Dal Family Day al Fertility Day. Il diabolico intreccio n. 2 – di Elisabetta Frezza

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La teoria casiniana del “minimo etico” che lo Stato sarebbe chiamato a garantire per conciliare le esigenze della scienza con quelle del magistero illumina tutto l’orizzonte… Nessuno più grida all’orrore semplicemente perchè l’orrore è stato assorbito pian piano nel corpo molle di una società smarrita, dolcemente e piamente somministrato proprio da coloro che indossano la maschera dei difensori della vita nel nome di Dio. Una sorta di eutanasia sociale.

di Elisabetta Frezza

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zzzz3crtmgrDal Family Day al Fertility Day. Dopo l’adesione – condizionata – al 30 gennaio, l’establishment democristiano sta preparando un festival della provetta.

Poiché – come ci ha comunicato il Corriere della Sera (clicca qui per leggere “Il diabolico intreccio”. Riscossa Cristiana del 23 gennaio 2016) – Assuntina Morresi è la sua Referente, ed è di casa al quotidiano dei vescovi, ecco che la illustre Riferita ottiene nello stesso quotidiano la debita accoglienza, con tanto di sbarazzina foto segnaletica. La ministra della salute Beatrice Lorenzin, sotto la specie dell’ospite d’onore, mette a servizio la propria auctoritas istituzionale per aprire la luminosa strada dell’Avvenire alle Porcu, ai Flamigni e a tutti gli acclamati stregoni della vita che con la vita giocano all’antico gioco di fare dio (clicca qui).

La neo-mamma di governo blandisce subito il direttore Tarquinio carezzandone l’ego equo-solidale, specie in una delle sue zone più sensibili: la generosa dedizione alla causa dei diritti di tutti e della disciplina giuridica delle convivenze di ogni tipo, con particolare riguardo a quelle omosessuali. Si sa che, sul tema, il Superbo responsabile dell’organo di stampa episcopale batte con costanza il chiodo della “terza via” italiana, quella che non si chiama matrimonio ma ne è la controfigura al netto – provvisorio – della prole (clicca qui). Ognuno ha le sue fisse.

Dunque, la signora si pone subito nell’alveo accogliente del cattolicesimo aggiornato, entro cui provvede a inserire a ruota i suoi successivi enunciati: speculazioni di inusitato spessore e idee innovative di promozione civica.

Prima però di sondarne il contenuto, è utile fare una premessa.

Non si può non osservare come, tradizionalmente, il ministero della salute sia presidiato da qualche pedina lato sensu episcopale, investita del compito, delicato e cruciale, di far da garante di parte nei diversi stadi della dissoluzione programmata. A partire dall’era andreottiana (quella in cui la 194 otteneva l’en plein delle firme democristiane) lavora sottotraccia un connubio medical-vaticano in grado di influenzare e addirittura scavalcare i poteri del governo: figura simbolo in tal senso fu il cardinal Fiorenzo Angelini, detto anche Sua Sanità (tanto che, all’indomani della dipartita del prelato, così recitava il coccodrillo de “Il Fatto” (clicca qui): «Duilio Poggiolini, che fu direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del ministero della Sanità, coinvolto nellinchiesta “Mani pulite” e additato come membro della loggia massonica “P2”, citò il porporato con i giudici: “Tutti avevano paura di monsignor Angelini, del suo potere immenso. Raccomandava i suoi, segnalava certi imprenditori farmaceutici, pretendeva per loro un trattamento di riguardo, condizionava, dettava legge, lo faceva attraverso i suoi referenti, nella Cuf, la Commissione unica del farmaco, e nel Cip farmaci”»). È pure questo, probabilmente, uno dei tanti effetti dell’infiltrazione modernista e della deriva postconciliare, ovvero dell’amplesso lascivo tra chiesa e mondo giunto oggi alla soluzione pressoché totale della prima nel secondo.

Ora, a vigilare sulla salute italica, insieme alla Lorenzin, sta la ciellina Morresi. Eugenia Roccella – la (ex)radicale autrice dell’edificante libello di gioventù “Aborto: facciamolo da noi” in cui si illustrano le tecniche e le modalità e le risate delle praticanti feticide in stile Bonino (clicca qui) – da molti anni pontiera tra CEI e istituzioni statali, è stata solerte sottosegretario dello stesso ministero nel passato recente, quando (e pare trascorsa una eternità) correva ancora la fase gloriosa del “viva la legge 40 e la fecondazione omologa, abbasso l’eterologa” (clicca qui). La 40 – definita nel MpV la “cappella sistina” di Carlo Casini, il suo vero capolavoro – era in verità il monstrum creato in laboratorio proprio per essere smembrato pezzo pezzo, pur spacciato alle ingenue truppe pro life per áncora salvifica contro il far west procreativo. La sua demolizione concordata, secondo agenda, andava semplicemente assimilata per gradi in via omeopatica, come ogni boccone indigesto. Fatto sta che nell’arco di un fiat, la Roccella eroina pro-life era pronta a ingollare l’eterologa tutta intera, discutendo con la Lorenzin il “percorso condiviso” per regolamentarla. Tipo, che “da ogni donatore non potranno nascere più di 25 bambini” (clicca qui). E non è una barzelletta; è una catastrofica minaccia che profila tra l’altro, con esponenziale probabilità, scenari sinistri di inconsapevoli incesti.

