Dalla teologia orizzontale alla baraonda liturgica – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

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zzqstnltrgcNella presentazione del saggio La questione liturgica, pubblicato nella collana Intervento di Marco Solfanelli da Maria Guarini, autentica erudita e intrepida testimone della fede di sempre, l’insigne monsignore Brunero Gherardini, complimentandosi con l’autrice, le riconosce il merito di aver proposto una puntuale e originale critica “della desacralizzazione, banalizzazione, orizzontalità dei gesti, nonché del degrado al quale è pervenuta la deformazione concettuale e pratica di una liturgia ridotta a cornice sociale“.

Immersa nel vortice del novismo, la liturgia è trasformata in festival delle insulsamente pie canzonette, in uscita dalla fantasia, talora empia sempre stucchevole, di parolieri e compositori stupefatti e/o fulminati dalla nuova teologia.

L’autrice, interpretando il diffuso disagio dei fedeli, pone a fondamento di una puntuale e sagace critica della nuova liturgia un giudizio inoppugnabile: “Per recuperare la fede viva – non intellettuale – e la devozione autentica non c’era bisogno di sovvertire la liturgia: sarebbe bastata un’efficace formazione o, meglio, una autentica iniziazione. Oggi invece è cambiata l’ecclesiologia e la teologia, che la sottende, per effetto dell’orizzontalismo antropocentrico, che ha spostato il centro dell’azione cultuale da Dio all’uomo ed alla fine ha perso il senso del mistero”.

L’argomento elucubrato dai riformatori modernizzanti contemplava il presunto obbligo di tradurre le parole latine nelle lingue parlata dai fedeli, contemplati nell’immaginaria figura della vecchietta, che recita il rosario durante la celebrazione della Messa in latino, lingua per lei incomprensibile. Ragionamento cavilloso e unto dalla falsa, modernistica misericordia quello intorno ai fedeli estraniati dal latino della Messa: presupponeva la possibilità di svelare il mistero del Sacrificio eucaristico mediante una traduzione atta ad abbassare il canone alla comprensione dalla proverbiale vecchietta, ritenuta destinataria del mistero depauperato, svelato e democratizzato dai teologi modernizzanti.

In seguito Guarini confuta l’obiezione – la gestualità dell’antico canone è d’intralcio allo sviluppo di un autentico senso di pietà – formulata da un redattore della Bussola, don Enrico Finotti: “non si tratta di una gestualità coreografica, ma di un insieme organico e ben compaginato di gesti e parole e sentimenti, cui corrispondono significati profondi e sublimi – certamente non criptici né solo formali per chi vi si accosta con un minimo di interesse e volontà di comprendere”

Se non che la smania dei semplificatori e dei divulgatori di archeologismi, “che hanno sovvertito e infranto l’Ordo multisecolare“, ha prodotto solamente fracassi verbali accompagnati da disturbanti suoni di chitarre.

Al proposito della saccente stupidità, che ispira il democratismo dei liturgisti post-conciliari, Guarini cita un puntuale, sferzante giudizio del maestro Riccardo Muti: “La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al canto gregoriano, che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Io non capisco le Chiese, tra l’altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano le canzonette. Probabilmente questo è stato apprezzato all’inizio come un modo di avvicinare i giovani, ma è un modo semplicistico e senza rispetto del livello di intelligenza delle persone”.

Rumori avventizi e sgangherati sopra le righe del rito modernizzato inducono migliaia di battezzati a disertare le messe, nelle quali “finalmente il popolo può capire quanto si dice”, ossia decifrare e apprezzare, osserva ironicamente Maria Guarini, “le meditazioni trascendentali di vario genere e la recita di mantra in sanscrito”.

Sarebbe tuttavia erroneo attribuire la responsabilità di tale involuzione soltanto al Vaticano II, che ha approvato un documento, il Sacrosantum Concilium, nel quale si afferma, pur senza sbarrare l’uscio della modernizzazione, che “il sacro Concilio, obbedendo fedelmente alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera come uguali in diritto e dignità tutti i riti legittimamente riconosciuti: vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati”.

Opportunamente Guarini cita un magistrale testo del cardinale Albert Malcolm Ranjith, incaricato da Benedetto XVI di ristabilire un senso di venerazione nella sacra liturgia. Il coraggioso presule indiano ha denunciato gli abusi liturgici consumati dopo il Vaticano II e contro la tradizione indeclinabile: “Alcune pratiche che la Sacrosanctum Concilium non aveva mai contemplato furono permesse nella liturgia, come la Messa versus Populum, la Santa Comunione nella mano, l’eliminazione totale del latino e del canto gregoriano, nonché di canti e inni che non lasciano molto spazio per Dio”.

In qualche modo il giudizio dell’illustre porporato rammenta il testo di Romano Amerio, di seguito citato da Guarini: “”Poiché la parola consegue all’idea, la loro scomparsa arguisce scomparsa o quanto meno eclissazione di quei concetti un tempo salienti nel sistema cattolico”

La riforma della liturgia, infatti, fu il risultato di un rivoluzione attuata dal c. d. partito renano e sottoscritta da Paolo VI, mosso dal timore di uno scisma.

Il cardinale Giuseppe Siri ha confermato questa interpretazione dei fatti dichiarando di aver sottoscritto il testo della riforma allo scopo di evitare lo scisma, temuto da Paolo VI.

Un segno evidente della discontinuità, Guarini lo scopre nella manipolazione dell’offertorio ossia “la sostituzione all’Hostia (vittima) pura santa e immacolata il frutto della terra e del nostro lavoro, trasformando così l’Offerta di Cristo alla quale uniamo la nostra offerta al Padre, in una barakah (preghiera di lode e benedizione) ebraica, che il Signore ha certamente pronunciato, ma che non è il punto focale della sua Azione del Novum che egli ha introdotto nell’Ultima Cena”.

Legittimamente Guarini conclude affermando “che nella Santa Messa cattolica nel Nuovo Rito, la benedizione ebraica sostituisce quella che nel rito secondo l’usus antiquior è l’Offerta cristiana“.

E’ probabile che la sostituzione segnalata da Guarini sia il preambolo della rivoluzionaria sentenza (“gli ebrei non devono convertirsi”) pronunciata da papa Bergoglio forse nell’intento di aggiornare e “buonificare”) la dottrina di San Paolo.

L’Apostolo delle genti, dopo aver affermato chiaramente che “quello che Israele cercava non l’ha ottenuto, l’hanno ottenuto gli eletti”, rammenta infatti la attuale esclusione degli ebrei (“a causa delle loro mancanze”) e l’innesto dei gentili (“se ora alcuni rami sono stati tagliati via e tu, essendo un olivastro selvatico, sei stato innestato al posto loro, venendo così a partecipare della linfa che proviene dalla radice dell’olivo, non ti gloriare”, Rom. 11, 17).

Il fruscio delle modernizzazioni soggiacenti ai solenni annunci di fedeltà alla dottrina di sempre, autorizza Guarini ad affermare che nei documenti del Concilio Vaticano II si intravede “una rottura con la precedente tradizione della Chiesa” . Di qui una diagnosi impietosa: “Concetti base e temi come sacrificio e redenzione, missione, annuncio e conversione, l’adorazione come parte integrante della Comunione, la necessità della Chiesa per la salvezza, furono tutti esclusi, mentre il dialogo, l’inculturazione, l’ecumenismo non più come reditus dei separati ma come ricerca di una convergenza da cercare insieme e non già presente nella Chiesa, l’Eucarestia come banchetto, l’evangelizzazione come testimonianza ecc., divennero più importanti”.

Nel capitolo che conclude il magnifico saggio di Guarini è opportunamente rammentato che la partecipazione alla liturgia non è una novità del Vaticano II, poiché se ne trovano accenni nella bolla Divini Cultus di Pio XI e nella Mediator Dei di Pio XII mentre ancor prima, fu dello stesso Pio X la terminologia partecipazione attiva”.

Purtroppo nella nuova liturgia la partecipazione dei fedeli è alterata, lo ha dimostrato Benedetto XVI, “la comparsa quasi teatrale di attori diversi, cui è dato oggi di assistere soprattutto nella preparazione delle offerte, passa semplicemente a lato dell’essenziale. Se le singole azioni esteriori … diventano l’essenziale della liturgia e questa stessa viene degradata in un generico agire, allora viene misconosciuto il vero teodramma della liturgia, che viene anzi ridotta a parodia”.

Il pregevole saggio di Guarini si raccomanda quale puntuale e drammatico elenco delle ragioni, che giustificano il grido di dolore rivolto al Cielo dai fedeli umiliati dal disordine che, a piccoli passi, ha occupato e stravolto la Messa cattolica e, attraverso la nuova messa, ha soffocato il respiro della vita cristiana.

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fonte: blog dell’Autore

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“La questione liturgica” , di Maria Guarini, ed. Solfanelli – pagg. 136, euro 11,00 – per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui

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1 commento su “Dalla teologia orizzontale alla baraonda liturgica – di Piero Vassallo”

  1. Caro Vassallo,
    le sono grata per l’attenzione e l’interesse che ha dedicato al mio lavoro.
    Un balsamo in questo momento in cui mi ritrovo sotto il fuoco concentrico di malevoli antichi amici, dal quale mi sottraggo con un prudente sereno silenzio e vado avanti per la mia strada senza distogliere tempo ed energie – che peraltro risulterebbero completamente sprecate – nei confronti di chi usa le accuse e la diffamazione senza uno straccio di argomento.
    Questo suo scritto me lo hanno segnalato due giorni fa e stamane lo pubblicherò su Chiesa e post concilio.
    Lieta di leggerla spesso, le auguro buon proseguimento per ogni sua attività.
    Maria Guarini

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