C O M U N I S M O – di Luigi Gagliardi

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di Luigi Gagliardi

 

vtmcmnNegli anni ’40 Achille Campanile, noto novelliere della  casa “Corbaccio”, scriveva: Ma che cosa è questo amore?.

Al giorno d’oggi  la domanda si pone per un altro fenomeno certamente meno leggiadro, ma non meno altamente e vastamente intrigante come è il comunismo.

A quante manifestazioni ed a quanti personaggi si attribuisce infatti quel termine o quella qualifica? Non è dunque fuori luogo porsi l’analoga domanda.

 Ma insomma si può sapere che cosa sia questo comunismo?

Tra l’altro, il termine in che cosa si distingue da quello di socialismo? Non se ne distingue se non per una attenuazione di metodi da parte di quest’ultimo nel quale per altro si riscontrata una certa dose di prudenza o di astuzia ed anche se storicamente esso volle essere la trasformazione scientifica  operata da Marx ed Engels della sua pregressa natura irenistica che, nata primariamente in Europa, slittò poi in Russia assumendone ben altra valenza.

Non è perciò fuori luogo ricordare agli immemori ed agli ignari che all’inizio del secolo scorso un georgiano dal complicato nome di Josif Vissarionovic Dausgvili, il feroce Koba ancor meglio noto come Stalin, soggetto privo di scrupoli, anche di quelli più elementari e naturali, si era accattivato le simpatie di Lenin giocando sulla gelosia intercorrente tra Kamenev e Zinovev che mal sopportavano Trockiy. Fu così che potette diventare il capo indiscusso del movimento rivoluzionario, termine questo che viene qui usato secondo la consuetudine quando ci si riferisce a qualsiasi sovversione e si rese responsabile riconosciuto dell’uccisione di miriadi di esseri umani, Francois Fouret insegna.

L’ imperialismo panslavo venne venduto quale irredentismo proletario, cioè come fosse la risorsa per le classi deboli, e tale fideisticamente oggi è  creduto  dal sindacalismo di vario genere e natura.

L’evidenza della ferocia di Stalin è precisamente testimoniata dall’avere utilizzato persino la fame degli indigenti, nostrani e non, per la sua finalità imperialistica.

Il feroce Koba si permette di navigare in alto mare quando si azzarda a dire che il benessere è nemico del socialismo e richiama la sua esperienza familiare di figlio di un ciabattino  quando afferma che se il lavoratore  uscito dalla fabbrica si mette a riparare le scarpe dell’amico, quegli è nemico del socialismo.

E’ grottesco, ma opportuno, ricordare che dette di Mussolini un giudizio positivo di grande uomo politico, ma gli attribuì la colpa di non aver utilizzato l’unico metodo con cui il Koba soleva regolare le questioni politiche: fucilare gli avversari.

E’ il caso di richiamare la teoria – accattivante ma errata – del plusvalore e del plus lavoro  smentita in seno alla stessa realizzazione sovietica da Stakanov  e dallo stakanovismo

Se lo domandano al giorno d’oggi i numerosi cosiddetti uomini di cultura quale è la loro origine storica e morale?

Eppure sono uomini di governo e docenti universitari, registi e giornalisti, persino ecclesiastici di una superficialità disarmante al di fuori delle loro ispirate encicliche.

E chi potrebbe supporre che tutto tende ad essere in futuro diverso? In Russia non presiede forse un Putin, già capo del KGB? Non sono bastati i massacri della non lontana guerra civile italiana proseguiti ben oltre dopo la guerra guerreggiata, a bocce ferme? E non si sa che tale metodica imperversa nel mondo? E a chi bisogna ricordare che il giacobinismo porta a divorare i suoi figli?

E quanto riteniamo di essere lontani dall’imperialismo russo se si pensa che al centro di Roma è esistita una via dalle oscure botteghe? sia consentito il calembour, una centrale a diretto rapporto amministrativo e politico con il governo di Mosca?

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