Dal Corriere, alcune idee per il prossimo Fertility Day – di Elisabetta Frezza

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Gioiosa novità: il Corriere ci informa che la “scienza” è riuscita a realizzare la fecondazione senza ovocita. Insomma, la liberazione totale della donna si avvicina (e Umberto Veronesi è contento…). Si avvicina anche l’incubo di un mondo senza madri, ma tanto felice e tanto gay. Satana ringrazia, anche perché l’opposizione è così garbata e corretta. Infatti non si oppone…

di Elisabetta Frezza

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z-bn1Oggi il Corriere della Sera, l’organo di stampa dei padroni del vapore, ci offre un mirabile spaccato sugli sbocchi prossimi venturi del Fertility Day. Il day tanto acclamato dai pro life di casa nostra. (vedi in calce la pagina del Corriere della Sera).

Un gruppo di ricercatori dell’università inglese di Bath è riuscito a realizzare la fecondazione senza “il classico ovocita”, utilizzando gli spermatozoi per fecondare cellule diverse dai gameti femminili, come i “partenogenoti” oppure anche semplici cellule cutanee. L’esperimento è riuscito e sono nati trenta topolini sani e in buona forma.

Piccoli senza mamma quindi, totalmente.

Vuol dire, e infatti lo dicono, che un paio di omosessuali smaniosi del pupo potranno un domani ordinarlo omologo, cioè col patrimonio genetico di due (più o meno) maschi.

“Il bambino avrà due padri, anche geneticamente parlando”. Zero ovuli, zero mamme.

Nel leggere il bel quadretto che ci viene presentato sotto il titolo eloquente “Una fecondazione senza mamma?”, ciò su cui dobbiamo puntare lo sguardo non sono tanto i “successi” anglosassoni della biotecnologia – che procede nel suo forsennato moto inerziale ad opera di tanti diligenti topi di laboratorio (nel senso di manovalanza, non di cavie) rinchiusi nei loro antri mefistofelici -, quanto l’agenda bioetica sottostante, frutto di un preciso disegno prometeico formulato in alto loco e di cui il Corriere è portavoce solerte.

È evidente che siamo ormai giunti al disprezzo assoluto e finale del piano della creazione, e di conseguenza all’annientamento della donna come madre, di Maria. All’eclissi totale della maternità corrisponde l’irrompere del postumano a servizio degli invertiti.

La leva pietista della povera donna inabile a procreare (malata, anziana, in menopausa precoce), cui regalare la gioia di un prodotto in formato bambino, non è che il suggestivo paravento dietro cui si erge il vero beneficiario della operazione: il mondo sodomita.

L’incipit dell’articolo è inequivocabile, i massmedia lavorano per loro, per i “gay” che devono essere sempre più gai.

Il Corriere della Sera, il quotidiano che fa tendenza, serve ai suoi lettori benpensanti il modo giusto per benpensarla in fatto di procreazione. Modernamente, come si conviene.

Racconta di trans-umanità e di preminenza sodomita come di panorama reale di un futuro che è già qui.

E dunque, in calce alla notizia, presenta i due apparenti contraddittori sul tema, l’accusa e la difesa nella messinscena, e li sceglie con criterio.

Innanzitutto, come poteva mancare, “lo scienziato di fama mondiale” Umberto Veronesi. Il quale cita subito Edwards, premio Nobel ideatore della fecondazione artificiale, che delira in questi termini: «Volevo scoprire chi fosse davvero al comando, se Dio stesso o gli scienziati, e ho dimostrato che noi eravamo al comando».

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«A chi appartiene la vita è chi ne è il padrone?» continua Veronesi sulla scia del suo mentore.

Ma ne è lui il padrone, ovvio, l’uomo depositario della scienza, titolare per autoinvestitura dello ius vitae ac necis sui suoi simili.

E ancora: «l’omosessualità è una variante naturale della sessualità», sicché è giusto che i gay procreino. Così, peraltro, «la  donna si libererebbe del tratto potenzialmente riduttivo della “buona fattrice”, e la sua posizione di indipendenza e forza intellettuale ne risulterebbe valorizzata».

Merita un premio anche lui, Veronesi. Lo merita per la sua sincerità satanica.

Ammette financo la portata teologica, prima ancora che scientifica, del suo operato. Pronuncia senza veli il proprio stentoreo non serviam.

Ma attenzione, che non è finita. Chi è chiamato dal Corriere a fargli il controcanto?

In omaggio alle pari opportunità, ecco la storica delle donne e della religiosità femminile, collaboratrice dell’Osservatore Romano, l’aspirante vescova Lucetta Scaraffia, consorte dell’editorialista della stessa testata Ernesto Galli della Loggia.

