DIARIO DI UNA MISSIONARIA ITALIANA NEL FAR WEST – di Piero Nicola

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

di Piero Nicola

 

“19 ottobre 1948 […] Tra i libri mandatimi in visione da Longanesi leggo con curiosità At the End of the Santa Fé Trail, la biografia di Suor Blandina Segale, di origine ligure. Il 30 novembre 1872, Suor Blandina, delle Suore della Carità, ventiduenne, partì da suor blandinaStenbenville (Ohio) per quello che allora era l’intatto West. La attiravano la miseria materiale e spirituale dei pionieri finiti nell’alcoolismo, dei cow-boys diventati artritici e paralitici, delle “fanciulle del West” tramontanti nella sifilide, degli indiani che crepavano di malinconia e di delirium tremens; la attirava tutto ciò che non ha mai attirato nessuno, e che non si vede nei film. Visse, lavorò, impiantò scuole ed ospedali a Trinidad, a Santa Fé, ad Albuquerque nel Colorado; morì vecchia, colla pelle arsa e bruciata dal sole, fiduciosa nel Paradiso. Lasciò un diario: un documento che fa testo per la storia della colonizzazione del Colorado. In Italia, il nome di questa monaca, e il suo ardimento, tutto resterà rigorosamente ignorato anche perché Longanesi, dopo la pubblicazione della biografia della Cabrini, vuole fare una pausa con libri dedicati alle monache. Ne prendo qui nota, potrei riproporlo in futuro”.

Così, nel diario di Giovanni Ansaldo, che fu un principe del giornalismo e grande novelliere dagli anni Venti per un mezzo secolo, nonché commentatore alla radio durante la guerra, sino al 25 luglio 1943.

Le memorie della suora, emigrata in Nord America all’età di quattro anni partendo da Cicagna, nell’entroterra delle Riviera di Levante, saranno stampate in Italia soltanto nel 1996, in una traduzione le cui pecche maggiori consistono nell’eccessivo uso di termini attuali. Ella morì nel 1941 nella città della sua infanzia, Cincinnati, dove era tornata per fondare un centro per l’assistenza agli emigranti italiani.

Il suo libro, uscito nel 1932, ebbe un’edizione notevole nel 1948: quella citata dall’Ansaldo. Con una nota introduttiva di questa corrispondenza-diario indirizzata a sua sorella Justina, ella ci informa che ha deciso di mantenere la prima stesura rinunciando ad una ricomposizione, perché antepone al miglioramento letterario le cure del suo servizio monastico. Tuttavia, quanto c’è di grezzo e di improvvisato nei suoi resoconti, supera, con suggestiva incisività, qualche difetto di scorrevolezza e soprattutto nell’ordine cronologico.

Manifesta, la sua intenzione di stabilire la verità storica sulla colonizzazione attuata dai pionieri, là dove si trovavano nativi di discendenza spagnola, indigeni di stirpe messicana e pellirossa indomiti, spesso minacciosi, spesso in guerra con bianchi e meticci cattolici.

Quando nel 1872, per “fare il lavoro di Dio” il suo Ordine delle Suore della Carità la inviò a Trinidad nel Colorado, questa località non figurava sulla carta geografica, tanto che ella pensò a Trinidad nell’isola di Cuba. Ebbe un certo rammarico d’essersi recata in famiglia prima della partenza. A questa si oppose suo padre; la gente affollatasi in casa avrebbe voluto dissuaderla; soltanto sua mamma, pur dolente, fu solidale con lei, che rimase ferma nell’obbedienza ai superiori.

Si mise in viaggio da sola, eccezionalmente. In ferrovia raggiunse Kansas City. Sul treno conobbe una maestra missionaria protestante, preoccupata, insieme al genitore che l’accompagnava, dello stipendio che le sarebbe spettato, colpita dall’insegnate religiosa cattolica, la cui personale ricompensa sarebbe andata, in ogni modo, ai suoi assistiti.

