Diario dall’Irlanda. Racconti di un novizio/2 – di Domenico Rosa

“Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Siracide 2,1).

di Domenico Rosa

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“Dobbiamo essere indifferenti alla nostra vita. Cercare e chiedere solo ciò che è la volontà di Dio, anche una tentazione può servire a fortificarci e a quel punto non dobbiamo chiedere che ci venga allontanata”. Nelle ultime due settimane nel West Cork, stranamente prive di pioggia e con un bel sole, ho riflettuto molto sulla tentazione. Sono partito da un pensiero scritto durante un ritiro.

E’ capitato che la “nemica” mi abbia fatto visita alla fine di giorno tranquillo. Tutto è iniziato nei miei silenzi e nelle mie preghiere quando ho ripensato alla mia vecchia vita a Firenze, la città che mi ha forgiato, ai miei amici, alle mie amiche, al mio lavoro. In fondo conducevo un’esistenza lieta immerso nella bellezza e innamorato della mia precarietà. Con lo sguardo rivolto al passato ho chiesto al Signore: “Rimandami nel mondo, che te ne fai di me?”. Sono bastate poche immagini e si è insinuata nel mio cuore la voglia di tornare indietro, ritornare a giocare con le parole, con la mia vanità tra chitarre, vino e canzoni. Dopo questi pensieri ho provato un’infinita tristezza, come di chi ha un paio di ali perfette e si accontenta di strisciare. Non riuscivo a prendere sonno e il tormento si è impossessato di me. Ho passato ore di angoscia. L’oscurità mi ha finalmente abbandonato quando sulle mie labbra sono spuntate le parole: “Gesù, appartengo totalmente a Te, da sempre”. In quel momento ho ritrovato me stesso e ho capito che la tentazione era sparita, l’ho definita “nemica generosa” perché una volta scacciata mi ha lasciato in dono un grande scudo: la forza.

Le difficoltà portano chiarezza, sono andato avanti con la convinzione di Abramo: “Dio è il fondamento di tutto”. Con coraggio bisogna andare oltre le nostre paure e rinunciare a tutto per essere veri discepoli di Cristo.

La strada da percorrere è però difficile, a senso unico, vuol dire uscire da noi stessi e non appartenersi più, compiere il proprio esodo seguendo la via del dono di sé per perdere la vita per Gesù. Rinunciare alle sicurezze, alle comodità, alle vanità; saldi solo in Lui per guadagnare tutto.

Così, sono tornato alla mia bella quotidianità fatta di preghiera, studio e momenti di condivisione fraterna con la consapevolezza di essere come quei cani che hanno visto la volpe durante la caccia. Loro continuano a correre nonostante la fatica, gli altri, che non hanno visto l’elegante mammifero, si fermano a metà percorso.

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per leggere la prima parte, clicca qui

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Myross Wood presso Leap – contea di Cork (Irlanda)

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