DALLA RISERVA INDIANA ALLE MODERNE CATACOMBE. Una difesa del Padre Ariel S. Levi di Gualdo all’articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

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catacombe di San Callisto
catacombe di San Callisto

Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro sono stati duramente attaccati in vari siti e blog per un loro articolo nel quale sollevano pertinenti e addolorate riserve su certi stili comunicativi e pastorali del Sommo Pontefice Francesco [vedere qui]. Alcuni lettori hanno persino gridato allo scandalo perché il loro articolo è stato pubblicato su un “giornalaccio” come Il Foglio, mentre invece sulle colonne de La Repubblica, notorio giornale di meditazioni spirituali per carmelitane scalze, celebre per il suo linguaggio caritatevole verso chiunque osi non pensarla come loro, può fare direttamente “magistero” il Romano Pontefice in persona, senza che nessun cattolico abbia il diritto a rimanere per questo un po’ turbato per il modo in cui il Successore di Pietro ha deciso di trattare una dignità della quale non è certo arbitrario padrone, ma che è stata a lui data in comodato d’uso per servire la Chiesa e il Popolo di Dio, nella suprema salvaguardia del dogma, della dottrina e della tradizione; una tradizione nella quale albergano sia il dogma sia la dottrina.

Nel loro scritto i due insigni studiosi sono animati da uno stile ecclesiale profondamente e lealmente cattolico nonché animati dal più devoto rispetto verso quella che una volta solevamo indicare — per dovuta venerazione e non certo per verve ampollosa — come la sacra e augusta persona della Santità di Nostro Signore il Romano Pontefice.

È molto sintomatico che gli autori di questo articolo siano stati aggrediti in malo modo e in maniera perlopiù scomposta da persone che non entrano nel merito ma che tendono ad appoggiare e difendere un pontefice con lo spirito appassionato e irrazionale col quale si può difendere un attore, un calciatore o una rock star di cui si è deciso di essere fans sino all’attacco di isteria e allo strappo dei capelli durante i concerti. Il ministero petrino e la vera fede cattolica sono però altra cosa, anche perché in questo caso la parola ministero fa teologica rima con la parola mistero: Pietro, che è pietra edificante, è infatti base fondante del mistero della Chiesa [Cf. Mt. 16, 14-18]. Non si tratta dunque, come qualcuno ha scritto, di essere incomprensibilmente professorali, in questo clima preoccupante dove per semplificare si rischia di banalizzare l’intero mistero della Rivelazione del Verbo Incarnato; ma di essere semplicemente cattolici, dicendo si quando è si e no quando è no, perché il di più — ma di questi tempi anche il di meno, oppure il vago o l’ambiguo dire o non dire — proviene rigorosamente dal Maligno. E l’ultimo dei santi che mai avrebbe approvato il dire un po’ si e un po’ no, lasciando infine capire forse “nì”, sarebbe stato Ignazio di Loyola, che della povera e decadente Compagnia di Gesù dei giorni nostri — o se preferiamo della sincretistica Compagnia delle Indie, della Compagnia Indigenista e suvvia a seguire — non è neppure lontano parente.

Nel recente passato, tra le varie meraviglie legate a questo inizio di pontificato narrate dalla stampa, si è detto che dopo l’elezione dell’Augusto Pontefice Regnante sono aumentate anche le confessioni, si sono affollati i confessionali ed è aumentato l’afflusso alle Chiese …

Or bene, se come Chiesa dobbiamo essere una specie di “ospedale da campo” [vedere qui, qui, qui], allora, tanto per principiare si cominci ad ascoltare — primari e baroni clinici in testa — noi “medici del pronto soccorso”, che sul campo ci stiamo in modo molto concreto. E siccome dentro i confessionali ci stiamo appunto noi e non i giornalisti, ma volendo neppure i cardinali del Cortile dei Gentili atei, agnostici e massoni, vogliamo parlare di queste confessioni e della qualità di queste confessioni? Presto detto: Noi preti abbiamo accolto pseudo penitenti presi più o meno da turbe emotivo-mediatiche che ci venivano a sfogare quanto piacesse a loro questo pontefice. E dopo avere premesso che non rubavano, non ammazzavano, non facevano del male a nessuno e che quindi non avevano per questo bisogno alcuno di confessarsi ed in specie tanto meno con un uomo come loro, cominciavano a calarsi nel ruolo di censori per spiegare al confessore, durante la celebrazione di un Sacramento del quale non avevano alcuna percezione, l’essenza della loro originale “ecclesiologia” e della loro “fede” surreale, vale a dire questa: «Papa Francesco si, Chiesa no. Papa Francesco si, preti no. Papa Francesco si, sacramenti no …». infine: «Papa Francesco si, Dio no».

