CULMEN ET FONS – rubrica settimanale di Andrea Maccabiani

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La metà Quaresima e “l’anticipo di gioia”


 

 

Il cammino quaresimale è contrassegnato da un serio invito alla conversione che passa attraverso un’austera penitenza. La Chiesa ci affida il dovere del digiuno e dell’astinenza, il precetto dell’elemosina e la valorizzazione della preghiera. Questi elementi distintivi del tempo di quaresima, se affrontati con convinzione, impongono un certo sforzo,  sia a livello fisico che spirituale. I quaranta giorni rappresentano il tempo congruo per questa vera e propria fatica che permette di giungere alle festività pasquali con animo rinnovato.

La Tradizione della Chiesa ha sempre un volto umano e paterno e non abbandona i fedeli durante la difficoltà di questo pellegrinaggio quaresimale, simbolo così efficace della vita umana che si prepara al Cielo: ciò è riscontrabile negli usi liturgici della metà quaresima. La quarta domenica infatti ha una sfumatura tutta particolare, costituendo un piccolo approdo durante la traversata.

E’ chiamata “Laetare” dalla prima parola dell’antifona di introito: “Lætare Jerusalem: et conventum facite omnes qui diligitis eam: gaudete cum lætitia, qui in tristitia fuistis: ut exsultetis, et satiemini ab uberibus consolationis vestræ” (Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione) L’invito alla gioia permette di filtrare un po’ di luce nell’austerità quaresimale: anche il colore liturgico si addolcisce dal viola al rosaceo. Anticamente il colore rosaceo era anche utilizzato anche per le vesti cardinalizie di questo giorno, come variante degli abiti corali penitenziali utilizzati dai porporati in quaresima (questa particolarità fu soppressa nelle riforme post-conciliari). Inoltre è permesso adornare l’altare di fiori (altrimenti banditi nelle altre domeniche di quaresima) e suonare l’organo anche fuori dall’accompagnamento dei canti.

L’usanza ha radici molto antiche: era consuetudine in Oriente dedicare un omaggio floreale alla reliquia della Santa Croce proprio in questa domenica. Anche il papa a Roma adottò questo rito, recandosi festosamente alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme, che custodisce numerosissime reliquie della passione di Cristo, portate dalla Terra Santa. Il pontefice recava una rosa d’oro contenente profumo prezioso, ad imitazione dell’unzione di Betania, gesto che Maria sorella di Lazzaro, compie in onore del corpo di Gesù poco prima della sua passione.

Nei secoli divenne una consuetudine che il Papa regali la Rosa d’Oro anche a personalità femminili che si siano distinte per la difesa della cattolicità, soprattutto regine. In epoca più recente l’uso è di donare questo prezioso omaggio ai santuari mariani più importanti, in onore della Madre di Gesù. Questa domenica è poi passata nell’uso della Chiesa universale come una piccola sosta prima di riprendere la seconda metà del tempo di quaresima, ancora più intensa e austera con le simbologie legate alle domeniche restanti, dette “di passione”.

 

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