Ddl Cirinnà. La tragica commedia degli equivoci – di Patrizia Fermani

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Il riconoscimento giuridico della convivenza more uxorio è lo straordinario  traguardo di potere fissato dai movimenti omosessualisti, per tenere definitivamente in pugno una società incapace di individuare anche  le condizioni indispensabili per la propria sopravvivenza… per dare forza suggestiva ad una pretesa senza fondamento giuridico, si è cambiato anche il concetto di diritto, che da pretesa tutelata dalla legge perché oggettivamente meritevole, cioè rilevante per l’interesse generale, è diventato pretesa che riflette ogni esigenza di benessere individuale, qualunque sia il suo contenuto

di Patrizia Fermani

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zzzzrsL’inizio della discussione parlamentare sul ddl Cirinnà è il punto di arrivo della tragica  campagna di guerra  guidata dalla  cecità morale,  culturale  e intellettuale di una intera classe  politica che,  senza scrupoli e senza lume di ragione,  sta portando la nostra società verso le sabbie mobili dove  altri sono stati inghiottiti già da tempo.  Il riconoscimento giuridico della convivenza more uxorio è lo straordinario  traguardo di potere fissato dai movimenti omosessualisti, per tenere definitivamente in pugno una società incapace di individuare anche  le condizioni indispensabili per la propria sopravvivenza.  Infatti quando un nemico ben equipaggiato e mediaticamente assistito si è fatto sotto sotto le mura, per vero già indebolite  della cittadella, ma avrebbe potuto essere debellato  ai primi colpi di mano,  la confusione delle idee, il fumo delle parole e la paura di pensare contro la marea delle opinioni telecomandate, hanno quasi annullato sul nascere ogni resistenza.  E ora, giunti ad un  punto ormai cruciale di questa  storia desolante, l’unica possibilità  di difesa ancora rimasta sta tutta nel capire  quali siano  le armi usate da questo nemico  e quali  gli errori  degli assediati sui quali esso continua a prosperare.  Occorre dunque riordinare i   tasselli che vanno a comporre l’intero quadro di insieme.

Anzitutto  bisogna rendersi conto, senza margine di dubbio, che un qualunque  riconoscimento giuridico, in qualunque misura esso avvenga,  della convivenze more uxorio tra  persone dello stesso sesso o di sesso diverso (ma queste ultime sono state solo  utilizzate come apripista per rendere all’inizio meno ostiche le  prime),  è il passo decisivo e definitivo per la resa senza condizioni a quel nemico e alle mostruosità che esso già va apparecchiando fra una indifferenza  abbastanza diffusa.   Il resto viene di conseguenza.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che una  pretesa di  legalizzazione,  volta  cioè ad ottenere una qualche tutela giuridica,  per essere  plausibile debba fare riferimento ad una realtà meritevole di quella tutela, cioè   portatrice di un valore di interesse generale e a nessuno verrebbe in mente di invocare  uno speciale statuto per un rapporto perché segnato da forte attrazione sessuale e sentimentale come quello adulterino o per quello  semplicemente affettivo o intellettuale che lega due amici, due persone accomunate da interessi politici o culturali, e via dicendo.  E dovrebbe essere altrettanto  evidente, che, semmai, la consacrazione giuridica delle relazioni omosessuali porterebbe conseguenze pesantissime di ordine  etico e  sociale.

Ecco allora che la accorta strategia dei movimenti omosessualisti  ha puntato ad alimentare l’equivoco di una  presunta analogia con il rapporto matrimoniale, reclamando alla convivenza more uxorio tra persone dello stesso sesso la medesima protezione, sul presupposto che vi ricorrano le stesse condizioni di fatto:  rapporto sessuale,  rapporto affettivo e coabitazione.  Il tutto in omaggio  al principio di uguaglianza. Ma il ragionamento non reggeva  perché la tutela prevista dall’articolo 29 della Costituzione  copre soltanto il matrimonio quale è ancora previsto dalle leggi dello Stato e non ammette (ancora) forzature.

