Bisogna imparare una nuova parola e identificare una nuova forma di esclusione. Il termine è debancarizzazione, l’emarginato è colui a cui vengono chiusi i conti bancari, impedite le transazioni economiche della vita quotidiana, bloccate le carte di credito. Esule in casa propria, impedito a vivere, lavorare, perfino alimentarsi se non ha un orticello o se non organizza una rete di baratti o un circuito economico alternativo. 

La prova generale è stata in Canada al tempo dello sciopero dei camionisti dissenzienti del green pass. Il governo del democraticissimo, molto progressista, inclusivo e multiculturale Justin Trudeau ordinò il blocco di duecentocinquanta conti correnti degli autotrasportatori, fece sospendere le loro polizze assicurative, mentre la piattaforma di raccolta fondi GoFundMe tratteneva milioni di dollari di donazioni ai camionisti. È la fiammante libertà liberale, liberista e globalista. Non è troppo diverso dal metodo antico di sparare sulle folle degli scioperanti. Bava Beccaris al tempo della tecnologia: non ti ammazzano, però ti impediscono di vivere e lavorare vietandoti di accedere al tuo denaro e di tenerlo in tasca.   

La polemica è scoppiata in Inghilterra allorché Nigel Farage, uomo politico protagonista dell’’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si è visto chiudere senza alcuna spiegazione i conti presso la banca Coutts & Co, antico istituto di credito fondato nel secolo XVII. Era il tempo in cui il Mayflower portava i primi puritani inglesi sulle coste americane, iniziava la rivoluzione scientifica, si svolgeva la “gloriosa rivoluzione “inglese che innalzò al potere la classe mercantile.

A Parigi il Re Sole poteva affermare orgogliosamente “lo Stato sono io”. Uguale potere assoluto possono oggi ostentare i poteri finanziari, alleati con le cupole tecnologiche, padroni degli ex stati sovrani, i cui dirigenti politici sono loro camerieri, come capì Ezra Pound nella prima metà del secolo passato.

Coutts & Co. ha tra i suoi soci la casa reale britannica: la Compagnia delle Indie ha vari eredi, ma le redini restano nelle stesse mani, alla faccia della democrazia. Farage è un uomo ricco e potente: ha chiesto spiegazioni, ha avuto accesso ai documenti della banca, dai quali ha appreso di essere stato definito truffatore, nel mirino per la sua amicizia con Donald Trump e Novak Djokovic, il tennista serbo accusato di essere no vax e filorusso. Farage è una “persona politicamente esposta”, a cui si può negare l’accesso ai servizi finanziari. Del resto, diranno i libertari un tanto al chilo, le banche sono aziende private e possono fare ciò che vogliono. Purtroppo. È capitato anche a chi scrive di ricevere il fatidico quesito: sei “politicamente esposto?”. Che cosa vuol dire? Perché possono farlo, perché indagano sulla vita privata?

Comanda davvero chi può imporre tasse. Le banche hanno questa facoltà, come sa chiunque legga gli estratti conto, verifichi le molteplici vessazioni del mostro finanziario dinanzi al quale siamo indifesi. Farage ha reagito accusando il potere britannico – una cupola finanziaria – di volerlo cacciare dal Regno per le sue idee. Il clamore è stato enorme e il quotidiano Daily Mail ha rivelato che i conti chiusi sono aumentati di sette volte in sei anni. Novantamila sudditi di Sua Graziosa (e ricchissima) Maestà classificati soggetti politicamente esposti, tra i quali spiccano personalità ostili alla narrazione dominante su clima, immigrazione, multiculturalismo, gender. Adesso sappiamo che il totalitarismo in arrivo – già attivo in mezzo a noi – ha l’arma definitiva contro ogni dissenso: ci prenderà per fame, per impossibilità di avere una normale vita di relazione economica. È l’evoluzione di una consolidata tradizione anglosassone: fare la guerra con le sanzioni.  