Le donne giuste nel posto giusto, quindi, erano e sono necessarie per rassicurare il popolo “cattolico”, per incantarlo e tradirlo. Facendo slittare senza parere la sensibilità media del mediamente credente verso il traguardo segnato.

Nel 2010 dovevano stracciarsi le vesti per l’eterologa in agguato, nel 2014 dovevano prendere atto con gravità istituzionale che le sentenze vanno rispettate e quindi anche tutte le loro autorevoli aberrazioni (frutto coerente delle aberrazioni dell’antefatto legislativo), nel 2015 dovevano conciliarsi definitivamente con ogni genere di produzione umana in laboratorio, nel 2016 erano infine chiamate a promuoverla con squilli di trombe. Come dire, da prefiche a piazziste.

Eccoci dunque arrivati alle trombe. E, dopo le linee guida per eterologa e dintorni, è annunciato il festival finale, il Fertility Day. C’è un day per tutto, oggidì.

Questo percorso verso la (relativamente veloce) assimilazione di ogni pratica di fabbricazione umana contro il disegno della creazione divina era stata tracciata in modo paurosamente lucido da Carlo Casini, il vero programmatore dei compromessi in divenire. Lui li progettava, i suoi esecutori diretti o indiretti erano chiamati a concretizzarli sul campo a tempo debito e a presentarli al quivis de populo come via obbligata maleminorista per non incorrere nel male maggiore. E via uno dopo l’altro tutti i paletti, come era già scritto dal tempo che fu.

La teoria casiniana del “minimo etico” che lo Stato sarebbe chiamato a garantire per conciliare le esigenze della scienza con quelle del magistero illumina tutto l’orizzonte. Lustri fa era già stipulato il patto col diavolo con sacrificio seriale degli innocenti, spietato e incruento. L’essere umano disincarnato, alieno al ventre di una madre, realizza appieno il sogno faustiano del dominio assoluto sulla vita e sulla morte da parte di chi, tra alambicchi e frigoriferi, uteri e gameti, si autoproclama onnipotente e lo appare agli occhi dei suoi capricciosi postulanti.

Nessuno più grida all’orrore semplicemente perchè l’orrore è stato assorbito pian piano nel corpo molle di una società smarrita, dolcemente e piamente somministrato proprio da coloro che indossano la maschera dei difensori della vita nel nome di Dio. Una sorta di eutanasia sociale.

L’intreccio profondo e risalente tra il male conclamato e il suo clone travestito da bene ha impedito di identificare l’uno e l’altro e ha depresso ogni capacità di reazione e ogni forma di vera e fiera resistenza.

Quello che ora abbiamo sotto gli occhi sulle colonne di Avvenire non ne è che il tragico epilogo: in questo inizio d’anno surreale, in cui tutto sino ad alta quota pare travolto dall’onda immane della follia e della profanazione, il quotidiano dei vescovi ospita ministre e ausiliarie ministeriali fautrici appassionate di fivet omologhe ed eterologhe e di coppie omo ed etero. Tutti dentro, nel calderone melmoso dell’indistinto, in ecumenico omaggio alla libertà di ciascuno di scegliere della propria vita senza che quella sommamente indifesa meriti la minima premura.

La tripla veste di ministra, madre, e “figlia del suo tempo” autorizza la ministra in carica a ergersi a paladina dei diritti di tutti, a esperta dei diversi modi di metter su famiglia, a promotrice del rispetto per le scelte personali quali che siano, “legittimamente diverse, che nel nostro paese hanno diritto di esistere” (nella ubriacatura delle parole in libertà, salta fuori che pure le scelte hanno diritti). La autorizza, soprattutto, a far finta di difendere i bambini scaricando su un’intera società gli esiti nefasti della loro riduzione a oggetto del desiderio e a genere di consumo.