Per superare la difficoltà di adattare la lettera dell’articolo 29 si è cercato allora di cambiare il significato del matrimonio.  Si è cominciato cioè a far passare l’idea che l’elemento caratterizzante del rapporto  matrimoniale  sia  anzitutto il dato affettivo, e siccome anche la convivenza more uxorio viene  caratterizzata  dall’unione erotico sessuale e dal dato affettivo, l’analogia col rapporto matrimoniale poteva essere giocata sul piano dei sentimenti. Si poteva far  scivolare l’attenzione dal piano del diritto e dell’etica a quello magmatico della suggestione emotiva.  E questo è servito per influenzare l’opinione  corrente,  sempre sensibile alle questioni  del cuore, e rendere di nuovo  plausibile una qualunque richiesta  di tutela paramatrimoniale. Per alimentare l’equivoco è stata creata la “coppia omosessuale”, munita di una sua carica di rispettabilità per la assonanza con la coppia formata dai coniugi. Sennonché quest’ultima include in sé proprio il rapporto di coniugio cioè il rapporto istituzionale di riferimento. La coppia di coniugi indica il legame istituzionale che vi è sotteso, con la relativa distinzione di ruoli che si riflette nella terminologia: essa comprende un marito ed una moglie, così  come la coppia reale comprende un re e una regina. Rapporto indissolubile e di complementarietà. La coppia omosessuale è un falso terminologico che non aggiunge nulla alla sostanza delle cose, perché rappresenta  semplicemente due persone dello stesso sesso che intrattengono più o meno stabilmente un rapporto erotico e/o affettivo, è cioè una espressione numerica come una coppia di sedie, una coppia di comò o una coppia di gatti. Ma l’espediente ha fatto un buon lavoro alimentando una inesistente e impossibile analogia con il rapporto matrimoniale

Ora dovrebbe risultare evidente che la legge non tutela nel matrimonio il rapporto sessuale e affettivo  tra due persone conviventi (addirittura non si preoccupa neppure del fatto che in concreto il matrimonio sia realmente consumato e nelle intenzioni di chi si scambia la promessa matrimoniale ci sia il fine procreativo come fa – o ha fatto finora – il diritto canonico), ma tutela lo strumento capace di fondare potenzialmente la famiglia quale nucleo fondamentale della società votato alla formazione della generazioni.

Il legislatore civile tutela la funzione sociale dell’istituto matrimoniale e proprio perché si  tratta di un legislatore laico sanamente distante dalle indagini sulla coscienza individuale, si attiene solo alla volontà pubblicamente espressa dai nubendi di accedere all’istituto matrimoniale. L’ufficiale di stato civile non chiede ad essi  se si amano, quanto si amano  o se intendano mettere al mondo dei figli, ma solo se sono consapevoli di ciò che l’istituto matrimoniale comporta, e se intendono tenere fede ai doveri assunti e all’impegno di  crescere ed educare l’eventuale prole. Come al momento di firmare l’atto di acquisto di una casa,  non siamo tenuti a dichiarare al notaio se la compriamo a fini speculativi, per abitarci solo temporaneamente o se è la casa dei nostri sogni. Ma semplicemente esprimiamo la volontà di utilizzare quell’importante strumento giuridico che l’ordinamento ci mette a disposizione per agevolare i commerci.

Ma  questo equivoco della presunta assimilabilità della convivenza matrimoniale a quella “more uxorio” etero od omosessuale, in via affettivo emozionale, non ha risparmiato la stragrande maggioranza delle persone, comprese quelle che per mestiere dovrebbero sapere che cos’è il diritto.  E per dare forza suggestiva ad una pretesa senza fondamento giuridico, si è cambiato anche il concetto di diritto che da pretesa tutelata dalla legge perché oggettivamente meritevole, cioè rilevante per l’interesse generale, è diventato pretesa che riflette ogni esigenza di benessere individuale, qualunque sia il suo contenuto. Così si è arrivati a formulare il concetto del “diritto alla felicità”, che ai giuristi del passato sarebbe apparso come una trovata goliardica buona per il testo di un papiro di laurea. E naturalmente hanno dilagato i “diritti degli omosessuali”, quelli che dovrebbero essere fondati appunto sui gusti sessuali individuali.