Si è anche parlato di Piazza San Pietro affollata come mai s’era vista prima. Certo, ma affollata da chi, qualcuno se l’è chiesto? Presto detto: per una media di otto su dieci — e non esagero ma sono davvero largo — da persone che se avvicinate non erano in grado di dire le prime cinque parole della professione di fede: «Credo in un solo Dio» e le prime sei parole del Padre Nostro: «Padre nostro che sei nei cieli».

Non trascorre giorno senza che noi preti si debba avere a che fare con persone alle quali mai passerebbe per la mente di entrare dentro una chiesa neppure per Pasqua e per Natale che ci vengono a dire: «Se i preti fossero come Papa Francesco! Ah, lui è per i poveri, per la Chiesa povera, mica come voi» sottinteso … brutti sporcaccioni.

Questo è ciò che come prete posso dire dal pronto soccorso della Chiesa “ospedale da campo”. E una volta detto questo, posso essere preoccupato dinanzi a un’opinione pubblica mondiale che scinde ormai la figura dell’attuale Sommo Pontefice dalla Chiesa ma soprattutto da Cristo e dalla Rivelazione del Verbo di Dio fatto uomo?

Dinanzi a questo tremendo disfacimento io ho l’obbligo morale di essere preoccupato e anche drammaticamente allarmato, quando orde di atei, agnostici, anticattolici irredimibili fieri di essere tali, seguiti da eserciti di pseudo cattolici ignoranti e orgogliosi della propria ignoranza in materia di fede e di dottrina, finiscono col creare, sulla scia dei riflettori, una nuova religione pagano-mediatica: la religione del “papacecchismo”.

Chiunque voglia leggere in queste mie parole un attacco al papato e all’Augusto Pontefice Regnante … beh, allora è proprio il caso di dire: che vada a farsi benedire! Inoltre, ai membri della nuova religione del “papacecchismo” ricordo che sul Vangelo sta scritto: “Guai a voi quando tutti diranno bene di voi” [Cf. Lc. 6, 24-26].

In cristiana e sacerdotale coscienza appoggio solidale e addolorato lo scritto di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, preceduti da altri scritti firmati dal mio amico Roberto de Mattei, col quale chiunque lo desideri può non essere d’accordo, purché sia a lui riconosciuto ciò che gli è dovuto: l’onestà intellettuale e la capacità di profonda analisi storica [vedere qui], ma soprattutto la sua ortodossa fede cattolica e la sua indefessa fedeltà al papato che ha sempre difeso a spada tratta, senza mai avere giocato — come invece fanno i vari Alberto Melloni — a tirare e adattare la storia alle esigenze della ideologia dei “cristiani adulti”.

Sotto il pontificato di Benedetto XVI siamo stati spinti a poco a poco nella Riserva Indiana, tutto sommato in straordinaria compagnia, visto che nella Riserva ha finito per seguirci lo stesso Sommo Pontefice sceso dalla Cattedra di Pietro per motivi che solo la storia potrà un giorno chiarire. Sotto questo pontificato molti rischiano invece di tornare nelle Catacombe. Cosa quest’ultima di cui dobbiamo ringraziare Dio, se consideriamo che tutto finisce o comincia di nuovo là dove è cominciato in origine.

Lascio infine ai lettori una riflessione già contenuta in queste righe che sul finire desidero però accentuare ancora. Dopo che i Sommi Pontefici degli ultimi 40 anni sono stati attaccati e insultati in ogni modo, spesso sbranati da branchi di lupi cresciuti dentro le mura della nostra casa, vi pare normale che se qualche buon cattolico osa sollevare perplessità non sul magistero di Francesco I — tutto quanto ancora da annunciare e da scrivere —, ma su certi suoi approcci o parole non opportune dette a un giornalista ateo della stampa anticattolica militante, per tutta risposta si levi sùbito in sua difesa, contro chiunque osi seguire “la propria coscienza personale” o il proprio senso “soggettivo” di “bene e male”, un coro di atei e anticattolici che semmai dovessero entrare per sbaglio dentro una chiesa non saprebbero neppure come farsi il segno della croce?

Meditate gente, meditate … perché se il buondì si vede all’alba, temo proprio che non ci aspetti affatto un romantico tramonto. «Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera. E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene» [2 Ts. 1, 15-16].

Ariel S. Levi di Gualdo

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27 commenti su “DALLA RISERVA INDIANA ALLE MODERNE CATACOMBE. Una difesa del Padre Ariel S. Levi di Gualdo all’articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro”

  1. Iddio La benedica e conservi nella fede, caro Don Ariel.
    E illumini, prima ancor di conservare, anche noi tutti che osserviamo addolorati o semplicemente perplessi i nuovi scenari all’orizzonte.
    La Madre di Dio (nelle sua manifestazione storica di Fatima), a cui verrà affidato tutto il mondo in questi giorni da Papa Francesco, davvero vegli su tutti gli uomini e interceda in modo particolare per tutti coloro che dicendosi cristiani, saranno chiamati, come non mai prima, ad essere “sale della terra” negli oscuri tempi che si stanno approssimando.