Si vibrano le corde del piagnisteo per i piccoli comunque generati, nel vetro o nella carne; si leva lo sdegno ipocrita contro l’estremo paletto scalcinato, la c.d. maternità surrogata, nel nome di una legge che della Legge è ormai il vuoto simulacro (“non possiamo fare entrare dalla finestra, furbescamente, quello che le nostre leggi vogliono tenere fuori dalla porta, senza se e senza ma”); si spargono a piene mani le belle frasi orecchiabili e vacue già mandate a memoria collettiva come una filastrocca sedativa; si raccomanda ai manifestanti difensori dei loro figli che la piazza non sia contro nessuno. Infine, ecco il colpo di scena. Si lancia la nobile iniziativa di un ministero attento alla salute non solo del singolo ma della società tutta: la giornata della fertilità, contro l’inverno demografico, ma non per spingere i giovani a sposarsi, a fare i figli presto, a non usare il preservativo, no, ma «perché le scelte personali siano davvero consapevoli». Letteralmente: pro choice. Dove pro choice, qui, si declina non più soltanto come omaggio ai diritti riproduttivi (contraccezione e aborto), ma anche alla bellezza del pupo in provetta, alieno ai rischi della roulette russa della natura.

Coriandoli e stelle filanti sul carnevale dell’Avvenire, imprimatur vescovile sul disegno blasfemo dell’uomo creatore di se stesso. Coloro che si erano messe il lutto sulla tomba della 40 erano in realtà delle vedove allegre, subito consolate dal calore delle loro poltrone e dal confortante tetto dei 25 bambini per donatore.

Il Fertility Day è una delle tappe, nemmeno l’ultima, del processo perverso scientificamente ideato e organizzato da Casini come via “cattolica” al transumanismo e all’eugenetica. Missione compiuta. Con benedizione vescovile sull’ecatombe e sulla mercificazione dell’umano.

Oramai siamo ridotti così. Svegliamoci.

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6 commenti su “Dal Family Day al Fertility Day. Il diabolico intreccio n. 2 – di Elisabetta Frezza”

  1. Un giornalista stasera ha detto in TV che la Cei diplomaticamente non appoggia il
    Family day: è l’adesione condizionata?
    Cioè condizionata dal demonio?????????

  2. la vita è carne, ossa , muscoli, tendini; non è un valore, non è riducibile al sepolcro (aborto). La vita è Cristo vivo e risorto, la legge 194\78 (aborto in Italia) va abrogata.

  3. La posizione storica di Carlo Casini (da non confondere col Pierferdinando) e dei suoi seguaci sull’aborto, era sempre stata quella di accettare il “meno peggio” che veniva presentato, cercando di ottenere qualche “miglioramento” ad una legge infame come quella dell’aborto; invece di fare una opposizione totale ed integrale alla legge (come dovrebbe fare un buon cattolico) si cercava,anche dal fronte cattolico di “migliorarla” e di far passare i miglioramenti come dei successi ottenuti del fronte cattolico.In questo modo,a poco a poco,si è inculcata anche nell’opinione pubblica cattolica,l’idea che la legge dell’aborto fosse inevitabile e che ci potesse essere un aborto “buono” ed accettabile da tutti da contrapporre all’aborto cattivo.Attualmente solo FORZA NUOVA,nel suo statuto,chiede l’abolizione integrale della legge dell’aborto,senza alcuna eccezione.Direi che fosse solo per questo, Forza Nuova merita l’appoggio dei veri cattolici tradizionalisti.

  4. “La tripla veste di ministra, madre, e “figlia del suo tempo” autorizza la ministra in carica a ergersi a paladina dei diritti di tutti, a esperta dei diversi modi di metter su famiglia, a promotrice del rispetto per le scelte personali quali che siano, “legittimamente diverse, che nel nostro paese hanno diritto di esistere” (nella ubriacatura delle parole in libertà, salta fuori che pure le scelte hanno diritti). La autorizza, soprattutto, a far finta di difendere i bambini scaricando su un’intera società gli esiti nefasti della loro riduzione a oggetto del desiderio e a genere di consumo.”
    Già! Queste donne parlano per slogan e luoghi comuni.
    Ho da dire solo una cosa: non le vogliamo nè come ministre, nè come madri, nè come figlie…….

  5. Dedicata ai governanti (e loro reggicoda) sedicenti cattolici:
    “La religione non è nata dall’esigenza di favorire l’impegno sociale, così come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo”..
    (Nicolás Gómez Dàvila)
    P.S.: ah, mi sovviene ora che il pensiero calza a pennello anche per papa Francesco.

  6. OOOPS !!!!!
    Un altro commento: il 27 è il “giorno della memoria” ove si piange lo sterminio degli ebrei e con la faccia di tolla si predica che il bimbo difettoso va nel pattume, il fecondato in vitro deve soddisfare i capricci dei genitori, i vecchi malati vanno rottamati e accompagnati velocemente al cimitero. Dov’è la differenza tra loro e i fautori della nuova razza ariana e pagana di hitleriana memoria?

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