Eppure da  signore e signori  devoti teorici o pratici degli amori omoerotici, dalle Bindi alle Concia, dalle Marzano allo Scalfarotto, fino ora all’ormai mitica Cirinnà,  il concetto di diritto alla felicità è stato elargito anche in sussiegose aule universitarie, ormai adibite a cassa di risonanza di qualunque idiozia ideologicamente assistita e propagata.

Ma il marchingegno ideologico politico al cui servizio sono assoldati tutti i mezzi di comunicazione, una volta messo in moto ha funzionato a dovere, macinando  il buon senso e appiattendo  i cervelli su una falsa rappresentazione che ormai è diventata opinione ruminata senza ripensamenti.  Il rapporto affettivo che lega due omosessuali di qualunque genere, poiché è produttore di felicità, sublima il rapporto non solo nella fantasia un po’ ingolfata di Veronesi, ma è sentito ormai unanimemente come degno di essere tutelato dalla legge, che sola dovrebbe garantire questo stato di grazia, con l’aiuto generoso del munifico contribuente.

Per smontare questo meccanismo perverso,  e dalle conseguenze incontrollabili,  bisogna  tornare all’equivoco di fondo, nel frattempo  completamente oscurato dalla contraffazione  di una realtà delle cose che la retta  ragione dovrebbe  leggere senza paraocchi. Si tratta di recuperare il senso della verità oggettiva sulla quale  deve essere finalmente riportato il ragionamento.

