Da Perugia un primo segnale. Gli elettori di sinistra bocciano l’amministrazione libertina – di Piero Vassallo

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L’interpretazione del voto perugino e di quello delle altre città universitarie (Padova e Teramo) che con il loro voto hanno bocciato la politica permissiva e l’alleanza delle sinistre con le frange dell’estremismo violento e caotico, è un tema sul quale la cultura della destra dovrebbe impegnarsi seriamente, in vista di una sua rivitalizzazione. Gli interpreti della cultura di destra dovrebbe rinunciare alla fatua e deprimente parlantina e leggere con attenzione studiosa il messaggio lanciato dalla imprevista avanguardia perugina.

di Piero Vassallo

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Sede dell’affollata e allegra Università degli stranieri, Perugia è la città italiana che ha conosciuto  e recepito in anticipo di un decennio, le suggestioni libertine e anarcoidi,trasportate dal vento californiano, che soffiava (e soffia tuttora) nei pensieri impazienti e nei licenziosi stili di vita degli studenti ospiti della città umbra.

Dall’estremo Occidente iniziò la circolazione, nella sinistra ribellee nella destra magica e gregaria, delle idee e dei comportamenti trasgressivi, che saranno detti sessantottini.

Le idee dell’avanguardia nichilista furono innestate sul tronco della cultura tranquillamente imbambolata dei giovani progressisti e in quella dei missini disarmati e frastornati dalla evoliana metafisica del sesso.Perugia diventò in breve la terra promessa delle trasgressioni di stampo francofortese e marcusiano, sesso in tutte le direzioni, droga, violenza e rock and roll.

La città era orgogliosa delle sue allegre avanguardie, mentre i socialcomunisti trionfavano indisturbati nelle campagne elettorali.

La città si era trasformata nel cuore rosso e americano della rossa e sovietica Umbria.

Se non che l’incesto dell’ideologia operaia con la cultura californiana ha aperto una tormentosa breccia nella tranquillità dei perugini.

Attratti dai messaggi sulla tolleranza ad ogni costo, cominciarono ad affluire in città folle di esotici spacciatori di droghe quasi permesse o proibite. Perugia in breve diventò la capitale italiana della cocaina e delle profanazioni.

La città era attraversata da una festante elettricità “antiborghese. Volando sulle ali del pensiero chimico il social-comunismo prese le distanze dalle illusioni dei perugini propriamente detti di sinistra e si lanciò a capofitto nella teologia della dissoluzione alto-borghese.

Gli elettori che avevano creduto  nell’utopia – creduto moderatamente, in conformità con il tranquillo e quasi sonnacchioso animo perugino – capirono finalmente che il progresso di parola era ultimamente indirizzato a una triste e disturbante baraonda francofortese/californiana.

L’immoralismo era uscito dalle pagine di Marx intorno al libero amore e per rovesciarsi nelle estenuanti e melmose pratiche della borghesia crepuscolare.

Di qui il voto che, dopo settanta anni ha finalmente silurato il candidato alla poltrona di sindaco di Perugia presentato dalla sinistra posseduta dai pensieri californiani.

E’ possibile e verosimile che gli elettori perugini abbiano finalmente compreso che la nuova ideologia è in marcia da sinistra verso l’infelicità estrema incubante nei quartieri della corruzione americana?

E’ da escludere l’ipotesi che i perugini abbiano intravisto, dietro la folla degli spacciatori festanti, la mano scheletrica dell’immigrazionismo e la corda del mondialismo thanatofilo?

L’interpretazione del voto perugino e di quello delle altre città universitarie (Padova e Teramo) che con il loro voto hanno bocciato la politica permissiva e l’alleanza delle sinistre con la frange dell’estremismo violento a caotico, è un tema sul quale la cultura della destra dovrebbe impegnarsi seriamente, in vista di una sua rivitalizzazione.

Gli interpreti della cultura di destra dovrebbero rinunciare, prima di tutto, alla fatua e deprimente parlantina e alla frenesia comiziale e leggere con attenzione studiosa il messaggio lanciato dalla imprevista avanguardia perugina.

Tanto per cominciare dovrebbero imboccare la via d’uscita dalla gabbia incapacitante e soffocante dell’economicismo di ammuffito conio liberale.

In altre parole: potrebbero cogliere la magnifica occasione offerta dal voto di Perugia per riflettere sulle vere cause del disordine, che infetta le città italiane governate dalle retroguardie comuniste convertite al sessantottismo: la denatalità, miele per i migranti/spacciatori in viaggio d’affari verso le terre dell’Occidente spopolato, e lo sfascio delle famiglie, fucina di candidati all’uso consolatorio-mortifero degli stupefacenti.

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2 commenti su “Da Perugia un primo segnale. Gli elettori di sinistra bocciano l’amministrazione libertina – di Piero Vassallo”

  1. L’interpretazione data dal professor Vassallo delle elezioni perugine precorre un evento assai probabile: la nausea prodotta dal vizio del libertinaggio nei libertini ed il rigetto, suscitato in coloro che sono ancora abbastanza sani, del triste e mortifero spettacolo della decandenza dei costumi, unita all’impoverimento nazionale, causato dall’estero e dai nostri governanti asserviti alla straniera plutocrazia. Dunque, è suonata l’ora, per i politici della destra che collima con la vera morale cattolica, di vederci chiaro e di far veder chiaro il male da combattere e il bene da restaurare.

  2. Normanno Malaguti

    Risveglio dunque, dallo stordimento poliforme della modernità?
    Respiscenza scaturita dalla valutazione delle derive prodotte dal connubbio, un tempo quasi impensabile, delle ideologie che pure avevano tante guaste radici in comune?
    Vorrei veramente che fosse così.
    Quello dell’illustre amico Piero Vassallo, é un auspicio che condivido, anche se temo che la destra, indegna di questo nome, sonnacchiosa imbambolata, da decenni sequela di Monod e di Evola, abbia da tempo perduto la forza della sana reazione e del riscatto.
    Sono speranzoso che realmente sarà possibile costruire una compagine nuova, seguendo l’esempio dell’Università Estiva che il prof.de Mattei sta lanciando coraggiosamente in via sperimentale a Norcia.
    Un’esperienza che potrà dirsi riuscita se la partecipazione e la frequenza saranno sostanziate dalla costanza e dalla perseveranza, indispensabili per forgiare nuovamente il carattere di chi é costantemente bombardato dalla futilità e dalla insignificanza delle informazioni deformanti delle scuole nichiliste ovunque dilanganti.
    E’ una prima significativa iniziativa che merita un grande successo e un grande sostegno.
    Il voto di Perugia, di Padova e di Teramo, può essere un buon segnale per giovani e meno giovani di buona volontà. Speriamo!

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