti”, ma probabilmente caduti in uno stato di coma irreversibile che, per le conoscenze dell’epoca, equivaleva alla morte. Del resto non fu lo stesso Gesù a dire della figlia di Giairo: “La bambina non è morta, ma dorme”? Ciò ovviamente non toglie nulla al significato del miracolo compiuto da Gesù che si conferma sempre Dio della vita e non della morte. Tuttavia quei fortunati, pur tornati essi a vivere per un miracolo di amore, poi sono morti davvero. Spero di aver risposto alla sua domanda. Grazie per avermi letto.

      1. Siano lodati Gesù e Maria!
        Carissima, dica al suo parroco di ripassare meglio…Lazzaro era MORTO già da almeno 3-4 giorni e nostro Signore Gesù Cristo attende proprio questo tempo per confermare che l’avrebbe resuscitato e non si trattava di morte apparente o altre stupidate simili. Lo stesso vale per la figlia di Giairo e la figlia della vedova. Ovviamente in questi tre casi (così come i casi di numerosi santi durante la storia della Chiesa, S. Antonio, ecc…) si tratta di una resurrezione ben DIVERSA da quella del Signore e da quella che ci aspetta: in questi casi si torna alla condizione precedente, quella che accomuna tutti i mortali. Lazzaro morì, così come gli altri “resuscitati”. La Resurrezione del Signore – anticipo della nostra al Giudizio Universale – é ben spiegata da S. Tommaso d’Aquino, che é un’altra cosa. Si tratta di un corpo immortale, incorruttibile, leggero, sottile, ecc…

        Ave Maria

      2. Gv 11;11-15
        Così [Gesù] parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s’è addormentato, guarirà». Gesù PARLAVA DELLA MORTE DI LUI, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro È MORTO e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!».

        Nostro Signore Gesù Cristo non mente né può mentire, non inganna né può ingannare. “Morte apparente” sarà il parroco eretico. Per il Signore é un gioco da ragazzi resuscitare qualcuno e riportarlo alla condizione antecedente alla morte.

        Una santa giornata
        Ave Maria

  2. Anche a noi e’ concesso mettere le dita nelle piaghe del Signore. Quanta sofferenza esiste al mondo, quanta ingiustizia, quanta arroganza e sopraffazione. Possiamo pensare che chi in questo mondo ha subito ingiustizia, come il Signore crocefisso, possa venir abbandonato? Ma occorre riconoscere il torto e farsi prossimo a colui che il torto ha patito, come il buon ladrone e’ prossimo al Cristo sulla croce.

  3. La distinzione importante da fare (riprendo i post precedenti) é fra le “resurrezioni” operate dal Signore Gesù e numerose volte anche dai santi e dalle sante di Dio, che dovrebbero meglio chiamarsi ri-animazioni, nel senso che il corpo del morto é lì ed il Signore Dio onnipotente interviene per rimettere l’anima unita al corpo. Generalmente si chiamano resurrezioni, perché le persone in questione erano morte, ma poi tornano in vita. Questa “ri-animazione” porta il corpo nella condizione antecedente alla morte, sia a livello dell’anima che a livello del corpo, mortale, gravato dalla concupiscenza, ecc…

    La Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, fondamento della nostra Fede, é stata operata con potenza Divina quale anticipo della nostra Resurrezione, per dimostrare che Gesù é veramente Dio, Signore della Vita, e che anche noi al Giudizio Universale, saremo resuscitati: i buoni per una resurrezione di Vita, i malvagi per una Resurrezione di morte. Il corpo glorioso SARÀ IL NOSTRO STESSO CORPO, riportato da Dio alla condizione originale, come prima che fossimo macchiati…

  4. …dal peccato originale; san Tommaso d’Aquino elenca bene le caratteristiche. Sarà un corpo INCORRUTTIBILE (non soggetto alla morte), IMPASSIBILE (non soggetto alla concupiscenza, ai bisogni fisici, al sonno, ecc…), SOTTILE (sarà una realtà VERA, ma spiritualizzata, come il Corpo del Signore che attraversò i muri senza problemi, pur rimanendo un vero corpo), AGILE (si sposterà senza tenere più conto delle leggi della natura: potremo essere qua ed arrivare dall’altra parte del mondo in un attimo…la bilocazione é un anticipo di questo esempio) e SPLENDENTE (cioé emanante una luce che proviene dalla Gloria di Dio, tanto maggiore quanto maggiore é la Gloria che Dio ci darà per Sua immensa Bontà e Generosità).
    Ad oggi chi possiede il corpo Glorioso, in attesa del Giudizio universale? A) Nostro Signore Gesù Cristo B) la Madonna, senza passare dalla morte C) secondo Mt 27;52-53 (un passo misteriosissimo) alla morte di Gesù molti corpi di giusti risorsero ed a Pasqua entrarono in Cielo, dopo essere apparsi a molti. Si pensa che fra questi giusti ci sia anche S. Giuseppe.

