Così hanno ridotto la Libia; così vogliono ridurre la Siria – di Giampaolo Rossi

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di Giampaolo Rossi

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zzzzhllC’è un pezzo della storia dei nostri giorni che mostra, simbolicamente, l’arroganza impietosa ed il cinismo con cui l’Occidente ha generato l’attuale disastro Mediorientale; è  un video di cui riportiamo solo la parte finale.
È il 20 ottobre del 2011 e Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, sta per iniziare un’intervista televisiva quando viene raggiunta dalla notizia della morte del leader libico Muammar Gheddafi.
La reazione della signora è l’emblema dell’irresponsabilità di una classe politica che sta facendo dei danni irreparabili. La Clinton, nel fuori-onda, esulta, non riesce a trattenere la sua contentezza; poi, davanti alla giornalista che sta per intervistarla, con l’entusiasmo di chi sa che ha vinto la sua guerra personale, esclama, parafrasando nientemeno che Giulio Cesare: “we came, we saw, he died” (siamo venuti, abbiamo visto e lui è morto), convinta che la storia avrebbe appuntato a lei e al suo Governo l’ennesima medaglia da “liberatori”.
In quel momento, secondo la retorica dei politici umanitari, un bieco dittatore era stato eliminato e i musicanti delle orchestrine occidentaliste suonavano le loro serenate sulla nuova Libia che sarebbe nata democratica e libera
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ECCO LA NUOVA LIBIA!
Bene, ora guardate quest’altro video, agghiacciante. E’ la prima parte di un documento eccezionale pubblicato su ViceNews.
zzzzlbggSono le immagini di un campo profughi alle porte di Tripoli, gestito dalle milizie jihadiste, i famosi “ribelli moderati” armati e finanziati dagli americani, che ormai controllano buona parte della Libia.
Sono scene incredibili, racconti impressionanti di persone fuggite dal Sudan, dalla Nigeria, dal Ciad e arrivati, attraverso il deserto, in Libia nel viaggio della speranza che per molti di loro è finito lì. Donne e bambini distrutti dalle violenze e dalla paura, uomini denutriti o disidratati; insomma profughi veri non come molti di quelli che arrivano da noi armati di iPhone, occhiali Ray-Ban e perfetto inglese.
Le immagini mostrano come sono trattati: picchiati, frustati, lasciati senza acqua e senza cibo dentro veri e propri lager; usati come mezzi di scambio dalle milizie locali che gestiscono la nuova tratta degli schiavi.

Ecco, questa è la nuova Libia liberata dalle bombe della Nato.

UNA GUERRA SPORCA
Ancora oggi, emergono particolari inediti su come sia stata manipolata la verità sulla Libia e come quella guerra sia una vergogna di cui l’America e l’Occidente rischiano di pagare un prezzo salatissimo.
L’ultima inchiesta in questi giorni: Fox News ha reso pubbliche le mail che documentano come, fino al giorno prima dell’inizio dei bombardamenti Nato, Saif Gheddafi, il figlio del rais, abbia cercato disperatamente di contattare la Casa Bianca per trovare una soluzione pacifica alla guerra civile; una resa che garantisse una transizione democratica vera al suo paese in cambio della cessione del potere. Tutto inutile. La Clinton e Obama volevano quella guerra, volevano abbattere Gheddafi ben sapendo che non c’era nessuna pianificazione democratica per la Libia, ma solo il caos (lo abbiamo raccontato in questo video)

LE MANIPOLAZIONI DELLA CIA
Mesi fa siamo stati tra i pochi in Italia (forse unici) a raccontare un’altra inchiesta: quella secondo cui il Dipartimento di Stato americano e la Cia avrebbero manipolato i report sulla Libia per convincere la Casa Bianca (e il mondo) che Gheddafi stava violando i diritti umani e imporre l’intervento militare. Questo nonostante le organizzazioni umanitarie (Amnesty International in primis) dichiaravno che non era vero e che semmai erano i ribelli filo-americani a compiere fucilazioni di massa, torture, deportazioni. Ed al Pentagono (cioè i militari di scuola realista che erano contrari alla guerra) cercavano di convincere Obama che era una follia abbattere Gheddafi.