A Kansas City, ella apprende che dovrà ancora proseguire senza una consorella accanto a sé. Giunta al capolinea ferroviario, prosegue in diligenza. Durante l’attraversamento dei luoghi, sobbalzante e pauroso essendo il territorio regno dei cow-boy, il paesaggio si presenta tanto desolato quanto maestoso e inneggiante all’opera meravigliosa del Creatore. Alla stazione di posta, miserabile, non riesce a prendere cibo, intimorita com’è e scombussolata dagli scossoni. Nel tragitto successivo ha per compagno un ceffo, che risulterà inoffensivo. Egli andò alla ventura lasciando la madre senza sue notizie, non le scrive. La giovane dall’abito severo lo porta alla resipiscenza: scriverà.

Ella elegge san Francesco Saverio suo protettore e modello di condotta, in una terra di missionari gesuiti, di fronte ai tuguri abitati laggiù. L’attende un misero convento tenuto da due suore, e una sorta di magazzino che sarà adibito ad aula scolastica. Ella sa un po’ di spagnolo e lo rinfrescherà. Edificio a un piano, di mattoni fatti col fango, asciugati al sole. Pavimento e tetto anche di fango, sostenuto da travi appena squadrate. Anche la chiesa parrocchiale è rustica e povera, intonacata col fango. C’è un’Accademia gestita da metodisti. Nel villaggio, disordinato e meschino: una sola casa degna di questo nome appartiene al maggiorente Don Felipe Baca. Insediamento messicano sulla collina. Dalla prigione i carcerati per lo più evadono scavando cunicoli nel terreno, prima che arrivi il Tribunale itinerante. Una tribù indiana sembra in procinto di attaccare gli abitanti. I messicani stanziali furono alleati degli indiani. Rari i cattolici americani. Messicane devote. Gli allievi della scuola sono giovanotti difficili da controllare. Alcuni di loro formano una squadra di vigilanti. Alla Accademia insegnano anche le missionarie cattoliche. Trinidad, prossima al confine dello Stato, è un ritrovo di fuorilegge. Transita una carovana scalcinata, fiaccata, con molti uomini e donne di Chiesa, diretti in Arizona. Il Venerdì Santo, processione di penitenti flagellanti. La maggior parte non sono buoni cristiani; altrove si comportano male. I loro padri furono istruiti dai francescani, che dovettero andarsene, ma essi hanno tralignato. Due americani vengono uccisi. Quattro indigeni accusati dell’omicidio subiscono l’impiccagione, con scempio dei cadaveri. Poi si scopre che i veri colpevoli erano degli yankee.

Simili episodi per nulla inediti, come i linciaggi puri e semplici, da tempo li abbiamo conosciuti sugli schermi. Qui però hanno il sigillo dell’autenticità, e contribuiscono a definire l’insieme. Non diversamente, apprendiamo dei raggiri, dei soprusi, dell’alcol spacciato ai danni dei pellirossa, indotti a mettersi sul sentiero di guerra, e delle frodi e vessazioni usate ai nativi. Disonesti e prepotenti sottraggono loro le terre. I titoli di possesso vengono fatti sparire dai registri della Contea. “Criminale è il nostro comportamento nei confronti degli indiani”.

Mette conto registrare l’aspetto dell’apostolato e il suo criterio, la sollecitudine per la salvezza delle anime. Gli episodi al riguardo sono istruttivi e significativi, tanto più che la norma era comune a tutti i religiosi, maschi e femmine.

Un capo tribù porta un figlio moribondo e battezzato, affinché le monache lo seppelliscano, ed esse se ne consolano.

Suor Blandina ottiene la redenzione di una donna perduta, accolta moribonda.