Inquietante la giustificazione di Coutts & Co: “Farage è sceso sotto la soglia di un milione di sterline per avere un conto con noi”. Insomma, sarebbe troppo povero; intanto hanno divulgato informazioni finanziarie su un cliente.  La direttrice, Alison Rose, che ha fornito la notizia alla televisione pubblica, è la tipica liberal. Dichiara di essere interessata a trasformare la banca in “un’organizzazione con l’obiettivo della diversità e dell’inclusione, avendo come pilastro aziendale il cambiamento climatico” .

I conti di Farage sono stati chiusi per motivi politici; le sue posizioni definite “incoerenti con i propositi morali della banca”. Notizia bomba, le banche avrebbero intenti etici! Farage, come i camionisti canadesi e le altre vittime del “debanking” sono stati cancellati: fantasmi, morti che camminano. Homo sine pecunia imago mortis. Il Daily Telegraph ha pubblicato un rapporto riservato che afferma l’esistenza di “fattori di rischio tra cui dichiarazioni pubbliche controverse in conflitto con lo scopo della banca”.

Il documento annota negativamente le opinioni su vari temi, ragione per cui non Farage è diventato “incompatibile con Coutts”. Un rapporto che il politico definisce “sorveglianza in stile Stasi“; avrebbe potuto dire Cia o MI6. L’informativa è accurata: vi compaiono riferimenti a Farage studente “xenofobo, razzista e fascista”. I controlli erano aggiornati mensilmente, compreso il monitoraggio delle reti sociali. Un dossier nello stile dei servizi segreti, probabili estensori delle informative.

Alla fine, si è dovuto muovere il governo e sono cadute le teste della Rose e dell’amministratore delegato di Coutts &Co. La questione, tuttavia, è più profonda e riguarda i fondamenti del capitalismo “woke”, il suo immenso potere, il sinistro totalitarismo di cui siamo vittime.

Il caso Farage non è isolato: analoga chiusura di conti per il reverendo Richard Fothergill, che rispose a un questionario interno dicendosi contrario alla promozione dell’agenda LGBT. Le sue opinioni sono state definite “non tollerabili”. Halifax Bank ha cacciato clienti in disaccordo con la politica dei “pronomi inclusivi” (!!) PayPal ha “debancarizzzato” il gruppo di genitori che animò una campagna contro la chiusura delle scuole durante la pandemia. Il Santo Uffizio finanziario. Stessa sorte per il separatista scozzese Stuart Campbell e per il Comitato Nazionale per la Libertà Religiosa. In Francia disco rosso a Marine Le Pen, cacciata da HSBC, e il suo partito “debancarizzato “da Société Générale. Sportelli chiusi anche per Our Duty, un’associazione critica della transizione sessuale medicalizzata dei bambini.

In una società in cui il contante sta scomparendo e la vita sociale è bancarizzata per obbligo (non scritto!) il debanking rende impossibile un’esistenza normale. La volontà punitiva attraverso l’esclusione finanziaria è la prova della deriva totalitaria. Il problema è ben peggiore della semplice ipocrisia progressista: dietro le bandierine arcobaleno e le chiacchiere “inclusive “agisce uno spietato autoritarismo. È un modo brutalmente efficace per cancellare qualcuno con una diabolica evoluzione della censura: il caso Farage smaschera la svolta antidemocratica delle élite.

Il Fondo Monetario Internazionale da anni esercita forti pressioni per abolire i contanti. Banchieri, funzionari, membri di organizzazioni internazionali, la corte politica, mediatica e culturale di servizio non smettono di promuovere un’agenda che ci esproprierà del nostro denaro e sarà l’arma totale, definitiva, contro la libertà individuale, collettiva, economica. I governi – trasformati in sgherri dei poteri di fatto nemici dei popoli – diffondono una propaganda insopportabilmente falsa. Il passaggio a una società senza contanti aiuterà a prevenire la criminalità, renderà la vita più comoda e – tanto per alimentare l’invidia sociale – fermerà l’evasione fiscale. Ovviamente, evasori sono gli idraulici, i dentisti e chi fa i lavoretti della gig economy, non le società di capitali, i giganti finanziari e tecnologici deterritorializzati.