MENESTRELLI DOVE SIETE?
Ora, di fronte a quelle immagini di profughi, dove sono i grandi intellettuali, i menestrelli delle bombe umanitarie che sui media occidentali ci spiegavano che armando i leggendari “ribelli moderati” (una delle più fantasmagoriche invenzioni hollywoodiane applicata alla politica), noi avremmo consegnato la Libia alla democrazia e alla libertà e difeso i diritti umani? Si sono forse nascosti per la vergogna? No, si sono semplicemente spostati di 2000 km; in Siria, a raccontare le stesse scemenze e a propagandare le stesse menzogne.

Perché quello che è avvenuto in Libia lo si è cercato di riprodurre in Siria con lo stesso identico schema. C’è una lucida volontà di annientamento di paesi sovrani, dietro la retorica umanitaria di chi è alleato a dittature più orribili e repressive di quelle che governano quei paesi.
Per depredare una nazione delle sue ricchezze bisogna ridurla in macerie e cancellare ogni autorità legittima e sovrana. Questo volevano le centrali di potere a cui Washington, Londra e Parigi si sono piegate. Questo hanno fatto in Libia. Questo hanno provato a fare in Siria; ma, qui, per ora, i loro piani non stanno funzionando.

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fonte: Il Giornale

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4 commenti su “Così hanno ridotto la Libia; così vogliono ridurre la Siria – di Giampaolo Rossi”

  1. Agghiacciante e allucinante!!!
    Lo dico con molta paura, ma vorrei che accadesse a noi occidentali tutto quanto
    Giampaolo Rossi teme che accada.
    Voglio dire che purtroppo ce lo meriteremmo……
    Affido tutto al Signore!

  2. Chi riesce a sbirciare dietro il sipario della storia legittimata e ufficializzata, senza il pericolo di essere definito ‘complottista’ o peggio, di sentirsi complottista, molte domande si paleseranno nella sua testa. Sono arrivato alla conclusione che il cosiddetto complottismo è un’ottima arma usata proprio da chi vuole dare in pasto al pubblico, che si beve tutto, il sensazionalismo e nel frattempo inculcare, attraverso sofisticate strategie culturali e propagandistiche, la legittimazione alle scelte del potere costituito. La Storia dell’ultimo secolo ha rappresentato il campo sperimentale più efficiente. Ora, Giampaolo Rossi afferma cose che solo uno che ha spento il cervello può negare. Ridurre in macerie è sempre stata la logica perversa e satanica di coloro che, mascherandosi da democratici, hanno mosso guerra, per interposta persona, a tutti coloro che reputarono e reputano, con lungimiranza, nemici. Chissà perché questo pericolo, sovente, mina il potere del ‘capitalismo’ finanziario.

  3. Lo zarismo è stato fatto fuori perché concorrenziale al prezzo del petrolio imposto dai ‘lorsignori’. Ormai lo sanno anche le pietre che Lenin e la sua banda di criminali sono stati finanziati da Londra e New York, dalla City e da Wall Street. Stessa sorte toccò all’Impero austro-ungarico, a quello ottomano, a quello prussiano; ridurre in macerie per la creazione di nuovi poteri geopolitici asserviti alle nuove logiche del capitalismo finanziario. Il 1871, guerra franco-prussiana, segna l’inizio del cosiddetto ‘secolo breve’. La questione dell’Alsazia e Lirena fruttò grandi quattrini a chi di dovere! Non dimenticatevi quello che ebbe a dire Sir Winston Churchill, uno che passa per eroe, negli anni cinquanta, quando ammise: dovevamo ridurre in macerie la Germania perché stava diventando troppo forte. Non fu solo questo il motivo è lo sappiamo bene. Il 1938, nazionalizzazione della Reichbank, segna il punto di non ritorno. Ora qualcuno si è svegliato, come Rossi. Bene, qualcosa si muove.

  4. La Libia di Gadaffi era un paese ricco, con una ricchezza distribuita grazie al petrolio. Il prezzo dei beni di prima necessità era ridicolmente basso e l’aria che si respirava era quella di un benessere diffuso: chiunque vi abbia lavorato ne è testimone. Se nei primi anni del potere di Gadaffi il clima nel paese era di grande diffidenza e chiusura nei confronti degli occidentali, da tempo ormai era diventato uno dei paesi arabi più’ aperti, al punto da diventare meta di turismo, chè davvero aveva tesori inestimabili da mostrare.
    Muhammar Gadaffi non fu un santo, si macchiò di crimini, ma il paese aveva raggiunto una sua unità e coesione, favoriti dalla qualità della vita, incomparabilmente più’ elevata rispetto ai paesi vicini.

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