Un bandito spietato, spavaldo e pittoresco, della banda di Billy the Kid, uccide il compagno durante una lite, e a sua volta rimane ferito seriamente. Ella è l’unica a prenderlo in cura. I suoi correligionari metodisti vanno a trovarlo, ed egli li taccia di ipocrisia. Essi lo abbandonano. Ella gli impedisce di suicidarsi. Viene Billy con i suoi, ed ella ottiene che non prendano lo scalpo dei medici che si sono rifiutati di operare il ferito estraendogli la pallottola. La madre di questi, da lei avvertita, viene dalla California al capezzale del fiero assassino, che ha confessato d’aver commesso diverse crudeltà. Dopo nove mesi, morente e ammansito, egli recita con la religiosa l’atto di dolore.

A Santa Fé, nel Nuovo Messico, sua nuova sede, la protagonista rifiuta di conoscere Bob Ingersoll, oratore agnostico, evitando lo scandalo, mentre il governatore lo ha ricevuto a Palazzo.

Il fuorilegge Big Jim subisce il linciaggio. Ella trepida nella speranza che l’uomo abbia avuto il tempo di chiedere perdono al Signore.

“L’opera dei missionari sarà cancellata dalla smania di far soldi; truffe e disonestà priveranno d’ogni cosa i poveri nativi. Ho già visto questo processo di distruzione a Trinidad, nel Colorado. Gli indigeni si adattavano a tutto e gli accaparratori di terra non ne avevano mai abbastanza”.

Ma il peggio sta nella corruzione delle anime. “Arriverà il progresso, non lo metto in dubbio, ma con esso anche la morte spirituale”. “Tutto il lavoro dei francescani [i primi missionari] andrà in malora perché la politica e il denaro governano il mondo?”

Tuttavia, nessuno zelo amaro. Le suore sono “tutte allegre e felici”. Non sono da meno i gesuiti. “La maggior parte dei gesuiti segue il proprio modello Gesù Cristo”. “La vita dei missionari da queste parti e ovunque richiede spirito di sacrificio, ma l’amore per Dio addolcisce ogni rinuncia ed essi sono i più felici fra i mortali”.

C’è, al contrario, un altro missionario “che risiede in una casa accogliente con la moglie e la famiglia, e che va in giro a confondere gli indigeni, calunniando la Chiesa e allontanando da essa coloro che hanno la sfortuna di ascoltarlo”.

“Dalla donna ci si aspetta sopportazione e abnegazione, ma quando studio la vita di questi gesuiti, mi rendo conto che raggiungono vette altissime, mentre quelle come me sono al primo gradino della perfezione”.

I discendenti degli spagnoli sono i più civili e schiettamente nobili. I gringo divennero i benvenuti perché si opposero alle scorrerie degli indiani. “Il mio rapporto con spagnoli, indigeni e meticci è stato dei più piacevoli da quando mi sono trasferita nel Nuovo Messico. Ho scoperto la loro cultura originaria […] ho scoperto in ciascuno una finezza innata, mai notata altrove”.

“Gli indiani sono primitivi, ma possiedono anche una notevole nobiltà d’animo”.

I pastori acattolici denigrano i fedeli. Uno di essi invita la suora a far leggere la Bibbia ai messicani “ignoranti”. “Dove ha preso la Bibbia la vostra setta, se non dalla Chiesa cattolica?” ella ribatte. “Se voi e il vostro compagno andate a pregare sulla piazza per falsificare la fede della popolazione, io sarò là ad ascoltarvi”. “Cara sorella Justina , non mi lascio mai coinvolgere nelle dispute religiose, ma la provocazione di questo bugiardo mi ha fatto perdere il lume della ragione. Quei due fanatici hanno lasciato Santa Fé senza pregare sulla piazza”.

Ella rifiuta un ricco donativo, offerto da una madre scontenta e forse vendicativa, sebbene le attività delle monache versino in grandi ristrettezze.

Un malato di cancro tenta il suicidio. Per lui, ella fa edificare una stanza annessa all’ospedale strapieno. Riesce a procurargli il ricovero a Cincinnati, sempre sollecita per la sua salvezza spirituale.

