DEAR MR. FANTASY – Il travaglio esistenziale di Phil Ochs


“Scrissi questa canzone pensando a un vecchio modo di dire: “Siamo qui solo per grazia di Dio”. Ma la grazia di Dio non esiste”

 

Credo che questa canzone di Phil Ochs (1940-1976): “There but for fortune” (tradotta in italiano col titolo Solo per caso – link a Youtube – ) rappresenti l’itinerario conclusivo di una generazione che ha perduto Dio e la Sua grazia, come nelle parole dello stesso musicista americano riportate sopra in corsivo. La sua stessa tragica fine (Ochs morirà suicida nel 1976) va inscritta nella logica conclusione che, senza la grazia divina, nulla ha senso e significato e che quel vecchio e tradizionale modo di dire (“There but for the grace of God”) aveva mille ragioni per non essere sostituito, come nella canzone, dall’irrazionale caso.

 

Ecco il testo integrale della canzone “THERE BUT FOR FORTUNE” (SOLO PER CASO):

 

Fammi vedere una prigione, fammi vedere una galera,
Fammi vedere un prigioniero con la faccia impallidita
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.

Fammi vedere il vicolo, fammi vedere il treno,
Fammi vedere il vagabondo che dorme fuori, sotto la pioggia,
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.

Fammi vedere le macchie di whisky sul pavimento,
Fammi vedere l’ubriaco che inciampa fuori dalla porta,
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.

Fammi vedere la carestia, fammi vedere la debolezza,
Occhi senza futuro che mostrano i nostri fallimenti,
E io ti farò vedere dei bambini, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quei bambini non siamo io o te, io e te.

Fammi vedere il paese dove son dovute cadere le bombe,
Fammi vedere le rovine degli edifici una volta tanto alti,
E io ti farò vedere un giovane paese, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel paese non siamo io o te, io e te.

 

Credo che questo pezzo sintetizzi quel processo di secolarizzazione che nel ’68 è approdato, attraverso la contestazione rivoluzionaria, alla critica feroce alla famiglia, all’autorità che proviene da Dio per attraversare e lambire tutti gli aspetti del vivere umano (dalla cultura alla politica).

Ochs è stato un cantautore di protesta all’epoca delle contestazioni giovanili e universitarie (basti pensare al successo di I ain’t marching anymore contro la guerra in Vietnam) ed è stato considerato un topical singer (in quanto si ispirava, da musicista e giornalista qual era, a fatti di cronaca e di attualità).

Questo brano, composto da Phil Ochs nel 1963, ha conosciuto nel tempo numerose cover (da Joan Baez a Peter, Paul & Mary fino all’interpretazione francese di Francoise Hardy).

Nel mondo cattolico post-conciliare anni ’70 è stato interpretato, a conferma dell’egemonia culturale subita, in questa incredibile versione:

 

 

Ancora in Italia è stato riproposto da Tony Cucchiara e Nelly Fioramonti nel 1966 in una versione sentimentale (dal titolo:“Ma sto pagando”) che ne ha alterato l’originale significato:

 

 

 

 

 

 

 

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