“Integrazione”, parola magica… e se ci viene imposta all’incontrario? – di Giovanni Lugaresi

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di Giovanni Lugaresi

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zzrvlngrAccoglienza, integrazione, multiculturalismo… E ci fermiamo qui. E’ una ridda di parole dietro le quali, però, spesso si nasconde il nulla. Facile pronunciarle, difficile spiegarle, da parte di chi le usa ad abundantiam, per così così dire, sciacquandosene la bocca!

Infatti, non si sente mai qualcuna di queste anime belle chiedersi se le persone delle quali si occupano vogliano (veramente) integrarsi.

Integrarsi che cosa significa, intanto? Per noi persone normali, per l’uomo della strada in generale, significa che uno straniero capitato in Italia, vuoi per chiedere asilo politico, vuoi per migliorare la sua condizione di vita, impari la nostra lingua, si cerchi un lavoro come fanno tanti di noi, accetti ovviamente le nostre leggi, abbia consapevolezza che ha dei doveri, non soltanto dei diritti. Insomma: la legge è uguale per tutti, o no?

Il discorso è semplice, se non banale, eppure… Eppure c’è chi, paladino dell’integrazione, vorrebbe che si accettasse una mentalità e una serie di leggi che non sono le nostre, sì che l’integrazione, a dar loro retta, avverrebbe (quasi) all’incontrario!

E’ mai possibile che, per fare un esempio, ci debbano essere degli italiani poveri per i quali nessuno fa nulla, mentre ci si dà un gran daffare per extracomunitari ugualmente bisognosi? Che cosa diventa l’essere italiani: una sorta di diminutio, di handicap? Tante attenzioni per gli altri, e poche o punte per i nostri? Eppure le condizioni di disagio sono le stesse, con la differenza che i nostri accettano leggi e norme varie, pagano le bollette di acqua, luce, gas, e se non pagano, arriva qualche solerte incaricato a staccare… la spina!

Ci sovviene quel racconto del guareschiano “Mondo piccolo” nel quale don Camillo dice che non ci sono poveri della parrocchia e poveri del comune, quindi che non bisogna discriminare. Tutti i poveri sono uguali e vanno aiutati, tutti.

Il fatto è che poi nessuno vuole chiamare le cose col loro nome, raccontare i fatti come si sono svolti, dire insomma la verità nuda e cruda: nulla più, nulla meno.

E’ quanto accade pure per i fatti della storia, oltre che della cronaca. Il genocidio armeno? Già Benedetto XVI lo aveva denunciato ad alta voce, allora. Ebbene, c’è voluto Papa Francesco per di nuovo denunciarlo, cent’anni dopo, quel crimine, e apriti cielo: i governanti turchi che non vogliono ammettere l’evidenza! Ma anche i governanti italiani. Silenti e reticenti: per la famosa “ragion di Stato”? O non piuttosto per viltà, o per ignoranza della storia (non ci meraviglierebbe, la cosa)?

Anche qui, le parole hanno il loro valore e genocidio è genocidio. Punto. Piaccia o non piaccia ai signori governanti turchi dei nostri tempi. Che, poi, nessuno addita come responsabili, come colpevoli di crimini non commessi. Ma commessi dai loro connazionali di allora…

Questo per quanto attiene alla storia. Tornando alla cronaca e alla chiarezza di parole e concetti, perché se ci sono genitori italiani indegni, vengono tolti loro i figli, mentre questo non avviene e se persone di altra “cultura” – come si afferma – educano (si fa per dire) i bambini al furto, allo scippo, alla rapina?

Già: questi appartengono a un’altra cultura, e in nome di questa considerazione tutto è loro concesso: furti di rame in vecchie stazioni ferroviarie e nei cimiteri, accattonaggio e reati commessi da minori, appunto, e via elencando. Vivono dove e come vivono, con auto di grossa cilindrata, donne spesso ingioiellate (ma guarda!), eccetera, eppure, intoccabili – o quasi.

Bisogna capire, bisogna accettare, bisogna integrarli, già!

Ma queste anime belle che così opinano si sono mai chieste se questa gente vuole integrarsi, appunto, oppure fare i suoi comodi nella consapevolezza di trovarsi in una sorta di paese dei balocchi?

Si diano, e ci diano, una risposta…

L’aspettiamo (non) fiduciosi.

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5 commenti su ““Integrazione”, parola magica… e se ci viene imposta all’incontrario? – di Giovanni Lugaresi”

  1. Completamente d’accordo.
    Abbiamo e abbiamo avuto governanti che stanno rovinando il nostro bel Paese, del quale a loro non importa niente, presi come sono a mandare avanti il loro progetto utopico di società; all’utopia comunista sembra si sia sostituita l’utopia multiculturale o come dir si voglia. E guai a chi osa contraddirli.
    Intanto i veri discriminati (parola molto alla moda) cominciano a essere gli Italiani. Solo un esempio: chi è che paga i biglietti dei mezzi pubblici e viene controllato? C’è chi paga, subendo i forti rincari delle tariffe, e viene sottoposto a controlli e c’è chi viaggia liberamente come se niente fosse. Oltre alla palese ingiustizia, una situazione di questo tipo è fortemente diseducativa per chi viene da noi: se comincia così fin dall’inizio, chissà cosa potrà essere in futuro (o già nel presente).

  2. in effetti sono gli italiani che si devono integrare alle mentalità, usanze, religiosità altrui, basta vedere cosa succede nelle scuole, dove tutto ciò che fa parte della nostra cultura, tradizione, fede viene tolto di mezzo per integrare gli altri, anzi per far diventare mussulmani noi.

    1. D’accordissimo con Claudia e Annarita:dovremo, anzi, dobbiamo essere noi
      ad integrarci.
      Viaggio in autobus, e pochi o punti pagano il biglietto, specialmente i neri….

  3. Bella parola “integrazione” e belle tante altre, belli gli slogan, le foto agli stadi invocando “no al razzismo”: Ma viene quasi da ridere, anzi no, sorge una certa rabbia per questa eccitazione ipocrita e quasi vomitativa che in definitiva si traduce in zappate continue sopra i nostri stessi piedi. Per il bene di chi? Di quelli che così, in graziosa risposta a chi in fatto di religione non la pensa allo stesso modo,lo scaraventa a mare e poi via, col vento in poppa verso i lidi dell’integrazione, dove a scuola, guai a chiedergli di raccontare tradizioni legate alla loro religione, che si chiudono a riccio e ti guardano di traverso come se gli avessi puntato un coltello alla gola. E’ questa l’integrazione? Ha ragione Lugaresi, l’integrazione è al contrario: aborriamo l’ordinamento che ha fatto grande la nostra civiltà e ci mettiamo nudi e indifesi di fronte ai nostri assalitori che ci distruggeranno. Siamo totalmente impazziti. “Consacratevi al Mio Cuore Immacolato” scongiurò la Madonna a Fatima, “ché altrimenti verranno rovine peggiori”. Ma non Le abbiamo dato retta e anzi, facciamo tutto il contrario. E quell’infame che inesorabilmente però finirà sotto il Suo calcagno, gode e se la ride. Fino a quando, Signore?

  4. Il nostro governo sta attuando una forma di discriminazione razziale verso il popolo italiano favorendo aiuto ed integrazione a popolazioni con culture e tradizioni completamente diverse dalle nostre i quali non hanno alcuna intenzione di integrarsi. esistono solo diritti per i clandestini ma i doveri ce li hanno solo gli italiani.

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