Falsità propagandistiche efficaci nei confronti di popolazioni cui è sottratto il pensiero critico, che nascondono la verità: il controllo su popoli e individui esercitato da una cupola di padroni universali, direttamente e mediante le istituzioni statali: capitalismo della sorveglianza (Shoshana Zuboff), biopotere (dominio sulla vita) che si fa biocrazia. I governi, in sintonia con le “autorità” finanziarie (private, anche se si dimenticano di dircelo) ci stanno costringendo alla valuta digitale controllata dalle banche centrali. Tutto il potere a una cricca privata con facoltà di conoscere tutte le nostre spese, transazioni, preferenze- un controllo universale mai sognato da alcun dittatore- bloccare i conti bancari, decidere se, quando e in che misura permetterci di accedere al frutto del nostro lavoro.

Tutto questo isola, impedisce le libertà concrete, rende dipendenti, vittime della servitù volontaria a cui non sappiamo più ribellarci. Le leggi confuse, la messa in ombra delle costituzioni, i poteri speciali legati alle emergenze permettono di emarginare, impaurire, rendere ciascuno censore di se stesso. Il rischio – la realtà – è non poter fare o ricevere pagamenti, sino a non poter neppure comprare il cibo o gli abiti. Adesso sappiamo, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, che nelle sedicenti democrazie liberali persone o aziende possono essere escluse dalla vita economica perché non conformi alle idee di chi comanda.

Il problema è lo stesso di Cassandra: dire la verità, non essere creduti e perseguitati. Serve a qualcosa rilevare che la Commonwealth Bank australiana dichiara di non accettare clienti con più del 25% del reddito proveniente da combustibili fossili? Che la National Australia Bank ha annunciato un piano per “debanchizzare” alcune categorie di clienti? I precetti dell’agenda oligarchica sono custoditi da un funzionario – o da un algoritmo – con l’autorità di privare del conto in banca – cioè espropriare, derubare, uccidere socialmente- chi non pensa come vuole il sistema dominante.

Il di più è la tendenza a sopprimere il denaro contante. L’insieme costruisce un potere assoluto, soffocante, invincibile se non nella forma della resistenza civile comunitaria: baratto, forme di scambio con unità di conto alternative, e simili. Sostituito il denaro fisico con la moneta digitale della banca centrale, il potere di chi la controlla – e dello Stato poliziotto – sarà assoluto. Chi distribuisce energia potrà lasciarci senza elettricità o gas se siamo scettici sul cambiamento climatico; il sistema sanitario avrà la facoltà di negarci le cure in base alla nostra adesione o meno a campagne vaccinali, all’antipatia per il governo o alla partecipazione a battaglie invise a Big Pharma. Le possibilità sono infinite, la tecnologia è pronta.

Il dissenso sta diventando sempre più pericoloso, obblighi e divieti sono biglietti di sola andata per il totalitarismo. Totalitario è qualsiasi regime che penetra nella vita delle persone, limita la libertà di azione, espressione, movimento, sino a impedire di disporre di ciò che è – o era – nostro. L’alleanza tra capitalismo globalista, tecnocrazia e potere statale- complice l’apparato culturale e mediatico- sta creando il mostro perfetto, un Leviatano che Hobbes non avrebbe mai saputo immaginare.

Sappiamo di essere ascoltati da pochi. Laocoonte non riuscì a convincere i Troiani a cacciare dalla città il cavallo di Ulisse. Finì come sappiamo. In nome di una pretesa comodità, ipnotizzati dall’abbaglio tecnologico, indottrinati dal mito incapacitante del progresso, dimentichi della storia, cadiamo nella trappola tesa per renderci schiavi. Forse lo meritiamo.

Useremo, per una volta, il linguaggio nemico: è in azione, in forma peggiorativa, un nuovo nazismo. Andrà se non reagiamo, come qualcuno profetizzò un secolo fa: prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

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