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  • Il rapporto omosessuale è contrario al modello predisposto da madre natura e ne rappresenta una devianza.  Questa devianza può essere inserita nelle categoria della anomalia fisica, di quella psichica, di quella morale, ma rimane sempre come un comportamento umano in cui una funzione fisiologica come quella sessuale non viene impiegata  secondo le sue proprie finalità.  Se il mangiare e il bere sono  funzioni  preordinate al sostentamento dell’essere umano, il ruminare i cibi o l’alcolismo esulano da quella funzione e diventano, qualunque ne sia la causa, comportamenti aberranti che di certo non possono diventare normali solo perché dettati ad esempio,  da una particolare situazione emotiva.
  • Da un punto di vista etico religioso il “rapporto omosessuale” è in contrasto con la legge di natura iscritta nel disegno della creazione, e contraddice dunque la legge divina. Che si consideri quel fenomeno oggettivamente in contrasto con la legge di natura  biologicamente intesa, o che si intenda per legge naturale  il canone etico che precede ogni legge umana perché dettata dalla volontà di Dio,  e che sta scritto nel disegno della creazione,  per  necessità logica e morale  la pratica omosessuale  rimane esclusa dallo spazio della normalità  sessuale o della liceità morale.
  • Come l’anomalia dello alcolismo non viene cancellata dalla debolezza emotiva che l’ha eventualmente generata, così i cosiddetti motivi sentimentali, cioè la componente affettiva che eventualmente si accompagna al rapporto erotico contro natura, non è certo in grado di normalizzarlo.  In ogni caso non è in grado di  giustificare   alcuna assimilazione  tra il rapporto omosessuale anche “stabile”, con la relazione matrimoniale o a quella paramatrimoniale alla quale l’astuzia senatoriale ha dato ora il nome di “unione civile”.
  • In conclusione il fatto che due omosessuali abbiano un qualunque tipo di rapporto, stabile o transeunte, affettivo o solo sessualmente coinvolgente, può essere anche di cruciale importanza per loro,  per gli amici dell’arci gay, o per il partito politico che ha fatto una bandiera della difesa di quegli interessi, ma è del tutto indifferente e deve rimanere del tutto indifferente per il diritto, che non si interessa né si può interessare di quanto non abbia anche un rilievo di interesse generale.
  • Soprattutto non è indifferente per chi avendo la responsabilità di crescere i propri figli ha il diritto e il dovere di impedire che ad essi siano impunemente proposti modelli di comportamento e di vita intrinsecamente distruttivi e sterili, tra l’altro in una prepotente ed ineludibile forma totalitaria.  Infatti quello che viene tragicamente trascurata è la influenza negativa che il dilagare della propaganda omosessualista genera nella formazione morale e intellettuale della giovani generazioni, alle quali è già stato inferto  un danno incalcolabile tra l’ indifferenza generale, l’afasia o il balbettio  grottesco e ormai indecente della Chiesa.
  • Ecco dunque che quanti oggi, alimentando la più pericolosa delle confusioni, e credendo addirittura di combattere la buona battaglia a favore della famiglia, contro la manipolazione della educazione o contro le oscene pratiche di produzione degli esseri umani ad uso e consumo di omosessuali che dimostrano involontariamente di essere preda di pulsioni deviate, dicono di essere contrari al matrimonio omosessuale ma non alle “unioni civili” e forniscono così alla Cirinnà e alla sua compagnia di giro un assist formidabile, quello sul quale queste hanno  proprio confidato.  Si può far passare la tutela delle “unioni civili” dando ad intendere che sia cosa innocua, magari perché momentaneamente non accompagnate dalla possibilità di creare “figli”.  A questo risultato provvederà comunque in seguito la Corte Costituzionale, che da guardiano della Costituzione di è fatto guardiano di ciò che le aberranti istituzioni europee e l’aberrante politica dominante impongono.  Ma esso è soltanto il tragico risultato pratico.  Prima di questo  e alla base di questo c’è l’aberrazione di elevare a realtà degna di attenzione sociale e di tutela giuridica un fenomeno la cui sola  pubblicizzazione e diffusione mina i fondamenti della società in cui abbiamo la responsabilità di crescere le nuove generazioni, difendendole dall’inganno e dalla
  • Le unioni civili sono una mostruosità, non perché conducono o possono condurre a conseguenze aberranti, ma conducono a queste conseguenze aberranti perché sono aberranti in se stesse.
  • Senza questa chiara e forte consapevolezza ogni iniziativa che aspira a combattere quella che viene ora ritenuta finalmente da molti una battaglia irrinunciabile,  può finire fatalmente per aprire solo l’ultima porta ad un nemico mosso unicamente dalla propria ottusa follia.
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16 commenti su “Ddl Cirinnà. La tragica commedia degli equivoci – di Patrizia Fermani”

  1. La “buona battaglia” dobbiamo combatterla anche scendendo sul loro piano: queste luride unioni (volute da questa lurida Europa che risponde al lurido mondialismo) sono ANTICOSTITUZIONALI, come ha ammesso anche Mattarella. Quindi lorsignori-sostenitori dei “diversamente orientati” (leggasi froci!) devono prima abolire la Costituzione!

  2. Grazie, cara Fermani, per aver dato voce con tanta chiarezza alle mie perplessità. Aggiungo che anche le unioni civili tra eterosessuali, a mio parere, sono un’indebita aberrazione, perché abbiamo già il matrimonio civile, che prevede separazione e divorzio. Come si scioglieranno tali unioni civili non ci viene detto, o mi è sfuggito. E’ veramente una brutta legge, contestabile tanto nella sostanza quanto nella forma.

    1. Ottimo articolo e acutissimo commento, gentile marina!
      Unioni civili e matrimoni civili fra eterosessuali … Non mi era mai
      venuto in mente!!!
      Ma purtroppo non viene in mente neanche a nessun politico!!!!

