Diario dall’Irlanda. Racconti di un novizio – di Domenico Rosa

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di Domenico Rosa

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zpadre-julesQuando si sceglie di seguire Gesù si deve essere pronti ad ogni eventualità. San Paolo ce lo ricorda: “Per Lui ho lasciato perdere tutto e tutto considero come spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Lui” (Fil. 3,8). Il Dio che diventa uomo ci insegna che la vita è fruttuosa solo se donata, darsi totalmente, senza appartenersi più è l’essenza della vita religiosa. Da due anni, l’11 ottobre 2014 è iniziata la mia nuova vita, sono in cammino con la famiglia religiosa dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, congregazione fondata dal padre Jules Chevalier nel 1854 nell’allora Francia post-rivoluzionaria. Il lungimirante uomo di Dio individuò i mali del suo tempo nell’egoismo e nell’indifferenza. Non si spaventò davanti alle persecuzioni dei moderni illuminati, dimostrando un amore incondizionato a Nostro Signore: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Quando poi nel 1881 Papa Leone XIII gli chiese di mandare i suoi sacerdoti ad evangelizzare la Papua Nuova Guinea (le terre di Micronesia e Melanesia) accettò con entusiasmo sull’esempio del Maestro: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo, per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17,18).

Dopo il periodo passato in accoglienza a Roma, nelle comunità di piazza Navona e di Lungotevere Prati, lo scorso 15 agosto è iniziato il mio noviziato in Irlanda. I 12 mesi che sto vivendo nella Contea di Cork sono l’anno della conoscenza, della prova di sé e della comunità. La lontananza ne aumenta sicuramente la durezza.

Ma una volta che facciamo con forza l’esperienza di Dio non possiamo più separarci da Lui, tutto il resto è davvero poca cosa, briciole di un banchetto ben più lauto. A volte però il cammino si fa incerto, i dubbi, la tristezza, la nostalgia trovano posto nel nostro animo, soprattutto quando la scelta che abbiamo fatto ci scaraventa a migliaia di chilometri dai nostri affetti, dai nostri luoghi, dal nostro mondo.

Dobbiamo essere disposti a tutto per continuare nella sequela del Maestro, guardare la grandezza dell’obiettivo, dello splendido fine che ci aspetta: la consacrazione a Lui in Obbedienza, Castità e Povertà. “Signore mi hai sedotto ed io mi sono lasciato sedurre” (Giobbe 20,7). Così, Dio non accetta di essere con noi, ma vuole essere il tutto per noi, anche tra le difficoltà che sicuramente non mancano. “Gli ostacoli sono mezzi”, diceva il nostro fondatore, riusciamo a superarli solo se abbiamo il coraggio di affidarci a Lui, a non aver paura, a gettare tutto sulla sua parola.

“La prima tentazione che satana usa per distruggerci – afferma il cardinale Raymond Burke – è lo scoraggiamento. Questa tentazione è solo un’illusione, perché Cristo vivo dentro di noi ci dà sempre il coraggio, anche nei momenti più difficili”. Queste parole mi danno forza e mi aiutano a vivere il presente, immerso nel verde e nella preghiera assieme ad altri quattro novizi venuti da tutta Europa: Daniel Filipek (Slovacchia), Piotr Zlobinsky (Polonia), Jaime Rosique (Spagna), Giacomo Gelardi (Italia), che con molta carità mi aiuta a superare lo scoglio della lingua. Ci seguono il padre maestro Michael Huber venuto dalla Germania e altri due padri irlandesi, Nick Harnan e Michael Curran, tutti molto amorevoli e premurosi. Abbiamo la fortuna di abitare in un luogo incantevole, Myross Wood presso Leap, in una baia dove alla flora rigogliosa si unisce una ricca fauna fatta di volpi, scoiattoli e uccelli di ogni sorta, tra cui i meravigliosi cigni. Ai doveri di studio, seguono momenti di leggerezza e ilarità, fraternità e condivisione che sfociano in partite a pallone nelle quali non manca un sano agonismo.

La vita fraterna mi permette di guardare a quest’esperienza come a un’opportunità di crescita, ad un’occasione per purificarmi e rafforzarmi. Una volta terminato questo primo tratto di strada potrò vivere secondo lo spirito di padre Chevalier: “Essere il cuore di Dio sulla terra” e con molta semplicità dire al Signore “sono tuo, fa’ che quanti mi incontrano ti riconoscano”.

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Padre Jules Chevalier, fondatore della famiglia religiosa dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù

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Myross Wood presso Leap – contea di Cork (Irlanda)

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9 commenti su “Diario dall’Irlanda. Racconti di un novizio – di Domenico Rosa”

  1. Oggi purtroppo per chi sente la vocazione è molto difficile pensare di custodire e diffondere la vera fede entrando negli ordini piuttosto che nei seminari diocesani, la maggior parte pullulano di adepti della neochiesa…

  2. Pucci Cipriani

    E’ bello rilleggere le note dell’amico Domenico Rosa ed è struggente ricordare le tante battaglie fatte a Firenze, e non solo a Firenze, in nome della Tradizione. Ma una cosa è il sentimentalismo e un altra la realtà: quello di Domenico è un seminario come tutti gli altri, ovvero, MODERNISTA e l’Ordine è né più né meno come tutti gli altri…anzi chi entra accetta (come, del resto, ha fatto Domenico) il magistero (si fa per dire) della neo chiesa conciliare dettato dalla banda ereticale comandata da Galantino. Domando a Domenico che Messa viene celebrata in Irlanda o a Roma nel suo Ordine e, domando ancora, cosa succederebbe se lui domandasse di celebrare e di restare fedele alla Messa cattolica nel rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti. Resta il ricordo di p. Chevalier e le belle foto del paesaggio irlandese, come, in Vaticano, resta la tomba del venerabile Pio XII. Cosa dirà e fara’ Domenico quando dovrà imparare e insegnare il nuovo catechismo di Bergoglio (DOCAT) dove i modelli di Santità sono , Gates, don Milani, Krusciov , Obama, Oscar Luigi Scalfaro et similia?

    1. Leonardo Bruni d'Arezzo

      Già, credo che la questione “vocazionale” oggi sia proprio questa. Come conciliare una sincera chiamata dall’Alto con il disastro catechistico, liturgico, pastorale e insomma ecclesiale. Ci vuole molto, molto coraggio ad aver voglia d’impegnarsi tra gli operai della messe, oggigiorno. Perché più che a lavorare nella vigna, c’è da lavorare a non perdere la fede.

  3. Grazie per la bellissima testimonianza che rende visibile ciò che è custodito nell’animo: il totale affidamento al Signore pur nelle difficoltà e nelle prove quotidiane. La tua e la preghiera di chi ti vuol bene ti sostengano. Un abbraccio

  4. Una santa messa celebrata N.O, con l’intenzione di rinnovare in modo incruento il sacrificio del Golgota,va bene: il problema è quando dovranno farsi omelie vaticanosecondiste con relativa dottrina e quando si presenteranno donne a fare le letture e quando si presenteranno fedeli con le mani a coppetta per ricevere il corpo di N.S.Gesù Cristo. Cosa farà il neo sacerdote?

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