  2. Da un messaggio della Madonna di Medjugorje: “… pregate di più e parlate di meno.” – credo che sia questa la via. E’ un articolo inutile il suo. Pregate, pregate, pregate.

    Pace e Bene.

    1. La preghiera è il vero mezzo, il più efficace. Ma siamo uomini e viviamo in un preciso contesto storico. Aprire gli occhi, da soli o con l’aiuto di qualche buona anima, per meglio capire la realtà è un dovere imprescindibile. Siamo NEL mondo ma non DEL mondo, questo non dobbiamo mai dimenticarlo. Pregare è tener alta la prospettiva che punta alla meta, mentre il nostro sguardo è ben puntato per terra dove mettiamo i piedi. La fede è la prospettiva, la ragione gli occhiali che abbiamo sul naso. La preghiera è anche una diretta richiesta di aiuto a Chi davvero può, ed è tanto più accorata quanto più l’uomo ha l’esatta percezione della reale situazione di pericolo (che in realtà non viene mai meno). Altrimenti corriamo davvero il rischio di diventare dei robot “preganti”.

      1. Sig. Luigi la ringrazio per il suo intervento che apprezzo moltissimo. Almeno lei dimostra di saper dialogare con un testardo come me, non è da tutti avere della santa pazienza, molti l’hanno già persa o forse non ne hanno mai avuta. Le chiedo di aver ancora un pò della sua pazienza: è vero, siamo in questo mondo ma allo stesso tempo non dobbiamo appartenergli, proprio per realizzare questo la Preghiera mi è sempre venuta in soccorso nel momento in cui le fauci ingorde del “relativismo umanitario” o qualche “secolare teologia” intendesse annichilire per sempre ogni mia speranza d’uscita dalle “catacombe spirituali” verso il suo mio unico Creatore. Ho vissuto momenti terribili nel constatare che appartenevo al mondo ed ero io stesso artefice di quella sostanza delirante spacciata come “teologia sociale” ogni volta tele-somministrataci dai buffoni di corte. Ora, per Grazia Ricevuta, so cosa vuol dire essere fuori da questo vortice semantico di tante parole per nulla. Vede, sig. Luigi, molti sono convinti che pregare sia un momento che inizia e finisce dentro le proprie mura interiori al massimo può servire per fare “comunità” come prendersi per mano e gioire cantando, ma è un limite pensarla così. Se rimaniamo costanti nell’imitare Gesù ci viene immediatamente agli occhi la figura del Maestro appartato in preghiera, ovvero in contatto con il Padre, prima di intervenire sulla malattia del mondo: il peccato ossia il distacco dalla fonte dell’unica Sapienza. Come un chirurgo deve studiare prima di esserlo così ognuno che intende migliorare la propria vita credo debba apprendere da chi la Vita l’ha inventata. Quella Preghiera che intendo è un gesto di apprendimento dalla Fonte di Primaria Sapienza per acquisire più perfezione e determinata concretezza nell’intervenire nel mondo. Anche un semplice gesto di carità richiede un stato interiore decisamente aperto al prossimo ma dal nulla non ci viene che nulla. Così nel dialogare serve una concentrazione d’Amore Vero per relazionarsi umilmente con il fratello, ma questo Amore conosce una sola Fonte: Dio. Non è un viaggio nel mondo dei balocchi pregare, ma è scienza pura, quella scienza di saper interrogare il Creatore, Colui che mi conosce ancora prima che io fossi…
        Sig Luigi le auguro una buona preghiera, e che Dio possa essere il suo unico Maestro… di Vita.

        Ps. perdoni se ci sono degli errori nella stesura ma non ho (per fortuna) molto tempo per scrivere nei blog e dintorni.
        gm

    2. Lei, g. Michele, è la prova del nove….. Se qualcuno avesse potuto avere dei dubbi su ciò che ha scritto Don Ariel – che non ha fatto altro poi che spiegare una sua esperienza allargata al mondo sacerdotale nel suo ministero della Penitenza – lei lo ha confermato parola per parola…. il suo atteggiamento prova che Padre Ariel ha detto la verità….
      Complimenti! e da uno che usa una presunta apparizione per dire la verità, c’è poco di che stare allegri, uno che disobbedisce ad una intera Conferenza Episcopale usando una presunta apparizione per attaccare o peggio, azzittire un prete….. complimenti per il suo boomerang!

      1. … é chiaro che lei dimostra di non conoscere la potenza della preghiera o non sa cosa è la preghiera. Può succedere. Sulla “presunta” rispetto alla “presunzione” non so cosa sia meglio. Ma di questo ne stai certa che ne riparleremo a suo tempo. Stia bene.