    2. Patrizia Fermani

      le “unioni civili” scimmiottano il matrimonio civile anche nella nuova versione, compresa la dichiarazione di divorzio. sono previste anche tra persone di sesso diverso, le famose convivenze di fatto, sulle quali si è cominciato a lavorare all’inizio per aprire la porta alle altre. ma che, in realtà non hanno mai interessato nessuno perché ovviamente se due convivono, ma possono sposarsi, è perché non vogliono sposarsi. Infine dobbiamo anche prendere atto, con estrema desolazione, che i famosi Motu proprio che allargano a dismisura le possibilità di annullamento del matrimonio cattolico e che hanno preso in contropiede persino il sinodo 2015, essendo stati promulgati prima e a sorpresa, hanno avuto la funzione di aprire la porta alla “solubilità” del matrimonio religioso, tradendo anche le parole di Cristo. Se consideriamo poi l’altra trovata del divorzio brevissimo introdotto dalla legge civile, vediamo che la congiura contro il matrimonio e la famiglia è ad ampio spettro, “condivisa”, e…

      1. Condivido, cara Dott.ssa Fermani, i due motu proprio “Mitex” promulgati con sospetto (io dico calcolato) tempismo da JorgeMarioPollicioneAlzatoBergoglio sono state due vere e proprio bombe ad orologeria; ma la deflagrazione è stata limitata dai pochi Cardinali ancora degni di questo nome. La Buona Battaglia, anche da parte di noi laici, continua…

  3. Cara Patrizia Lei sta conducendo una virile battaglia condivisa da tutti quei cattolici che ancora possono definirsi tali. Le siamo tutti grati. Sono convinta però che … ” l’indifferenza generale, l’afasia o il balbettio grottesco e ormai indecente” … non viene dalla Chiesa bensì dalla controchiesa conciliare, da cinquanta anni collusa con i nemici della Chiesa Cattolica per creare il nuovo ordine mondiale. Quello che per noi è una tragedia per loro è un trionfo. Per questo tacciano o balbettano. Sono molto amareggiata invece per i “bravi” sacerdoti, vescovi e cardinali della chiesa conciliare che si dimostrano vigliacchi e disertori di fronte il nemico che ben conoscono. San Pietro impiegò tre giorni per ravvedersi. Per i nostri “bravi” siamo già a cinquanta anni. Per grazia di Dio ci sono i “pelagiani”, “rigidi” “contatori di Rosari”, “trionfalisti, seguaci del “neo pelagianesimo autoreferenziale e prometeico etc … come ama definirci l’attuale capo conciliare.

  4. Normanno Malaguti

    La massima responsabilità è quella del “pastore” che, se fosse veramente tale, tuonerebbe. Invece tace ed abbozza|!

  5. “Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità.”
    1 Timoteo 4, 1-3

  6. massimo trevia

    io non ci vado.sono proprio contro le unioni gay.ho invece sentito che il family day “non è contro le unioni gay”……ma per la famiglia.gonzi!!!!!!!!
    io non ci sto.

      1. Se fossero pochi sarebbe una disfatta per la famiglia!!!!
        Ricordatevi la marcia dell’anno scorso.
        Anche allora, proprio dai post di Riscossa Cristiana, veniva
        detto di non partecipare perché….
        Invece la partecipazione fu numerosissima e fu per “la
        popolazione” un vero trionfo del bene!

  7. … ed è giunta infine l’Unione Europea che ce l’ha messa proprio tutta per dare il colpo di grazia, pungolando l’Italia, “ritardataria” nell’assicurare giuridico riconoscimento a quanto – semplicemente – capovolge l’ordine naturale, sconquassa la famiglia e spesso tiranneggia e/o minaccia quanti, da Consacrati, Laici, o solo dotati di autonomia di giudizio, si ribellano ( e continueranno a farlo per non vergognarsi di se stessi ). Per diversi motivi in questi giorni il nostro Presidente del Consiglio a proprie amare spese, sta sperimentando di cosa siano capaci gli organi di comando di questa UE. Speriamo sempre in una presa di coscienza …
    Gli approfondimenti della dott.ssa Fermani sono come di consueto da manuale.

  8. Una differenza:uomo e donna conviventi possono avere figli in modo del tutto naturale e anche se la convivenza non è equiparabile al matrimonio,i figli hanno tutti i diritti possibili a cominciare dal nome.

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