Cuba: perché la fine dell’embargo?  –  di Piero Laporta

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Che cosa sarà di Guantanamo? Qual è lo scopo di Obama? Bergoglio accodato al Dipartimento di Stato.

di Piero Laporta

Guantanamo BaySi osservi la carta geografica di Cuba, immaginando che sprofondi nel mare. Quali le conseguenze economiche, le ricadute sociali, scientifiche, industriali, monetarie, militari e via immaginando? Se Cuba oggi sprofondasse, che cosa cambierebbe per il mondo? Nulla, se non per i pedofili che dovrebbero pagare altrove e più care le prestazioni finora godute a L’Avana a prezzi stracciati.
Quanti vanno salmodiando “un altro Muro caduto dopo la guerra fredda” a proposito del ripristino delle relazioni diplomatiche fra Stati Uniti e Cuba, dimenticano che i 500mila abitanti della Striscia di Gaza pesano infinitamente di più degli 11milioni di Cuba. Altra cosa sarebbe se a Cuba qualcuno concentrasse miliardi e miliardi di capitali esentasse.
Perché dunque tanto chiasso? Per tenere in ombra un gioco poco commendevole per tutte le parti in gioco e tatticamente utile all’ineffabile Obama per ritagliarsi un’immagine nella storia degli Stati Uniti, mentre sta per lasciare la Casa Bianca con esiti fra il grottesco e il tragico. Questa è la ragione strumentale tattica; il movente strategico è meno evidente, più torbido ma più solido.

La promessa di Obama, “chiuderò Guantanamo”, mentre non ha portato alla chiusura di Camp Delta, il carcere nella base militare statunitense di Guantanamo, sta invece erodendo la legittimità di tutta la base, non solo quella del carcere.
Sono trascorsi quasi 110 anni da quando Tomás Estrada Palma, primo presidente di Cuba dopo il periodo coloniale spagnolo, firmò il trattato col quale concesse in perpetuo agli USA la base di Guantanamo. L’atto fu presentato come un successo diplomatico di Estrada Palma, visto che gli USA avrebbero voluto cinque basi e infine si accontentarono solo di Guantanamo, come compenso del fraterno aiuto concesso a Cuba per affrancarsi dai coloni spagnoli. Estrada Palma era un burattino di Washington e contava non molto di più dei nostri Berlusconi, Prodi, Renzi, Monti, D’Alema, tanto per capirci.
Arrivati ai giorni correnti, nel 2001 in Guantanamo fu istituito Camp Delta, un carcere a cielo aperto di massima sicurezza, dedicato ai terroristi islamici o presunti tali. Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa durante il primo mandato da presidente di George Bush jr, sosteneva che i prigionieri di Camp Delta, essendo combattenti irregolari, non godono della convenzione di Ginevra. Lo stato giuridico dei prigionieri non è mai stato definito, fra ricorrenti episodi di torture e maltrattamenti, il cui inviluppo toglie credibilità a chi rivendica il proprio diritto/dovere di difendere altrove i diritti umani dappertutto nel mondo salvo che a Guantanamo. Insomma un insostenibile predicar bene e razzolare malissimo che va infine riverberando sullo stesso diritto degli Usa a occupare Guantanamo, dal momento che ci si è incanalati sulle sabbie mobili dei diritti umani e delle garanzie offerte dalle Nazioni Unite. Per comprendere come, andiamo un po’ indietro.
A febbraio del 1976, Fidel Castro emendò la Costituzione con un articolo col quale Cuba considera nulli i trattati, le concessione o i patti stipulati con altri Stati in condizioni di disuguaglianza o che avessero sminuito la sovranità cubana sul proprio territorio. L’emendamento, fondato sull’articolo 52 della Convenzione sul diritto dei trattati, conclusa a Vienna il 23 maggio 1969.
L’emendamento voluto da Fidel Castro è molto calzante riguardo a Guantanamo, perché la costrizione da parte degli USA sul presidente Tomás Estrada Palma e sui suoi successori  per mantenere la concessione su Guantanamo è un dato di fatto da tempo acquisito nella storiografia diplomatica. Era dunque alle viste per Cuba un importante successo diplomatico, grazie al combinato disposto della Convenzione di Vienna, della Costituzione cubana e, infine, dell’indifendibilità del carcere di Camp Delta – delegittimato dallo stesso presidente Obama – che avrebbero presto ricondotto Guantanamo sotto la sovranità cubana con una decisione dell’Onu, cui la Convenzione di Vienna fa espresso riferimento. La contropartita che Obama può offrire a Raul Castro per tenersi Guantanamo è collocare Cuba sulle rotte dei traffici meno confessabili… (leggi tutto sul sito dell’Autore)

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1 commento su “Cuba: perché la fine dell’embargo?  –  di Piero Laporta”

  1. La contrapposizione USA-CUBA è stata semplicemente un falso storico in quanto il capitalismo (americano) ed il comunismo (cubano) rappresentano due ideologie – facce della stessa medaglia – atee e materialiste la cui madre è la rivoluzione francese. Non a caso, e la Storia ne è piena di casi, il capitalismo Anglo-americano ha sempre mosso guerra agli Stati nazionalisti e mai a quelli comunisti; anzi questi ultimi sono stati sempre soccorsi dal capitalismo (vedi aiuti a Stalin nella Seconda Guerra Mondiale). Che poi fra Usa e Cuba qualche volta vi siano delle tensioni, ciò rientra nel gioco di quelle famiglie capital-comuniste dove, ogni tanto, i fratelli litigano ma non si fanno mai guerra!

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