      2. … Dorotea, se le chiedessi di spiegarmi come io confermerei parola per parola quanto si sostiene… credo che lei farebbe una bella figuraccia. Scommettiamo?
        gm

  3. Grazie don Ariel, Lei ha chiaramente esposto le nostre perplessità, pecorelle sorprese e stupite dalle ambiguità del nuovo Pastore.
    Grazie soprattutto per il Suo coraggio, che La espone alle sicure reprimenda di buona parte dell’aristocrazia clericale, che frequenta i salotti radical-chic.
    Continui ad essere uno strenuo difensore della Santa Chiesa. Siamo con Lei!

  4. “vi pare normale che se qualche buon cattolico osa sollevare perplessità non sul magistero di Francesco I — tutto quanto ancora da annunciare e da scrivere —, ma su certi suoi approcci o parole non opportune dette a un giornalista ateo della stampa anticattolica militante, per tutta risposta si levi sùbito in sua difesa, contro chiunque osi seguire “la propria coscienza personale” o il proprio senso “soggettivo” di “bene e male”, un coro di atei e anticattolici che semmai dovessero entrare per sbaglio dentro una chiesa non saprebbero neppure come farsi il segno della croce?”

    Non è normale, così come nessuno nega che il nuovo approccio di Francesco sia molto rischioso.

    Però non è neppure normale che Gnocchi e Palmaro, riferendosi alla frase del Papa sul Vangelo che va applicato ai tempi in cui viviamo, asseriscano che Francesco voglia “stravolgere” il Vangelo.
    Così come non è normale che, ben conoscendo ormai i seri problemi di ordine fisico di questo Papa, lo si critichi perché non si inginocchia alla Consacrazione.

    Magister è stato più onesto, riconoscendo che tali problemi effettivamente Francesco li ha, e che, nonostante tutto, alla veglia di preghiera per la pace in Siria e nel mondo, è rimasto lungamente inginocchiato di fronte al Santissimo.

    Noi sappiamo che i militanti repubblichini NON si convertiranno, molto probabilmente; però è pur vero che un giornale come Repubblica ha una vasta platea di lettori: molti di costoro MAI acquisterebbero un qualche libro “cattolico”, e mai “perderebbero tempo” nel leggere un’enciclica. L’unico modo per il Papa di venire a contatto con loro è proprio quello seguito da Francesco.

    I rischi vi sono, proprio perché quel contesto implica la possibilità di dar solamente “una prima infarinatura”; però, per alcuni lettori, questo potrebbe essere un buon primo passo. Certo, la sommarietà con cui sono stati trattati alcuni argomenti può lasciare – comprensibilmente – interdetti quei cattolici “più avanti” nel cammino di fede, ma non è a loro (ossia a quelli che ben conoscono il Catechismo e il Magistero in generale) che si sta rivolgendo il Papa. Non è mai facile, in certi contesti, conciliare il rigore dottrinale con l’esigenza di “entrare nei cuori”.

    Benedetto era eccellente, quanto a rigore dottrinale: eppure… quanto “Popolo di Dio” lo ha DAVVERO seguito? Forse è arrivato il tempo di tentare un approccio da altre angolazioni.

    La frase, ripetuta tante volte in questi ultimi mesi, relativa al “tutti parlano bene di questo Papa”, è smentita proprio da coloro che, partendo da una “base lecita” di critica, finiscono per dipingere come nero anche ciò che nero non è.

    Riprendo Michele e Luigi qui sopra: è lecito discutere, ed è lecito anche criticare, posto che non siamo automi. Però non dimentichiamo di pregare, affinché questo Papa abbia sempre un giusto discernimento: in quel che dice o che scrive, in quel che fa, e nei collaboratori che sceglie. La nostra povera Chiesa fa sempre più acqua: perciò, più che coltivare le pur lecite critiche, offriamo preghiere e sacrifici (anche piccoli) a pro della Sposa di Cristo.