Ad Albuquerque, padre Gallegos, parroco di San Felipe, ha gettato la tonaca per diventare delegato al Congresso. Prima di morire si converte.

Padre Gasparri, gesuita molto colto, si sobbarca ad un viaggio di 90 miglia d’inverno per scongiurare un matrimonio illecito. Libera una ragazza irretita in una casa equivoca, col rischio di buscarsi una revolverata.

Ella si reca a Chihuahua. In questo Stato messicano i notabili le rendono onori, vorrebbero trattenerla, ma hanno una legislazione anticattolica e fanno espropri di beni ecclesiastici. Bisogna rifiutare. “La costituzione del Vecchio Messico tendeva all’ateismo”.

Di nuovo, il reverendo Gasparri e suor Blandina si adoperano perché non si concluda un matrimonio sciagurato.

Per procurare il prete a un agonizzante, durante un’epidemia di colera ella va attorno per le chiese dalle otto del mattino alle tre del pomeriggio, e finalmente trova un sacerdote libero.

I coloni hanno paura del contagio e della morte, i nativi no, grazie alla speranza teologale. I miscredenti li chiamano fatalisti. Quasi tutti i bigotti vengono dall’Est.

Suor Blandina non fa proselitismo, ma si oppone ai protestanti per evitare che i cattolici perdano la loro fede. I massoni fanno proseliti.

Di ritorno a Trinidad, nell’agosto del 1889. “Quei pochi saggi che non sono ipocriti, osservano i giochi della politica che si disputano nello Stato”. Un tale in lizza con un altro per una carica civile, gliela vende a dispetto delle elezioni, cioè perdendole volutamente.

Nel 1892 tutti gli insegnanti sono sottoposti ad un esame. Le suore ne escono benissimo; però una nuova legge impone alle religiose di insegnare in abito civile. Ed esse non accettano.

Sono trascorsi dieci anni da quando Suor Blandina ha cominciato la sua carriera di missionaria docente, infermiera e imprenditrice di opere di carità. Sono innumerevoli gli episodi in cui ella ha ricoverato malati di cui nessuno voleva farsi carico, innumerevoli i suoi interventi benefici, innumerevoli le sue prove di coraggio, le denunce di soprusi e ingiustizie inflitte ai migliori, al popolo pacato, sovente ingenuo, per niente vile ed ignavo, come lo si dipingeva con disprezzo. Le allieve più brave uscivano proprio da quella plebe indigente e non malvagia, non infelice, il cui torto principale era quello di non essere avida e superba.

Ormai l’epopea dei pionieri volge al termine; la ferrovia e la strada si protendono verso il Pacifico; le costruzioni si sono moltiplicate; le vie sono meno fangose; lo sceriffo ha avuto la meglio nel duello con Billy the Kid, che tanto danno e morte recò ai traffici, e la sua banda è sbandata; vige un certo ordine; dalla prigione non si può più evadere scavando passaggi sotto i muri perimetrali; i commerci sono maggiormente regolari; Geronimo riporta ancora qualche successo, ma la sua guerra è perduta; le miniere lavorano con razionalità; sorgono gli opifici; gli yankee dalla venale intraprendenza dominano la vita civile. È il tempo loro e della politica.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

1 commento su “DIARIO DI UNA MISSIONARIA ITALIANA NEL FAR WEST – di Piero Nicola”

  1. Maria Grazia Tassano

    Telepace Chiavari vi può dare un bell’aggiornamento sulla Venerabile, di cui è stata aperta la causa di canonizzazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Progetto Mondo piccolo

Vogliamo dimostrare che vivere guareschianamente è possibile, per questo collabora con i tanti mondi piccoli sparsi per tutta l’Italia: aziende agricole, produttori, artigiani e qualsiasi attività in linea con i principi di un mondo buono e a misura d’uomo, per promuoverne lo stile di vita e i prodotti. Scopri di più!

Emporio Mondo piccolo

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna su