DALL’IRRAZIONALITA’ ILLUMINATA AL PUTIFERIO ANARCHICO – di Piero Vassallo

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Solo la rettitudine del pensiero produce l’onestà dei comportamenti

 

di Piero Vassallo

 

Nel saggio “Metafisica del soggetto”, edito a cura di Francesco Mercadante dalla romana Spes, Paolo Pasqualucci, geniale protagonista dell’avanguardia cattolica, ridicolizza e mette in fuga le devastanti illusioni che contemplano il divorzio della buona vita dalla sana ragione.

I comportamenti onesti vanamente acclamati da progressisti e giustizialisti hanno infatti origine dalla rettitudine della ragione: quando il pensiero esce dal suo solco (e in senso proprio dconfusionee-lira) il disordine morale segue immancabilmente.

Il crepuscolo incombente sulle comunità secolarizzate, dove il pensiero è imprigionato nell’avvolgente convinzione che “dopo Kant” la metafisica sia inammissibile, dimostra che l’anarchia cresce rigogliosa sulla pianta del mal pensare.

Opportunamente rammenta Pasqualucci: “Oggi, nel soggetto regna universale l’anarchia. Nel soggetto, intendo dire: nella sua coscienza di sé, il soggetto si concepisce come semplice prodotto (e preda felice) degli istinti che albergano in lui o che egli crede alberghino in lui. E si lamenta che a questi suoi istinto pulsioni non sia riconosciuta sufficiente libertà, che vorrebbe illimitata”.

Se l’irrazionalismo diventa dottrina prevalente, se la cultura affonda nei filosofemi di un Freud e/o di un Darwin, il partito dell’ordine è condannato alla paralisi progressiva, ovvero a un continuo rovinoso avanzamento delle depenalizzazioni e delle indulgenze.

L’avanzamento del mal pensare al galoppo ha legalizzato adulterio, pornografia, aborto, sodomia. Presto sarà la volta della pedofilia. All’orizzonte del consiglio federale svizzero intanto si profila la legalizzazione dell’incesto.

Al passo di tali progressi del diritto progredisce la larga indulgenza dei tribunali, che infliggono pene miti agli assassini e scarcerano precocemente gli stragisti.

A causa dell’oblio o addirittura del disprezzo della metafisica, è perduta in partenza la guerra, che i politicanti sottomessi al pregiudizio kantiano, conducono contro il malaffare. L’immoralità, infatti, non può essere combattuta da chi ne ignora le cause remote, infatti, Pasqualucci dimostra che “il disordine non si vede solo in campo morale, nella trasgressività che regna incontrastata nei rapporti di relazione. E’ in primis un disordine concettuale, che coinvolge la metafisica ossia i modi di concepire i princìpi stessi del ragionamento, quei princìpi che regolano il nostro modo di pensare e che riguardano la logica in senso stretto”.

La resistenza al disordine è vana finché non esce dall’illusione di trovare sostegno e fondamento nella legge morale concepita – sotto un cielo inutilmente stellato – nella coscienza del soggetto kantiano. Soggetto in corsa inavvertita verso la catastrofe oggi drammaticamente in scena.

Senza dubbio, cercare le fonti dell’immoralità nello stravolgimento kantiano della logica è un paradosso che offende le illuminate scolastiche al lavoro per accelerare la decadenza e lo sfacelo della civiltà occidentale.

Se non che la restaurazione della metafisica è l’indispensabile motore del rinnovamento civile, inutilmente desiderato dalle coscienze laiche, che dichiarano lo spavento davanti all’inarrestabile scena malavitosa.

L’ingente fatica di Pasqualucci è pertanto indirizzata alla puntuale confutazione di quelle tesi kantiane che hanno messo sotto accusa la metafisica, preparando il deragliamento della filosofia e della morale nel soggettivismo e nel relativismo.

Pasqualucci dichiara che “il punto di partenza al fine di ristabilire l’ordine mi è sembrato di averlo trovato nel fatto della successione dei nostri pensieri“.

Mediante gli obbliganti dati della fisica (“la nostra coscienza dell’immagine – in noi – del mondo esteriore deve ritenersi posteriore all’immagine stessa, non può ritenersi ad essa simultanea”) Pasqualucci abbatte la prima colonna del soggettivismo dimostrando la realtà dello spazio e del tempo.

Di seguito Pasqualucci si oppone esplicitamente “ad uno dei dogmi fondamentali del pensiero moderno” il principio secondo cui “la coscienza  di sé debba ritenersi il presupposto stesso del pensiero come tale“. L’esperienza vissuta senza pregiudizio dimostra che è vero il contrario: “l’aver coscienza si situa sempre nella successione temporale, non è un presupposto. Ciò comporta l’impossibilità (per manifesta contraddittorietà) dell’esistenza di una coscienza implicita del nostro sentire e del nostro pensare. Non mi sembra si possa ammettere l’idea di una coscienza non cosciente, quale sarebbe una coscienza implicita nelle nostre sensazioni e nei nostri pensieri”.

Il colpo decisivo sferrato all’impianto soggettivistico e relativistico è la dimostrazione dell’ordine “che non può considerarsi posto dall’io, che deve invece riconoscerlo quale struttura portante della realtà obiettiva”.

Malgrado le difficoltà costituite dal contenuto e dal linguaggio specialistico, la lettura del saggio di Pasqualucci si raccomanda ai politici che intendono uscire dalla confusione e/o dall’ignoranza filosofica. Solo la chiarezza delle idee consentirà di ribaltare l’impotenza dei legislatori davanti al disordine. Senza una vera filosofia “a monte” la qualunque legislazione è destinata alla discesa nella valle della chiacchiera buonista.

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