  5. @ Gus … “… un giornale come Repubblica ha una vasta platea di lettori: molti di costoro MAI acquisterebbero un qualche libro “cattolico”, e mai “perderebbero tempo” nel leggere un’enciclica. L’unico modo per il Papa di venire a contatto con loro è proprio quello seguito da Francesco. Certo, la sommarietà con cui sono stati trattati alcuni argomenti può lasciare – comprensibilmente – interdetti quei cattolici “più avanti” nel cammino di fede, ma non è a loro (ossia a quelli che ben conoscono il Catechismo e il Magistero in generale) che si sta rivolgendo il Papa.”
    Ma dai, Gus, non credo sia pretendere alcunché l’aspettarsi, da un pontefice, parole inconfutabili sulla sana dottrina cattolica, senza dover sperare che il filosofo o il teologo o il Sacerdote di turno lo faccia in sua vece.
    Ma davvero dovremmo esitare nel dire chiaramente e semplicemente la Verità così come ci è stata rivelata e trasmessa dalla Chiesa Cattolica negli ultimi cento anni?
    Ti rispondo con una metafora …
    Poniamo il caso di un figlio, magari il più piccolo, che partecipa alla vita familiare donando il suo fanciullesco e prezioso entusiasmo e che pone piena fiducia nei genitori, stimandoli come “assoluto”, dai quali riceve tanto amore e protezione anche nei momenti più difficili ed incomprensibili.
    Come si porrebbe o cosa penserebbe, davanti a persone sconosciute che discutono col padre, non comprendendo bene l’argomento proprio perché è “piccolo”, ma capace di distinguere la fermezza e la certezza del padre nel rispondere alle domande poste dallo “sconosciuto”, dalla mancata risposta o da una risposta sintetizzante una così ampia circonvoluzione di pensiero che non è efficace alle sue orecchie “semplici” e “ignoranti” di Sacra Scrittura e Magistero della Chiesa?
    E se invece le “orecchie” fossero appartenute a soggetti più “complessi” ed “eruditi” che, conoscendo benissimo sia la Sacra Scrittura che il Magistero ma essendosi creata tutt’altra “dottrina”, avrebbero approfittato della scarsa “abilità dialettica” (parole dette da p. Cavalcoli nel tentativo di giustificare la “sommarietà che dici tu) del padre per “manipolarne” le evasive risposte, con l’intento di demolire quanto la Chiesa di Cristo ha custodito, meditato, compreso e trasmesso nella sua millenaria tradizione?
    Sarebbe stato più conveniente che il “padre”, in quella circostanza, avesse risposto con semplici “sì sì, no no” per il bene del “figlio” più piccolo, del soggetto “più erudito e complesso” che aveva posto la domanda e di “tutti” quelli che, trovandosi a passare di là, hanno ascoltato l’improficua o, per essere buoni, mal comprensibile discussione.
    No! Non possiamo nasconderci a vicenda l’imbarazzo che stiamo vivendo nell’ascoltare questo tipo di “magistero” volto più alla “carne” che allo “spirito” …
    Che dire … non c’eravamo abituati.

    1. Non vedo perché si debba nascondere l’imbarazzo di cui parli, Giovanpietro. Io stesso preferirei maggior rigore; non è che io voglia “giustificare” la sommarietà di Francesco, ma io stesso ho dovuto usare la medesima sommarietà, ogni volta che, ad esempio, ho richiamato qualche amico ateo che bestemmiava. Se, in luogo di usare “parole alla buona”, io avessi citato paro paro dei passi del Catechismo, il mio interlocutore mi avrebbe voltato le spalle ancor prima che io potessi pronunciare quattro parole. Certo, il paragone regge fino a un certo punto, perché il contesto mio è ben limitato, a differenza di quello in cui opera il Papa. Però è da rilevare che tanto i miei, quanto i suoi, sono interlocutori atei.

      A me Benedetto è piaciuto e piace molto, ANCHE per il suo rigore e la sua precisione, oltre che per la sua umiltà. Però vedo che Odifreddi, nonostante la lettera a lui rivolta sia in qualche modo “diametralmente opposta” alla lettera di Francesco a Scalfari, ancora continua a dire che il Papa emerito gli avrebbe “fornito un’apertura”, circa la non esistenza storica di Gesù. Noi sappiamo che Benedetto, invece, lo aveva fermamente e chiaramente (equivoca, Odifreddi, semplicemente perché vuole equivocare) invitato ad approfondire certi argomenti, prima di scrivere in merito a cose che non conosce.

      Ciò che mi interessa è che finora Francesco ha ripetutamente affermato di essere figlio della Chiesa, e che non si cambia ciò che la Chiesa ha stabilito (ad esempio: quando parlò della “strada chiusa”, circa il sacerdozio femminile; oppure quando incontrò i medici cattolici, e li invitò a chiare lettere a difendere la sacralità della vita, dal concepimento alla morte naturale; o anche quando stigmatizzò la figura ecologica e buonista a cui molti hanno ridotto San Francesco).

      Mi dispiace che, nel mare delle critiche, si finisca per affermare anche ciò che non è vero: ad esempio il non rispetto del Santissimo da parte di Francesco, perché non si inginocchia alla Consacrazione. Quando leggo queste cose, non posso non pensare che chi scrive abbia voglia di “criticare sempre e comunque”. La critica è utile, ma è anche un’arma a doppio taglio: a furia di insistere con essa, si rischia di perdere oggettività.