La cattolicissima signora siede al Comitato Nazionale di Bioetica, a fianco di Carlo Flamigni, l’inventore internazionale dell’utero artificiale. E crede ancora, la poverina, che gli embrioni prodotti senza ovocita avranno bisogno di un utero vero, in affitto. Forse il suo vicino di tavolo dovrebbe aggiornarla così eviterebbe, per lo meno, di essere colta sempre in flagranza di retroguardia bioetica.

Straparla di sfruttamento del corpo della donna e di effetti psicologici, sui bambini sintetici, dei nuovi sistemi di produzione.

Fa anche lei la sua parte in commedia, del resto è arruolata per questo nel circo che piace alla gente che piace.

Ricordiamo peraltro che, allo stesso suo tavolo del Comitato Nazionale di Bioetica, siedono inamovibili anche i – parimenti cattolicissimi – Francesco D’Agostino e Assuntina Morresi, quest’ultima investita recentemente dal governo (Lorenzin) del ruolo ufficiale di procacciatrice di ovociti per la fecondazione eterologa (terreno dove ancora ci si scontra, ahimè, con l’egoismo delle donne refrattarie a farsi prelevare i propri ovuli).

Qual è la morale che si può trarre dalla lettura di questa edificante paginata?

Mentre la protervia satanica è scatenata, e bisognerebbe invocare un esorcismo planetario per frenare l’orrore, chi rappresenta il mondo c.d. pro life è l’opposizione sintetica, creata anch’essa in laboratorio per oliare l’ingranaggio della macchina del male. Questo mondo, in perenne retroguardia per mandato superiore, ha incorporato la propria dose omeopatica di satanismo e lavora per lo stesso padrone dei cultori della morte.

Ma noi da queste parti siamo additati come gente inurbana, adusa alla polemica e ai toni forti, incapace di fare unità…

Certo è che a usare le buone maniere, moderate e dialoganti, a voler andare d’accordo con tutti superando le tentazioni di diaballismo – si sa, è sempre il diavolo quello che divide – si finisce come certificato dal Corriere, di oggi e di sempre: all’irrilevanza.

Al punto che, a difesa del pollaio assediato dalle belve feroci, ci è assegnata per decreto la signora Galli Della Loggia, futura porporata della eco-chiesa multispecie, variopinta e transgenica. E tutto torna…

(vedi anche: Libera provetta in libero stato. Quattro passi nell’orrore  –  di Elisabetta Frezza)

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dal Corriere della Sera 15 settembre 2016  (clicca sull’immagine per ingrandirla)

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9 commenti su “Dal Corriere, alcune idee per il prossimo Fertility Day – di Elisabetta Frezza”

  1. Da Wikipedia: “Lucetta Scaraffia” (in realtà il nome proprio non è quello, come viene spiegato qui):

    ” Di madre cattolica e padre massone, all’età di 2 anni decise di cambiarsi il nome in Lucetta, che fu accettato in famiglia e le rimase…

    Fino all’adolescenza ricevette una rigorosa educazione cattolica e frequentò il Liceo Parini di Milano. Negli anni settanta si allontanò dalla fede e militò nel movimento femminista. Nel 1971 contrasse un primo matrimonio, poi dichiarato nullo. Nel 1982 ha avuto una figlia dallo storico Gabriele Ranzato. Poco dopo ha incontrato e successivamente sposato lo storico e giornalista Ernesto Galli della Loggia.

    Verso la fine degli anni ottanta ha conosciuto una vera e propria riconversione al cattolicesimo durante una celebrazione presso la Basilica di S.Maria in Trastevere per il ritorno di un’antica icona restaurata della Madonna.

    È stata vicepresidente dell’Associazione Scienza e Vita.”

    Arrivano i Piemontesi? No, sono arrivati

  2. jb Mirabile-caruso

    La superficialità di Veronesi è da rabbrivido!!! Mi ricorda quella di Bergoglio! Forse entrambe sarebbe meglio chimarle “semplicioneria congenita”.

  3. “Lo scienziato di fama mondiale”
    ha i tratti somatici di Satana.

    Che Dio intervenga subito.
    Anche a costo di sofferenze.

    1. veronesi, gia’ un medico a favore dell’eutanasia, della cannabis ed ora questa oscenita’ di volersi mettere al posto di Dio con una sfida, tutti sappiamo chi volle fare cio’ e la fine che fece un certo lucifero, oggi neanche dei medici e della scienza possiamo fidarci, ma pregare di trovare un vero Medico o ricercatore al servizio di Dio che non si venda. La vicenda descritta egregiamente dalla Giornalista, e’ da brivido, eppure il mondo “moderno” applaude. Non mi meraviglio se in qualche laboratorio nascosto fanno sperimenti di clonazione o di esseri ibridi magari tra scimmie e uomini. Peggio di cosi’ si muore. Oggi c’e’ il sole ma il calice della Divina Giustizia e’ pieno per forza senza essere veggenti. Signore Pieta’

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