    Ave Maria

  5. Mirella/Aloisia

    Tutti gli scritti del N.T. conducono alla fede, ma uno, quello di Giovanni alla Fede Matura; è il Vangelo storico dell’Amore e della Verità.Cosa vide Giovanni e poi credette? Dobbiamo andare a rivedere il testo greco e non quello CEI, che ha molti errori. Dunque Giovanni era andato assieme a Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea ai riti funebri ed ha visto come era stato collocato il corpo di Gesù. Nella prassi funeraria ebraica si utilizza un grande lenzuolo di lino largo circa un metro e lungo 4 metri ponendolo sul tavolo di pietra che era la base del loculo dove si deponeva il corpo, esso si ungeva con oli profumati (Nicodemo ne aveva portati 100 libbre); poi il lenzuolo passato sopra la testa del defunto veniva fatto scendere fino ai piedi. Si cercava di far aderire la tela funebre al corpo fermandola con due, tre legacci legati ca. all’altezza del collo, della vita e dei piedi. L’insieme di questi lini era detta “Otònia”, è il termine che usa Giovanni e non può essere tradotto bende, ma tele, Quindi la descrizione di queste tele non dice per terra, cioè sul pavimento…

  6. Mirella/Aloisia

    continua..
    …ma usa un participio, in greco “kèimena, è il participio del verbo giacere=”vide le tele giacenti”,non dice che erano sul pavimento, è un’immagine.Le tele non erano su ma erano giù..Tutto era rimasto intatto, le tele si erano afflosciate, i legacci chiusi ma il corpo non c’era più.Il sudario in greco indica un fazzoletto per il sudore, è quadrato, non si poneva sulla faccia per coprire il volto ma si piegava in due, diventava un triangolo, si arrotolava su se stesso e diventava un blocco lungo che era posto intorno al viso per tenere composto il volto. Il sudario posto intorno al viso non era afflosciato come le tele perchè questo rotolo di stoffa restava sollevato da solo. Giovanni vide che tutto era rimasto intatto, il sudario teneva sollevato il lenzuolo, le tele si erano sgonfiate e il corpo non c’era più. Nessun agente esterno avrebbe potuto intervenire per sotrarre la salma lasciando tutto a posto. Quindi Gesù poteva soltanto essere Risorto, non aveva bisogno di altre testimonianze. Gli apostoli avevano creduto a Maria ed erano andati al Sepolcro…….

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Ringrazio gli amici quando mi correggono. Dopotutto io sono solo una cattolica “bambina”, anche se dura e pura, appassionata di studi biblici e di esegesi che non finisce mai di imparare. .

  7. Mirella/Aloisia

    Dioi, fin dalla creazione dell’Uomo e della Donna li ha sempre posti allo stesso livello e mai discriminati, Sono stati i Rabbini e non la Legge di Mosè a discriminare le donne.Esse comunque nella Storia della Salvezza hanno tutte avuto la parte principale. Innanzi tutto perchè esse permettono la nascita delle creature, e questo non è poco.TUTTI sono nati da una madre, anche il Figlio di Dio.Io non capisco la rabbia che tante persone esprimono nei confronti degli Apostoli di Cristo, evidenziando invece la bravura delle donne. Le Sacre Scritture del N.T. sono state redatte dagli Apostoli e loro hanno testimoniato la Verità, ciò che è accaduto, non si sono nascosti.Mi sembra che il problema esposto riguardi la rabbia personale che ancora abita nelle FEMMINISTE e non nel comportamento dei discepoli di Gesù. Troppe volte ho udito tutto ciò e ritengo sia ora di finirla.Gesù non ha discriminato nè privilegiato nessuno, è solo accaduto cosi’…Vai a dire ai fratelli che Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro…..li ha chiamati Fratelli!.

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