      Il nostro amato Benedetto ha dovuto rinunciare. Lo Spirito Santo ha messo (oppure ha permesso; ma io penso che ce l’abbia messo) sul Trono di Pietro l’attuale Francesco: se un domani questo Papa dovesse DAVVERO affermare cose in contrasto con la Dottrina (e non “semplicemente” cose ambigue, che possono essere interpretate in modi diversi, a seconda di chi legge o di chi ascolta), allora sarà il caso di preoccuparsi seriamente. Finora vediamo che i semplici fedeli – chissà perché? forse perché non perdono tanto tempo ad elucubrare – rimangono fedeli agli inviti del Vicario di Cristo (la partecipazione di gran parte del Popolo di Dio al digiuno e alla veglia di preghiera [e alle veglie collegate] per la pace in Siria sta lì a dimostrarlo; tanto per fare un esempio)… e forse è proprio questo “il linguaggio” (ripeto: un conto è dire “ambiguo”, un conto è dire “eretico”; di eresie, finora, non se ne sono sentite, dalla bocca di Francesco) che serve al popolo, in questo determinato momento storico. E non c’è da stare allegri, se le cose stanno così: ciò dimostra, infatti, che molti sono completamente “a digiuno” delle più elementari norme di fede, al punto da richiedere un linguaggio molto semplice, forse fin troppo.

      Mi piace l’esempio che riporti, ma occorrerebbe tener maggiormente da conto “il modo di porsi” dell’ateo. Che, per forza di cose, non può essere il medesimo modo di porsi del “figlio”, ignorante o colto che sia.
      Si privilegia la presentazione della Misericordia di Dio, piuttosto che insistere sui vari punti dottrinali. I quali punti, per chiunque voglia percorrere un serio cammino di fede, andranno comunque approfonditi. Il tempo ci dirà se questo approccio è valido o meno.

      In ogni caso, sbaglia sia chi guarda al “personaggio” di Papa Francesco, dimenticando che dietro e sopra di lui c’è Cristo (e sono quelli che credono, che VOGLIONO credere, che Francesco demolirà certi dogmi e certi insegnamenti infallibili della Chiesa); sia chi, partendo da critiche lecite e comprensibili, tende a pensare che questo Papa voglia davvero una “chiesa alla Martini” (minuscola non a caso).

      Questo è il mio modesto pensiero, ed è il pensiero di uno che, lo ripeto, desidererebbe anch’egli un maggior rigore formale, da parte dell’attuale Pontefice.

      Rinnovo il mio invito alla preghiera: vi sono varie correnti scismatiche “attive” – di quelle veramente massoniche ed eretiche – e non mi stupirei se, fra qualche tempo, si verificasse davvero uno scisma. Noialtri dovremmo cercare, nonostante tutto, di “rimanere con” Pietro (rimanerci anche “col cuore”, dico, e non solo con le pur lecite critiche), e di pregare affinché il Divinissimo, per intercessione di Maria Sua Sposa, lo illumini e lo guidi. Ce ne sarà sempre più bisogno, per lui e per tutti noi.

      1. Caro fratello Gus, qui non stiamo parlando di rigore, ma di fermezza e coerenza e continuità di pensiero. E poi, dai, riguardo alle bestemmie, non sono gli atei che le fanno, perché bestemmiando Dio ne riconoscerebbero comunque una certa importanza ed esistenza, e questo gli atei non lo fanno.

        L’ateismo è molto raro, proveniente da una cultura di nicchia … d’elite direi (vedi gli atei “chiacchieroni” ed anche “devoti” e “non devoti” dei nostri giorni e quelli che già sono ”tra i più” a constatare di persona la realtà delle cose davanti al Giudice Supremo, come Margherita Hack; tutti cervelli “acumosi”), scaturente dalla deizzazione (cioè idolatria) della “ragione”, quale unica dea alla quale si può sacrificare il proprio essere, e il dialogo o confronto o apertura o che dir si voglia, con tali soggetti, si deve tenere con molta attenzione e fermezza in ambienti “consoni” (vedi “cortile dei gentili” all’interno del tempio, già dai tempi di Gesù) e non durante un’intervista su di un giornale che sappiamo stravolgere, a proprio uso e consumo, i dialoghi per darli in pasto ad un branco di maiali (lo dico in riferimento al passo evangelico del “non dare le perle ai porci”) …

        Semmai possiamo parlare di modi di dire o di intercalari “inconsulti” maturati durante una vita … un’abitudine insana, ma pur sempre un’abitudine, non una “convinzione”.
        Se poi è un amico che si comporta così davanti a me, io non ci sto due secondi a dirgli: “se continui a bestemmiare me ne vado”. Già, come ho già fatto a volte e credimi, l’amico la smette … se è capace di intendere e di volere e se è davvero amico, rispetta la tua sensibilità e l
        e le tue convinzione e, siccome per un attimo è costretto a riflettere contro “Chi” ha bestemmiato … la smette subito!

        Ma quì, lo dici tu stesso, non stiamo parlando di una testimonianza ristretta a singole persone che incontriamo per strada o che vivono o lavorano con noi, parliamo del servizio di un Papa che rende alla Chiesa Universale, in un contesto pubblico e con grande risonanza!

        Comunque Gus … non credo sia bene “approfittare” di questo spazio messo a disposizione da RiscossaCristiana per andare oltre … non è proprio OT ma … quasi.
        Se vuoi, se ti aggrada, potremmo incontrarci su http://alpozzodisicar.altervista.org/; lì potremmo estendere la nostra condivisione riguardo al vivere la nostra fede in Cristo nella Chiesa e per/con/in Cristo per il nostro prossimo; dopotutto, di questo si tratta e non di altro 😉

        Ringrazio comunque i gestori del blog per la pazienza ( 😉 ) e soprattutto per gli articoli che pubblicano che “aprono” gli occhi la mente e il cuore.
        Padre Ariel l’ho già ringraziato … altrove 😀

  6. Grazie Reverendo! Immagino che il Suo tempo per scrivere sia molto poco…grazie, quindi, di cuore . Se potrà , scriva , commenti quanto più possibile, molti come me hanno bisogno del Suo equilibrio!

  7. Dante Pastorelli

    Intervento coraggioso, fors’anche più coraggioso dei quello di Gnocchi e Palmaro, trattandosi di un sacerdote ormai da tempo sulla breccia nella difesa della Fede autentica.
    Sul contenuto delle confessioni non mi pronunzio, ma riguardo al numero dei penitenti ho notato che nelle chiese fiorentine in cui sempre, mattina e pomeriggio, è disponibile qualche sacerdote al confessionale, Duomo e SS.ma Annunziata, i penitenti non mi sembran aumentati. Quanto alle catacombe che si prospettano, non le vorremmo, certo, ma non le temiamo. Ricordiamoci delle parole di Tertulliano: ad ogni persecuzione sorgiamo più numerosi, il sangue dei cristiani è semenza. Anche se nel nostro caso il sangue è quello delle nostre ferite interne e soprattutto quelle delle piaghe di Gesù che si riaprono ad ogni tradimento.

  8. E’ veramente incredibile l’increscioso fatto per il quale un credente quando prova a difendere la sana dottrina cattolica venga travolto da una persecuzione virulenta come quella del nostro tempo.
    Tutto ciò mi preoccupa e mi inquietamolto; tuttavia devo asserire che quando vedo presbiteri come Ariel che difendono con coraggio la sana dottrina a scapito della loro immagine perchè attaccati su ogni fronte ; in me rinasce una sana speranza ovvero che Dio non ci ha abbandonati ma anzi come Paolo afferma nel suo epistolario vuol vedere realmente chi sono i suoi o meno.
    Caro padre continua così, siamo con te e ti vogliamo bene .

  9. Ho conosciuto personalmente il duo Gnocchi – Palmaro alla presentazione di un loro libro ” La bella addormentata ” , presso la Fondazione Lepanto di Roma . Nel mio pc ho una cartella
    dove raccolgo tutti , ma proprio tutti , i loro articoli e i video . La sera stessa dell’ elezione di
    papa Francesco ho intuito che , dopo il grande Benedetto XVI , ci sarebbero stati momenti
    problematici e poco chiari , per usare un linguaggio edulcorato , per l’ avvenire della Chiesa Cattolica ! Purtroppo i fatti mi stanno dando ragione ; la ” protestantizzazione ” della Chiesa Cattolica e’ iniziata ! E di conseguenza i cattolici avranno una nuova ” prima linea ” da combattere : oltre a atei , massoni , laicisti , profughi dai calcinacci del Muro di Berlino , femministe scoppiate , genderisti in servizio permanente effettivo , ecc. , troveranno i nuovi alfieri ( o ” utili idioti ” ) della distruzione della Chiesa Cattolica , e cioe’ i Francescoboys !
    Con questo esprimo la mia massima , umana e cristiana , solidarieta’ ad Alessandro Gnocchi e a Mario Palmaro , incoraggiandoli ad andare avanti sulla strada della ricerca della Verita’ e augurando loro buon lavoro !
    Distinti saluti
    Angelo

  10. piero vassallo

    come si fa a non condividere il pensiero di don Ariel? chi scrive ha vissuto nella Chiesa di Pio XII e del cardinale Siri – ora i casi sono due: o Pio XII e Siri erano traditori del Vangelo o papa Francesco I ama “stupire i borghesi” – l’affermazione contraria al proselitismo (l’evangelizzazione che cosa è?) è sconcertante. e sconcertante è l’idea che gli ebrei non devono convertirsi a Cristo – ira è noto che, secondo la teologia ebraica, Gesù Cristo non è Dio – come si può dire che la negazione della divinità di Gesù Cristo (vero uomo e vero Dio) non deve essere corretta? abbiamo capito male o il Santo Padre si è espresso in modo incomprensibile? io ho orrore del sedevacantismo e tuttavia dallo storico Paolo Pasqualucci ho imparato che alcuni papi furono costretti a ritrattare le loro opinioni eretiche – ritenere che un papa possa affermare l’errore (a titolo personale) è una bestemmia? lo si dica chiaramente – la cacciata di Gnocchi e Palmaro non manifesta un pensiero chiaro ma un eccesso infallibilista e una tentazione papolatrica – è mia opinione che padre Livio abbia licenziato (senza concedere gli otto giorni che si concedevano un tempo alle domestiche) due illustri collaboratori adducendo una giustificazione che non sta in piedi – vorrei sapere se padre Livio licenzierebbe per un motivo analogo un operaio dipendente di Radio Maria ma iscritto alla Cgl – ecco: il mio timore è che molti preti siano duri con i fedeli docili e morbidi con i nemici che ringhiano – Dio sa quanto vorrei essere nell’errore…

    1. Dante Pastorelli

      Perfettamente d’accordo. Quanto ai papi costretti a ritrattare, basti pensare a Giovanni XXII, la cui vicenda conosco da tempo immemorabile: sostenne in alcune omelie e addirittura in un trattato in sua difesa, che le anime dei destinati al paradiso restano, sino al giorno del giudizio universale, “sotto l’altare”: vale a dire negava il giudizio particolare e la visione beatifica ai defunti in perfetta grazia di Dio. I cardinali lo costrinsero a ritrattare il giorno prima della morte.

  11. Concordo in tutto con Padre Ariel. Abbiamo bisogno di sacerdoti come lui che hanno sano discetnimento e equilibrio. Il mio sostegno e pregheire perchè molti sani sacerdoti e laici si facciano sentire. Stiamo morendo di fame e sete di Cattolicità.

  12. Andrea Mondinelli

    Apocalisse 3:14-22

    “All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: ‘Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!’ Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo. Perciò io ti consiglio di comperare da me dell’oro purificato dal fuoco, per arricchirti; e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.”
    Queste parole sono per tutti noi, nessuno escluso. Chiediamo tutti che Nostro Signore Gesù Cristo ci fornisca abbondante collirio…

  13. Normanno Malaguti

    Come credo di aver già detto, l’unica cosa che non apprezzo dell’articolo di Gnocchi e Palmaro é il titolo.
    Le critiche al sommo pontefice, sono espresse in modo, rispettoso anche se rivelano un dolore profondo pure per l’evidente imbarazzo di farle.
    Vorrei che i due giornalisti od altri per esempio l’ortodossissimo Mond. Brunero Gherardini o lo stesso prof. Paolo Pasqualucci, esprimessero, sempre col rispetto che la Persona del Sommo Pontefice esige, una disamina critica dell’intervista concessa a “Civltà Cattolica” da sua Santità, quando, prendendo fra le mani il libro contenente il Commonitorium dei San vincenzo di Lerin, lo interpreta in senso opposto a quello che in circa millecinquecento anni è stato proprio della Sacra TRadizione e della Chiesa Cattolica tutta.
    E’ in questo punto infatti che verte la possibilità o meno da parte dei singoli fedeli di appurare senza tema di errore ciò che é da credere. E’ qui che viene sconfitto il relativismo della coscienza personale non illuminata. E’ questo uno dei ‘passi’ che sconfigge la stolta dottrina del libero esame, cui sembra dar adito le pressapochistiche affermazioni di certe interviste che hanno profondamente ferito le anime di tanti fedeli ben decisi a rimanere tali.
    Un fraterno in Cristo, saluto a tutti. Nomrnano Malaguti

  14. Pur essendo un credente, non mi intendo di questioni dottrinarie ne’ tantomeno sono un teologo ma, se ho buona memoria, mi pare che talune affermazioni di Papa Francesco sono in contrasto con quanto detto a suo tempo da i precedenti Pontefici, in particolare Benedetto XVI e Giovanni XXIII. . Inoltre non mi dispiace un Papa che cerca di liberarsi di qualcuno degli orpelli, che la tradizione ci ha abituati a considerare parte integrante della Chiesa, ma bisogna anche considerare che forse i fedeli più anziani e tradizionalisti potrebbero non gradire troppi cambiamenti, e così velocemente.

  15. Caro mariobon,
    non è questione di anzianità o di tradizionalismo, ma è una questione ben più profonda che non riguarda tanto l’abbandono degli orpelli (per altro anche quelli segni distintivi non della persona, ma di ciò che essa rappresenta, del significato essenziale della sua investitura), ma riguarda un senso di doloroso smarrimento non voluto eppur provato, una preoccupazione immensa che non venga a spegnersi o a funzionare a intermittenza quel faro a cui far riferimento nella consapevolezza che non potrà mai farci sbagliare rotta; è il vero dispiacere per quegli schiamazzi, grida, fischi mai sentiti prima innalzati all’Angelus da piazza San Pietro come allo stadio per l’esibizione di qualche star famosa; insomma è quel dolore dell’animo che, lo ripeto, la Signora Lucrecia nella sua lettera al Vescovo di Roma ha espresso in maniera struggente. Se la legga, se non l’ha già fatto, la stampi e la tenga sul comodino. Vi traspare un tumulto del cuore e un amore alla santa Chiesa che in tanti sinceramente condividiamo.

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